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Terapie manuali posturali


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Categoria: Enciclopedia Postura Terapia

MmP 22 AdT Eserc.


Trascrizione di lucidi di una conferenza sul tema presso Centro El Morya in primavera 2008.


Autore: P. Forster
a cura di D. Rüegg


Muscoli - vaso - fasce

1.  Basi di terapie manuali

Terapie alternative corporee it.Wikipedia Terapia manuale terapiamanuale


Come basi minime di terapie manuali corporee conviene conoscere:

  • la terapia manuale nell'ambito di altre terapie
  • le regole fondamentali del tocco
  • i tessuti umani
  • meccanismi comportamentali di tessuti umani
  • la relazione terapeutica con il cliente
  • procedure terapeutiche
  • l'interazione tra percezione, tocco e reazione
  • esigenze al terapista


Sono trattati i seguenti argomenti:
Pilastri terapeutici Terapie corporee Anatomia & fisiologia Relazione terapeutica Terapista


1.1  Pilastri terapeutici

tocco, parola, rimedio

Terapia dal greco θεραπεία (therapeía): cura, guarigione. Essa si occupa del trattamento di malattie e ferite, dei metodi usati per la loro guarigione e per alienarne i sintomi. Le terapie sono misure aventi lo scopo di:

  • riportare uno stato patologico a uno stato sano
  • rendere sopportabile la manifestazione di sintomi disagevoli.

Concretamente, il significato di terapia, dipende quindi dalle definizioni di salute, patologia e dagli strumenti diagnostici a disposizione per distinguerle tra di loro. Queste definizioni non sono per niente chiare.

Ippocrate citava come strumenti terapeutici del medico:
il tocco - il rimedio - la parola.

Nella medicina moderna dei Stati industrializzati le funzioni mediche sono molto diversificate e specializzate:

  • Tocco: è affidato alle discipline chirurgiche e in modo marginale a professioni paramediche come al fisioterapista
  • Rimedio: (farmaco, medicamento) è affidato allo sviluppo e alla produzione industriale, prescritto dai medici e venduto dai farmacisti
  • Parola: è affidato allo psichiatra, allo psicologo e allo psicoterapista paramedico e in minore misure al discorso medico


1.2  Terapie corporee

Sono trattati i seguenti argomenti:
Terapie manuali Terapie posturali

Terapie manuali

Terapie alternative corporee it.Wikipedia Terapia manuale terapiamanuale

Le approvate tecniche mediche sono prevalentemente:

  • Fisiatria
  • Fisioterapia
  • Ergoterapia


Di seguito un'immagine che tenta di classificare le più note terapie corporee nell'ambito paramedico / complementare / alternativo.

Inoltre esistono innumerevoli tecniche complementari, alternative, ...

Terapie posturali

Osteopatia it.Wikipedia Rolfing rolfing Mézières kinesiterapia

Le terapie posturali manuali hanno come scopo delle modifiche strutturali e funzionali dei tessuti del cliente senza la sua partecipazione cosciente. Per questo motivo l'approccio del terapista è verso il tessuto del cliente, con i suoi meccanismi innati e "istintivi" e meno verso il cliente come personalità. Questo richiede delle procedure diverse di "massaggi", anche se conviene una formazione preliminare in queste tecniche che insegnano l'abitudine di toccare.


dieci comandamenti di terapia manuale posturale

  1. Sollevare il tessuto dall'osso, mai premere o spingere ma prendere nelle mani il tessuto. Usare l'avambraccio per seguire gli allineamenti a vite.
  2. contro le forze della gravità, esempio: le gambe via dal bacino, le braccia contro le spalle
  3. nel ritmo del respiro o in un altro ritmo o multiplo di ritmo prevedibile dal corpo
  4. Almeno una giuntura tra le due mani, anche un muscolo va almeno sopra una giuntura
  5. seguendo l'avvitamento del tessuto; non ci sono delle linee dritte sul corpo
  6. con le pieghe mai contro di loro il corpo esegue un'autoregolazione contro le forze esterne
  7. Lentissimo, fermo per almeno tre respiri tra uno spostamento di una mano di pochi millimetri alla volta
  8. con minima forza, ripartire la forza su superfici o lineamenti (non punti). Esercitare forza sui tendini tramite tocco perpendicolare
  9. dando spazio in ispirazione, già che osa prenderselo
  10. sostenendo in espirazione già che osa lasciarsi andare


1.3  Anatomia & fisiologia

Praticando delle terapie manuali conviene di avere delle conoscenze anatomiche e fisiologiche in genere e delle conoscenze approfondite sull'anatomia, la fisiologia e la patologia dell'apparato locomotore e dei meccanismi nervosi coscienti e inconsci (cervelletto, neurovegetativo) che lo controllano.

Sono trattati i seguenti argomenti:
Proprietà del tessuto umano Meccanismi fisiologici

Proprietà del tessuto umano


Il tessuto organico umano nel suo insieme ha delle proprietà "reattive" diverse dagli altri materiali (come metallo, legno, vetro, gomma, stoffa, pietra, piante):

  • reagisce attivamente ai miei stimoli: per raggiungere un determinato obiettivo terapeutico, devo scegliere lo stimolo prevedendo che la reazione vada in direzione dell'obiettivo
  • reagisce in modo differenziato a diversi stimoli:
    • si arrende all'affaticamento,
    • sfugge al dolore,
    • gradisce freschezza in parti scottanti e calore in parti fredde,
    • si impanica nella costrizione,
    • si difende contro l'invasione,
    • risponde con originalità a delle proposte giocose ...
  • Gran parte degli stimoli sono percepiti dall'organismo a livello inconscio: usandoli maggiormente riesco ad attivare prevalentemente meccanismi fisiologici (riflessi, vegetativi, propriocettivi...) disinserendo in parte portamenti "culturali" che causano spesso contrasti e disturbi a quelli fisiologici.
  • Reazioni fisiologiche ad uno stimolo provocano emozioni e viceversa.

Devo percepire, osservare e usare queste condizioni (variabili in topografia, tempo e individuo) per il lavoro.

Meccanismi fisiologici


  • Espirando, la muscolatura perde di tono: dal momento che osa lasciarsi andare, devo sostenerla.
  • Inspirando, la muscolatura guadagna di tono e si espande; devo lasciarle spazio.
  • Lavorando contro le solite forze di gravità posso dare al cervello un senso di leggerezza.
  • Usando dei riflessi innati del corpo, faccio lavorare l'organismo del cliente e meno me stesso.
  • Tenendo una giuntura che è tesa, dopo un pò di tempo la muscolatura si rilascia e toglie pressione alla giuntura. (Moshe Feldenkrais)
  • Lavorando con le due mani a distanza di almeno "una giuntura" si riorienta la giuntura stessa (Ida Rolf)
  • Lavorando in zone di epimisio superficiale riesco:
    • ad azionare tessuti profondi
    • a liberare tratti vascolari e nervosi (Elisabeth Dicke)
  • Ogni tocco stimola dei ricettori di tatto, pressione e stiramento (dolore, temperatura, prurito, solletico, pressione, vibrazione, tensione, lunghezza...) che posso usare per provocare reazioni del corpo.



1.4  Relazione terapeutica

La relazione terapeutica tra cliente e terapista è fondamentale per l'esito del lavoro. Ci sono anzitutto le regole deontologiche (comportamentali) verbali, ma forse di più gran importanza il comportamento non verbale, visto che il lavoro si svolge in gran parte su livelli non accessibili alla coscienza.

Approccio al cliente

Approccio al cliente Artigianato del tatto

Chiarire la relazione terapeutica
ripartito in affari miei, affari tuoi e affari nostri.

Non rispondere a delle domande non poste.

Mai giudicare secondo concetti di giusto o sbagliato,
a richiesta al massimo secondo concetti di utile o futile, dilettevole o frustrante.

A richiesta c'è da spiegare tutto
che è scientificamente noto e da dichiarare la propria ignoranza dove non si sa.

La diagnosi è mia !
comunico a richiesta quanto è terapeuticamente utile.



Massime per il mio lavoro


Qualsiasi tecnica o metodo io decida di usare, rispetto le seguenti massime:

  • anche se del cliente talvolta ho poca stima, mi approccio al suo organismo con il massimo rispetto: ciascuna delle sue miliardi di cellule è più intelligente di me
  • l'organismo non sa cosa è "giusto" (criterio morale) o "utile" (criterio cognitivo) ma solo cosa è dilettevole, comodo, piacevole ...

Il tessuto in un determinato posto ha un buon motivo di essere com'è. Per dargli un motivo di cambiare struttura o atteggiamento posso:-'

  • sedurlo (il tessuto non il cliente) se non riesco: convincerlo
  • se non riesco ancora: ingannarlo, stancarlo, obbligarlo con la forza e con il dolore. Sono modi barbari e dispettosi.

Nel contesto dell'organismo complessivo, è il corpo del cliente a decidere quale altra struttura o atteggiamento vuol prendere. Io sono troppo ignorante per poter proporre una "soluzione più comoda".

  • l'organismo del cliente reagisce al mio tocco: devo sentire come e adattare il tocco alla reazione
  • anche il mio organismo reagisce: non devo confondere i due

Il tocco è pelle mia su pelle sua; i due organismi si comportano come due animali che giocano o litigano.

  • tocca me giocare la sua partita e recitare meglio la mia parte
  • il suo organismo gradisce un ritmo "prevedibile" perché rassicurante
  • se il suo tessuto si arrabbia, si annoia o si stanca, non collabora più ed è meglio terminare la partita.



Procedure terapeutiche

  • ci sono metodi generalizzati, pressoché "ritualizzati" che, indipendentemente della "patologia" e dalla "costituzione" del cliente, applicano una determinata sequenza di trattamenti con determinate manipolazioni generalizzate, basandosi sulla convinzione che equilibrando complessivamente tutto l'organismo "si mette a posto" automaticamente anche la parte che ha problemi.
  • altri metodi si basano su criteri costituzionali / posturali caratteristici del cliente e tentano di "correggere" le "debolezze" di quest'ultimi, al fine di far sparire così anche le disfunzioni e di conseguenza i sintomi.
  • altri metodi sono strettamente orientati sulla disfunzione con esatte indicazioni sintomatiche e si basano su procedure manipolative in funzione di una determinata patologia (p.e. "punti riflessiologici in caso di periartrite omeroscapolare" ...). Partono dall'idea che "risolvendo" la disfunzione cruciale si metterà a posto anche la postura e la costituzione
  • ci sono anche metodi che danno indicazioni sia generalizzate, sia costituzionali sia sintomatiche con regole di applicazione per tutte e tre.

La procedura terapeutica varia tantissimo secondo il metodo usato dal terapista

Personalmente faccio capo a:

  • una fase preliminare, nella quale tento di conoscere la situazione attuale, di equilibrare e mettere a proprio agio il corpo del cliente e di stabilire un rapporto con il suo organismo all'infuori della sua responsabilità.
  • una fase specifica dove mi rivolgo al massimo disagio attuale o proseguo il lavoro precedente.
  • una fase integrativa dove tento di coinvolgere la fase specifica nel contesto dell'organismo completo.
  • una fase conclusiva che serve a restituire al cliente la responsabilità operativa del suo corpo.

Durante le singole fasi tento di lavorare in completa dipendenza dalle azioni e reazioni dell'organismo del cliente, applicando i miei strumenti operativi in base alle problematiche del momento.


Percezione, tocco, reazione

Percezione, tocco, reazione Artigianato del tatto

C'è una dinamica ricchissima tra il tocco del terapista, la reazione del tessuto toccato e la percezione della reazione da parte del terapista. Il mio personale lavoro corporeo si basa maggiormente su questa dinamica.

Reazione del cliente al tocco


Ho dei clienti che sono estremamente sensibili al tocco con reazioni tessutali locali. Ad alcuni anche senza il tocco, la sola vicinanza di una persona "estranea" fa scattare dei meccanismi che possono manifestarsi come espressioni emotive, come nei casi di sintomi neurovegetativi immediati o ritardati.

In altri clienti devo ricorrere a tutti gli strumenti dell'arte per provocare anche minime reazioni tessutali.

Già questi esempi dimostrano due compiti del terapista:

  • come e cosa percepisce della reazione tessutale (locale) e dell'organismo (in toto) del cliente e
  • come adatta il suo tocco alla reazione.

Guardando il cliente si nota che lavorando in maniera sufficientemente delicata:

  • i sistemi di autoregolazione neurovegetativi e riflessivi percepiscono evidentemente il tocco in modo molto differenziato (perché rispondono) mentre
  • alla parte cosciente, gestionale, cognitiva del cliente non arriva niente di questi impulsi riflessivi; al massimo un paio di sensazioni come caldo, fresco, pesante, leggero, scarica, carica, tensione, distensione, liberazione, oppressione, irrequietezza, calma, dolore, benessere, sonnolenza, ecc.



1.5  Terapista


Il terapista:

  • sente stati, movimenti e cambiamenti locali di temperatura, consistenza, tono, umidità, struttura dermica, ...
  • e ha impressione di reazioni locali del tessuto come se fosse spaventato, terrorizzato, fiducioso, impaurito, generoso, ripulsivo, scioccato, incavolato, renitente, conciliante, voluttuoso, aggressivo, regressivo, tremolante, vivace, mortificato ...

Ne risulta che il tocco (e la relativa reazione) viene percepito diversamente da chi tocca e da chi è toccato:

  • chi tocca percepisce cambiamenti riconoscibili al tatto e impressioni di modi reattivi che appartengono al suo repertorio di esperienza, invece
  • chi è toccato non percepisce la reazione neurovegetativa e dei propriocettori, ma in compenso una "somma di sensazioni" elaborata in funzione alle sue "esperienze di tessuto locale".

La reazione al tocco è complessa, reale e unica. È percepibile sia dal terapista che dal cliente solo in modo frammentario e diverso l'uno dall'altro. Viene interpretata e usata dai due secondo criteri ben diversi. La dinamica del lavoro corporeo si evolve in questo contrasto dove la reazione reale è perno e nesso tra terapista e organismo del cliente.



2.  Lavoro posturale

Il seguente capitolo descrive degli aspetti pratici del lavoro corporeo posturale. Non mi servo di una particolare tecnica (Osteopatia, Feldenkrais, Rolfing, Mézières, CranioSacrale, ...) ma come nella mia prassi personale uso elementi di tutte queste tecniche e mi sono dato da fare nell' annotare dei principi comuni.


2.1  Diagnostica


La diagnostica per le terapie manuali si basa prevalentemente sull'ispezione e la palpazione di strutture e sui movimenti dell'apparato locomotore.

Questo spazia da valutazioni generali (di tutto l'organismo) al funzionamento di singole articolazioni e muscoli. E' evidente che questo richiede una notevole capacità di "leggere il corpo", che si acquista più con il lavoro pratico che con lo studio teorico.
A seguire, un "assaggio" di quello che un terapista deve avere per diagnosticare in modo corretto.

Per osservare e valutare allineamenti e simmetrie corporee è importante conoscere il proprio occhio dominante in modo che questo sia centrato sull'asse di simmetria.

Per sapere qual è il proprio occhio dominante si esegue un semplice esercizio:

  • formando con le mani un piccolo cerchio come illustrato accanto, si fissa un oggetto lontano
  • si chiude l'occhio sinistro
  • se si vede ancora l'oggetto, è dominante l'occhio destro
  • si ripete la procedura chiudendo l'occhio destro e ci si rende conto della differenza!


Sono trattati i seguenti argomenti:
Palpazione diagnostica Lettura del corpo

Palpazione diagnostica

Il seguente capitolo descrive degli esercizi pratici per imparare a toccare coscientemente. ?E un lavoro a due. Proviene da:
Greenman, Philip E.: Lehrbuch der Osteopathischen Medizin, HAUG: "Palpazione di strati tessutali"

Inizialmente bisogna imparare a palpare, non prevalentemente per scopi diagnostici ma per individuare le parti tessutali da lavorare.

La "diagnosi palpativa" non è un'operazione separata dal lavoro, ma ogni tocco comincia "palpando" e si nota tante caratteristiche: umidità, temperatura, tono, reattività, ... . In base a queste caratteristiche si orienta il lavoro da fare.

Pelle, fasce, vasi

Il seguente esercizio è utile per imparare come si palpano i diversi strati dei tessuti del sistema sceletro-muscolare . Serve inoltre a formare la sensibilità tattile degli operatori sui diversi tipi di "lavoro sul corpo".

Per scopi "scolastici" è fatto in maniera che due persone contemporaneamente si esercitano a vicenda: si siedono una di fronte all'altra, con gli avanbracci appoggiati e il palmo della mano sul tavolo.

Palpazione della pelle

figg. 2.2 & 2.3
  • mano destra (palmo e dita) sull'avambraccio dorsale distale del collega; contatto leggero senza movimento
  • si sente la pelle: spessore, temperatura, ruvidità, umidità, …
  • supinazione del braccio sin.; mano sull'avambraccio volare distale; contatto leggero senza movimento
  • si sente la differenza di spessore, temperatura, ruvidità, umidità, …

E' di fondamentale importanza imparare a notare le differenti caratteristiche esclusivamente concentrandosi

Palpazione della fascia sottocutanea
  • la mano destra appoggia bene sulla pelle e induce un leggero movimento longitudinale e trasversale
  • si valuta la fascia sottocutanea: spessore, consistenza longitudinale e trasversale (diversa)‏
  • si notano variazioni del tessuto che possono essere connesse a disfunzioni
Palpazione di vasi nella fascia sottocutanea
  • si trovano nella fascia sottocutanea arterie e vene; palpandole, si tenta di identificarle e di descriverle


Fasce profonde, muscolo, tendine, ligamento

Identificazione di fasce profonde
  • si aumenta di poco la forza di palpazione per sentire le fasce che avvolgono le strutture più profonde, lisce, continue, consistenti
  • cautamente, spostando la mano orizzontalmente, si percepiscono dei compartimenti muscolari simili a "lame" più consistenti e spesse che dividono i muscoli
  • il palpare dei compartimenti intermuscolari permette non solo di differenziare i muscoli trattati ma anche di avere un‘impressione sulle strutture intermuscolari più profonde
Palpazione del muscolo tramite la fascia profonda
  • Ci si concentra sul muscolo sottostante la fascia profonda per identificare le fibre muscolari e il loro percorso
  • muovendo la mano orizzontalmente e longitudinalmente si nota la differenza tra ruvidità e consistenza (più ruvidità e durezza perpendicolarmente alla fibra muscolare)‏
  • chiudendo lentamente la mano sinistra a pugno si sente l'attività muscolare nonché l'aumento di tono (contrazione)‏
  • aprendo il pugno si sente il muscolo che si rilassa
  • chiudendo di nuovo il pugno (abbastanza forte) si sente il muscolo ipertonico, diagnosi frequente in tessuti ipertesi nei dintorni di disfunzioni somatiche.
Palpazione del nesso muscolo tendinoso

figg. 2.4 / 2.5 / 2.6
  • palpando il muscolo ci si muove lentamente in direzione distale fino a che si sente una variazione del tessuto e non si sentono più le fibre muscolari
  • si è trovato il nesso muscolo tendinoso, regione altamente sensibile a lesioni e relativi dolori
Palpazione del tendine
  • si va avanti finché si sente una struttura liscia, rotonda e soda: il tendine; ci si concentra sui nessi muscolo/tendine
Palpazione del ligamento

(fig. 2.5)

  • si segue il tendine in direzione distale fino alla zona che lega il tendine alla giuntura (ligamentum carpi transversum)‏
  • si tenta di identificare e descriverne struttura, consistenza e spessore (i ligamenti sono simili in tutto il corpo)‏


Osso, intercapedine giuntura

Palpazione dell'osso

(fig. 2.6)

  • con la mano si va verso il gomito: il medio dorsale sulla conca del gomito, il pollice opposto sulla parte ventrale
  • così si riesce a palpare il caput radii: si rimane sull'osso; ci si concentra sulla sua consistenza e vitalità
Palpazione dell'intercapedine della giuntura
  • ci si dirige con pollice e indice finchè si sente l'intercapedine giunturale tra radio e omero
  • sotto le dita si trova una struttura che in condizioni "normali" non è palpabile: la membrana sinoviale
  • la membrana sinoviale è palpabile solo in caso di degenerazione (per molti colleghi una controindicazione per un trattamento ad eccezione del ginocchio)‏

Prendendo come modello l‘avambraccio si sono così palpati cute, fascia sottocutanea, vasi, fascia profonda con compartimenti muscolari, muscolo, nesso muscolotendineo, tendine, ligamento, osso e intercapedine giunturale.. Le stesse strutture si potrebbero (e si dovrebbero) palpare su tutto il corpo per migliorare le capacità di palpazione, tatto e diagnostica strutturale.


Riassunto


Per sviluppare queste doti è richiesto molto esercizio, pazienza e concentrazione. Tre sono gli sbagli più frequenti che si devono assolutamente evitare:

  • mancanza di concentrazione
  • troppa pressione
  • troppo movimento

Gli sbagli più gravi sono la mancanza di concentrazione e la fretta: è tipico di un principiante voler avere tutto (troppa informazione) subito (in troppo poco tempo) il che impedisce di dedicarsi pazientemente a risolvere un problema alla volta.

Il principiante preme troppo nell‘illusione di raccogliere così più informazioni. L'effetto è la sovrastimolazione dei meccanoricettori e la trasmissione di troppi impulsi sensoriali non più elaborabili in modo differenziato. In più: gli strati muscolari periferici si contraggono e rendono irragiungibili gli strati “posturali” profondi.

Il principiante nel suo tentativo di orientamento anatomico e di identificazione di strati di tessuto muove troppo le mani: "sindrome delle mani inquiete". Più si muove la mano più è stimolato il sistema nervoso afferente il che aumenta le esigenze di trasmissione e interpretazione neurale.


Pro memoria:

  • assoluta concentrazione: i discorsi interni ed esterni aspettano
  • non premere: il tessuto non è pasta ma un “materiale autoregolativo” che cerca “sollevamento”
  • meno movimento possibile e lento: non si tratta di una gara


Lettura del corpo

La lettura del corpo si impara man mano osservando bene delle persone come stanno in piedi e come si muovono. Inizialmente è meglio non farlo su clienti ma di esercitarsi su colleghi, in strada, al caffè.

Sono trattati i seguenti argomenti:
Esempio Lettura della postura Lettura di movimenti

Esempio

Postura e movimento


Lettura della postura

All'inizio si vede poco o niente. Poi osservando meglio si notano delle deviazioni notevoli rispetto alla situazione ideale. Da queste osservazioni basilari si arriva ad analizzare i dettagli. Il professionista ha poi a disposizione dozzine di posizioni libere e impostate per approfondire la sua diagnosi.


Visto di fianco
si nota:

  • una netta pendenza in avanti (linea orecchio - spalla - anca - malleolo).
  • osservando la distanza orizzontale anca - polso si nota che i flessori delle braccia sono corti (gli estensori sono lunghi)



Visto frontalmente e posteriormente
si nota:

  • torsione del cingolo scapolare verso destra, pendente all‘indietro (sinistra alzata in avanti) con i relativi movimenti brachiali
  • cingolo pubico contorto dalla parte opposta
  • gambe iperestese e a forma di X
  • baricentro spostato a destra con sovracarico di anca, ginocchio, caviglia , sulla parte anteriore del piede destro e sul tallone del piede sinistro.

E' evidente che la torsione tra cingoli scapolari e pubici si trova rispecchiata nella spina dorsale come le relative pieghe laterali. Inoltre si nota una leggera iperlordosi lombare e cervicale seguita da ipercifosi toracale.


Lettura di movimenti


Per la diagnostica del movimento bisogna anzitutto tener presente le conoscenze sulla funzione del camminare e dei relativi esercizi. Solo così si riesce a valutare la sincronizzazione funzionante o impedita delle diverse membra . In base a queste osservazioni, il professionista dispone di dozzine di altri test per approfondire il problema.

  • L'accento del passo sulla destra o sulla sinistra
  • la simmetria o meno del movimento delle spalle
  • Il contromovimento o meno di cingolo scapolare e pubico
  • Il penzolamento libero o meno delle braccia
  • la posizione eccessivamente prona o supina delle mani

  • L'alzare accentuato o scarso delle gambe
  • se le ginocchia, osservate anteriormente, si muovono lungo una retta o se fanno "cerchi"
  • l'appoggio del piede su tallone - mignolo - alluce o meno
  • lo scatto del piede su tallone - alluce
  • il liberare la gamba quando é alzata
  • la leggera rotazione delle gamba durante un periodo di movimento e tante altre

Da tutto questo si riesce a decifrare in buona parte quali sono le "catene muscolari" impedite.


2.2  Impostazione del cliente

Impostazione del cliente Artigianato del tatto


Lascio spesso la libertà al cliente di mettersi nella posizione per lui più comoda, perché sono dell'avviso che l'arte del terapista è quella di adattarsi alle possibilità del cliente e che il lavoro rende quando il cliente si trova a suo agio. Non è molto scolastico adattare il lavoro alla posizione preferita del cliente, ma il lavoro con clienti fortemente lesi, impediti o andicappati lo insegna.

La maggioranza dei clienti si mette inizialmente "supina" con le gambe allungate o piegate. Molto raramente il cliente si pone "prona" o sul fianco (solo quelli che assumono queste posizioni anche per dormire).

Dico al cliente che non deve stare fermo ma che può muoversi quando ne sente l'impulso. Questo è evidente: se tramite il lavoro cambiano i toni muscolari viene automatico di spostare leggermente la posizione delle giunture coinvolte.

Dico anche che può cambiare posizione non appena l'attuale posizione diventa scomoda. Se lui non lo fa spontaneamente gli chiedo io di cambiare posizione dopo mezz'ora o un'ora, secondo il mio parere.

Qualunque sia la posizione del cliente, è indispensabile esaminare dove sostenerlo o farlo appoggiare su cuscini per allentare tensioni provenienti dalla posizione stessa o per facilitare il lavoro (senza disturbare la comodità del cliente).

Pro memoria:

  • Non sono mai presente mentre il cliente si veste o si sveste
  • Il cliente è sempre coperto e il fondo è riscaldato
  • Mi lavo le mani prima e dopo il trattamento di un cliente
  • Ogni tanto insegno come sdraiarsi e alzarsi

Appoggi e sostegni

Materiale di appoggio e sostegno Artigianato del tatto Posizioni e sostegni tipici Artigianato del tatto


  • diversi piccoli e sottili cuscini morbidi per l'appoggio di parti dolenti
  • diversi piccoli e sottili cuscini di crusca (leggeri, mezzo morbidi) che si adattano ma fissano la forma, sostenendola e fissando le posizioni
  • due piccoli e due medi cuscini di crusca "doppio conici" come sostegno delle caviglie in posizione laterale, semilaterale e "prona"

  • cuscini di miglio (pesanti, duri) per fissare delle posizioni: due piccolissimi per i polsi, due medi per diversi adattamenti, uno grande come appoggio della gamba in posizione laterale e come appoggio dei piedi in posizione "supina" a gambe piegate"
  • due rotoli lunghi in gomma schiuma semidura di diverso diametro per sostenere le ginocchia in posizione "supina"

  • un cuscino speciale "sagomato a forma di C" in gomma schiuma semiduro che permette di lavorare bene le cervicali e la base del cranio in posizione "supina
  • un orsetto di peluche grande o un cuscino morbido da sostenere il braccio in posizione laterale.



2.3  Regole operative personali

Sono trattati i seguenti argomenti:
Respiro e ritmo Forza e tono muscolare

Respiro e ritmo

Osservando i principi cui sopra, sono deducibili diverse regole operative che sono la mia guida personale:


Riguardante il respiro:

  • tengo (rassicurato) il tessuto in fase di rilascio del muscolo (normalmente espirazione)‏
  • lascio libero il tessuto quando richiede spazio (normalmente microcontrazione inspiratoria) e mi sposto in questa fase
  • tento di non sforzare o regolare la respirazione del cliente, ma respiro possibilmente al suo ritmo (anche se è molto variato o irregolare)‏
  • al massimo gli chiedo di tener aperta la bocca, di non trattenere il fiato e di lasciar respirare il corpo

Riguardante il ritmo:

  • normalmente questo determina il "tempo" (larghetto, andante, allegro) del lavoro
  • il ritmo del tocco (a seconda del tempo largo, adagio, moderato o presto) può essere un multiplo o uguale a una frazione del tempo
  • comprende tutte le variazioni ritmiche, agogiche, accentuali e di pause immaginabili
  • nonché "gli accordi" del tocco ma si orienta sempre sulla "linea melodica" e sulla "guida ritmica" del cliente
  • spesso mi sento proprio come accompagnatore a prima vista di basso continuo di un solista



Forza e tono muscolare


Riguardante forza e direzione del tocco:

  • spostando la mano, la stacco spesso dal corpo per dare il senso di liberazione al tessuto (tengo raramente per più di tre cicli respiratori)‏
  • scivolo raramente sulla pelle, ma dò al tocco una leggera direzione traslatoria definita (normalmente opposta alla forza reattiva generata dalla gravità)‏
  • piuttosto che premerlo, sollevo il tessuto dall'osso
  • piuttosto che comprimerle, apro le giunture (salvo braccia e mani dove le forze gravitazionali lo fanno già di natura)‏
  • piuttosto che correggerla, accentuo l'esagerazione di una posizione giunturale (per provocare una regolazione reattiva posturale neurologica in senso opposto)

Riguardante temperatura e tono tessutale:

  • seguo il tessuto freddo per scaldarlo
  • adatto la forza del tocco contrariamente al tono muscolare (più il muscolo è teso, minore è la forza)

Riguardante l'ampiezza del tocco:

  • tocco con le punta delle dita o delle linee lungo il tessuto "fibroso" (massaggio del connettivale)‏
  • ma copro il più regolarmente possibile con tutta la mano il tessuto amorfo
  • uso polpacci, dita, palmo o dorso della mano, polso, avambraccio e braccio il più possibile adattandomi alla geometria locale del corpo del cliente e con un massimo di mobilità delle membra del mio corpo.


2.4  Meccanismi neurofisiologici

Meccanismi neurofisiologici Artigianato del tatto


Ci sono numerosi meccanismi neurofisiologici "superiori" ai semplici riflessi (spesso coordinati dal cervelletto o anche da funzioni cerebrali più alte) che permettono al terapista di agganciarsi a degli automatismi "inconsci", di riattivarli o ripristinarli. Nell'ambito di una seduta lavorativa, dopo aver riequilibrato il sistema neurovegetativo e aver trattato come descritto prima "una parte critica", questa "terza fase" serve a reintegrare l'organismo in toto.

  • Per esempio, uso molto spesso un "programma cerebrale" che pare aumentare e abbassare leggermente il tono di molti muscoli sincronizzati con il respiro (si abbassa espirando, aumenta inspirando). In regioni traumatizzate, questo meccanismo manca spesso o è addirittura invertito. Tecnicamente non è molto difficile ripristinare questo meccanismo, con una semplice variazione del tocco nel ritmo del respiro.
  • Per simili motivi lavoro spesso in modo asimmetrico: diagonale, a chiocciola, vite e specialmente in una fase successiva lungo delle "catene muscolari" o su interi sistemi muscolari, con le due mani parecchio distanti una dall'altra, sfruttando così funzioni cerebrali di coordinazione automatica (prevalentemente inconsci, involontari)‏

  • coordinazioni spontanee tra agonisti e antagonisti anche eterolaterali (p.e. Mm. quadriceps sin. e M. triceps femoris dx.)‏
  • coordinazioni di "equilibrio" di massa, tensione, posizione, gravità, apoggio (p.e. in posizione laterale dx.: coscia dx. in direzione caudale e braccio sin. in direzione craniale)‏
  • coordinazioni tra destra e sinistra con le relative divergenze di motorica fine (dx.) e di isometria (sin.) (p.e. spalla sin. e spina iliaca dx.)‏
  • coordinazioni eterolaterali funzionali (p.e. gomito dx. e ginocchio sin.)‏
  • catene strutturali muscolari (inserzioni e origini di muscoli diversi in zone vicine, p.e. coracoidale dx. e cresta iliaca dx.)‏
  • catene funzionali di movimenti frequenti (p.e. "catena del passo": Mm. Psoas, Quadrizeps, flessori della gamba, flessori del piede ...) su relative zone d'inserzione e di origine)

3.  Annessi

3.1  Pagine correlate

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3.2  Sitografia

3.3  Commenti

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