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: Terapie di distress cronico

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Tutoria MmP

HOME .php .html .pdf img GoDr Stress Terapia Psicosomatica Psicologia
Autore: P. Forster

Homo erectus georgicus
a cura di Daniela Rüegg

L'offerta di "anti-stressanti terapeutici" è molto vasta. Eccone alcuni: diversi tipi di psicoterapie come colloqui terapeutici,sedute di bioenergia, metodi autosuggestivi come NLP: programmazione neurolinguistica, tecniche di visualizzazione, psicoanalisi, tecniche distensive muscolari e respiratorie, rimedi "anti-stress". Sono tutti descritti esaurientemente nelle relative opere che formano delle intere biblioteche.
Il nostro approccio è:

  • meno commerciale,
  • orientato verso esperienze manageriali pragmatiche e
  • basato su solide fondamenta neuro-endocrine.

tutto questo può servire ai terapisti per trovare individualmente metodi e tecniche terapeutiche razionali atti ad affrontare una patologia sempre più divulgata.
Per illustrare le basi fisiologiche, psichiche e sociali, nei capitoli introduttivi, di fisiologia e di patologia è descritto il funzionamento di questa primordiale funzione regolativa biologica e sotto quale condizioni diventa patologica. Ritengo importante conoscere i meccanismi fisiologici e patologici per trovare, se necessario, degli approcci terapeutici.
In questo capitolo sono esposte le misure per evitare lo stress patologico e come tornare eventualmente a delle condizioni non patologiche.

1.  Diagnosi

Non è facile determinare se i disturbi dipendono da uno stato di distress cronico o se sono causati da altri motivi. Conviene anzitutto chiarire se si tratta proprio di disturbi psicosomatici oppure psichici:

  • causati da continui, anche piccoli, stressori
  • combinati con scarsa capacità cognitiva di autoregolazione e/o
  • incapacità di procurarsi piaceri e appagamenti.

Una diagnosi differenziale a regola d'arte è quindi di primordiale importanza per chi tratta malattie organiche e psichiche sotto gli aspetti di stress, altrimenti si rischia di usare un'ottima medicina per la malattia sbagliata.

Se il sospetto che si tratta di disturbi causati principalmente da distress cronico è fondato, servono i seguenti moduli per avvalorare l'ipotesi.
È stato concepito da Grossarth-Maticek [1] nel contesto di un grande studio epidemiologico prospettivo sulle correlazioni tra stress e diverse malattie.

1.1  Controllo dell'autoregolazione

In base all'analisi delle risposte a 50 domande si misura il grado di autoregolazione cognitiva di una persona. Come tutti gli strumenti di questo tipo anche questo non è molto affidabile, ma offre una buona visione sullo stato autoregolativo del soggetto.
Per esperienza: un grado basso di autoregolazione cognitiva è spesso correlato a distress cronico.

Modulo:

Il paziente dovrebbe rispondere di getto alle 50 domande. Meglio se compila il modulo da solo, senza essere influenzato da nessuno.
La somma delle crocette moltiplicate con il relativo moltiplicatore viene diviso per 50 e si ottiene il grado di autoregolazione media.
Download: .pdf .xls

Autoregolazione punti
molto scarsa 1 ... 2
scarsa 2 ... 3
media scarsa 3 ... 3.5
media buona 3.5 ... 4
buona 4 ... 5
ottimale 5 ... 6

Valutazione:
Le persone con un indice di autoregolazione cognitiva inferiore a 3 alla lunga rischiano di sviluppare sintomi psicosomatici o psicopatologici.

L'esperienza dimostra che la compilazione del modulo è un'ottima premessa anche per iniziare un discorso e per sviluppare delle misure concrete atte a migliorare l'autoregolazione cognitiva.
In casi meno problematici e con pazienti ancora in grado di riflettere bene, detta compilazione ha segnato l'inizio e la fine della terapia.

◦⦆─────⦅◦

1.2  Valutazione di piacere e benessere

Si tratta di 15 domande le cui risposte valgono da 1 a 7. La somma del punteggio diviso per 15 dà un valore medio che permette di valutare la capacità di piacere e di benessere. Essendo queste le risorse per compensare le frustrazioni della vita, questo indicatore permette:

  • Di valutare grossolanamente le capacità per vivere nel piacere e nel benessere;
  • Di valutare la necessità di intervento in questa direzione:
    • inferiore a 3: intervento raccomandato,
    • tra 3 ... 4: intervento consigliabile,
    • superiore a 4: intervento superfluo;
  • di dedurre (in base alle risposte specifiche) dove sono i maggiori inibitori per vivere piacere e benessere e
  • di seguito stimolare discorsi inventivi e creativi sulle possibilità di migliorare la situazione con il minimo sforzo;
  • controllare dopo un certo tempo il risultato.

Nota introduttiva per il paziente:

Le verranno proposte 15 domande per rilevare il grado del suo benessere e la sua capacità di piacere. Nelle risposte si concentri, sugli ultimi 12 mesi e risponda mediando le situazioni di benessere e di piacere.
Nel questionario si fa distinzione tra benessere e piacere, definendo piacere come un benessere accentuato (per es: benessere estremo per un evento felice ). Per benessere si intende il raggiungimento di un equilibrio interiore che viene vissuto come una cosa piacevole che trasmette sicurezza.

Moduli:

Valutazione:
Il punteggio del questionario risulta sommando i punti delle domande e dividendo il totale delle stesse per 15.

punti    benessere e piacere
1 ... 2 molto debole
2 ... 3 debole
3 ... 3.5 più debole che forte
3.5 ... 4 più accentuato che debole
4 ... 5 accentuato
5 ... 6 molto accentuato
6 ... 7 estremamente accentuato.


◦⦆─────⦅◦

1.3  Prototipi comportamentali

Terapeuticamente è rilevante potersi immaginare le tipiche reazioni emotive, relazionali e sociali di una persona in determinate circostanze e situazioni.
Dott. Ronald Grossarth-Maticek ha sviluppato una relativa tipologia comportamentale, la quale ho adottato per i nostri scopi. Consiste in sei (Proto-)tipi:


Ronald Grossarth-Maticek
  1. altruistico - inibito
  2. scontroso - agitato
  3. narcistico - autocentrato
  4. adattato
  5. razionalizzante - antiemotivo
  6. antinormativo / anormativo

in sette circostanze importanti per un (stereo-)tipico comportamento:

  1. Esigenze di distanza - vicinanza a persone, gruppi, mete.
  2. Situazioni provocate dal comportamento stereotipico (reattivo).
  3. Inibizione-promozione di attività autonome (autoattivo).
  4. Relazioni, socializzazione.
  5. Reazione d'emergenza.
  6. Stati psichici in fasi compensate.
  7. Stati psichici in fasi decompensate.

I dati necessari sono raccolti tramite un questionario di settanta domande e poi interpretate secondo una chiave grafica di valutazione.
Il tema è trattato su una pagina separata: → Prototipi comportamentali

2.  Modelli


Modelli psicosociali relazionali

Per un terapista che esercita nel settore comportamentale è conveniente disporre di modelli di relazioni, comportamenti e regolazioni umane.

Da parte di un terapista è riduttivo limitare la sua considerazione solo su uno dei tre modelli: si tratta di aspetti diversi dello stesso fenomeno. Solo tenendo d'occhio tutti questi aspetti, si puòtrovare una "terapia" adatta al singolo caso; cosa che non è minimamente rispettata da nessuna delle innumerevoli offerte in merito, anche se denominate "olistiche".

2.1  Modelli relazionali

I modelli relazionali illustrano le relazioni con sè stessi (diverse istanze del "Sè"), con un'altra persona emotivamente importante e nel seno di gruppi funzionali (famiglia, lavoro, ...) e formali (autorità). Ne ho scelto uno che uso nelle conferenze sulla pediatria e che spiega lo sviluppo somato-psico-sociale umano.

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2.2  Modelli di comportamento


Modello comportamentale

I modelli comportamentali rispecchiano condizioni e interferenze tra fattori biologici, sociali e psichici, focalizzandosi su circuiti regolativi comportamentali. Nel seguente modello ho sviluppato delle idee di Grossarth-Maticek [2].

Grossarth-Maticek lavora parecchio con comportamenti e reazioni tipiche, il che facilita il lavoro terapeutico da una parte, anche se dall'altra non è molto differenziato. Ma almeno ricorda lo spettro di reazioni tipiche umane.

◦⦆─────⦅◦

2.3  Modelli patofisiologici

pro memoria:modelli di eustress, distress e stress traumatico.


Patologia dello stress

Riferito al distress cronico si nota che:

  • gli stressori esterni, pur piccoli, mantengono continuamente all'erta i circuiti regolativi
  • spesso le funzioni cognitive rinforzano ulteriormente le funzioni emotive o/e locomotorie e impediscono regolari sfoghi e/o periodi di sistematica distensione

Questi meccanismi alla lunga portano:

  • dapprima ad una riduzione di tolleranza verso determinati stressori, poi a una
  • diminuita capacità reattiva dei circuiti regolativi, alla fine
  • all'esaurimento e la degenerazione (burn out) di organi e sistemi coinvolti.

La degenerazione di organi e sistemi è di solito irrimediabile.

Ogni approccio terapeutico razionale al distress cronico deve rispettare questi meccanismi e tener conto del fatto che l'unico accesso è fornito tramite il sistema cognitivo (impressivo) e cognitivo-locomotore (espressivo).
Il sistema cognitivo stesso può influenzare d'altronde solo minimamente le funzioni fisiologiche; quanto, dipende soprattutto delle capacità cognitive individuali ancora rimaste in progredite forme di sintomi psicosomatici e psicopatologici.

3.  Terapie comportamentali


Il nostro approccio, meno noto negli ambienti intervenzionisti / terapeutici, è basato idealmente su un variato e ricco equilibrio tra:

  1. Stressori (e come ridurli se diventano prepotenti):
    • come evitarli al meglio
    • come gestirli al meglio, ''piuttosto in ambito manageriale (dove lo stress è di casa) e della propria gestione.
  2. Gratificatori (e come aumentarli se diventano scarsi):
    • come attirare delle gratificazioni e
    • gestirle in modo che perdurino o si ripetano, provenienza piuttosto filosofica come insegnavano le scuole Epicuree nella nostra cultura e il Confucianesimo orientale.

Visto che per ognuno di noi, sia gli stressori frustranti sia i gratificatori appaganti sono diversi, bisogna

  • primo: disporre di strumenti per identificarli e valutarli
  • secondo: sviluppare tattiche e strategie per indirizzarli verso un equilibrio
  • terzo: avere tempo e materiale per realizzarli sia come terapista sia come soggetto colpito dalle gioie e dalle tristezze della vita.

3.1  Relazione terapeutica

Ai futuri terapisti consiglio di provare su sè stessi e uno dopo l'altro tutti gli strumenti presentati. Occorrono carta, matita, mente e un pò di tempo indisturbato. Strada facendo s'impara quale strumento si presta meglio per certe problematiche e si dispone di compiti parziali da consigliare a certi clienti.

Molto presto davanti a un compito concreto, si individuono le pecore piagnucolose da quelle che intendono dare anche del proprio (come, fra l'altro, dovrebbe fare ogni bravo terapista). Una relazione terapeutica nella quale il terapista dà del proprio e il cliente no, è da interrompere per l'interesse di entrambi.

Le seguenti proposte sono basilari terapie comportamentali.
Occorrono esperienza e uno spirito estremamente pragmatico per indirizzare bene un cliente nella sua ricerca di stressori e gratificatori, mete, tattiche e strategie e nel medesimo tempo riuscire a mantenere la motivazione per sobbarcarsi questo scomodo percorso, spesso in contrasto a rituali comportamentali impostati sin dall'infanzia.

I due peccati mortali (di terapista e cliente) in questo contesto sono:

  • Le pretese e le idee sono astratte invece che palpabili e quantificabili.
  • Le pretese sono troppo esigenti in una volta sola (dividerle in 10 piccoli compiti).

Nota bene: se un tentativo fallisce, aggiunge uno stressore invece di un gratificatore (che si avrebbe in caso di successo). L'insuccesso è antiterapeutico. Se non si vuole danneggiare il paziente, è meglio sconsigliare i tentativi che non promettono un successo quantificabile.

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3.2  Pronto soccorso antistressante

Il pronto soccorso comportamentale antistressante consiste essenzialmente in tre misure:

  • evitare con tutte le scuse (anche tirate per i capelli) situazioni potenzialmente frustranti.
  • cercare con tutti i trucchi (e vivere con gusto) situazioni appaganti. In gergo: ogni giorno combinare una bella cazzata premeditata. Bianca riguardo questo contesto citava Schopenhauer [3]: " ... cose appaganti sono di solito inutili, amorali o illegali."
  • tentare di diventare meno dipendenti e più autonomi. In gergo: mandare a quel paese tutti i rompiscatole.

Riassunto: Non fare i bravi!

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3.3  Autotrattamento di stati di panico


Roger J. Callahan

... a causa di fobie, dipendenze, stress decompensato secondo il metodo kinesiologico di Roger J. Callahan.

CALLAHAN, Roger J.: Leben ohne Phobie, Verlag für angewandte Kinesiologie VAK, D-Freiburg i.B.
Estratto dalla dispensa Elementi di psicoterapia PTO 1

Trattamento principale (esercizio da eseguire in caso di un attacco)


Stomaco 1 & 45
  1. Classificare l'intensità del panico su una scala da 1 a 10 (sono calmo, disteso → completamente impanicato).
  2. Battere il punto sotto l'occhio (stomaco 1) per 30 - 40 volte immaginandosi che sarebbe bello perdere il panico. Se possibile anche il punto indicato sul secondo dito del piede (stomaco 45).
  3. Classificare di nuovo l'intensitàdel panico: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con l'Inversione psichica.


Trattamento esteso (esercizio da ripetere 3 volte al giorno)


Tripl.Riscaldatore 3
  • Visualizzazione (vedi dopo)
  • Trattamento principale (vedi sopra)
  • Battere per 35 volte il punto tra l'anulare e il mignolo della mano non dominante (triplice riscaldatore 3) immaginandosi che sarebbe bello superare lo stato di panico.
  • Classificare di nuovo l'intensità del panico: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con l'Inversione psichica.

Ruotare gli occhi

Se invece è diminuita:

  1. Chiudere gli occhi, guardare prima in basso a destra, poi in basso a sinistra.
  2. Ruotare gli occhi prima in una, poi nell'altra direzione.
  3. Canticchiare una melodia, poi contare fino a 35, poi canticchiare di nuovo una melodia.
  4. Aprire gli occhi.
  5. Trattamento principale (vedi sopra)
  6. Visualizzazione (vedi dopo)


Visualizzazione (parte del trattamento esteso)


Torace & Alluce
  1. Immaginarsi una situazione in cui non si è fobici o dipendenti.
  2. Classificare la difficoltà d'immaginazione su una scala da 1 a 10; se è meno di 3, tornare all'esercizio di partenza, altrimenti:
  3. Battere per 10 volte i punti al lato del torace, altezza capezzoli; ev. anche il punto indicato sull' alluce.
  4. Classificare di nuovo la difficoltà d'immaginazione: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con l' "Inversione psichica", altrimenti tornare all'esercizio di partenza.


Trattamento dello stress (come aiuto in situazioni di tentazione, rischio)

  1. Posizione eretta, occhi chiusi che guardano verso il basso.
  2. Piegarsi lentamente in avanti mentre contemporaneamente gli occhi fanno il movimento contrario in modo che alla fine guardano verso l'alto.
  3. Erigersi lentamente mentre contemporaneamente gli occhi fanno il movimento contrario in modo che alla fine guardano di nuovo verso il basso.


Inversione psichica (in caso di difficoltà nell'esercizio principale)


Intest.tenue 3
  1. Battere il punto al lato esterno della mano non dominante, due dita dietro la protuberanza del mignolo (intestino tenue 3) con il suggerimento: Mi accetto anche se non ho ancora superato il mio stato di panico.
  2. Classificare di nuovo l'intensità del panico: se non è diminuita almeno di due punti, procedere con l'Inversione psichica fluttuante, altrimenti tornare all'esercizio di partenza.


Inversione psichica fluttuante (in caso di difficoltà nell'inversione psichica)

  1. Sfregare i due punti immediatamente sotto la clavicola sopra i capezzoli con il suggerimento: "Mi accetto malgrado non abbia ancora superato il mio stato di panico".
  2. Tornare all'esercizio di partenza.

◦⦆─────⦅◦

3.4  Prevenzione al sovraccarico emotivo


Rembrandt:
Meditazione di un filosofo

Esercizio della tradizione iniziatica che serve a staccarsi da un'opera e a prepararsi alla prossima. Consiste in tre tappe, che vanno imparate:

  • esercitarsi con la tappa 1 fino alla riuscita, poi proseguire con
  • tappa 1 e 2: esercitarsi fino alla riuscita, poi
  • tappa 1 e 2 e 3: esercitarsi fino alla riuscita.

Questa tecnica una volta imparata richiede poco tempo, evita il rimuniginare di idee e aumenta notevolmente la concentrazione. Serve anche a capire un'importante funzione del cervello : il pensiero laterale.

Sono trattati i seguenti temi:
Preparazione Tappa 1 Tappa 2 Tappa 3

Preparazione

Ritirarsi in un posto tranquillo (se necessario nella toilette), sedersi o sdraiarsi comodamente e chiudere gli occhi.

Tappa 1: lasciar correre i pensieri


Pensieri

Immaginare di stare dietro di sè e di osservare cosa pensa il proprio cervello senza immettercisi (nè dirigere, nè impedire, nè partecipare).

  • Dopo un po' di tempo si nota che la mente non tratta solo un tema, ma diversi contemporaneamente. L'attenzione (o la coscienza) dell'osservatore salta da un canale all'altro (come con il televisore). Nel frattempo la trasmissione sugli altri canali prosegue.
  • Identificare quali temi sono trattati sui diversi canali e memorizzarli. Non impedire o sforzare il cambiamento di canali e non riflettere sulle "trasmissioni".
  • Quando si ha la netta impressione che si stanno "rallentando" o le trasmissioni o la frequenza di cambiamento del canale, la prima tappa è finita.
  • All'inizio questa tappa può durare fino a 10 min. Dopo un po' di esercizio dura 1 minuto o 2. Mai iniziare la seconda tappa se non è conclusa la prima.


Tappa 2: fissare l'argomento


Dei temi scoperti nella tappa 1 si sceglie quello che interessa di più. Poi si tenta di rimanere su questo canale; se dovesse cambiare da solo ci si riporta immediatamente indietro.

  • Quando si riesce a rimanere sull'argomento senza "cambio di canale" per ca. 1 min., la seconda tappa è riuscita.
  • Nessuno vieta di seguire il programma fino all'esaurimento.
  • Mai iniziare la tappa 3 prima che siano riuscite la tappa 1 e la tappa 2 consecutivamente.


Tappa 3: disinserire la coscienza

"Spegnere il televisore": uscire dal canale scelto senza rientrare in un altro.

  • Alcuni si immaginano proprio uno schermo nero, altri una tela scorrevole azzurra, altri proprio niente, come se ci fosse silenzio assoluto.
  • Se si riesce a mantenere questo stato per ca. mezzo minuto l'esercizio è terminato.

◦⦆─────⦅◦

3.5  Psicoterapia cognitiva comportamentale

(secondo Rogers)


È chiaro che il lavoro psicoterapeutico necessita di istruzione e di allenamento. Il miglior allenamento e la migliore istruzione è sperimentare il metodo su sè stessi. Di seguito i principi e le procedure del metodo proposto da Grossarth-Maticek [4] secondo le regole di Rogers [5].

Estratto della dispensa Psicoterapie PTO 1

Traguardo


Carl R. Rogers

Per il terapista: Stimolare l'autoattività del paziente in modo che riesca a risolvere i suoi problemi osservando i seguenti criteri.

Per il paziente, i criteri che gestiscono un comportamento sensato sono:

  • Instaurare delle condizioni di vita quotidiana che promuovono:
    • L'espressione e la comunicazione (esteriorizzazione).
    • La realizzazione e il godimento (soddisfazione, interiorizzazione) di emozioni primordiali piacevoli.
  • Instaurazione delle condizioni di vita quotidiana che evitano e inibiscono delle emozioni primordiali frustranti per il paziente.
  • Reggere e gestire la vita quotidiana in funzione dei due principi sovracitati, adattando se necessario anche valori, esigenze e concetti.

Per il lavoro pratico è importante che il paziente si definisca un (pure piccolo) obiettivo delimitato e definito.


Approcci all'esito

La premeditazione dialettica e sistemica è lo strumento mentale per il lavoro: dialettica in quanto paragona delle alternative, sistemica in quanto si immagina delle conseguenze probabili di comportamenti e si chiede se sono conformi agli obiettivi e ai criteri, sopportabili o inaccettabili (il santo non vale la candela).

Durante la sperimentazione di un comportamento alternativo (o abituale) si tenga presente:

  • Un insuccesso significa che il comportamento non era adeguato e che bisogna sperimentare un'alternativa.
  • Un insuccesso che si ripete in continuazione può essere un segnale per rivedere il sistema delle aspettative e l'autovalutazione (accettarsi, rispettarsi, volersi bene, perdonarsi) malgrado l'insuccesso.


Principi terapeutici

  1. La conduzione del discorso (Rogers) da parte del consulente deve essere:
    • Autentica: sincerità, assenza di bigotteria, che crea fiducia.
    • Di stima positiva: rispetto e dignità, non invadente, che crea un ambiente privo di paura e ricatto, che stimola il cliente ad affrontare le proprie emozioni e esperienze.
    • Dedica comprensiva: darsi da fare per vedere il mondo con gli occhi del cliente, chiedere se le sospettate emozioni erano presenti, verbalizzare emozioni, fornire al cliente un modello di trattamento "autoesplorativo".
  2. Non guidare il discorso secondo le scoperte del terapista, nè dare suggerimenti.
  3. Scoprire cosa è importante per il paziente, che obiettivi ha, la sua gerarchia individuale (canone) di valori e di esigenze e il suo "piano di vita a monte".


Procedura terapeutica

  • Attivazione dell'auto-osservazione e nessi tra comportamento e conseguenze.
  • Stimolazione di autoattività per gestire meglio i problemi.
  • Discorso di comportamenti alternativi in base a modelli (trattato brevemente di seguito).


Attivazione dell'auto-osservazione e nessi tra comportamento e conseguenze

  • La persona rapporta i propri problemi, desideri e conseguenze subite.
  • Il terapeuta pone delle domande circa i problemi, i traguardi, il comportamento e le relative conseguenze.
  • Per scoprire i punti critici e per rendere più chiari i nessi servono gli strumenti "Questionario sull'auto-regolazione" e "Questionario per la classificazione di tipologia comportamentale".


Stimolazione dell'autoattività per gestire meglio i problemi

  • Il terapeuta interroga il paziente su quanto fatto in questo senso, sul comportamento passato e futuro.
  • Certe persone sviluppano presto idee in merito.
  • Altre sono deluse che il terapeuta non faccia delle proposte.
  • Quasi tutti sviluppano dopo un certo tempo delle proposte proprie per intraprendere qualcosa.


Discorso sui comportamenti alternativi in base a dei modelli

  • Se non ci sono proposte del paziente, il terapeuta spiega come un'altra persona con simili problemi ha tentato di risolverli e chiede un suo parere in merito.
  • Le proposte sono discusse secondo i seguenti criteri:
    • Creano condizioni in direzione del benessere, voglia, sicurezza, gioia, soddisfazione, prospettive, entusiasmo?
    • Evitano o sfuggono condizioni di disagio, malavoglia, incertezza, tedio nei confronti della vita, frustrazione, rassegnazione, noia?
    • Permettono una mutazione di proprie interpretazioni, valutazioni e convinzioni?

Per questi discorsi serve il modello comportamentale PTO 1.5.4.2.1 e il Questionario per rilevare il grado del piacere e del benessere per rispettare le risorse. Modelli "discorsivi" sono utili per comprendere come altre persone affrontano un simile problema.

4.  Misure terapeutiche

Abbiamo a disposizione diversi strumenti, che secondo il caso concreto potrebbero servire a conoscere meglio i propri stressori (retrospettivi), a gestirli efficacemente (operativi) e a pianificare il futuro in modo razionale (previsionale).

Sono trattati i seguenti temi:
Misure operative Misure retrospettive Misure previsionali

4.1  Misure operative

Le tecniche operative richiedono come base delle previsioni sensate, altrimenti rimangono attività senza alcuno scopo.
Sono indirizzate a persone afflitte da distress cronico che conoscono abbastanza bene i loro stressori (provenienti maggiormente da sovraccarico lavorativo).

Sono trattati i seguenti temi:
Controlli, resoconti Priorità Time management Carico / rilassamento Decisioni Rischi Disturbi Motivazione

Controlli, resoconti

(serali, settimanali, mensili, annui)

  • programmi e
  • budget;
  • successi e insuccessi.

Di seguito ev. misure per correggere il tiro.

È indicato anzitutto per delle persone con un' elevata responsabilità in progetti estesi con diversi collaboratori e fornitori. Ma vale la pena di farlo almeno mentalmente anche per piccoli progetti.


Priorità


Priorità ?

Classificare le pendenze per urgenza e importanza, poi fare una lista con la deduzione di sequenza.

Il seguente grafico rappresenta un esempio con 10 compiti da risolvere. Si annota su un pezzo di carta e si riflette su quale è il più e il meno importante, poi il più e il meno urgente, fino a quando la classificazione è completa. Poi si abbozza un diagramma e si inseriscono i compiti. Si dovrebbe farlo manualente (non come io nell'esempio).

È indicato anzitutto per persone che hanno molti compiti da risolvere e che si differenziano per urgenza e importanza. La tabellina non fissa la sequenza, ma dà una buona visione. Conviene stabilire la sequenza con le seguenti priorità:

  • Urgenze dalle quali dipendono clienti, collaboratori o fornitori
  • Urgenze e importanze che causano poco impegno di tempo
  • altri



Time management (gestione del tempo)

Molti clienti sono stressati perchè non sanno usare un'agenda. Basta insegnare loro come si deve fare. Meglio un'agenda non elettronica da portarsi sempre in tasca e che abbia una pagina per giorno. È anche un ottimo pro memoria.

  • La mattina per 5...10 min.: fissare solo dei termini in tempo, il resto alla rinfusa e come salta in mente (dà sicurezza il ricordarsi dell'importante: gratificatore).
  • Segnare al bordo una semplice classifica (p.es. l'importanza con | || ||| , gli appuntamenti con l'ora 15.30 ed ev. una classificazione come F famiglia, P privato, L lavoro: dà l'impressione di gestire perfettamente la situazione: gratificatore).
  • Lasciare il tempo per gli imprevisti (non pianificare la giornata occupando tutto il tempo disponibile, piuttosto rimandare (scrivere in una ToDoList) il da farsi per i giorni successivi e, se necessario, spostare i termini nel tempo. Dopo un pò di osservazione si sa abbastanza bene, quanto tempo va speso in media per gli imprevisti. Dà almeno l'illusione di aver sotto controllo la situazione: gratificatore).
  • Cominciare la giornata con un compito scomodo che richiede pochissimo tempo: (toglie un peso con poca spesa: gratificatore)
  • Dopo aver finito un compito, cancellarlo dal taccuino: (dà la soddisfazione di aver sbrigato qualcosa: gratificatore).
  • Scegliere il prossimo compito possibilmente secondo la voglia: (dà almeno l'illusione di poter disporre: gratificatore)
  • La sera (in 5 min.) riportare i compiti rimasti ai prossimi giorni: (automaticamente si fa il riassunto della giornata: è rassicurante, anche perchè dà il tempo per prevenire: gratificatore)

Indicato per chi deve sbrigare molti e diversi compiti ogni giorno e ha poco tempo. A me, dopo tanti anni di lavoro manageriale non serve più, perchPer scoprire i punti critici e per rendere più chiari i nessi Brigitte e Nathalie mi organizzano le giornate lavorative, e per il resto mi sbrigo facilmente a naso.


Carico / rilassamento

Prevedere periodi di rilassamento, sfogo, distrazione giornalieri, settimanali e annui.

Mia nonna cinquant'anni fa diceva che l'inventore ci ha creati per otto ore di lavoro sodo, otto ore di sonno e otto ore di distrazione piacevole. Ma erano altri tempi.

Il grosso problema di molti di noi è la mancanza di sfogo: le convenzioni sociali e lavorative ci lasciano poco spazio per liberarci dai tanti piccoli stressori quotidiani. Molte volte mancano anche le sfide, nelle quali possiamo entusiasmarci e realizzarci.
Si tratta di trovare valvole di sfogo e di distrazione molto individuali: uno lo realizza con la partita allo stadio, l'altro con la passeggiata con il cane, il terzo si dedica ai francobolli, altri praticano sport o fanno musica o sono impegnati con i samaritani o vanno a giocare a carte oppure a ballare. Non importa quale antistressante sia, basta che dia soddisfazione e sfogo.

Gli adepti delle religioni salutistiche propongono i più svariati "metodi antistressanti", dal Wellness allo Yoga, dalle terapie di respirazione a tecniche di rilassamento, dal fitness al nuoto e innumerevoli altri.
Il guaio è che le singole persone non hanno bisogno di una tecnica, ma di un modo di vivere che mantenga il loro equilibrio tra sfida e sfogo. E questo non si raggiunge con una terapia di qualsiasi tipo.


Decisioni

  • Possibilmente non prendere nessuna decisione:
    • senza valutare delle alternative, (se non ci sono, non si tratta di una decisione ma di una costrizione!).
    • senza elencare vantaggi / svantaggi / rischi / imponderabili per ogni alternativa: (ogni alternativa ha i propri rischi, incertezze, pregi e difetti. Nel sistema dei valori di chi prende la decisione, la valutazione complessiva non è mai "giusta" ma nel miglior caso "il minor male").
    • possibilmente non decidere niente in situazioni troppo imbarazzanti.
  • Se la decisione è presa, non cambiarla, se non per delle esigenze esistenziali.

Abbiamo spesso a che fare con pazienti stressati che non si rendono più conto di questi meccanismi. Per non essere responsabili delle loro decisioni, si dimenticano delle alternative o si rifiutano di paragonarle, cercano di convincersi che si tratta di una "costrizione esterna". In questi casi è d'obbligo fare un serio discorso sulle responsabilità dei coinvolti. Altri pazienti si disperano, perchè vorrebbero trovare un'alternativa di soli pregi e senza rischi e incertezze.


Rischi


Valutazione di rischio ?

Questo procedimento è da usare con pazienti che devono prendere decisioni di grande portata, che hanno poca esperienza nel decidere e/o sono spensierati o "fifoni".

  • Classificarli in materiali, emotivi, relazionali, sociali
  • con grado "esistenziale", "dannoso", "fastidioso", "eccitante" e
  • Probabilitè di fallimento

per ogni alternativa.

L'esempio fa capire che il rischio non è l'unica componente di una decisione e che è importante anche il sistema dei valori individuali di chi ha da valutare rischi materiali, emotivi, relazionali e sociali. Probabilmente il paziente si pone per la prima volta la domanda a proposito di cosa consistono concretamente questi fattori.


Disturbi

Le regole sono banali. Il problema sta nel fatto che spesso non notiamo, o non diamo importanza, o siamo troppo presi dalle "cose importanti" per dedicarvi attenzione.
Negli strumenti: Specchi bianchi e neri è descritto un metodo per identificarli.

  • evitare quelli piccoli e frequenti;
  • affrontare subito quelli fastidiosi spontanei; eliminarli o accettarli (se il santo non vale la candela).


Motivazione

  • creare / cercare situazioni gratificanti;
  • chiarire subito delle situazioni ambigue;
  • risolvere dapprima le piccole faccende noiose;
  • poi le faccende medie opprimenti;
  • respingere immediatamente e ogni volta comportamenti demotivanti di altri;
  • darsi da fare per non comportarsi in modo svalutante e quindi demotivante.

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4.2  Misure retrospettive

Fare il punto della situazione, riconoscere la problematica. Le tecniche retrospettive/analitiche hanno un senso pratico solo se vengono usate come strumento per delle previsioni e dei controlli operativi.

Specchi bianchi e neri

Questo resoconto, proveniente da insegnamenti iniziatici, aiuta molto a rendersi conto quali siano esattamente gli eventi che disturbano e quelli che gratificano.
L'impegno per l'esercizio è importante (non in tempo e materiale) perchè dura ca. un mese.È indicato per persone che si trovano disorientate in un mare di impegni, a volte anche per persone sottostimolate e annoiate.


"Specchio" (eventi) nero (frustranti) e bianco (appaganti)

Si classificano i disturbi secondo i seguenti criteri:

  • imprenditoriali / progettuali
  • relazionali
  • emotivi
  • materiali, finanziari

e la loro importanza / ripetizione.

  • Annotare per 2 settimane gli eventi frustranti
  • poi per altre 2 settimane gli eventi gratificanti

È meglio procurarsi un piccolo taccuino e annotare subito un evento frustrante o gratificante. Si noterà che gli eventi si ripetono, e si marca la ripetizione (p.es. ||||| |||).

Si riportano poi i risultati in uno schemino illustrativo come nel disegno cui sopra e si fanno le seguenti riflessioni:

  • Cosa è da evitare e che cosa è da ricercare?
  • Quali criteri sono scarsi e predominanti nello "specchio nero" e
  • quali nello "specchio bianco"?
  • Dove sarebbe opportuno rinforzare o moderare gli impegni?


Contabilità del tempo

Questo esercizio serve per rendersi conto dell'impiego del tempo a disposizione, per correggere ev. il tiro nella gestione del tempo e per risparmiarlo nelle frustrazioni e guadagnarlo per le cose appaganti.

È indicato per delle persone che hanno l'impressione di spendere male il loro tempo e di non averne mai.

Si fa una semplice stima del tempo impiegato prima per le grandi esigenze esistenziali:-'

  • Sonno
  • Lavoro e tragitto al lavoro
  • Alimentazione e cura fisica
  • Vari impegni fissi
  • Altro

Poi si suddividono i vari capitoli secondo le esigenze.
È meglio farlo per un anno (8'760 ore a disposizione) ma almeno per un mese tipico dell'anno (730 ore disponibili).

Dove impiegare più o meno ore?


Contabilità sui mezzi e le risorse

Con la stessa procedura come per il tempo, viene elaborata la contabilità dei soldi, della proprietà , del personale, degli altri mezzi e delle risorse.


Analisi dei disturbi

Elencare i più frequenti disturbi sugli argomenti sopraindicati e classificarli secondo la gerarchia del fastidio e dell'importanza e frequenza.
Programma sull'eliminazione/elusione dei disturbi con degli eventuali esercizi e delle preparazioni.

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4.3  Misure previsionali

Le tecniche previsionali hanno un senso solo se si rispettano le risorse attualmente disponibili; altrimenti creano un ulteriore stress per via della sensazione d¹incapacità durante le fasi di realizzazione. Le risorse disponibili si possono rilevare dalle retrospettive analitiche.

Sono trattati i seguenti temi:
Obbiettivi, scopi, mete Mansioni, procedure] Esiti prevedibili Programmi, piani Budget ]

Obbiettivi, scopi, mete


Scopo
  • Quantificati e controllabili.
  • Fattibili a piccoli passi (a tappe).

"Stai attento con i tuoi obbiettivi," mi diceva mia nonna durante la mia adolescenza, "potresti anche raggiungerli". Pensavo che fosse cinica. Ma aveva ragione.

Al contrario, ho a che fare con pazienti stressati che si sono posti degli strani obbiettivi:

  • il cui esito non è notevolmente influenzabile da loro stessi (sogni dichiarati obbiettivi: frustranti se non si avverano e non appaganti se si realizzano, una specie di gioco d'azzardo con gli stessi meccanismi di fissazione e dipendenza quindi altamente stressanti).
  • ai quali mancano tempi e mezzi o altri requisiti (forma di megalomania che può finire solo in frustrazioni e spesso in notevoli perdite materiali, emozionali, relazionali e sociali.)

Meta

C'è un altro gruppo di pazienti che non si pone obbiettivi in modo da non incorrere in delusioni.

A loro mancano le sfide, la possibilità di avere successo, spesso abbinato ad invidia e gelosie morbose fino alla paranoia.
Non so quale dei due gruppi è meno disperato e stressato.

Se un paziente rappresentato in uno di questi due gruppi intende seriamente migliorare la propria situazione, non rimane altro che intraprendere:

  • lunghi discorsi che elencano le conseguenze belle e meno belle della meta: ci vuole capacità di immaginazione pragmatica

Obiettivo
  • una collaborazione con una meticolosa pianificazione:
    • di un obbiettivo raggiungibile, quantificabile e controllabile,
    • fattibile a tanti piccoli passi non troppo impegnativi
  • prima di iniziare con la realizzazione è bene fare una fredda analisi se il Santo vale la candela e valutare la probabilità di almeno una parziale riuscita. Se è improbabile, sarebbe antiterapeutico iniziare perchè si può finire con una frustrazione maggiore di quella iniziale.



Mansionari, procedure


Mansionario]]

Per chi collabora con altra gente è importante conoscere i propri:

  • compiti
  • responsabilità
  • competenze (diritti)

nei settori:

  • operativi / esecutivi
  • dispositivi
  • gestionali

In molte aziende questo è organizzato bene, nel senso che le competenze e le responsabilità sono equilibrate rispetto ai compiti. In altri posti di lavoro o volutamente o per negligenza sono definiti nebulosamente. Questo crea tanto distress cronico di incertezza e problemi relazionali.
Se i superiori non si convincono dell'utilità di tali direttive, conviene, abbozzare almeno per sè stessi una tale lista
(vedi anche: →Nozioni imprenditoriali).


Esiti prevedibili

Tutte le imprese / progetti hanno le loro conseguenze. Vale la pena di rifletterci. Come dissero i vecchi Romani: ... respice finem ... : rifletti sull'esito. Prima di intraprendere qualcosa di insolito vale la pena di immaginarsi le conseguenze, le sinergie, i parallelismi, se riesce o meno, in bene e in male ... .


Programmi, piani


Piano di lavoro

Per dei progetti con diverse persone coinvolte, con una certa complessità o di notevole importanza, conviene farsi un programma anche rudimentale. Dovrebbe contenere:

  • durata e termini dei diversi lavori;
  • budget di risorse finanziarie, materiali, personali;
  • piano di comunicazione e di istruzione tra i partecipanti.

È impressionante notare quanti progetti nascono male o falliscono. Durante tali progetti o verso la fine sono tutti stressati. Meglio prevenire!


Budget


Budget fondazione

Per dei progetti, ma anche per un esercizio di una certa portata, conviene fare un budget preliminare per non finire con un fallimento. Di solito si fanno budget finanziari, ma conviene anche farne uno per il tempo (vedi programmi, piani) e per le risorse.

Un esempio si trova nella dispensa Nozioni imprenditoriali MN 3.4.

5.  Terapie farmacologiche


Tiglio

Le terapie farmacologiche che riguardano lo stress possono servire, per un breve periodo, a mitigarne gli scomodi sintomi. A lungo però sono devastanti (siano esse naturali o meno), perchè sopprimono un sintomo, ma non regolano la condizione.
I rimedi usati a tale scopo si possono classificare in due modi atti a:

  • diminuire la percezione: molti sedativi hanno questo effetto come le benzoediazepine con il loro forte potenziale di tossicodipendenza. Sedativi / euforizzanti privi di effetti di tossicodipendenza possono essere utili per brevi periodi a pazienti iperattivi. Per es.: Kava-Kava, Canapa, serotoninergici come la triptofane. Per pazienti ipoattivi sono evidentemente controindicati.

Tè di tiglio o di camomilla sono miti e innocui sedativi contro sollecitazioni passeggere.


Caffè e Tè nero
  • inibire le reazioni emotive stimolando le attività: tipico effetto di efedrine e cocaina con il loro forte potenziale di tossicodipendenza. Stimolanti: Ginseng, Damiana,... privi di effetti di tossicodipendenza e che possono essere utili durante brevi periodi a pazienti ipoattivi .

Caffè e Tè nero sono miti e innocui stimolanti per combattere una stanchezza passeggera.

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5.1  Nozioni farmacoterapeutiche

Normalmente un paziente stressato chiede l'assunzione di medicamenti che sopprimano i suoi sintomi emotivi e/o fisici provenienti dal suo stato. Questi sintomi possono indicare una situazione di spiccata simpatotonia (iperattività, sovraccarico, eccitazione, ...) o già una situazione di esaurimento (cedimento, impotenza d'azione, stanchezza cronica, esaurimento, burn out e altri).

Spesso si notano anche delle alterazioni smisurate o scoordinate dei due stadi e/o una bassissima tolleranza a delle variazioni ambientali.

L'esperienza terapeutica dimostra stranamente che:

  • Pazienti adrenergici chiedono (o si automedicano) spesso con dei rimedi "tonificanti" come se avessero paura di cadere in una vagotonia (recupero) mentre
  • clienti colinergici (esauriti, ipoattivi) chiedono (o si automedicano) spesso rimedi "calmanti" come se avessero paura di cadere in una simpatotonia (iperattività).
  • Quasi nessuno chiede un rimedio che aumenti la capacità di tolleranza (normatonia).

Come terapista è facile cadere in questa trappola e rinforzare il sintomo, rispettivamente non notare che invece occorrerebbe una maggiore tolleranza operativa tra l'isterismo e la rassegnazione.

L'altra trappola è quella di basarsi troppo sulla farmacologia; in presenza di un caso acuto può essere utile per aiutare a uscire da una situazione insopportabile, ma non cambia la relazione del cliente con la realtè che gli causa lo stress. Fino a quando il cliente non riesce ad accettare una situazione o a cambiarla in un senso meno conflittuale, non c'è guarigione. Come panacea chiedo spesso ai miei pazienti che si stressano in continuazione perchè la realtà non corrisponde alla loro immagine morale?

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5.2  Rimedi stressregolatori

Rimedioper iperattivi per ipoattividose giornaliera
Piper methisticum+++++ p.es. KAVA ...
Valeriana+++++ Tinct. ... 10 ml
Triptofane+++  sera 1 gr
Luppolo+++ Tinct. sera ... 1 ml
Camomilla+++ Infuso ... 1/2 l
Lavanda+++ Tinct. ... 3 ml
Canapa+++ Tinct. sera ... 2 ml
Iperico+++ Tinct. ... 10 ml
Passiflora+++ Tinct. ... 6 ml
Scutellaria+++ Tinct. ... 3 ml
Avena +++ Tinct. ... 10 ml
Tiglio ++ Infuso ... 1 l
Fenilalanina  +++mattina 1 gr
Damiana ++++Tinct. mattina ... 2 ml
Nux Colae +++Tinct. mattina ... 5 ml
Caffè  ++... 5 tazze
Tè nero  ++... 5 tazze
Micronutrienti +++p.es. 1 BEROCCA ®
Ginseng +++Tinct. mezzogiorno ... 5 ml
Piscidia ++Tinct. ... 3 ml
Rosmarino ++Aeth. 1 gt. dopo i pasti



presentano a sufficienza delle proposte relative ad una medicazione dei diversi sintomi dello stress.

La tabella di fianco elenca diverse sostanze usate a questo scopo, singolarmente o in combinazioni galeniche. Per semplificare, come criterio di classificazione, ho scelto i termini del sistema neurovegetativo, sebbene le sostanze agiscano anche sugli altri sistemi regolativi.

Non sono elencate sostanze antistressanti con un rilevante potenziale stupefacente come nicotina, efedrina, cocaina, benzoediazepine, alcol, ...

6.  Annesso

6.1  Pagine correlate

Stress formati disponibili
.php .html .pdf img GoDr
Introduzione
Fisiologia
Patologia
Tipologia
Terapie




I vari formati sono depositati su diversi server:


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6.2  Impressum

MmP Tutoria Stress
Autori e relatori:
Peter Forster, medico naturista NVS, docente di
"Materia medica Popolare" e terapista di tecniche corporee
Testo a cura di:
✝Bianca Buser, Daniela Rüegg, Carmen Vaucher, Francesca Mahler

Versione web:

Illustrazioni, collegamenti e cura di Daniela Rüegg

1a edizione 2006 2a edizione 2008
3a edizione 2016
Cc by P. Forster & D. Rüegg 3.0-it

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