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2.3 Etica e morale terapeutica← .pdf 720px A4 → ☸ Materia naturopatica MN ◊ 2.3 Etica e morale terapeutica ⟷ ◊ 3.4 Nozioni imprenditoriali ◊ 4.10 ❄❄ Terapie respiratorie ◊ 4.10.1 Cura della respirazione regolare ◊ 4.10.2 Cura della respirazione disfunzionale ◊ 4.10.3 Cura di patologie respiratorie ◊ 4.7 Tessuto connettivo lasso ◊ 4.7.1 Nozioni su sistemi di regolazione ◊ 4.7.2 Immunità aspecifica: infiammazione ◊ 4.7.3 Fisiologia della perfusione ◊ Schede pazienti ◊ X Trattamento della respirazione disfunzionale ◊
1. Tracce del temaEtica e morale eticarazionale.net ◊ Etica it.wikipedia ◊ Morale it.wikipedia ◊ Epicureismo e stoicismo emsf.rai.it ◊ Platonismo/Aristotelismo parodos.it ◊ Torah it.wikipedia ◊Jeanne_Hersch it.wikipedia ◊Stoicismo it.wikipedia ◊Epicureismo it.wikipedia ◊ Sono trattati i seguenti argomenti: 1.1 Etica e morale
Secondo un criterio delle corti militari elvetiche i "motivi etici" sono (o erano) considerati come "intenzioni assolute incondizionate" (p.es. "mai ammazzare una persona") mentre "i motivi morali" relativizzano i "principi etici assoluti". P.e.usando un criterio di "minor male" si arriva a dire "mai uccidere una persona se non in condizioni di legittima difesa").
Si vede da queste poche righe che i termini di etica e di morale non sono ben delimitati ma che si tratta di convenzioni di giudizio sociale, di usanze e di costumi. È quindi evidente che "etica" e "morale" sono dei fatti culturali che si fondono idealmente su valori caratteristici insiti in diverse culture ed epoche. Ai tempi, gli amministratori di queste convenzioni e valori (e dei loro difficili contrasti intrinseci) erano rappresentati da sovrani, sacerdoti e giudici. Viste le loro diverse funzioni amministrative e i divergenti interessi personali e di corporazione, le alleanze tra di loro erano variabili. Tutto questo doveva interagire con le esigenze di un popolo che si voleva amministrare ideologicamente.
Lo studio della storia fornisce già all'interno di una cultura e lungo il percorso del tempo, i più sorprendenti esempi di usanze e costumi (morale ed etica). Dal punto di vista "funzionale", etica e morale determinano le regole di convivenza di individui, in una società con ruoli e interessi contrastanti per i suoi singoli membri e con valutazioni divergenti di compiti, diritti e responsabilità per i singoli verso il loro prossimo e verso "la comunità". Tutto questo sempre in base alla valutazione "generale" circa l'importanza del singolo e della "comunità" (famiglia, corporazione, comunità, religione, partito, paese, cultura, razza, nazione, stato, ... ). È però limitativo affrontare l'argomento solo da questo punto di vista. Sembra un'esigenza umana (salvo forse per gli individui più cinici) quella di giustificare le proprie opere, mosse e intenzioni a se stessi, alle persone amate/ammirate e/o rispettate/temute e davanti alle autorità terrestri e/o celesti. E questo richiede dei riferimenti, dei "codici" orali oppure scritti.
1.2 Modello adottatoSono partito dalle seguenti considerazioni:
◦⦆─────⦅◦ 1.3 Riferimenti personaliOltre a costumi, usanze, abitudini, comportamenti, atteggiamenti, convenzioni terapeutiche impostate tacitamente da esigenze e aspettative dei pazienti, sono codificate delle norme etiche e morali relative alla professione:
Al di là di tutto questo per me valgono dei principi etici e morali appresi da:
Per il mio lavoro pratico e relative valutazioni tento di rispettare il mio paziente nelle sue dimensioni sociali, individuali psichiche e biologiche, in una specie di "socio-psico-biologismo". 1.4 Fonti e riferimenti generaliChissà per quale motivo i vigenti amministratori di turno di etica e morale e i loro seguaci, difensori e alleati, si riferiscono volentieri a principi immutabili, sacri, intoccabili per vendere l'ultima novità sociale al pubblico (dallo stile di vita fino alla religione). I loro riferimenti preferiti sono:
◦⦆─────⦅◦ 1.5 Valutazione etica e moraleRicordo una frase del vangelo: "chi è senza peccato lanci la prima pietra ... ". A volte durante il rapporto terapeutico e per motivi curativi, è inevitabile che il terapista arrivi a una valutazione etica e morale nei confronti del paziente. Se capita, egli ha il diritto di sapere i motivi, le conclusioni, le conseguenze della sua riflessione e eventualmente ricevere consigli sul da farsi. Tutto il resto è sleale e antiterapeutico.
1.6 Criteri eticiDi seguito sono presentati brevemente i quattro campi di criteri più conosciuti della filosofia etica: Una valutazione o un giudizio serio (non a vanvera, a buon mercato o al posto di una riflessione) coinvolge elementi intenzionali, comportamentali, obiettivistici e consequenziali. Il semplice fatto di mettersi in discussione riguardo tutti e quattro questi elementi permette una sintesi adatta alla funzione della valutazione stessa. Siamo tutti inclini / costretti a valutare diversamente i vari campi di criteri. Per il lavoro terapeutico conviene riflettere più a fondo su criteri a noi meno familiari e/o al nostro cliente "troppo" familiari. Sono trattati i seguenti argomenti: Etica dei valori (intenzionale)Bene e male Mia nonna, quando da bambino sbagliavo, mi faceva la predica (o peggio mi castigava) e se mi difendevo piagnucolando: "non l'ho fatto apposta" lei si arrabbiava molto e mi rispondeva: "ci mancherebbe pure che tu l'abbia fatto apposta!".
Nelle nostre società l'etica della intenzioni prende piede fino alle sfortunate perversioni legislative statunitensi, che tentano con ultraformalismi di scaricare sempre più responsabilità da individuo a istituzioni.
In psicoterapia si nota spesso che una gran parte dei sensi di colpa e dei rancori verso il prossimo si basa su "giudizi intenzionali" ipotizzati come negativi per il prossimo o per sè stessi.
Si nota anche che coloro ai quali servirebbe veramente avere sensi di colpa, non li hanno mai. La base di un'intenzione è l'insieme dei valori e la loro gerarchia. In giurisprudenza si chiamano beni giuridici e hanno una gerarchia di solito ben definita (p.es.: la proprietà è inferiore alla vita umana, ... ).
Ci sono degli individui che ogni tanto tentano di usare quest'arma per scopi pubblici (dall'economia alla politica). Possono diventare un pericolo per la società e sono da bloccare in tempo, ma purtroppo esistono pochi strumenti giuridici atti a farlo.
Etica comportamentale (deontologica)giusto e sbagliato "Non è l'abito che fa il monaco ..." come tipica valutazione di usanze e costumi. È un dato di fatto che colui che si comporta visibilmente bene, gode di facilitazioni sociali e all'interno delle istituzioni, anche se dietro le quinte ha oscure intenzioni e obiettivi asociali e manca di qualsiasi responsabilità. Preso come criterio prevalente di valutazione, questo tipo di giudizio diventa socialmente la madre di tutti i bigottismi e gli opportunismi. Anche "farisei", legalistici e "quelli che pensano cosa dicono i vicini" si trovano in questo ambito di giudizio moralistico. Lo strano è che una comunità non gratifica misuratamente l'opportunismo, ritenendo noioso e mediocre un tale comportamento individuale. In psicoterapia, le persone con complessi di inferiorità cronici e quelle che creano "occultamente" disastri e godono del plauso pubblico per le loro proposte di rimediarlsi trovano in questa gerarchia A livello individuale ne fanno parte le persone "che conducono una vita sana, fanno tutto giusto e malgrado gli sforzi stanno male e si ammalano". E' la storia degli amici di Giobbe che non vollero capire che il suo destino non era una punizione divina, ma il frutto di una scommessa tra il Signore e un suo figlio maldestro (malauguratamente a scapito dell'unico Giusto reperibile non conformista). ✦ Etica obiettivistica (teleologica)Utile e futile
L'accento di questo criterio di valutazione etica-morale è posto sull'obiettivo, sull'utilità di una mossa o di un evento legato allo scopo e sulle conseguenze di questi ultimi per "l'opera". I punti deboli di questo approccio sono:
In psicoterapia si trovano spesso figure di imprenditori (raramente di manager) stupiti del fatto che gli altri non solo non sembrano interessati alle loro opere, ma osano criticare i modi della loro realizzazione e chiedono responsabilità per gli effetti collaterali dei processi e meccanismi messi in moto. La terapia di queste persone può essere abbastanza difficile, perchè l'abitudine di aver successo rovina parecchio la comprensione anche di altri valori. Certo è limitativo e riducente basare valutazioni e giudizi prevalentemente su scopo, utilità e relative implicazioni loro connesse, ma bisogna anche ammettere che "intenzionisti, comportamentisti e responsabilisti" messi assieme non sarebbero in grado di produrre un solo sacco di patate:
Devo ammettere che ho una piccola simpatia per gli "obiettivisti" anche se detesto di cuore parecchi di loro. Sarà perchè mi sento da sempre più vicino alla figura di Isaù che a quella di Giacobbe (Esaù e Giacobbe). ✦ Etica delle conseguenze (responsabilità)Successo e insuccesso Come disse mia nonna: "... sei responsabile per quello che concludi e non per l'intenzione". È l'unico tipo di etica che si basa su fatti compiuti invece che su principi, intenzioni o obiettivi. E non ho mai incontrato persone che temessero più la responsabilità quanto i responsabili (che in fondo sono "intenzionalisti" o "comportamentalisti").
Questi dogmi hanno i loro limiti in quanto l'istanza "creativa" e "di controllo" di obiettivi e compiti rimane oscura. Ma almeno tentano di delimitare il dispotismo quotidiano all'interno di grandi organizzazioni anonime. In psicoterapia incontriamo spesso qui tutti i quadri, dai più bassi ai manageriali, che:
Per noi terapisti, che di solito siamo dei piccoli imprenditori, la questione della responsabilità e delle relative "sanzioni" è forse la più cruciale e secondo me non è formulabile in modo generalizzato. In modo pragmatico per ogni singolo paziente devo:
◦⦆─────⦅◦ 1.7 Comportamenti, sanzioni e gratificazioniComportamenti e atteggiamenti del singolo in un determinato contesto sociale sono scontati se rientrano in certe convenzioni; sanzionati se deviano in modo rilevante dai valori sociali e gratificati (p.es. in forma di reputazione) se adempiono più del dovuto a questi valori. Il sistema di sanzioni è parecchio elaborato e differenziato, come dimostra il seguente grafico, mentre le gratificazioni e motivazioni sembrano meno evolute.
2. Il giuramento di IppocrateIppocrate it.wikipedia ◊ Giuramento di Ippocrate it.wikipedia ◊ Ippocrate, medico greco vissuto sull'isola di Kos, ca. 460 ... 377 a.C., fondatore della medicina "scientifica", fortemente influenzato della medicina ayurvedica. Testo in italiano della Biblioteca Cantonale, Lugano. IL GIURAMENTO Giuro su Apollo medico e su Asclepio e su Igea e su Panacea e sugli dèi tutti e le dee, chiamandoli a testimoni, di tener fede secondo le mie forze e il mio giudizio a questo giuramento e a questo patto scritto. Riterrò pari ai miei stessi genitori chi mi ha insegnato quest'arte e metterò i miei beni in comune con lui, e quando ne abbia bisogno lo ripagherò del mio debito e considererò i suoi discendenti alla stregua di miei fratelli, e insegnerò loro quest'arte, se desiderano apprenderla, senza compensi né impegni scritti; trasmetterò gli insegnamenti scritti o verbali e ogni altra parte del sapere ai miei figli così come ai figli del mio maestro e agli allievi che hanno sottoscritto il patto e giurato secondo l'uso medico, ma a nessun altro.
Sono trattati i seguenti argomenti: 2.1 Formula d'invocazioneGiura chiamando:
e tutti gli altri dei e dee come testimoni: perchè si tenga fede e si rispetti il giuramento e i relativi obblighi. Commento:
Cita i Signori e le Signore dell'arte come testimoni, stabilendo così un programma medico simboleggiato con le figure mitiche dell'epoca. 2.2 Gratitudine e obblighi verso l'insegnante
Commento: rispetto verso l'insegnante dell'arte, riconosciuto come istanza di giudizio e potere decisivo; partecipazione e solidarietà economica e fratellanza con i discendenti del maestro.
◦⦆─────⦅◦ 2.3 Tramandare e obblighi d'istruzioneConsiglio, relazione e istruzione:
Commento: rispecchia l'organizzazione professionale medica dell'epoca "ereditaria e corporativa" (come quasi tutte le professioni) a quei tempi con forti obblighi e responsabilità reciproci tra maestro e discepolo. Nella nostra cultura, del sistema corporativo è rimasta solo la parte pressoché monopolizzata di licenze e prezzi. ◦⦆─────⦅◦ 2.4 Obblighi verso gli ammalatiIndicazioni per gli ammalati:
Commento: rara massima dell'antichità quella di agire nell'interesse del più debole, di proteggerlo e di astenersi dallo sfruttare il proprio potere. Atteggiamento che era un ideale esclusivo del capo della stirpe verso i propri familiari. 2.5 Rispetto della vita umana
Commento: forse serviva per mantenere alta la reputazione dei medici contro la diffidenza sociale verso chi disponeva di strumenti letali "ermetici". 2.6 Conduzione di vita e professioneMantenere sacra e pulita la propria vita e la professione. Commento: evidentemente serviva per mantenere una buona reputazione dei medici e forse era espressione di una profonda religiosità e di gratitudine verso gli dei che permettevano di curare. 2.7 Rispetto verso altri professionistiNon operare i calcoli della vescica urinaria, ma lasciarlo a chi è artigiano del mestiere. Commento: rispetto verso "il chirurgo", professionista con propria corporazione e obbligo di non invadere il suo campo. 2.8 Comportamento verso gli ammalatiEntrerò nelle case:
Commento: rispetto per il "regno domestico" con il capo della stirpe come unico sovrano. 2.9 Confidenzialità
Commento: pare che anche nell'antichità si spettegolava volentieri e si riteneva questo comportamento un danno per l'arte. 2.10 Formula di chiusuraSe compio questo giuramento e non lo tradisco mi sarà concesso:
Se lo rompo e non lo rispetto otterrò il contrario. Commento: pio desiderio (non solo) antico che i padroni dell'arte fossero gratificati per il loro merito o puniti per il contrario 3. Relazione terapeuticaLa relazione terapeutica salus.it ◊ RElazione terapeuticapsicoterapie.org ◊ Psicoterapia cognitivo/comportamentale psicotraumatologia.com Il metodo terapeutico come tale fornisce pochi elementi per valutare se è appropriato. È più importante la capacità del terapista. Con il buon senso si riflette meglio "per eliminazione" che "positivamente". Un terapista è un bravo artigiano se:
Tutti i terapisti (e forse tutti gli operatori sanitari) sono confrontati con i seguenti temi relazionali.
Sono trattati i seguenti argomenti: 3.1 Il morale del pazienteIl paziente (o soggetto, cliente, utente, ...) è normalmente una persona in stato di ansia, paura, incertezza, preoccupazione, emozioni ... per la sua malattia, il suo disagio o il suo difetto:
ambienti, comportamenti o discorsi del terapista che accentuano questi stati d'animo non solo non sono professionali, ma pure antiterapeutici. Come disse mia nonna: "il paziente deve uscire un pò più eretto, lo sguardo un pò più chiaro e un pò più sorridente di quando è entrato". ◦⦆─────⦅◦ 3.2 Sintomi psichici del paziente
◦⦆─────⦅◦ 3.3 Idee del pazienteIl paziente ha delle "idee strane":
il che vuol dire che sono diverse dalle mie. Se voglio interferire in questo campo non devo fare il terapista, ma l'insegnante o il missionario. Citerò in proposito una massima di mia nonna zingara: "Mai rispondere alle domande non poste, ma sempre a quelle poste".
3.6 L'altruismo del terapista
◦⦆─────⦅◦ 3.7 Le indicazioni del terapistaIl paziente non segue i miei consigli / indicazioni:
se non sono riuscito a trovare quei consigli / indicazioni che il cliente è in grado di applicare, devo dichiarare fallito il mio tentativo e consigliare un terapista più idoneo. ◦⦆─────⦅◦ 3.8 La disponibilità del terapista
◦⦆─────⦅◦ 3.9 Autonomia di paziente e terapistaIl paziente dipende da me, quindi deve attenersi alle mie regole:
non è da gentiluomo approfittarsi della miseria altrui.
4. Allegati4.1 Immagini MmP 4.3 & MN 2.3
4.2 Diapositive4.3 Filmini
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