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4.3 Morale ed etica professionale

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P. Forster & B. Buser
a cura di D. Rüegg

San Francesco, Locarno

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Dispense: ... ... ... ...

1.  Morale ed etica professionale

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1.0 Tracce del tema

2.0 Il giuramento di Ippocrate

3.0 Relazione terapeutica

4.0 Autonomia di cliente e terapista


1.1  Tracce del tema a)

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1.1 Etica e morale

  • Etica, morale, costumi sono invenzioni umane
  • Dovrebbero servire a facilitare la convivenza sociale
  • Si basano normalmente su concetti irrazionali religiosi, ideologici e di superstizioni
  • Tutto questo li rende altamente influenzabili da interessi di potere

1.2 Modello adottato

  • In una società civilizzata, democratica e laica, anche i concetti etici e morali devono essere plausibili.
  • Per questo ho adottato un modello del tipo "razionale - irrazionale"

1.3 Riferimenti personali

  • I miei riferimenti personali sono democratici, laici con radici cristiane e preferenze biologistiche (bel casino)

1.4 Fonti e riferimenti generali

  • Codici svizzeri
  • Etica di un guaritore
  • Norme professionali di NVS e AKODH


1.2  Tracce del tema b)

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1.5 Valutazione etica e morale
Ricordo una frase del vangelo: “chi è privo di colpa lanci il primo sasso…”.

Nel rapporto terapeutico, una valutazione etica e morale del terapista verso i clienti ogni tanto è inevitabile per motivi curativi. Se capita, il cliente ha il diritto di sapere i motivi, le conclusioni, le conseguenze della tua riflessione e eventualmente i consigli che hai da dare. Tutto il resto è sleale verso il cliente e antiterapeutico.

A chi del resto come terapista si sente di giudicare il suo cliente, consiglio di scegliersi un’altra professione come p.es.:

  • Procuratore pubblico
  • Giudice
  • Sacerdote
  • Politico
  • Capo del personale di un’impresa
  • Poliziotto
  • Guru di una comunità spirituale
  • Presidente di una congregazione di giusti.

Il giudizio, all’infuori di necessità funzionali, ha degli effetti collaterali:

  • Abbrutisce il viso
  • Rende arrogante e/o bigotto
  • Impedisce la simpatia (che nasce sul terreno della comune debolezza)
  • Interrompe la riflessione e ti rende tonto
  • Alimenta il rancore verso di te
  • Ti fa sentire superiore, ma alla lunga non è divertente
  • Porta un alto rischio di assuefazione poco soddisfacente.

Una valutazione o un giudizio serio (non a vanvera, a buon mercato o al posto di una riflessione) coinvolge elementi intenzionali, comportamentistici, di obiettivi e di conseguenze. Il semplice fatto di essersi messo in discussione su tutti e quattro questi piani evita una mancante differenziazione e permette una sintesi adatta alla funzione della valutazione stessa.

In seguito sono presentati brevemente i quattro campi più conosciuti della filosofia etica:

  • Etica intenzionale o dei valori
  • Etica comportamentale o deontologica
  • Etica obiettivistica o teleologica
  • Etica della conseguenze.

1.3  Etica intenzionale o dei valori

“bene e male”

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Quando sbagliavo da bambino e mia nonna mi faceva la predica (o sanzioni peggiori) e mi difendevo piagnucolando con l’argomento: “non l’ho fatto apposta” lei si arrabbiava molto e mi rispondeva: “ci mancherebbe anche che l’avessi fatto apposta”. Relativizza abbastanza il valore dell’intenzione a scapito di un punto di vista della responsabilità, per il fatto e non per l’intento.

In psicoterapia si nota spesso che una gran parte dei sensi di colpa e dei rancori verso il prossimo si basano su “giudizi intenzionali” ipotizzati come negativi per il prossimo o per se stessi.
Quando si indaga su possibili intenzioni alternative, spesso si scopre che sarebbero altrettante fonti di sensi di colpa o rancori secondo criteri differenti.
In pratica, di fronte alla scelta di una o dell’altra possibilità, entrambe condurrebbero allo stesso effetto sulla persona.

Si nota anche che coloro ai quali servirebbe veramente avere sensi di colpa, non li hanno mai.

La base di un’intenzione sono dei valori e la loro gerarchia. In giurisprudenza si chiamano beni giuridici e hanno una gerarchia di solito ben definita (p.es.: la proprietà è inferiore alla vita umana, …).

A livello giuridico, il giudizio dell’intenzione diventa criminale ed è un grosso strumento del potere per diffamare o sradicare gli avversari. Nelle legislazioni democratiche normalmente è illecito un “giudizio sull’intenzione”. D’altronde il grado di intento serve per adeguare la punizione (omicidio premeditato o preterintenzionale).

Ci sono degli individui che tentano ogni tanto di usare quest’arma per scopi pubblici (dall’economia alla politica). Possono diventare un pericolo per la società e sono da bloccare in tempo, ma purtroppo esistono pochi strumenti giuridici a questo scopo.

Sottoporre delle intenzioni all’avversario è umanamente capibile da parte del più debole (anche se ha un tocco di paranoia), è invece altamente sospettoso come arma del vantaggiato verso lo svantaggiato.


1.4  Etica comportamentale

(deontologica): “giusto e sbagliato”

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“Sono i vestiti che fanno l’uomo” come tipica valutazione di usanze e costumi.

È un dato di fatto che colui che si comporta bene, gode di facilitazioni sociali e davanti alle istituzioni, anche se dietro le quinte avesse oscure intenzioni e obiettivi asociali e mancasse di qualsiasi responsabilità.

Preso come criterio prevalente di valutazione, questo tipo di giudizio diventa socialmente la madre di tutti i bigottismi e gli opportunismi. Anche “farisei”, legalistici e “cosa dicono i vicini” si trovano in questo ambito di giudizio moralistico. Lo strano è che una comunità non gratifica misuratamente l’opportunismo, ritenendo noioso e mediocre un tale comportamento individuale. In psicoterapia si trovano qui le persone con complessi di inferiorità cronici e quelle che creano “occultamente” disastri e godono del plauso pubblico per le loro proposte di rimediarle.

A livello individuale si incontrano qui le persone “che conducono una vita sana, fanno tutto giusto e malgrado gli sforzi stanno male e si ammalano”: fanno i bravi. È la storia degli amici di Giobbe che non vollero capire che il suo destino non era una punizione divina, ma il frutto di una scommessa tra il Signore e un suo figlio maldestro (malauguratamente a scapito dell’unico Giusto reperibile non conformista).


1.5  Etica obiettivistica

(teleologica): “utile e futile”

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  • “L’obiettivo consacra i mezzi” e
  • “non perfezionare la tua personalità, ma concludere le singole tue opere” (G. Benn).

L’accento di questo criterio di valutazione etica-morale è posto sull’obiettivo, sull’utilità di una mossa o di un evento legato allo scopo e sulle conseguenze di questi ultimi per “l’opera”. I punti deboli di questo approccio sono:

  • La valutazione e la scelta dell’obiettivo (forse non è gradito).
  • Restano impliciti i fattori imponderabili di realizzazione, visto che ogni obiettivo non solo è una scelta (aleatoria) ma anche una ipotesi.

In psicoterapia si trovano qui spesso le figure di imprenditori (raramente di manager) stupiti del fatto che gli altri non solo non sembrano interessati alle loro opere, ma osano criticare i modi della loro realizzazione e chiedono responsabilità per gli effetti collaterali dei processi e meccanismi messi in moto. La terapia di queste persone può essere abbastanza difficile, perché l’abitudine di aver successo rovina parecchio la comprensione anche di altri valori.

Certo è limitativo e riducente basare valutazioni e giudizi prevalentemente su scopo, utilità e relative implicazioni loro connesse → utilitarismo, ma bisogna anche ammettere che “intenzionisti, comportamentisti e responsabilisti” messi assieme non sarebbero in grado di produrre un solo sacco di patate:

  • Per sfamare l’ 80% della popolazione mondiale affamata degli “intenzionisti”.
  • In condizioni igieniche che non disturbino nessuno tranne i “comportamentisti”.
  • Assumendosi la responsabilità per la “distruzione della natura” perché fanno una “coltivazione di patate” impedendo così la crescita di boschi selvaggi.

Devo ammettere che ho una piccola simpatia per gli “obiettivisti” anche se parecchi di loro li detesto di cuore. Sarà perché mi sono sentito da sempre più vicino alla figura di Isaù che a quella di Giacobbe.


1.6  Etica delle conseguenze

(responsabilità)

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  • Come Sisifos che venne “responsabilizzato”
  • o come Gesù che porta sulle spalle i peccati dell’umanità
  • e in compenso i cristiani troppo peccatori vengono bruciati all’inferno.

Si trova qui la fonte della colpa della quale gli “intenzionalisti” soffrono tanto e senza motivo concreto. E non ho mai incontrato persone che temessero più la responsabilità dei responsabili.

Nelle nostre società l’etica della responsabilità prende fortunatamente piede fino alle sfortunate perversioni legislative statunitensi che tentano con ultraformalismi di scaricare sempre più responsabilità dall’individuo verso le istituzioni.

Fortunatamente la teoria dell’organizzazione moderna ci fornisce dei criteri di valutazione applicabili e sufficientemente plausibili tramite i seguenti “dogmi”, che sarebbero una condizione per far funzionare bene un’organizzazione:

  • All’interno di un’organizzazione uno svolge un compito con degli obiettivi definiti secondo la sua indole, la sua capacità e la sua istruzione in reciproco accordo con l’istanza superiore e con il consenso dei diretti coinvolti.
  • Può disporre autonomamente di mezzi e strumenti necessari per svolgere questo compito e raggiungere lo scopo.
  • Ha la responsabilità con sanzioni definite per l’impiego razionale di mezzi e strumenti e per lo svolgimento definito dei compiti.
  • Esistono delle istanze indipendenti per il controllo di esito e obiettivi.

Questi dogmi hanno i loro limiti in quanto l’istanza “creativa” e che controlla obiettivi e compiti rimane oscura. Ma almeno tentano di delimitare il dispotismo quotidiano all’interno di grandi organizzazioni anonime.

In psicoterapia incontriamo spesso qui tutti i quadri, dai più bassi ai manageriali, che:

  • da una parte soffrono di organizzazioni dispotiche
  • e dall’altra di accuse da parte dei “fondamentalisti” di ogni tipo ideologico, con ottime intenzioni e scarsi compiti, competenze e responsabilità concrete.

Per noi terapisti, che di solito siamo dei piccoli imprenditori, la questione della responsabilità e delle relative “sanzioni” è forse la più cruciale e secondo me non è formulabile in modo generalizzato. In modo pragmatico per ogni singolo cliente devo:

  • Porre un obiettivo terapeutico (in funzione a una valutazione razionale del disturbo).
  • Chiedermi di quali mezzi e strumenti dispongo per poter svolgere questo compito e cosa devo delegare a terapisti/ medici più idonei di me.
  • Chiarire dove sono i dubbi, le incertezze, le carenze, le possibilità di mie valutazioni errate e le loro eventuali conseguenze, se sbaglio indicazione o tralascio consigli per analisi/cure.
  • Continuamente controllare l’effetto curativo delle misure proposte e paragonarlo con gli obiettivi fissati; correggere il tiro, o proporre altre misure.
  • Mai caricare questi miei problemi sul povero cliente il quale dovrebbe invece poter scaricare un po’ dei suoi problemi su di me.


1.7  Comportamenti, sanzioni e gratificazioni

(deontologia)

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Comportamenti e atteggiamenti del singolo in un determinato contesto sociale sono scontati se rientrano in certe convenzioni; sanzionati se deviano in modo rilevante dai valori sociali e gratificati (p.es. in forma di reputazione) se adempiono più del dovuto a questi valori.

Il sistema di sanzioni è parecchio elaborato e differenziato, come dimostra il seguente grafico, mentre le gratificazioni e motivazioni sembrano meno evolute.


2.  Il giuramento di Ippocrate

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2.1 Formula d’invocazione
2.2 Gratitudine e obblighi verso l’insegnante
2.3 Tramandamento e obblighi d’istruzione
2.4 Obblighi verso gli ammalati
2.5 Rispetto della vita umana
2.6 Conduzione di vita e professione
2.7 Rispetto verso le altre professioni sanitarie
2.8 Comportamento verso gli ammalati
2.9 Confidenzialità
2.10 Formula di chiusura


2.1  IL GIURAMENTO

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Formula d’invocazione
Giuro su Apollo medico e su Asclepio e su Igea e su Panacea e sugli dèi tutti e le dee, chiamandoli a testimoni, di tener fede secondo le mie forze e il mio giudizio a questo giuramento e a questo patto scritto.

Gratitudine e obblighi verso l’insegnante
Riterrò chi mi ha insegnato quest’arte pari ai miei stessi genitori, e metterò i miei beni in comune con lui, e quando ne abbia bisogno lo ripagherò del mio debito …

Tramandamento e obblighi d’istruzione
… e i suoi discendenti considererò alla stregua di miei fratelli, e insegnerò loro quest’arte, se desiderano apprenderla, senza compensi né impegni scritti; trasmetterò gli insegnamenti scritti o verbali e ogni altra parte del sapere ai miei figli così come ai figli del mio maestro e agli allievi che hanno sottoscritto il patto e giurato secondo l’uso medicale, ma a nessun altro.

Obblighi verso gli ammalati
Mi varrò del regime per aiutare i malati secondo le miei forze e il mio giudizio, ma mi asterrò dal recar danno e ingiustizia.

Rispetto della vita umana
Non darò a nessuno alcun farmaco mortale neppure se richiestone, né mai proporrò un tale consiglio: ugualmente non darò alle donne pessari per provocare l’aborto.

Conduzione di vita e professione
Preserverò pura e santa la mia vita e la mia arte.

Rispetto verso le altre professioni sanitarie
Non opererò neppure chi soffre di mal della pietra, ma lascerò il posto ad uomini esperti di questa pratica.

Comportamento verso gli ammalati
In quante case entrerò, andrò per aiutare i malati, astenendomi dal recar volontariamente ingiustizia e danno, e specialmente da ogni atto di libidine sui corpi di donne e uomini, liberi o schiavi.

Confidenzialità
E quanto vedrò e udirò esercitando la mia professione, e anche al di fuori di essa nei miei rapporti con gli uomini, se mai non debba essere divulgato attorno, lo tacerò ritenendolo alla stregua di un sacro segreto.

Formula di chiusura
Se dunque terrò fede a questo giuramento e non vi verrò meno, mi sia dato godere il meglio della vita e dell’arte, tenuto da tutti e per sempre in onore. Se invece sarò trasgressore e spergiuro, mi incolga il contrario di ciò.


3.  Relazione terapeutica

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Il morale del cliente
Il cliente (o: il soggetto, paziente, utente) è normalmente una persona in stato di ansia, paura, incertezza, preoccupazione, emozionalità… per la sua malattia, il suo disagio o il suo difetto:
ambienti, comportamenti o discorsi del terapista che accentuano questi stati d’animo non sono solo non professionali, ma anche antiterapeutici. Come disse mia nonna: il cliente deve uscire un po’ più eretto, lo sguardo un po’ più chiaro e un po’ più sorridente di quando è entrato.

Sintomi psichici del cliente
Il cliente reagisce spesso ai suoi stati d’animo manifestando sintomi (più o meno acuti) narcisisti, schizoidi, maniaci, depressivi, fobici, isterici…:
questi sintomi possono dare indicazioni sul modo in cui il cliente affronta delle difficoltà. È tuttavia poco rispettoso giudicare il cliente secondo tali criteri ed è antiterapeutico interferire con essi, in quanto scompaiono da soli una volta superata la difficoltà e nel frattempo servono da difesa (anche se scomoda).

Idee del cliente
Il cliente ha delle “strane idee”:
il che vuol dire che sono diverse dalle mie. Se voglio interferire in questo campo non devo fare il terapista, ma l’insegnante o il missionario. Citerò in proposito una massima di mia nonna zingara: Mai rispondere alle domande non poste, ma sempre a quelle poste.

Comportamento del cliente
Il cliente ha dei comportamenti “non idonei”:
per correggerli dovrei fare il poliziotto.

Credibilità del cliente
Il cliente è bugiardo:
quando io mi comporto da giudice.

L’altruismo del terapista
Il cliente non vuol farsi aiutare:
con giusta ragione. Perché non sono il suo angelo custode (anche se talvolta mi piacerebbe assumere quel ruolo arrogante) ma rendo modestamente un servizio, come un cameriere, e il cliente, direttamente o indirettamente, mi paga.

Le indicazioni del terapista
Il cliente non segue i miei consigli/indicazioni:
se non sono riuscito a trovare quei consigli/ indicazioni che il cliente possa applicare, devo dichiarare fallito il mio tentativo e consigliare un terapista più idoneo.

La disponibilità del terapista
Il cliente mi disturba per qualsiasi sciocchezza:
sto diventando il suo guru. Sono però terapista. L’obiettivo è che il più presto possibile il cliente non abbia più bisogno di me, o perché è guarito o perché gli ho mostrato come arrangiarsi da solo.


4.  Autonomia di cliente e terapista

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Autonomia
Il cliente dipende da me, quindi deve attenersi alle mie regole:
non è da gentiluomo approfittare della miseria del prossimo!

Io do tanto del mio, il mio cliente invece non partecipa col proprio.
È ora di smettere a giocare a terapia.


5.  Diapositive


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6.  Appendice

6.1  Indice Lucidi

Programmi incontri

Gruppi di lucidi

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description: medicina popolare, corso, materia medica, postura, portamento, posturale, locomotore, apparato, sistema, movimento, motorio, ossa, articolazione, muscolo, tessuto connettivo, anatomia, fisiologia, medicina, laica, complementare, alternativa, Peter Forster
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6.2  Indirizzi immagini


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6.3  Commenti

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6.4  Indice lucidi

❄ Lucidi MmP  Indice completo dei Lucidi 10.0 Apparato respiratorio 21 Apparato e sistema locomotore 21.0 ❄ Locomozione 21.1 Apparato locomotore 21.2 Movimenti elementari 21.3 Ossa, articolazioni 21.4 Muscoli, Tessuti connettivi 22.0 ❄ Terapie locomotorie 22.1 Metodi di medicina manuale 22.2 Malattie motorie 22.3 Diagnostica 22.4 Medicina manuale 22.5 Esercizi locomotori 23.0 ❄ Procreazione* 23.1 Fisiologia procreativa 23.2 Malattie procreative* 23.3 Genetica e malattie genetiche* 23.4 Anatomia procreativa 24.0 ❄ Sviluppo umano* 24.1 Crescita e sviluppo umano* 24.2 Disturbi in maturità* 243 244 245 4.0 ❄ Materia naturopatica* 4.1 ❄ Leggi e istituzioni* 4.2 ❄ Associazioni professionali* 4.4 ❄ Nozioni imprenditoriali* 7.0 ❄ Tessuti e malattie tessutali* 7.1 Malattie infettive 7.2 Tessuti 7.3 Infezioni batteriche 7.4 Regolazione basale 7.5 Nozioni di biochimica 9.0 Apparato tegumentario, Dermatologia 9.1 Difese infettive e solari della cute 9.2 Rigenerazione cutanea, Ferite 9.3 Regolazione di temperatura corporea 9.4 Sensori cutanei e tatto 9.5 Eczemi e neurodermite Esempio dati per lucidi Modulo Programmi* ModuloMmPDermatologia* Temi 21) Locomotore Temi 22) Terap.Manuali Temi 23) Procreazione Temi 24) Sviluppo Trascrizione di lucidi .htm → .php Truccioli Truccioli Lucidi

6.5  Domini di MedPop

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