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B. Varini: Il Tatto


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Il contatto nella terapia craniosacrale
Lavoro di diploma di B.Varini.

Categoria: Postura, Lavoro corporeo, Ospiti
Autore: Bruno Varini

Lavoro craniosacrale

... I began this by simply putting my hands on various segments of the patient’s bodies: that related to their complaints, and I learned to listen, listen, listen to the tissues within ... (Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin E. Becker)

1.  Introduzione

  • Quali parti anatomiche del nostro corpo entrano in gioco durante una sessione di craniosacrale?
  • Quali sono i processi che ci permettono di percepire il contatto con il paziente?
  • In che misura ciò che sentiamo è vero?

Ecco alcune domande che mi sono posto ed a cui ho cercato di rispondere in questa ricerca utilizzando come filo conduttore un testo tratto dal libro di E. Becker “Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin”. In esso Becker descrive succintamente quattro livelli di palpazione utilizzati nella terapia craniosacrale. Partiremo dal livello più fisico, il tatto, ed arriveremo ad un livello meno concreto ma non meno reale, per il quale sono sicuramente rilevanti l’intuizione e l’esperienza. Per questa ricerca ho avuto la fortuna di trovare, almeno per i primi livelli, molto materiale. Si è dunque trattato di ordinare e selezionare le parti utilizzabili in modo che potessero entrare nelle categorie descritte da Becker.

Ho poi condito il tutto con le mie analisi e considerazioni personali. Infine, per chi non l’avesse riconosciuto, il disegno della prima pagina, rappresenta l’homunculus, raffigurazione dell’importanza delle aree riservate ai sensi nel nostro cervello, in funzione delle parti del nostro corpo. Se non vi fosse già balzato agli occhi, guardate la dimensione delle mani.


2.  Diversi livelli di palpazione

Nel suo libro “Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin” E. Becker suddivide così i vari livelli del contatto nell’ambito del lavoro craniosacrale:

  1. Il tatto
  2. I sensori propriocettori
  3. La percezione sensomotoria
  4. Il livello quantico

3.  Il senso del tatto

homunculus
Homunculus

Il primo livello è quello di un contatto superficiale. Si ha giusto una presa casuale di qualcosa. Non stiamo ascoltando ma stiamo semplicemente registrando che stiamo toccando qualcosa. Con questo contatto stiamo utilizzando unicamente i sensori del tatto nelle nostre dita e nelle nostre mani. (E. Becker)

Questa prima descrizione di Becker sembra riferirsi ad un’azione priva di importanza, probabilmente descritta in questo modo per non enfatizzare le sensazioni tattili, che si percepiscono al contatto con il paziente. In realtà, per poter percepire la sensazione del tatto, il nostro corpo fa capo ad una grande quantità e diversità di sensori cutanei


3.1  Sensori a livello epidermico:

L’epidermide è uno strato cellulare di elementi epiteliali derivato dall’ectoderma embrionale. A partire dalla diciassettesima settimana di gestazione, l’epidermide dell’embrione ha già tutte le caratteristiche essenziali di quella dell’adulto. È l’epidermide che ci separa e ci protegge dal mondo fisico esterno. La parte più esterna dell’epidermide è lo strato corneo composto da cellule robuste spinte verso l' esterno dal processo rigenerativo del tessuto.

Col tempo, si parla di giorni, queste cellule invecchiano, muoiono e vengono sostituite da cellule più giovani. Questo strato molto sottile costituisce il mezzo tattile vero e proprio, dato che è dalle sue caratteristiche meccaniche che dipende la distribuzione delle tensioni nelle zone sensibili sottostanti. Un' epidermide dura coincide con zone meno sensibili, non è però vero il contrario. Una buona trasmissione dello stimolo tattile dipende dalla elasticità dello strato corneo; infatti, se è sufficientemente elastico, esso segue con precisione i risalti dell' oggetto toccato trasmettendo ai tessuti sottostanti un’informazione non distorta da rigidezze. Immediatamente sotto lo strato corneo c'è un tessuto più spesso e dalla forma più irregolare, con delle estroflessioni che coincidono, con ampiezze maggiori, ai solchi delle impronte digitali delle dita e con le irregolarità osservabili sulla pelle. Queste estroflessioni rivestono un’importanza particolare nella sensazione per la loro natura e morfologia.

Si muovono insieme ai risalti dell' epidermide trasmettendo, amplificati, gli spostamenti dovuti alle azioni sullo strato corneo. Sulle creste delle estroflessioni della cute si trovano:


I dischi di Merkel

sono i più semplici sensori di tatto. Un singolo assone è utilizzato da circa un centinaio di dischi di Merkel. Solo l’eccitazione contemporanea di più sensori adiacenti viene trasmessa come segnale al midollo spinale. Ce ne sono circa 100 per mm2. Costituiscono il 25% dei recettori tattili nelle mani. Sono particolarmente concentrati nei polpastrelli delle dita.

Funzione: sono responsabili nella mediazione della sensibilità tattile discriminata: il funzionamento simultaneo di questi sensori permette di riconoscere come distinti due punti ad una distanza di 0.5mm. Questi sensori sono particolarmente adatti a rappresentare le superfici o la forma degli oggetti. Permettono inoltre di percepire la curvatura degli oggetti toccati in modo molto preciso. Questa sensibilità è indipendente dalla forza e dall’area di contatto. Sono inoltre sensibili alla misurazione della pressione ed al rilevamento delle vibrazioni di frequenze tra 0.3 e 3 Hz.

Tra le estroflessioni sono alloggiati :


I corpuscoli tattili di Meissner

sono di piccole dimensioni (80x30micron) di forma ovale e sono composti da una decina di cellule avvolte attorno ad una fibra nervosa afferente. La stessa fibra nervosa è condivisa da più corpuscoli. Sono specialmente numerosi nelle aree di cute prive di peli come i capezzoli, le labbra e le estremità delle dita. Nelle mani sono circa 150 per mm2 e costituiscono il 43% dei sensori tattili presenti. È da notare l’assenza di questi sensori in zone sensibilissime al contatto, come la lingua o le labbra. Questo per evidenziare come non sia possibile limitare la sensazione del contatto ad un solo tipo di sensore.

Funzione: non reagiscono a pressioni persistenti ma a variazioni di pressione: quanto più rapidamente varia la pressione, tanto più è intenso il segnale inviato alla fibra nervosa. Sono sensibili a vibrazioni di bassa frequenza tra i 3 ed i 40Hz. Rilevano velocemente il contatto e non si saturano.


Le terminazioni libere

sono distribuite in tutto il corpo e nelle viscere profonde. Il cervello è l’unico tessuto privo di queste terminazioni libere. Permeano praticamente tutto lo spessore sotto lo strato cutaneo con “isole” sensorie piccolissime: da 0.5 a 2.5 µm. Analogamente ai corpuscoli di Meissner le terminazioni libere sono disposte perpendicolarmente alla superficie cutanea.

Funzione: sono principalmente dei recettori del dolore, ma forniscono anche sensazioni come il prurito, il solletico, il tatto, il movimento, la distensione meccanica ed il senso di freddo e caldo.


3.2  Sensori a livello del derma

Subito sotto l' epidermide si trova lo strato formato da tessuto connettivo a struttura intrecciata detto derma. In questo spessore si trovano svariate terminazioni come le ghiandole sudoripare, i bulbi piliferi e:

I Corpuscoli di Ruffini

che sono oggetti fusiformi e non hanno una precisa localizzazione. Ammontano a circa il 19% del totale dei recettori sulle mani. Essi sono ammassi cellulari appiattiti circondati da un rivestimento connettivale, contengono un fitto groviglio di fibre nervose afferenti dotate di numerose giunzioni. Assomigliano ai sensori muscolotendinei di Golgi, con i quali hanno anche in comune la funzione principale: la misurazione della tensione nel tessuto.

Funzione: sono i principali responsabili della percezione della direzione del moto. Sono recettori lenti e sensibili alla pressione ed allo stiramento della pelle stessa. Una specializzazione di questi sensori è la trasmissione di un’immagine della forma della mano e della posizione dei suoi giunti basata sulla particolare configurazione di stiramenti della pelle in varie zone della stessa, generando degli stiramenti della pelle in zone particolari della mano è possibile creare un’illusione di flessione delle dita del tutto simile alla sensazione che genererebbero i recettori propriocettori. A questi sensori è riconducibile, in collaborazione con le terminazioni libere, la rilevazione del calore.


I corpuscoli di Pacini

hanno una bassa densità rispetto agli altri tipi di recettori cutanei, se ne possono trovare circa 350 in ogni dito e 800 nel palmo della mano. Costituiscono il 13% dei recettori nella pelle delle mani. Sono oggetti di grosse dimensioni, da 1 a 4 mm, incapsulati in una guaina di tessuto connettivo. Hanno una struttura a cipolla costituita da 70 strati che racchiudono una singola terminazione nervosa sensibile a deformazioni dell’ordine di nanometri. I numerosi strati funzionano come filtri meccanici atti a proteggere dalle ampie deformazioni il recettore estremamente sensibile, questo grazie anche al fluido contenuto tra di essi. Nel lavoro ordinario ci causiamo spesso questo tipo di deformazione.

Funzione: sebbene molto profondi, sono sensori veloci. Rilevano accelerazioni e vibrazioni nel campo delle “alte” frequenze (circa 250Hz), sono legati alla sensazione del tocco leggero e risultano inerti a pressioni stabili. Hanno una rilevazione spaziale praticamente nulla. Possono percepire eventi vibratori che avvengono in locazioni che non sono a diretto contatto con la mano, ma che vi giungono attraverso un mezzo che si sta maneggiando (ad esempio un bastone che viene trascinato su una superficie ruvida).


3.3  Visione d’insieme dei sensori del tatto

Un tipo di sensore da solo non riesce a fornire delle sensazioni complete ma invia semplici segnali con poco significato. È piuttosto l’insieme dei sensori che ci permette di avere una percezione tattile completa: i dischi di Merkel consentono una migliore risoluzione spaziale rispetto ai corpuscoli di Meissner. Questi però reagiscono più rapidamente ai cambiamenti rispetto ai primi. Questi due sensori sono dunque complementari e questo anche nella percezione delle frequenze di vibrazione. I corpuscoli di Pacini sono sensibili a stimoli transitori e vibratori ad alta frequenza mentre i corpuscoli di Ruffini hanno una sensibilità molto debole della risoluzione spaziale ma sono sensibilissimi allo stiramento della pelle. L’insieme di questi corpuscoli è un sistema di rilevazione capace di dare ai polpastrelli delle ?risoluzioni che vanno al di sotto del millimetro e delle sensibilità alle basse frequenze: tra i 2 ed i 64Hz.

Man mano che si procede dai polpastrelli verso il palmo, la concentrazione di questi sensori si riduce ma resta in numero tale da consentire un sufficiente riconoscimento delle forme al solo contatto (vale a dire staticamente, senza movimento relativo fra l’oggetto e la pelle). E ancora è l’insieme dei sensori presenti nell’epidermide che è responsabile della nostra ?capacità di apprezzare la rugosità delle superfici.


4.  I sensori propriocettori

Il prossimo livello di contatto si sviluppa lavorando attraverso le fibre propriocettive del flessore lungo del pollice e del flessore del dito profondo che sono i muscoli nell’avambraccio che controllano il movimento delle dita e del pollice. Possiamo prendere la presa di un meccanismo con un contatto superficiale e poi contrarre leggermente i muscoli, immediatamente diventiamo coscienti in una maniera completamente differente del fatto che stiamo sentendo un oggetto. E. Becker
I propriocettori sono dei recettori viscerali (intercettori) che si trovano nei muscoli scheletrici, nelle capsule articolari e nei tendini. Forniscono informazioni relative ai movimenti del corpo, all’orientamento nello spazio ed alla tensione dei muscoli.

La stimolazione di due tipi di propriocettori denominati recettori tonici e recettori fasici, ci consente di apprezzare l’orientamento del nostro corpo nello spazio e ci fornisce informazioni sulla posizione specifica di parti del corpo, sia in punto ferma (tonici) od in movimento (fasici). Il tipo di sensori propriocettori sono meno numerosi rispetto a quelli del tatto. Se ne contano in effetti di tre tipi.


4.1  I recettori tendinei “del Golgi”

sono localizzati nel punto di giunzione tra il tessuto muscolare ed il tendine.

Funzione: agiscono in senso contrario ai fusi neuromuscolari. Vengono stimolati da contrazioni eccessive dei muscoli e, quando vengono attivati, sollecitano il muscolo a rilasciarsi. Proteggono i muscoli da eventuali lacerazioni interne o dallo strappo dei tendini nei punti di attacco all’osso a causa dell’eccessiva forza di contrazione.


4.2  I fusi neuromuscolari

sono costituiti da un raggruppamento di circa 5-10 fibbre muscolari modificate denominate fibre intrafusali, circondate da una capsula connettiva molto delicata. Sono disposti longitudinalmente, parallelamente alle normali fibre del muscolo. L’area centrale del fuso è avvolta da due tipi di fibre nervose sensitive: una a conduzione rapida e l’altra più lenta.

Funzione: Quando il muscolo si allunga, i fusi sono sottoposti a distensione e inviano ?impulsi afferenti al midollo spinale e attraverso di esso al cervello fornendo un ?meccanismo atto a monitorare il cambiamento di lunghezza del muscolo. I fusi neuromuscolari vengono stimolati se la loro lunghezza eccede un certo limite. Il risultato di ?questa stimolazione è il riflesso di stiramento che provoca il raccorciamento del muscolo o ?del gruppo muscolare, concorrendo a mantenere la postura o il posizionamento del corpo ?o di una delle sue estremità in modo che possano fare opposizione alla forza di gravità. Questi recettori non producono alcuna sensazione come dolore o altro.

4.3  Recettori sensibili alle deformazioni delle cuffie articolari

che ricavano misure angolari con una risoluzione di circa 2 gradi.


4.4  Utilizzazione dei propriocettori nella pratica craniosacrale

Normalmente, i sensori propriocettori sono utilizzati in modo attivo, mentre i sensori del tatto funzionano in modo passivo. Il modo attivo è quello che ci fa muovere la mano per determinare la forma di un oggetto al buio. Mentre il modo passivo è semplicemente la registrazione dei sensi senza movimento. In questa ultima modalità però, se non ci sono modifiche dello stimolo, questo non viene più percepito. Nell’ambito craniosacrale, si utilizzano i propriocettori, in modo attivo indiretto: le nostre dita ed articolazioni si adeguano infatti al movimento del corpo del paziente. Grazie all’alta sensibilità dei propriocettori riusciamo a percepire in questo modo dei movimenti sottili. Questo non sarebbe possibile se dovessimo affidarci ai soli sensori del tatto. La sensibilità alla percezione di questi micromovimenti si sviluppa con la pratica. La leggerezza del tocco nella terapia craniosacrale è fondamentale. Si stima che sono meno di 5 grammi di pressione che vengono utilizzati nell’atto palpatorio. Ciò corrisponde al contatto di una farfalla su una foglia. Un contatto leggero invita l’anima a risalire alla superficie per incontrare le dita che toccano.


5.  La percezione sensomotoria

Una volta che siamo entrati in contatto ed abbiamo ingaggiato le nostre fibre propriocettive, ascoltare diventa prendere posto in questo corpo fisiologico ed attiva le aree sensitive del nostro cervello. Tutto ciò suona stupido, ma come parlare di qualcosa di cui non si può discutere. Pensiamo dall’alto, sentiamo dall’alto. Sentire da sopra mantiene l’ascolto con la fisiologia del corpo. È come un trucco, ma finalmente scopriremo che invece di sentir capitare le cose nelle nostre braccia, registriamo anche queste informazioni nell’area sensomotrice. Possiamo ascoltare ed immagazzinare il materiale che il corpo cerca di insegnarci verso le aree sensoriali e motrici del nostro cervello. Chiamo questo livello di palpazione, sensomotorio. Una parte del solco centrale è sensoriale, l’altra è motoria, così discutono il problema che stiamo sentendo di sotto. Essere capaci di sentire dall’area sensomotoria è solo un altro strumento, non è uno scopo da raggiungere. E. Becker

Sia per i sensori del tatto sia per i propriocettori, la semplice registrazione delle sensazioni non è sufficiente. Queste devono in seguito essere trasmesse al cervello attraverso le fibre sensitive somatiche.
Queste fibre portano informazioni dai recettori contenuti in parti specifiche del corpo verso le regioni specifiche dell’area della sensibilità somatica.
In altre parole, la corteccia contiene una specie di “mappa sensitiva del corpo”.

Le aree della mano, essendo più sensibili, hanno, in proporzione, un numero più grande di recettori sensoriali, per cui nella corteccia la loro mappa sensitiva risulta più grande. Queste informazioni raggiungono anche altre aree sensitive di associazione, come pure altre parti del cervello. In queste sedi le informazioni sensitive vengono confrontate e valutate facendo capo alle funzioni d’integrazione della corteccia cerebrale. Oggigiorno le funzioni d’integrazione della corteccia cerebrale non sono ancora molto ben conosciute. Con questo termine ci si riferisce a tutto un complesso di eventi che hanno gli impulsi sensitivi e li elabora. Le funzioni d’integrazione del cervello comprendono la coscienza e le attività mentali di tutti i tipi. Sono loro che, tra l’altro, interpretano le informazioni ricevute dai sensori, e ci permettono di creare un modello del mondo esterno.


6.  La sensazione veridica

Ci si può fare un’idea della complessità dei meccanismi implicati nella nostra percezione della realtà se si considerano due aspetti relativi alla percezione degli stimoli ambientali:

6.1  Il tempo

la nostra attenzione non è costante. Per esempio abbiamo difficoltà nel rilevare le sensazioni statiche. Questo è dato dal fatto che tutti i nostri sensi sono fatti per funzionare in un mondo in movimento: non riusciamo a scorgere un animale in lontananza se questo non si muove oppure non avveriamo la presenza dell' orologio al polso ma una mosca che si posa su una mano l’avvertiamo immediatamente perché il nostro sistema è sensibile alle variazioni. Un contatto fisso e immobile non merita la nostra attenzione se non all’inizio. Ciò è probabilmente dovuto ad una strategia di adattamento che ci permette di ignorare un segnale fino ad una certa soglia oppure ci permette di fissare la nostra attenzione su degli stimoli molto deboli. Con il dolore la soglia di percezione ha un andamento esponenziale relativo all' intensità del segnale. Ciò ci permette di ignorare “coscientemente” degli stimoli dolorosi di lieve entità se stiamo eseguendo un lavoro di una certa importanza ma ci fa reagire se il dolore cresce troppo per evitare possibili danni.


6.2  Fattori di ordine psicologico

è un altro importante aspetto nel processo di interpretazione degli stimoli. Pensiamo ad esempio alle situazioni di silenzio in cui sentiamo dei ronzii o rumori vaghi. In assenza di problemi patologici, è facile incorrere in quelli che si possono definire “falsi allarmi”, cioè il riconoscere come segnale quello che invece è un “rumore di fondo” che potrebbe essere originato da una scarica neuronale nel sistema nervoso. Questi sono eventi debolissimi ma mai del tutto assenti nel nostro cervello. In questo caso possiamo adottare due comportamenti: o ignoriamo lo stimolo alzando la soglia di “accettabilità” oppure consideriamo tutti gli stimoli che si presentano.
Alcuni di noi hanno l’impressione di sentire tanti stimoli mentre altri ignorano i piccoli stimoli considerandoli inesistenti. Il nostro cervello utilizza dunque dei filtri che applica alle sensazioni riportate dai nostri sensori corporali.
Ciò ci conduce alla nozione di selettività della nostra percezione il cui scopo è quello di ottimizzare l’utilizzo delle nostre risorse. Il nostro sistema tende a ricostruire situazioni già vissute sulla base dell' esperienza. Ciò richiede meno risorse rispetto all’analisi continua di tutto quello che ci sta intorno. Ma questo può portare a degli errori, come nelle illusioni ottiche o il loro equivalente tattile: vediamo e rileviamo quello che ci aspettiamo che sia e non quello che realmente è.

La nostra percezione del mondo, inoltre, viene filtrata dagli schemi prodotti dalla nostra educazione, dalle nostre esperienze vissute e dal nostro umore presente. Questi fattori ci separano ulteriormente dalla realtà e ciò crea tra noi ed essa come una nebbia. È come se davanti all’obbiettivo di un apparecchio fotografico avessimo posto troppi filtri e la visione finale del soggetto non ci risultasse più in modo chiaro.

Si inserisce qui il tema della visione chiara ricercata nella meditazione vipassana della tradizione buddista Theravasa : La meditazione vipassana (…) non comporta nessuna tecnica, l’oggetto può essere qualunque cosa evidente e distinta in un momento preciso. È sufficiente per il praticante essere attento a tutte le cose che appaiono nel campo della sua coscienza o che lo attraversano e di vederle come sono senza volerle né analizzare né concettualizzare. Questo esige della recettività, della alacrità e della chiarezza di spirito.

Non si tratta di escludere o dominare qualcosa, od il fissarsi su qualunque cosa. Tutto è accolto nel movimento costante di un’attenzione semplice, chiara e nuda. Infine, per evidenziare ulteriormente la relatività e la complessità del nostro percepire, vorrei ancora citare il fenomeno della sinestesia che consiste nella possibilità da parte del cervello di mescolare le sensazioni che provengono da due o più organi di senso diversi. Per un musicista ciò può significare il sentire la musica con le orecchie, gli occhi e anche con la lingua. È noto ad esempio il caso di Listzt, che associava ad ogni nota un colore.
Sentire esperienza sensoriale è un’ interazione complessa del nostro corpo con l''ambiente: mettiamoci nella situazione di guidare un veicolo.
Se conosciamo bene il nostro mezzo, lo sentiremo muoversi nelle curve esattamente come ce l’aspettiamo, sapremo quanto possiamo frenare forte o quanto possiamo sterzare bruscamente senza perdere il controllo. Niki Lauda, nel suo scarno italiano, sosteneva che un buon pilota guida la sua automobile con il suo posteriore: è il sedile che ci trasmette ciò che sta facendo l' automobile sotto di noi.

In questi processi il cervelletto svolge una funzione di coordinazione. Gli impulsi delle aree di controllo motorio della corteccia cerebrale viaggiano verso i muscoli scheletrici e contemporaneamente verso il cervelletto. Il cervelletto, che riceve anche informazioni sensitive dai recettori dell’apparato locomotore, confronta il movimento intenzionale col movimento attuale. Invia poi, sia alla corteccia cerebrale sia al tessuto muscolare gli impulsi necessari per la coordinazione di movimenti armonici, senza scosse o tremori.
Il cervelletto stabilisce gli schemi motori del movimento rapido e mantiene l’equilibrio. Il tronco cerebrale permette la coordinazione dei movimenti lenti.


7.  Implicazioni nella pratica craniosacrale

Durante le nostre prime esperienze di terapisti craniosacrali siamo entrati in contatto con sensazioni non usuali. All’inizio abbiamo sicuramente dubitato delle nostre esperienze.

Però, praticando costantemente, abbiamo consolidato il nostro bagaglio esperienziale, arrivando a considerare normale quello che per un terapeuta classico non è. Solitamente scartiamo le sensazioni che crediamo non debbano esistere ma consideriamo solo gli stimoli che immaginiamo debbano esistere. In effetti se dovessimo dare importanza ai segnali discordanti dall' esperienza quotidiana ciò ci richiederebbe delle conferme laboriose. Immaginiamoci il nostro comportamento nel vedere un’ UFO e di quante verifiche necessiteremmo prima di poterci credere! Questo fenomeno porta il nome di selettività.

Un buon metodo per sviluppare le nostre percezioni nell’ambito craniosacrale è dunque, parafrasando la citazione di Becker, scritta sulla seconda pagina di questo lavoro, “praticare, praticare, praticare” in un ambiente favorevole che ci possa confermare, o no, quello che avvertiamo.

Ciò è importante per costruire quel bagaglio di esperienze e sensazioni che io chiamo “la nostra biblioteca sensoriale”. Questa biblioteca ha sede in parte nel cervello, in parte probabilmente nel cervelletto. Ho scritto “probabilmente” perché le funzioni di questo organo non sono ancora state chiarite completamente, ma alcuni neurologi pensano che, oltre alle funzioni di organo motorio responsabile della rifinitura dei movimenti volontari e del coordinamento dei muscoli per il mantenimento della posizione eretta, il cervelletto, con i suoi moltissimi neuroni, è anche una gigantesca memoria nella quale vengono collegati “per associazione” pezzi di movimenti muscolari, sensazioni varie, stimoli nocivi ed altre funzioni non ancora note.


8.  Il livello quantico

Ora prendiamo questi tre strati di abilità palpatorie, superficiale, propriocettiva e sensomotoria, ed avanziamo un passo più lontano. Sapendo che questi tre strumenti lavorano in ogni caso, ascoltiamo, ascoltiamo, ascoltiamo. Stiamo facendo un grande passo accettando che ogni cosa può accadere non sapendo perché. Questo è sentire nel significato a livello quantico; è sviluppare l’abilità che non possiamo definire ma possiamo essere sicuri che funziona.

Il contatto superficiale ci dà uno strato di informazione proveniente dal corpo fisiologico; aggiungendo i propriocettori, aggiungiamo uno strato più profondo di informazione, aggiungendo il sensomotorio approfondiamo ulteriormente il livello di informazione. In seguito possiamo accantonare in blocco questi strati e dire “Io sto Ascoltando”, con una “A” maiuscola, ed entrare così in un livello quantico. Non posso spiegarlo, ma posso ottenere più informazioni a questo livello quantico che negli altri tre combinati. E. Becker

La parola evidenziata in questo testo è Ascoltare, con la A maiuscola come Becker stesso sottolinea. È un concetto che ritroviamo con diverse sfaccettature nei testi di craniosacrale: Stills ad esempio ci dice: “il terapeuta deve essere capace di mettersi in contatto con il paziente ed incontrarlo dov’è, non dove vorrebbe che fosse”.
Kern, invece lo evidenzia descrivendo l’importanza della neutralità del terapeuta “Il tipo di stato mentale che si adatta meglio di tutti alla palpazione craniosacrale viene talvolta chiamato neutralità del terapeuta". (…).
Non è sicuramente sempre facile applicarlo, poiché tutti noi possiamo essere di cattivo umore a causa dei nostri giudizi, dei nostri bisogni emotivi e delle nostre aspettative e, il Dr. John Upledger: “noi terapisti dovremmo sempre ricordare l’incredibile potere che i nostri obiettivi, i nostri atteggiamenti mentali e le nostre aspettative hanno sul paziente e la loro reazione al trattamento”.
Anche se la terapia craniosacrale biodinamica mette l’accento sull’ascoltare e non sull’agire, Kern ci rende attenti che “durante il trattamento, le mani del terapeuta possono aver bisogno di rispecchiare lo schema specifico che i tessuti posseggono prima di essere pronti a risolvere la loro inerzia. Se non si effettua una diagnosi precisa, allora il trattamento può diventare un evento "casuale". Non è dunque un semplice ascoltare, ma un ascoltare in modo cosciente conoscendo l’anatomia per interpretare i messaggi che il corpo ci trasmette. Ogni parte del nostro corpo come le ossa, i muscoli, le fasce, i nervi, ecc. ha il suo linguaggio specifico che deve essere interpretato per poterne capire le informazioni. Conoscendo la storia del paziente ed i traumi da lui subiti, si può ottenere un trattamento più efficace. Come possiamo Ascoltare? I testi riportati sopra ci mostrano come il nostro atteggiamento interiore sia importante. Il terapeuta deve essere in uno stato di concentrazione interiore raggiungendo il suo punto neutro. Per aiutarci a trovare questa condizione possiamo focalizzarci sui nostri fulcri interiori.


9.  Conclusione

Come percepiamo la realtà che ci circonda? Nei paragrafi precedenti abbiamo potuto leggere come i segnali tattili siano dapprima captati dai sensori presenti nell’epidermide poi, passando attraverso i nervi, arrivano al cervello ed al cervelletto per essere analizzati e memorizzati. Ad ogni cambiamento di mezzo di trasmissione l’informazione viene deformata, questa è una legge fisica.
La frase buddista “la realtà non è che un’illusione”, assume in questo contesto un senso concreto. Ma le deformazioni più importanti della nostra percezione avvengono nel nostro cervello. Qui, a seconda della nostra educazione, del nostro vissuto e del nostro stato presente, possiamo avere una percezione differente della realtà. È interessante come questa conoscenza fosse già nota ai monaci buddisti più di duemila anni fa: un concentrato dell’insegnamento della meditazione vipassana nella tradizione buddista Theravada può essere che l’uomo deve imparare a vedere le cose così come sono realmente.
Ed è anche quello che, in maniera differente, ci dicono Sills, Becker, Kern e Upledger. Ma come possiamo arrivare a questo stato mentale La via indicata dagli insegnanti del craniosacrale è l’utilizzazione dei nostri fulcri restando coscienti dello stato presente e applicando il metodo di Becker: “ascoltare, ascoltare, ascoltare”.


10.  Bibliografia

  • Life in Motion: The Osteopathic Vision of Rollin E. Becker
  • Craniosacrale: la saggezza nel corpo, Michael Kern
  • Analisi e progettazione di un attuatore tattile per applicazioni di realtà virtuale, Ricchetti Remo
  • Validazione di un modello computazionale per la percezione tattile mediante studio agli elementi finiti, Marisa Pica
  • Terapia craniosacrale. John E. Upledger, Jon D. Vredevoogd
  • Certificat d’aptitude à l’Enseignement général pour Aveugles et Déficient Visuel xavier.claudet.free.fr
  • Anatomia e fisiologia di Gary A. Thibodeau
  • Your Inner Physician and You, Dr John Upledger
  • Craniosacral Biodinamics, Sills
  • Collects Papers, Frymann
  • http://ulisse.sissa.it/SingleQuestionAnswerProfile.jsp?questionCod=74711094, intervento di Valentino Braitenberg, Laboratorio di Scienze Cognitive dell’Università di Trento
  • La via del non attaccamento, Dhiravamsa

11.  Aggiunte


11.1  Commenti?

Causa abuso spam ho spostato il modulo di questa pagina qui?.

Peter Forster?19 October 2006, 20:57

Tanti complimenti all'autore per il suo ottimo lavoro, e rispetto alla scuola che l'ha formato. 8=)__

sala giuseppe?10 July 2007, 07:47

Quanto sotto pubblicato non é reclame, questo non é in contrasto con i regolamenti redazionali che la vieta?

Categoria: Suggerimenti

Peter Forster?10 july 2007, 07:57

Caro Giuseppe, è reclame e lo statuto redazionale non lo concede.
Nel caso concreto penso che sia ammissibile, perché si tratta di un lavoro di diploma fatto e pubblicato originalmente nella summenzionata scuola.

Ne troverai anche altra "reclame" su questo sito sulle pagine Collegamenti, Colleghi e sulla HomePage. Gli ho inclusi e includerò altri se lo desiderano:

  • per sostanziale collaborazione tecnica, informatica, divulgativa o redazionale
  • per "meceni"
  • per associazioni professionali del nostro ramo
  • perché sono colleghi che praticano simili terapie più o meno "popolari".

Spero che mi perdoni queste concessioni che mi permetto nel senso di buone relazioni sociali. Per maggiore chiarezza infilo questo eccezioni nello Statuto redazionale.

Cari saluti e grazie che visiti il nostro sito con tanta attenzione 8>)__Peter


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