IL DOLORE

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... per la gioia e non per il dolore
la terra fu creata ...
Sri Aurobindo

Tesi finale del triennio di formazione in craniosacrale biodinamico di
A. Biasutti & S. Passoni



Introduzione
L’idea di fare la tesi sul dolore è nata dalla considerazione che spesso le persone si rivolgono a un terapeuta solo quando soffrono di qualcosa o hanno una dolore specifico. Di rado succede che si rivolgano ad uno specialista solo per migliorare la loro situazione di benessere!

Noi ci siamo sentite interrogate in modo particolare da questa aspettativa ed è proprio per questo motivo che abbiamo deciso di approfondire il tema del dolore; forse questa scelta è stata un modo per dare, prima di tutto, chiarezza e sicurezza a noi stesse che continuavamo a considerarci inadeguate a fornire risposte su questo tema.

Sapevamo che l’argomento era molto vasto e infatti abbiamo trovato molti libri, articoli e anche siti internet che parlano ampiamente dell’argomento e danno risposte, soluzioni e proposte di tutti i tipi per risolvere o mitigare il dolore.

A questo punto abbiamo scelto di approfondire la parte anatomica e fisiologica considerandola una base importante per la nostra formazione, tralasciando tutte le informazioni sulle varie terapie in uso, che ognuno può ricercare personalmente a seconda delle proprie esigenze.

Abbiamo di seguito preso in considerazione le attuali correnti sulla relazione sempre più evidente tra soma e mente, considerando così l’uomo nella sua interezza, come abbiamo imparato e sperimentato in questi tre anni di formazione Cranio Sacrale Biodinamico.

La descrizione della metodologia di intervento con il Cranio Sacrale, confortata da alcune esperienze, ha messo in evidenza quanto si possa trasformare e migliorare una situazione dolorosa.

Ci è parso naturale, infine, inserire idee rivoluzionarie e provocatrici, come quelle di Sri Aurobindo e Mere, precursori di una evoluzione del genere umano senza uguali, considerandole un possibile obiettivo di sviluppo nella terapia Cranio Sacrale.

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1.  ANATOMIA, FISIOLOGIA E SINTOMATOLOGIA DEL DOLORE


Fisiologia del dolore

Il dolore è una percezione sensoriale cosciente, come l’olfatto e l’udito, complessa e differenziata (di fatto può risultare pungente, tirante, bruciante).

Esso dipende da elementi somatici, psichici e socio culturali a partire dagli stimoli interni ed esterni rispetto all’organismo.

La fisiologia del dolore è correlata con la fisiologia dei sensi.

Il dolore, pertanto, è un sintomo vitale/esistenziale, un sistema di difesa nelle sue forme acute che può diventare malattia nei dolori cronici.

Sul piano fisiologico, il dolore non è controllato solo dal sistema nervoso ma anche dalla matrice tessutale (normale/fisiologico) e dai sistemi ormonali ed immunitari a livello somatico, nonché da aspetti psichici e sociali, come si descrive nel grafico seguente:

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1.1  Trasmissione del dolore

I Nocicettori sono neuroni recettori che danno l’impulso al sistema nervoso, con “terminali liberi”.

I “terminali” si trovano ovunque nel tessuto connettivo lasso, in particolare nei tessuti connettivi dermici, mucotici, viscerali, vasali e di cute ossea (periostio). E’ sbagliato pensare che le sensazioni dolorose siano create esclusivamente dai nocicettori; quest’ultimi infatti esistono in stretta vicinanza con altri neuroni sensoriali di tatto, di temperatura e vibrazione e sono raggruppati negli stessi nervi e gangli; nel loro percorso, dalla periferia al midollo fino alla corteccia cerebrale, sono concatenati tra di loro per produrre, alla fine di tantissimi stimoli, una sensazione più o meno chiara.

Non si può seguire razionalmente un percorso di segnali nettamente nocicettivi poiché i nocicettori forniscono segnali dovuti a stimoli fisici (pressione, trazione, temperatura) e a stimoli chimici (acidità, alcalinicità) esagerati.

Dei neuroni nocicettivi si distinguono due tipi diversi

  • Neuroni C
  • Neuroni A–delta

I neuroni A-delta sono ben mielinizzati (isolati) e a conduzione rapida, mentre i Neuroni C, non mielinizzati, sono a conduzione lenta.

Si riesce a distinguere coscientemente il tipo di fibra dal tipo di dolore; dopo uno stimolo doloroso, la prima sensazione è chiara, pungente,acuta, superficiale mentre la seconda (più tardi) è ottusa, duratura e profonda.

La regolazione spinale di un segnale dolorifico è abbastanza viziosa; un segnale di riflesso torna immediatamente agli organi vicino alla fonte del segnale, che possono essere ghiandole, muscoli vasali, viscerali e locomotori; allo stesso tempo il segnale, attraverso il midollo (neurone afferente), raggiunge il cervello dove viene integrato, controllato ed elaborato; il risultato torna indietro lungo un neurone afferente sul relativo interneurone; questo, in base alla decisione del cervello, amplifica o smorza la risposta nel neurone attivante già in atto per riflesso spinale.

Come conclusione risulta che:

  • il primo riflesso è una risposta pronta ed incondizionata
  • la seconda risposta viene corretta a seconda della decisione del cervello e può essere accelerata fino al panico o ammortizzata fino alla letargia.

Alterazione del dolore nel sistema limbico

Gli stimoli dolorosi, come le altre sensazioni crude e protopatiche della temperatura e tatto, passano per il Talamo dove vengono integrate e smistate.

Dal Talamo gli stimoli raggiungono la corteccia: una parte giunge alla corteccia cingolare anteriore dove si crea la base della sensazione, cioè il dolore puro, l’altra parte giunge alla corteccia cerebrale prefrontale, dopo essere passata dal Sistema Limbico, dove vengono aggiunte le sfumature emotive della sensazione e del comportamento a livello cosciente.

E’ quindi importante ricordare che nella sensazione di dolore sono fondamentali due strutture:

  • la corteccia cerebrale per la percezione cosciente
  • il Sistema Limbico per la percezione emotiva incosciente.

Il Sistema Limbico è un insieme di strutture complesse che circondano il tronco cerebellare.

Le strutture più importanti per l’elaborazione dei segnali dolorosi sono:

  • l’ipocampo, che ha un ruolo centrale nella formazione e nell’elaborazione dei ricordi
  • l’ipotalamo, che controlla fra l’altro l’ipofisi e quindi lo stato ormonale dell’organismo
  • l’amigdala, che stabilizza l’umore e regola l’aggressività ed il comportamento sociale

La proiezione di segnali nocicettivi nel Sistema Limbico è la base per l’effetto che ha il dolore sullo stato d’animo (il dolore rende irrequieti e tristi); tuttavia il sistema Limbico determina anche la modalità individuale della percezione emotiva: chi è euforico o sotto shock non sente dolore, mentre chi è ipocondriaco o ansioso, sente in modo accentuato anche i minimi dolori.

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1.2  Differenze fra i dolori

Nella normale classificazione del dolore si parla prevalentemente di dolore acuto e di dolore cronico, ignorando spesso il cosiddetto dolore persistente che viene considerato sinonimo di dolore cronico.

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Dolore acuto

E’ il dolore nocicettivo di breve durata nel quale di solito è ben evidente il rapporto causa/effetto. Ha una funzione difensiva: evita nuovi stimoli su una parte lesa. Il dolore acuto è un sintomo di una ferita, di una lesione o di una degenerazione organica. Questo dolore cessa quando si cessa l’applicazione dello stimolo o si ripara il danno che lo ha prodotto.

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Dolore persistente

E’ il dolore dovuto alla permanenza dello stimolo nocicettivo e della disnocicezione. Esso conserva le caratteristiche del dolore acuto e va distinto dal dolore cronico in quanto permane la lesione anatomica che giustifica il ripresentarsi del dolore (come ad esempio nella coxartrosi dove ad ogni movimento dell’articolazione dell’anca si ripresenta il dolore fino a tanto che non venga risolta la lesione anatomica).

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Dolore cronico

E’ dolore cronico quando persiste per un lungo tempo dopo che si è risolta la causa. La cronicità del dolore è in rapporto con le modificazioni plastiche del Sistema Nervoso Centrale indotte dalla nocicezione e/o dall’associazione con le profonde modificazioni della personalità e dello stile di vita della persona, che costituiscono fattore di mantenimento indipendenti dalla nocicezione.
Il dolore cronico è una malattia, non un sintomo!


Cronificazione del dolore


Nasce spontanea una considerazione: se riteniamo che il dolore sia una malattia e che la malattia sia una assenza di salute, consideriamo il dolore una condizione di non salute; diventa naturale quindi considerare il dolore e la salute come due dimensioni di vita indipendenti e disgiunte; questa concezione però può essere troppo rigida e limitativa.

Se infatti definiamo SALUTE come quella condizione nella quale l’individuo può fare ed essere ciò che vuole, tale prospettiva non esclude la coesistenza di gradi differenti di malattia/dolore con lo stato di salute. Si può, per esempio, considerare comunque in salute un diabetico ben controllato, oppure una persona con dolore cronico che possa partecipare totalmente alla propria vita.

E’ importante quindi mettere in atto azioni e strategie volte a controllare, se non diminuire ed eliminare il dolore cronico; la persona con dolore cronico, può infatti essere limitata non solo dal dolore stesso ma anche dalla sofferenza psicologica; quest’ultima comporta una minacciosa disgregazione dell’io e la perdita del controllo e dell’autonomia, per la necessità di dipendere dai farmaci e dagli altri.

E’ stato osservato come un trattamento multidisciplinare del dolore, che comprenda approcci psicosociali e comportamentali, aumenti la vitalità, diminuisca la necessità di farmaci e, riprendendo in mano il controllo della propria salute, riduca la depressione e l’angoscia.

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Reazioni ai segnali nervosi dolorifici


Reazioni ai segnali algogeni

Si capisce che il dolore, sia acuto (nocicettivo, sintomatico) che cronico (limbico, patologico) è da evitare. Le conseguenze somatiche, psichiche e sociali possono infatti essere gravi. Ci si può quindi difendere con l’ideologia o con una sorta di eroismo, ma “sopportare” in questo modo (o con gli analgesici) il dolore ha un unico effetto: farlo diventare cronico.

Come illustra il grafico seguente, le reazioni ai segnali algogeni sono molteplici e comprendono riflessi motori, reazioni neurovegetative, ormonali e immunitarie, fino alle reazioni di carattere psichico e sociale. Tutte queste reazioni fanno parte di circuiti di regolazione sistemica.


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1.3  Cronicizzazione

Fisiologicamente il dolore cronico si basa su diversi aspetti noti e forse su altri ancora ignoti:

  • sensibilizzazione percettiva
  • cronicizzazione periferica
  • cronicizzazione spinale
  • cronicizzazione limbica

La cronicizzazione del dolore è un grande problema terapeutico. Si parla di "dolori cronici" o di "malattia del dolore" quando il dolore persiste per più di 6 mesi (altri autori parlano di sei settimane). In realtà il fattore temporale può assumere importanza diversa e personale.


Tipi di cronicizzazione del dolore

Fino a oggi si conoscono diversi meccanismi che sono coinvolti nella patogenesi del dolore cronico:

  • i neuroni nocicettivi dopo un certo periodo di stimolo nocivo persistente modificano la conformazione ed il numero dei propri recettori (sensibilizzazione percettiva);
  • la persistenza degli stimoli nei primi neuroni afferenti causa delle variazioni metaboliche, che tengono aperti i canali di trasmissione nei neuroni spinali;
  • nel sistema libico i neuroni coinvolti formano nuovi dendriti (sprouting): dove c'era un sentiero di trasmissione, si crea per così dire un'autostrada o anche ingorghi caotici;
  • infine, i filtri tra sistema libico e sistema corticale si aprono per lasciar passare le sensazioni di dolore, finché le altre sensazioni non passano quasi più; il processo fisiologico sembra essere simile a quello della cronicizzazione spinale e si parla quindi di sensibilizzazione percettiva.


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Cronicizzazione periferica


Nella cronicizzazione periferica l'infiammazione viene mantenuta poiché l’azione continua dei nocicettori crea un circolo vizioso, a partire dalla produzione di mediatori immunitari (es. sostanza P), che provoca la produzione di sostanze algostimolanti da parte del sistema immunitario (es. istamina), in quantità costante o addirittura via via crescente.

Per interrompere questo circolo occorrono antinfiammatori, come il Cortisone oppure Enzimi proteolitici. L'istamina (un ormone tessutale liberato dalle cellule immunitarie) induce la produzione e secrezione di "sostanza P", la quale è il messaggero che spinge i vasi capillari a dilatarsi e ad aumentare la duttilità (edemi).

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Cronicizzazione Spinale

Normalmente i segnali nocicettivi arrivano tramite fibre Ad e C nel bottone sinaptico e liberano glutammato. Il glutammato apre dei recettori AMPA e NMDA. Tramite i recettori AMPA entra sodio Na+ nel neurone del corno dorsale e lo depolarizza. I ricettori NMDA rimangono "bloccati" per la presenza di magnesio Mg+. Se dei dolori persistono a lungo, il potenziale elettrico medio del neurone si abbassa. Questo toglie il blocco di Mg nei recettori NMDA e lascia entrare calcio Ca2+ nel neurone, il che induce una serie di processi:

  • attiva la proteinkinasi (enzima) che lega fosforo P ai ricettori AMPA: facilita il passaggio di Na
  • favorisce l'espressione di alcuni geni e la produzione di proteine (CREB, IEG), le cui funzioni non sono ancora chiarite
  • in casi estremi induce la morte cellulare per apoptosi o necrosi.

Se ci sono abbastanza recettori AMPA fosforilizzati e le modifiche cellulari sono rilevanti, il dolore diventa cronico anche senza la presenza di stimoli dai neuroni nocicettivi.

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Cronicizzazione Limbica


Cronicizzazione limbica: crescita dei dendriti

Gli stessi meccanismi della cronicizzazione spinale possono espletarsi nella corteccia emotiva (archi e paleo cortex):

  • il passaggio continuo di molti segnali stimola la crescita di nuovi dendriti (plasticità dei dendriti); il sentiero man mano diventa un'autostrada; il soggetto diventa fisiologicamente ipersensibile ai segnali dolorifici e iposensibile a tutti gli altri.
  • sempre di più il soggetto percepisce tutti segnali in arrivo (di diverso tipo) e prevalentemente quelli dolorifici; sembra che il processo sia simile alla cronicizzazione spinale.

Questo meccanismo diventa fatale quando altri stimoli frustranti sul piano psicosociale si aggiungono a quelli dolorifici o quando è carente la presenza di stimoli appaganti.

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1.4  Classificazione patogenetica del dolore

Tabella – La classificazione patogenetica del dolore (Orlandini 1996)
Nocicettivo Dolore Tessutale Superficiale Cutaneo
Mucoso
Profondo Viscerale
Somatico Muscoscheletrico
Nerve trunk pain N
E
U
Non Nocicettivo Dolore neuropatico Periferico Sensib. dei nocicettori R
Neuroma O
Dismielinosi G
E
Periferico-centrale Deafferenziazione N
Centrale Deafferenziazione O
Dolore psicogeno Tensione muscolare
Allucinatorio
Conversione
Dolore da ipereccitabilità centrale (dolore limbico)
Di origine patogenetica sconosciuta o incerta
Diagnosi patogenetiche aggiuntive Rinforzo del dolore da “efferenza simpatica” (SMP)
Rinforzo psicologico del dolore

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1.5  Dolore Nocicettivo (acuto)

Si classifica come dolore tessutale superficiale quando ha origine dalla cute e dalle mucose, è accuratamente localizzato ed identificato, ha dei segni locali del danno (ustioni, ematomi, focolai purulento, infiltrato infiammatorio o trasformazione neoplastica), ha carattere urente puntorio e lancinante, può associarsi ad aumento della sensibilità (iperestesia tattile, iperalgesia) o distorsione della sensibilità (allodinia).

Si classifica come dolore tessutale profondo quando ha origine dai tessuti profondi e può essere viscerale o somatico.

Quello viscerale è trasportato dalle fibre nervose che originano nei visceri.

E’ mal localizzato per il sovrapporsi dei campi recettori delle radici, ha un carattere sordo, pesante e può essere accompagnato da malesseri generali (sudorazione, nausea, variazione pressione arteriosa e frequenza cardiaca).

Quello somatico è localizzato più precisamente di quello viscerale e meno di quello superficiale, con distorsione della sensibilità. Esso comprende dolore muscoloscheletrico con diverse localizzazioni, quali: ossa (dolore osteogeno), muscoli (dolori miogeno), articolazioni e tessuti periarticolari (dolore articolare e piriarticolare) o strutture di rivestimento, quali le sierose parietali e la dura madre (dolore durale), o tessuto connettivo interstiziale dei tronchi nervosi (nerve trunk pain).

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1.6  Dolore non nocicettivo (dolore cronico)

Si classifica come dolore neuropatico e dolore psicogeno e dolore da ipereccitabilità centrale.

Il dolore neuropatico è il dolore prodotto dalle lesioni o dalle disfunzioni neurali, cioè un dolore che origina all’interno del sistema nervoso per una sua anomalia anatomica o funzionale che può persistere per mesi o anni dopo l’evento scatenante.

Nel dolore neuropatico periferico il danno è nel sistema nervoso periferico e i meccanismi di produzione del dolore sono sia nell’assone periferico leso sia nel SNC e può evolversi a secondo della sede e del tipo di lesione in:

  • dolore da sensibilizzazione dei nocicettori
  • dolore da smielinosi
  • dolore da neuroma

Nel dolore neuropatico periferico-centrale e da deafferentazione la lesione anatomica può risiedere nei neuroni periferici configurando una situazione in cui la lesione è periferica e la patogenesi è legata alla disfunzione dei neuroni centrali deafferantati. Un aspetto caratteristico del dolore da deafferentazione è la cosidetta “anestesia dolorosa” dove è presente un deficit sensitivo parziale o completo e/o la percezione distorta degli stimoli applicata nell’area anestetica o nelle sue vicinanze oltre al normale protrarsi del dolore provocato dagli stimoli nonché dalla sua anormale estensione dell’irradiazione.

Nel dolore neuropatico centrale la lesione ha origine nell’anomala attività dei neuroni centrali per un loro danno anatomico primario. La lesione può essere localizzata a qualsiasi livello dell’asse cerebrospinale dal cono dorsale del midollo alla corteccia cerebrale.

Nel dolore psicogeno la lesione ha origine nell’interpretazione anomala dei messaggi percettivi normalmente avviati e condotti dovuti a problemi psicologici o psichiatrici della persona.

Il dolore psicogeno comprende il dolore da tensione muscolare (dolore a patogenesi psicosomatica) il dolore da conversione (isterico o ipocondriaco) e quello allucinatorio o da delirio.

Nel dolore da ipereccitabilità centrale il meccanismo patogenetico potrebbe essere dovuto alla presenza di una microscopica trasformazione anatomica in qualche parte del SNC indotta dalla nocicezione e in grado di mantenere il dolore anche quando non vi è più lo stimolo nocicettivo iniziale. Tale ipotesi può essere accettata solo ammettendo che il SNC non sia un’entità anatomica stabile ma bensì qualcosa di dinamico che si modifica continuamente anche strutturalmente in risposta agli stimoli che gli giungono.

La definizione di dolore di origine sconosciuta o incerta è necessaria come diagnosi patogenetica definitiva quando non è nota la patogenesi di una patologia individuata sul piano nosologico (esempio: emicrania), o come una diagnosi patogenetica provvisoria quando non si è ancora giunti all’esatta definizione del meccanismo di produzione del dolore.

(…… e qui il Cranio Sacrale và alla grande !……….)

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2.  DOLORE PSICOLOGICO

Una esperienza emotiva molto forte può generare il dolore psicologico.

Esempio: perdita o separazione da una realtà (persona, lavoro, salute, ambiente), può causare una emozione così elevata da segnare un canale sensibile che si riattiva in ogni occasione di esperienze di identica natura.

Come già evidenziato nel dolore fisico, le emozioni coinvolgono il sistema limbico del cervello che ci consentono di esperimentare diversi tipi di emozioni, per esempio: rabbia, paura, desiderio sessuale, piacere e dolore. Per causare le normali espressioni delle emozioni devono funzionare anche altre parti della corteccia senza l’influenza delle quali possono esserci delle reazioni anormali ed incontrollabili.

Nel dolore psicologico acuto è presente una reazione fisiologica di tipo sia simpatico che parasimpatico: aumento ritmo cardiaco, svenimenti, sudorazione, pianto, contrazioni muscolari, variazione veglia sonno, fame inappetenza, etc…

Qualora il dolore psicologico resti a livello non cosciente e quindi non elaborato, ci possono essere delle sovrapposizioni a livello psicosomatico, che nel tempo lasciano segni evidenti nella struttura fisica e comportamentale della persona come ad esempio: dolori alla schiena, pesantezza alle gambe, problema nella deglutizione (nodo alla gola), dolori di testa, etc. spossatezza, irrequietezza, insonnia, isolamento, etc.

In questa situazione si rischia spesso di dimenticare il dolore psicologico tanto da viverlo ad un livello secondario, prendendo in considerazione esclusivamente il dolore fisico, che potrebbe avere il sopravvento e diventare un dolore cronico patologico fino alla vera e propria malattia.

Le emozioni troppo dolorose ed escluse dalla consapevolezza con qualche modalità difensiva, sono nella vita come dei debiti non pagati da cui le persone si scollegano cercando di non sentire il dolore o stando male in modo superficiale ed irrazionale (depressione, senso di colpa, senso di oppressione, reazioni psicosomatiche etc.).

Il dolore, pur costituendo uno dei “colori” fondamentali dell’esperienza umana è una emozione “scomoda” che non si impara ad affrontare fin dall’infanzia e si continua ad evitare anche da adulti. L’esperienza e l’espressione autentica del dolore psicologico non rientra nel modo in cui normalmente le persone affrontano la loro esistenza.

Il dolore è la risposta emozionale ad una circostanza in cui si riscontra una mancanza o una perdita, come già riferito. Il dolore nella sua espressione immediata, semplice e non difensiva è riconducibile all’espressione “vorrei, ma non è possibile” (stare con la persona amata, vivere una certa realtà etc.). Nel dolore non c’è “tensione” come nella rabbia, o “allarme” come nella paura, ma una semplice adesione morbida, limpida alla realtà che si traduce in uno stato fisiologico e psicologico di resa.

Sul piano interiore la tristezza è una emozione adattiva perché permette all’individuo di abituarsi ad una situazione non voluta, ma immodificabile.

Se il dolore è intenso si esprime nel pianto e il pianto aiuta la persona a sentire e a manifestare il senso di mancanza per ciò che è desiderato o sentito come necessario. Nel dolore come nel piacere non c’è attivazione fisiologica o psicologica perché non c’è né timore né speranza. Nella gioia non speriamo perché abbiamo ciò che vogliamo, nel dolore non speriamo perché “di-speratamente” accettiamo una mancanza.

Perché le persone si creano sofferenze atroci e anche stupide per evitare una sofferenza autentica che costituisce una componente della esistenza umana? La risposta ragionevole è che le persone sviluppano gradualmente l’autocoscienza e le varie risorse psicologiche adulte: fino a quando la maturazione individuale non è completa, i “cuccioli umani” non sanno elaborare il dolore.

E’ attraverso l’appoggio psicologico dato dai genitori durante il periodo di crescita che la persona ha modo di fare l’esperienza del dolore psicologico vissuto in modo naturale. Ad esempio, fra le braccia della mamma che conferma che la nonna è morta, che era tanto cara, che manca tanto, che non c’è più, ma è stata tanto amorevole e che è dolorosamente e definitivamente assente, il bambino può sciogliersi nel pianto come necessità fisica dell’espressione emotiva, lasciarsi attraversare dai singhiozzo, sentire il dolore e gradualmente superare quel dolore, scoprendo che quella lacuna nel suo mondo lascia comunque integro, significativo e apprezzabile ciò che resta.

Così si abitua a riconoscere la sua esistenza come SUA e SIGNIFICATIVA nonostante l’assenza della persona ritenuta integrante nella sua vita.

Un dolore per ciò che è perso o non può essere ottenuto, resta tale ma viene percepito con minore intensità perché è divenuto sfondo anziché figura.

Se lasciati soli invece i bambini (come anche gli adulti) sfiorano il dolore e lo classificano come intollerabile prima di prenderne le distanze difensitivamente.

Le difese attuate rispetto al dolore restano come dei macigni posati in mezzo alla strada della vita, che possono essere rimossi nel momento in cui si attua un cambiamento consapevole che porta a favorire la scoperta di risorse già disponibili, ma non utilizzate, per consentire la gestione del dolore .

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3.  UNITÀ CORPO - MENTE

In questo contesto, non possiamo escludere il concetto di polarità che rappresenta il problema centrale della nostra esistenza.

La nostra attuale coscienza divide e spacca tutto in coppie di opposti.

La nostra intelligenza non fa altro che dividere costantemente la realtà in unità sempre più piccole e distinguere tra queste unità.

Diciamo “sì” a uno e contemporaneamente “no” al suo opposto. Però con ogni “no” inevitabilmente cementiamo il nostro malessere, perché per stare bene non dovremmo mancare di nulla. La nostra visione polare, ci oscura la visione dell’unità che abbraccia tutti gli opposti ancora non separati.

La polarità fa sì che siamo incapaci di considerare contemporaneamente i due aspetti di un’unità e costringe la nostra conoscenza a muoversi seguendo una successione da cui nascono i fenomeni del ritmo, del tempo e dello spazio. Per esempio, nel respiro, l’inspirazione deriva dall’espirazione e senza il suo opposto non potrebbe esistere; se uno si rifiuta di espirare non potrà poi nemmeno inspirare. Un polo non può esistere senza il suo opposto. Dietro alla polarità sta l’unità quell’uno che racchiude tutti gli opposti non separati. Questa dimensione viene chiamata anche Universo che per definizione comprende tutto per cui nulla può esistere senza questa unità.

Nell’unità non c’è mutamento, trasformazione, evoluzione perché l’unità non soggiace al tempo e allo spazio. L’unità/universo è in eterna pace è puro ESSERE, e si esprime senza tempo, senza spazio, senza mutamento, senza confini. Dal punto di vista della nostra coscienza polare l’unità appare quindi come nulla.

L’Ego dell’uomo vuole avere sempre qualcosa che è al di fuori di lui e non gli fa piacere venire a sapere che deve semplicemente perdersi per poter essere una cosa sola con il tutto . Nell’unità TUTTO e NULLA diventano una cosa sola il nulla rinuncia ad ogni manifestazione e sfugge quindi alla polarità. L’Origine prima di tutto ciò che è, è il Nulla. E’ l’unica cosa che esiste, senza inizio e senza fine di eternità in eternità. Nell’unità cessa ogni nostalgia, ogni volontà, ogni tensione, finisce ogni movimento perché non esiste più qualcosa di esterno verso cui si possa tendere. E’ un vecchio paradosso: soltanto nel nulla si può trovare la pienezza.

Il tema “malattia/guarigione” rappresenta anch’esso un aspetto della polarità e scopo di questa conoscenza è quello di superare questa condizione di malessere scandita dal tempo e far diventare la propria vita di nuovo SANA cioè INTERA. Ogni via di guarigione porta dalla polarità all’unità; attraverso questa nuova conoscenza si può sviluppare una nuova coscienza che cominci a modificare le piccole azioni nella vita quotidiana fino a raggiungere una pienezza di vita.

Non di meno possiamo considerare la psiche e il corpo aspetti differenti della stessa realtà; un corpo ammalato innescherà sempre anche disturbi psicologici e una mente perturbata alla fine darà sempre anche qualche disturbo fisico.

Pure il dolore e la sofferenza sono espressioni della stessa realtà; il dolore è ciò che ci capita addosso all’improvviso, la sofferenza è l’opera di riflessione e di ascolto di quello che il dolore compie dentro di noi, momento dopo momento. Mentre il dolore riguarda l’istante presente, la sofferenza proprio perché è riflessiva, si espande sul passato e sul futuro unificando in un solo atto l’intera nostra esistenza.

Da tali presupposti, appare evidente che, in qualsiasi situazione di malessere, occorre considerare l’uomo nella sua interezza; non è possibile risolvere le sofferenze o guarire i dolori solo somministrando farmaci o rimedi, cercando cioè di riequilibrare chimicamente uno squilibrio organico o mentale ma, necessariamente, si debbono considerare tutte le dimensioni della persona. Occorre ritornare a curare maggiormente lo stile di vita, la relazione che l’uomo ha con l’ambiente in cui vive, e ritornare a risvegliare quella parte profonda di sé che conosce i veri bisogni facendo si che si concretizzino…

Possiamo prendere come esempio, l’alimentazione (argomento di interesse quotidiano): la conoscenza e la coscienza di cosa mangiare per trarre da ogni alimento le sostanze necessarie ed indispensabili per un corpo efficiente, sano equilibrato, porterebbe l’attuale visione del cibo, visto solo come appetitoso ed appagante, ad una forma più completa.

Questo discorso vale anche per i ritmi, le abitudini, l’attività fisica, la comunicazione interpersonale, i sentimenti, la relazione con la natura, lo sviluppo della propria dimensione creativa e spirituale; occorre affrontarli dando loro una valenza di rispetto, precisione e presenza per migliorare la qualità della vita umana e renderla più evoluta.

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4.  DOLORE: SINTOMO O MESSAGGIO ?

Di fronte al dolore ognuno di noi si pone diverse domande :

Perché ho questo dolore?

La risposta ci sembra di averla data nei capitoli precedenti, prendendo in considerazione l’aspetto più prettamente fisico e psicologico.

Perché devo soffrire così per una determinata cosa?

Quando appare un dolore, cerchiamo spesso di risolverlo con una terapia che faccia prima di tutto scomparire il sintomo, (terapia farmacologica) e poi prendiamo in considerazione la causa fisica della sintomatologia attuando di seguito terapie (fisiche, psicologiche, etc.) più adatte al problema. Non è detto che il far scomparire il dolore significhi necessariamente guarigione; il dolore, infatti può ripresentarsi dopo un certo tempo, in modo più ampio o sotto una nuova forma.

Diventa necessario cercare nuovamente la causa del dolore che si è ripresentato e considerarla da un altro punto di vista.

Se abbiamo asserito che il dolore è un sintomo vitale/esistenziale di difesa, possiamo pensare che la causa sia originata da un mancato equilibrio e armonia non solo del corpo ma anche di un livello più profondo di noi stessi.

Non avremo disturbi “casuali” “senza” “perché”, ma saranno espressione in ultima analisi di aspetti repressi, temuti o accantonati della propria vita: non dobbiamo quindi limitarci a combatterli ma occorre prima di tutto capirli. Il concetto base è che il corpo in sé non è ammalato o sano ma in lui si esprimono semplicemente le informazioni della coscienza, della psiche le quali vogliono far notare una loro necessità, un loro bisogno, e lo rivelano attraverso di esso che diviene così il modo e il livello di espressione della coscienza e della psiche (la medicina psicosomatica lavora già da tempo su queste basi!).

Attraverso queste considerazioni possiamo sostenere che per guarire bisogna prima di tutto trasformare la coscienza, integrare ciò che manca, capire le carenze e colmarle.

Con questo non vogliamo sminuire l’efficacia della medicina tradizionale o naturale che ha i suoi benefici in molte patologie, bensì stimolarla a considerare l’uomo nella sua interezza per una guarigione completa.

Questo diverso modo di interpretare la guarigione è l’unica possibilità che abbiamo di crescere, di risolvere i nostri veri problemi a livello esistenziale, per capire più profondamente noi stessi e favorire il proprio cammino evolutivo. E’ infatti questo processo inizia solo dentro di noi e solo noi siamo gli unici e autentici artefici della nostra terapia (autoguarigione).così che ognuno di noi è coinvolto in prima persona nel suo processo di guarigione, diventandone partecipe e responsabile;

Tale considerazione viene avvallata da diverse correnti scientifiche, letterarie, filosofiche, spirituali, che considerano il dolore e la malattia come alleati e non come nemici e aiutano con il loro simbolismo a smascherare il problema centrale di ognuno di noi.

Questo pensiero, rafforzato da diverse esperienze, da’ una risposta, a nostro avviso, completa alla domanda che l’uomo da sempre si fa: Perché soffro?

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5.  COME CI PUO’ AIUTARE IL CRANIO SACRALE ?

Dalle precedenti considerazioni sul dolore, appare evidente che l’individuo spesso tende ad identificarsi con esso, tanto da condizionare in parte o per intero, la sua vita comportamentale e relazionale.

Da questo punto di vista occorre sottolineare alcuni concetti fondamentali sul dolore per i quali la parola dolore possa essere interpretata in maniera non sempre negativa, punitiva o costrittiva.

Se non esistesse il dolore, l’organismo non sarebbe in grado, per mancanza di segnali e di meccanismi, di compensare e rimediare alla lesione.

Il dolore di una ferita richiama sulla causa che l’ha provocata, il dolore di un’infezione provoca un’infiammazione e quindi una difesa antibatterica, etc….. Il dolore quindi si presenta come un’esperienza biologicamente utile che favorisce l’attivazione o il recupero e l’utilizzazione di una serie di funzioni difensive e adattative in modo più consono all’organismo nel suo insieme.

Questo approccio alla problematica del dolore, soprattutto quello fisico, ne da sicuramente una visione per certi aspetti positiva che induce a vedere il dolore non solo come un nemico da combattere, ma come un momento necessario di passaggio verso uno stato di salute riconquistato.

L’approccio Cranio Sacrale è sicuramente il mezzo più esplicito in cui si applica l’esperienza biologica che favorisce il recupero.

Il dr. Becker chiamò “la biologia del benessere la forza più potente del mondo”, cioè la forza corporea intrinseca di cui ci si può sempre fidare per avere il più appropriato aiuto di cui si ha bisogno; ma imparare a fidarsi di questa saggezza non sempre è facile ed è importante spiegare questo alla persona che si presenta a noi con un dolore quando, invitati dal sistema, prendiamo contatto con una zona non direttamente interessata.

Non dobbiamo però dimenticare che il dolore è di per sé un’espressione di richiesta di attenzione, perciò, almeno le prime volte, è opportuno prendere in considerazione direttamente la parte interessata.

L’efficacia del cranio sacrale nel dolore si realizza però soprattutto affrontando l’origine di un problema, cioè il suo fulcro e non solo i sintomi e le conseguenze.

Al centro di ogni fulcro di inerzia c’è una concentrazione di potenza imprigionata che si esprime trattenendo schemi di compressione, torsione e pressione nei tessuti. Per risolvere tale contrazione occorre riportare in uno stato di equilibrio le forze sottostanti bloccate nel fulcro. Se ciò non avviene lo schema si presenterà in un'altra struttura o forma.

Tali schemi possono essere l’espressione sia di un disturbo di origine prettamente fisica sia di un trauma emotivo o psicologico che si è concretizzato in un dolore fisico.

Tali considerazioni valgono prevalentemente per i dolori acuti e per quelli psicologici; diverse invece sono le considerazioni per i dolori persistenti e cronici.

Non possiamo considerare positivo il dolore cronico, in quanto questo tipo di dolore provoca un’alterazione organica, scientificamente dimostrata, con una crescita dei DENDRITI a livello limbico e un’ipersensibilizzazione ai segnali dolorifici a discapito di altri segnali sensoriali. Tutto ciò porta a una carenza di stimoli soprattutto positivi che, uniti ai problemi di autonomia, possono portare la persona a vari gradi di depressione e isolamento.

Con il Craniosacrale possiamo operare attraverso diverse fasi :

  • fluidi
  • stimolazioni positive tattili
  • stimolazioni positive profonde
  • Principio d’Ordine e Guarigione (POG)
  • individualizzazioni di eventuali fulcri inerti
  • ricorso alle Risorse

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5.1  Fluidi

Considerato che il nostro corpo è composto da circa 70/80% di liquidi, che ogni cellula vi é immersa e che tutto il metabolismo richiede l’apporto di fluidi, possiamo affermare che essi sono l’elemento principale per trasmettere e trasportare informazioni, vitalità e benessere.

Pertanto il primo contatto servirà per stimolare il sistema a dirigere nella zona dolente un maggior apporto di fluidi in modo da lenire, disinfiammare, depurare e consentire alla parte di usufruire delle endorfine presenti nel Liquor, di eliminare le tossine e di apportare liquidi e sostanze rigeneranti.

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5.2  Stimolazioni positive tattili

Con il primo approccio si porta la persona ad ascoltare le parti del proprio corpo non interessate al dolore attraverso il contatto della mano dell’operatore, il quale la guiderà ad esprimere le sensazioni che tale contatto fa emergere: caldo, freddo, pesante, leggero, morbido, ruvido, duro etc.

Sensazioni che possono riguardare non solo il corpo della persona, ma anche solo le mani dell’operatore di cranio sacrale; infatti in presenza di dolori molto forti nel corpo, la sola attenzione al contatto delle mani può creare una risposta diversiva alla sensazione diffusa di dolore nel corpo. Si induce la persona a sentire stimoli positivi diversi che permetteranno di segnare una linea sensitiva parallela o in contrasto con quella nocicettiva in modo tale che il canale afferente guadagni nuovamente consistenza e valenza. Questo tipo di esperienza è utile anche nei momenti in cui si può manifestare un dolore più forte per il quale la persona tende a dissociare.

La dissociazione può essere considerata non sempre negativa in quanto, in situazioni di particolare gravità, rappresenta una risorsa a disposizione della persona, uno spazio di assenza di dolore; tutto questo però è importante che sia sostenuto ed accompagnato dall’operatore affinché la dissociazione sia mantenuta nella sua efficace conduzione alle risorse e non trasbordi nei limiti della inconsapevolezza.

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5.3  Stimolazioni positive profonde

Partendo dalla sensazione tattile si da alla persona la possibilità, piano piano, di staccare la propria attenzione dal dolore e di entrare in contatto con delle sensazioni positive. Spesso molti non desiderano sentire le sensazioni fisiche per paura che si renda evidente solo la sensazione dolorosa; d’altra parte è dimostrato che, per elaborare una situazione difficile (trauma), è necessario passare attraverso le sensazioni.

E’ fondamentale coinvolgere la persona nell’ascolto delle vibrazioni emotive che le sensazioni tattili, uditive, olfattive, visive, gustative sviluppano nel corpo come reazioni fisiche.

Questa naturale facoltà umana è detta Felt Sense (sensazione sentita) ed è parte integrante delle nostre esperienze, tanto che lo diamo per scontato e non ci rendiamo conto della sua esistenza fino a quando non le prestiamo deliberatamente attenzione.

Il meccanismo potrebbe essere potenziato non limitandoci solo all’ascolto del contatto con la mano dell’operatore, ma prendendo in considerazione l’uso di oggetti morbidi lisci, caldi e piacevoli al tatto come pure musiche, profumi, sapori scelti dalla persona stessa in quanto possono essere stimoli per lei del Felt Sense. Ciò si rende necessario in quanto non tutti gli oggetti o le musiche, etc., possono essere motivo di rievocazioni emozionali positive per quella data persona.

Il Felt sense aiuta le persone ad essere più naturali, con i piedi per terra, più a proprio agio nel corpo, ad aumentare il senso di equilibrio, la coordinazione, la creatività, ed è grazie al felt sense che proviamo benessere, pace e connessione. In poche parole è il modo in cui facciamo l’esperienza del “sè”.

Questo permette di imparare ad ascoltarsi e a vivere le proprie sensazioni nella loro totalità, sia sul piano fisico che su quello emozionale.

Tanto più la persona diventa cosciente di questa facoltà, tanto più è in grado di imparare ad utilizzare e a fare ricorso ad esperienze positive fisiche, emotive, psicologiche, spirituali o ambientali come “risorsa” sorgente, fonte di ricarica nei momenti di difficoltà. Rivivere (richiamarsi) così tali esperienze, crea delle reazioni fisiologiche nel corpo dando un senso di benessere, espansione, leggerezza che aiutano la persona a trasformare e recuperare la situazione di disagio.

Il percorso così tracciato permette alla persona da una parte di segnare una linea sensitiva parallela (e/o in contrasto con quella nocicettiva), ancora più in profondità, dall’altra di acquisire pian piano la consapevolezza di “avere un dolore” e NON di “essere il dolore”; si riprende i mano, in questo modo, la propria esistenza, dando consistenza al SE” e non all’ “IO”.

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5.4  Principio d’Ordine e Guarigione (POG)

Per dar modo al sistema della persona di affrontare nel miglior modo possibile la situazione dolorosa presente è fondamentale prendere contatto con il Principio d’Ordine e Guarigione che è il principale strumento per conoscere le risorse a disposizione della persona stessa.

Il POG è dato dal Respiro Vitale che si fa materia e porta con sé la sua potenza originaria; valutare la qualità di tale potenza permette all’operatore di conoscere in quale situazione si trova la persona ed eventualmente attivare gli adeguati stimoli di potenziamento (CV 4?- EV 4?), in quanto l’inadeguatezza dell’energia non permetterebbe il cambiamento.

Il POG si esprime principalmente nella Marea Lunga per cui quando siamo in contatto con esso non sono presenti schemi e quindi non ci sono né sintomi né dolori. Se la persona sente ancora il dolore vuol dire che non ha ancora contattato questo livello, ma è ancora in quello del sintomo. Il lavoro del Cranio Sacrale non è quello di focalizzarsi sul sintomo, ma quello di risvegliare, ricordare che sotto sotto ci sono le Risorse, fonti originarie di autoguarigione.

Il POG è fondamentale perché limita e circoscrive la situazione di dolore e di stress, consentendo al sistema di recuperare, “respirare” e affrontare meglio la situazione generale. In effetti il POG è presente sempre e in ogni cellula e, domandando al sistema come esprime il suo POG proprio in quella parte dolente, è facile che la sensazione non sia più quella del dolore, perché nel POG c’è solo salute e benessere, in quanto espressione di un livello più profondo di coscienza.

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5.5  Individualizzazioni di eventuali fulcri

Come abbiamo già evidenziato, per portare equilibrio in una situazione di disagio, è determinante mettersi in contatto con il Fulcro che mantiene bloccata l’energia. Nell’approccio con il sistema della persona per la sua individuazione, è possibile che si evidenzino sia degli schemi (apparentemente) non pertinenti (come già visto nel dolore acuto) sia degli schemi legati direttamente alla sintomatologia espressa dalla persona. Ogni volta che si formano fulcri d’inerzia, altre aree del corpo possono avere bisogno di adattarsi alla loro presenza. Questo causa reazioni secondarie o compensatorie per cui, un fulcro primario può dare origine a fulcri secondari di compensazione; attraverso l’unità del corpo, i vari fulcri d’inerzia possono essere considerati in rapporto reciproco. Con la risoluzione dei fulcri d’inerzia secondari si hanno a disposizione più risorse vitali che permetteranno lo scioglimento di quelli primari.

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5.6  Ricorso alle Risorse

Per poter sciogliere il fulcro e dar modo alle forze di guarigione di attivarsi e aiutare il sistema a trovare il suo equilibrio globale e mantenerlo, è necessario ricorrere alle Risorse intrinseche.

Se troviamo le risorse in una capacità interiore, in un oggetto, in un’esperienza o in una sensazione, possiamo attingere al loro aiuto nei momenti di necessità.

E’ attraverso questo percorso alternativo di interiorizzazione che possiamo ri-scoprire la nostra innata forza guaritrice che è sempre presente in noi ma che si manifesta e si concretizza solo nel silenzio e nell’attenzione.

Sarà per mezzo dell’operatore che la persona sperimenta i vari tipi di Still point: li possiamo considerare come una scala di esperienza che permette di entrare lentamente e gradualmente nella profondità di stati di riposo, consapevolezza ed integrazione; dal più immediato rilassamento fisico e mentale fino al contatto con lo spazio da cui emerge il Respiro della vita. Si crea così un’occasione di legame più radicato con la fonte perenne della nostra salute intrinseca e della nostra creatività e si consolidano le riserve vitali del corpo ricaricando la potenza del liquido cranio sacrale.

Trasformazione: Obiettivo dell’esperienza Cranio Sacrale biodinamico

L’obiettivo che vogliamo raggiungere è quello di accompagnare la persona in un percorso che l’aiuti a:

  • Essere presente per riuscire a mantenere il contatto con le sensazioni senza esserne sopraffatta .
  • Vivere le situazioni dolorose avvicinandosi ad esse a poco a poco per evitare la perdita di controllo.
  • Porsi in una condizione di osservazione, diventare “testimone” dell’esperienze, senza coinvolgimento emotivo.
  • Ripristinare l’armonia con l’ordine prestabilito delle cose prendendo coscienza della frattura iniziale.

Allora potrà muoversi e vivere nella situazione dolorosa in modo diverso da quello abituale e trovare così uno stile e una qualità di vita più completo.

Non ci sembra opportuno terminare con una vera conclusione in quanto, le esperienze cambiano a secondo delle persone: alcune vorranno sperimentare fino in fondo il percorso con cranio sacrale, altre si accontenteranno di vedere attenuati i sintomi dolorosi, e altre ancora troveranno il Cranio Sacrale? quale trampolino di lancio per altri approfondimenti.

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6.  ESPERIENZE

6.1  Laura

“L’esperienza con Laura risale alla primavera del 2006, e forse è stato dopo i trattamenti con lei che ho sentito la necessità di approfondire il tema del dolore.

Mi racconta che ad Agosto 2005 aveva subito un forte stiramento al braccio sinistro, cercando di prender al volo una forma di formaggio che stava cadendo da uno scaffale. Dopo questo episodio aveva fatto visite mediche, esami radiografici (compresa una risonanza magnetica), terapie farmacologiche e fisioterapiche, ma senza alcun risultato.

I dolori persistevano, limitandola molto anche nei movimenti più semplici, e impedendole di dormire la notte. Non conosceva il Craniosacrale ma era disposta a provare.

Devo dire che la sua disponibilità ed apertura sono state di estrema importanza.

E’ stata un’esperienza molto forte per entrambe, in quanto, fino dalle prime sedute, i dolori al braccio aumentavano durante le varie fasi del trattamento; a ben poco giovava l’invio di liquidi sulla parte dolente, mentre molto più efficace era contattare la Marea Media e lo Still Point per accedere alle risorse, vera fonte di autoguarigione.

Laura dimostrava la volontà e la capacità di comprendere che, come si è dimostrato alla fine del ciclo, il dolore fisico era un mezzo, seppur drastico, per scaricare ed eliminare tensioni e sofferenze forse più profonde. La stanchezza, i brividi, la sensazione di svuotamento che provava al termine del trattamento erano la migliore conferma di questa realtà.

I tempi di recupero e di ri-equilibrio fisico e psicologico dopo le prime due sedute, erano molto lunghi (24-36 ore), ma sempre più brevi nelle seguenti, fino a scomparire negli ultimi due incontri.

Il primo e più significativo riscontro positivo era che Laura, già dopo la prima impegnativa seduta ed altrettanto impegnativo recupero, era riuscita a dormire tutta la notte senza alcun fastidio, dopo sette mesi insonni; il dolore, inoltre, continuava a presentarsi solo durante il movimento e non più durante l’immobilità o il semplice contatto tattile o pressorio alla spalla.

Il dolore che si presentava durante la terapia era accentuato da alcuni schemi che si muovevano intorno ai loro fulcri (arti inferiori – fulcro lombare, diaframma toracico – fulcro d’ansia, diaframma scapolare – fulcro gola, arti superiori – fulcro spalla); man mano che i fulcri si scioglievano, mettevano a disposizione del sistema maggiore energia. Questo fatto, assieme a movimenti involontari del braccio sinistro sempre più ampi, prima in estensione e rotazione interna, poi in abduzione e rotazione esterna, ha permesso a Laura di recuperare anche la mobilità dell’arto fino all’80%, in misura molto superiore alle sue aspettative.

Ci sono stati momenti in cui siamo “arrivate al limite” con il dolore, ma sempre e comunque in modo consapevole, coscienti che qualcosa d’Altro ci stava guidando, entrambe non ci siamo mai sentite sole o in balia della situazione, dando al dolore lo spazio ed il peso adeguato.

Con questa esperienza Laura ha, prima di tutto, superato il dolore e recuperato l’uso della spalla; il fatto, poi, di sottoporsi ai trattamenti ed ai relativi recuperi, le ha insegnato, cosa forse più importante, a dedicare del tempo a se stessa, ad ascoltare il proprio corpo in una modalità nuova e maggiormente consapevole, a lasciarsi andare nel rilassamento come nel pianto; tutti questi sono stati risultati rilevanti e insperati.”

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6.2  Girolama

Un giorno riflettevo sulla mia formazione in Cranio Sacrale e come avrei potuto farla conoscere e diffonderla. Alla mente mi venne subito l’immagine di tutte le persone che conoscevo con tanti dolori e come erono disposte a provare qualsiasi cosa pur di lenire tale situazione.

Prima tra tutte era mia madre che ormai da anni soffre di osteoporosi con conseguente artrosi.

Così le chiesi se era disponibile a farmi da cavia e così abbiamo intrapreso un’esperienza che è ancora in corso e che certamente ora posso descrivere solo parzialmente.

Il dato interessante che in questo momento mi sembra opportuno sottolineare è quanto il lavoro sui Fluidi possa contribuire notevolmente quale terapia analgesica.

Girolama, una persona di 85 anni, si è dimostrata aperta all’esperienza con una presenza sempre attiva e cosciente.

Ogni volta che mi mettevo in contatto con lei entravo subito nel MCS e successivamente nella Marea Media e qui ho sempre sentito una potenza energetica non indifferente per una persona della sua età.

Eravamo consapevoli entrambe che i suoi dolori sono stati diagnosticati come cronici e pertanto la nostra intenzione era solo quella di verificare se attraverso questa nuova esperienza avremmo potuto ottenere qualche miglioramento.

Così abbiamo iniziato il ns. percorso.

Girolama si stendeva sul lettino e mi seguiva nella ricerca delle proprio risorse, che per lei era quella di proiettarsi in momenti particolari della sua vita. Con quelle immagini si lasciava andare e si metteva in ascolto del proprio corpo.

Da parte mia andavo a contattare il LCS. In una prima visione mi mettevo in ascolto del movimento lungo il sacco durale e subito Girolama percepiva questa onda che scorreva. Devo dire che la sua percezione si è mossa gradatamente, ogni volta un pezzetto in più. Così siamo arrivati dalle spalle al bacino. Da parte mia sentivo che il liquido scorreva, ma che questo fluire era come di quello di una sostanza abbastanza densa. Sentivo un torpore nelle mani sempre più crescente. Così ho utilizzato la prima volta l’immagine del pesciolino che andasse a filtrare il liquido Cerebro spinale e poi per un paio di volte la tecnica dell’ EV 4? per alleggerire la consistenza del liquido.

Con questi due passaggi mia madre mi ha raccontato di sentirsi come sollevata, e come se il suo corpo rimanesse sospeso, e non percepiva più alcun dolore; devo dire che mentre me lo diceva mi ci sono sentita anch’io. La risonanza delle parole di mia madre, infatti, mi hanno fatta subito sentire trasportata nei liquidi e sentivo tutto il suo corpo galleggiare, mentre io stessa mi sentivo circondata dal liquido, in un abbandono totale come, se ogni peso si fosse dissolto.

Questa è stata l’esperienza più interessante che mi sia capitata personalmente. Posso dire di aver verificato come lavorare sui fluidi possa effettivamente comportare una notevole azione analgesica su una persona sofferente di dolori cronici.

Dal punto di vista dei risultati, Girolama mi ha confermato che a seguito dei trattamenti i dolori sparivano per diverse ore (più di dodici ore), che la notte riposava sempre di più e meglio in quanto non si presentavano più i crampi alle gambe che prima condizionavano la durata e la qualità del riposo.

L’esperienza continua e prossimamente su questo schermo ne vedremo di belle!!!!!.

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6.3  NOTA

Ci sembra importante tenere presente, e soprattutto mettere al corrente la persona, che spesso in situazioni dolorose e acute, soprattutto dopo i primi trattamenti, si possono manifestare intensificazioni nella sintomatologia dolorosa. Tali acutizzazioni, dovute al riequilibrio delle energie bloccate, sono sempre superate e ridotte nelle fasi successive.

Nelle nostre esperienze non abbiamo avuto modo di sperimentare in maniera continuativa e tangibile, la modificazione a livello limbico della crescita dei Dendriti, intervenendo in modo specifico sulle cellule nervose.

Altrettanto vale per la possibilità di intervenire a livello del SNC sulle microtrasformazioni anatomiche indotte dalla nocicezione ( vedi pag. 17)

Resta comunque una proposta, un’idea da sviluppare in futuro, soprattutto nelle situazioni di dolore persistente o cronico.

L’altra metodologia non sperimentata è stata quella del nuovo input di stimolazione alternativa sensitiva tattile, per diminuire il canale sensitivo dolorifico predominante, in quanto non abbiamo avuto modo di fare esperienza per più tempo con una determinata persona.

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7.  ANALOGIE E STIMOLI NEL PENSIERO DI SRI AUROBINDO E MERE

Come non prendere in considerazione il pensiero di Sri Aurobindo e Mère nella formazione di Cranio Sacrale? Queste persone hanno dedicato la loro vita alla ricerca della Verità, e alla trasformazione dell’uomo nella sua stessa parte materiale, attraverso la modifica della memoria cellulare; ci hanno lasciato scritti che indiscutibilmente scoprono una prospettiva futura veramente affascinante per l’uomo; noi crediamo che questa prospettiva possa essere una strada evolutiva per l’accompagnamento di Cranio Sacrale.

W.G. Sutherland (1873-1954) sosteneva: dovete vedere questa energia come un liquido nel liquido, una potenza intelligente, più intelligente della nostra mente umana

Mère (1878-1973) si domanda in che momento far cessare la circolazione del sangue e sostituirla con la Forza?

Leggere queste due frasi e sentir risuonare una certa connessione è un tutt’uno, come se dmanda e risposta si scegliessero da sole!!

Sri Aurobindo (1872-1950) nel suo poema “Savitri” così si esprime sul dolore
.. La sofferenza dell’anima non è la chiave dell’eternità,
né il riscatto mediante il dolore, ciò che il cielo domanda alla vita ...
.. Un potere è in te , che tu non conosci;
Tu sei un vaso della scintilla imprigionata.
Essa cerca di liberarsi dall’involucro del Tempo.
E finché la rinchiudi, il sigillo è il dolore; ...


Ma è difficile per la mente umana sentire
il bene del Cielo nel crollo della vita e il pugno di ferro del Fato,
o tollerare il terribile mistero del dolore,
della sofferenza e del male che mascherano Dio ...
Mère dice
“nel sistema, nella natura, la sofferenza sia stata inventata quale indicatore; perché ad esempio se il corpo si disorganizzasse in un modo qualunque senza che ciò causasse la minima sofferenza, non si cercherebbe mai di arrestare questa disorganizzazione. Si pensa a curare una malattia solo perché ci fa soffrire: Se non causasse nessun fastidio, non si cercherebbe mai di guarirne. Quindi nell’economia della natura penso che il primo scopo della sofferenza fisica sia quello di metterci in guardia.” “……… non basta dire che non si vuole la sofferenza perché se ne vada! Ma se si è capaci …. di stabilire dentro di sé – per esempio a fronte di ogni dolore di tipo nervoso - una sorte di immobilità - immobilità della vibrazione interiore - più completa possibile sul punto doloroso, essa ha l’effetto di un anestetico; in realtà se c’è dolore, ciò vuol dire che siete in contatto con il nervo che trasmette il dolore, altrimenti non sentireste niente. Ebbene, una volta che sapete che siete in contatto, accumulate in quel punto più immobilità che potete per arrestare la vibrazione del dolore nel nervo che soffre. Vi accorgerete che agisce e che si addormenta. Occorre essere abituati a fare ciò, ma abbiamo l’occasione ogni momento di farlo!”

“quando vi accade qualcosa di doloroso nell’ignoranza questa cosa dolorosa assume un certo carattere. Ma la stessa cosa se la ricevete in uno stato di conoscenza non ha gli stessi effetti. Ma cosa vuol dire “conoscenza”? Se si ha la conoscenza – conoscenza interna delle cellule, della loro esistenza, della loro composizione, e quella dei risultati della cosa dolorosa ossia dell’effetto che essa ha avuto sulle cellule - e nello stesso tempo si ha la conoscenza di ciò che le cellule devono essere e di come devo reagire alla cosa dolorosa, invece di procedere come la natura fisica, che richiede ore, giorni e mesi per riparare ciò che è stato danneggiato, si può farlo istantaneamente, infatti è quanto avviene. Perché quando l’azione è integrale e perfetta, a questa conoscenza puramente materiale se ne aggiunge una interna nonché un potere di fare intervenire forze, come le forze supermentali le quali possono fare istantaneamente ciò che nel mondo materiale richiede una durata più o meno lunga…. Ciò Vi permette di proiettare sul punto la Forza di Verità – in modo che tutto venga posto sotto l’influenza di tale Forza, in modo che le cose, gli elementi, le cellule e, tutto ciò che le compone diventino ricettivi a questa Potenza supermentale e che l’organizzazione avvenga secondo una legge di Verità – allora ciò può anche rappresentare l’occasione non solo di curare la cosa dolorosa, di rimediare all’incidente, ma di fare un grande progresso nella coscienza generale e, sul quel punto preciso, un grande progresso di ricettività alle forze, di adattamento a quelle forze, di risposte al loro influsso. E’ proprio così che si può volgere qualcosa di cattivo in qualcosa di ottimo, quando si ha il potere.”

Ma come aumentare la ricettività del corpo?

Secondo Mère
“ ….quando arriva una forza e voi non l’accogliete, ciò produce una contrazione, c’è qualcosa che si indurisce nel vitale, nella mente e nel fisico…. Avete l’impressione di un dolore…. Allora la prima cosa da fare è con un atto di volontà allentare quella contrazione … una volta allentata la contrazione vedete se l’impressione sgradevole cessa, il che dimostra che si tratta di una piccola resistenza momentanea, ma se il dolore continua e se è davvero necessario aumentare la vostra ricettività per poter accogliere ciò che aiuta, ciò che è da accogliere, dopo aver allentato la contrazione, dovete cominciare a impegnarvi ad espanderVi – si ha l’impressione di espandersi. I procedimenti sono molti. Certe persone……possono essere coscienti della propria coscienza, allargare sempre di più la coscienza fino a che essa diventi illimitata. Quando si fa questo si diventa veramente ricettivi….quando arriva qualcosa di forte e si sente che è troppo ……..il procedimento è esattamente lo stesso: agire sulla contrazione. Si può agire con il pensiero, con una invocazione alla pace alla tranquillità(il senso della pace diminuisce parecchio la difficoltà). Numerosi malesseri, anche fisici, come tutte le contrazioni del plesso solare, ……..possono sparire così.”

“La causa ultima di tutte le malattie fisiche può essere attribuita ad un disordine mentale……. Ogni punto del corpo è simbolico di un movimento interiore; è un mondo di corrispondenze sottili….. quella parte del corpo colpita dalla malattia indica la natura del disordine interiore che si è stabilito, l’origine della malattia; è un segno della sua causa. Rivela anche la natura della resistenza che impedisce all’essere di avanzare in modo globale e con uguale rapidità e ci indica quali sono il trattamento e la guarigione. Se potessimo perfettamente capire dove sta l’errore, scoprire quale parte non è stata ricettiva e aprirla alla forza e alla luce, potremmo ristabilire in un attimo quell’armonia che è stata turbata e la malattia sparirebbe completamente.”

Il dolore per loro è “la menzogna del mondo”. Attraverso gli scritti di Satprem abbiamo l’opportunità di entrare in questo concetto dove la sofferenza viene assimilata al dolore e viene considerata una decomposizione. Infatti le malattie e la vecchiaia le considerano le falsità più evidenti “come potrebbe mai essere laido, consunto malato vecchio, ciò che è Vero? Il Vero irradia luce, bellezza, eternità. Il Vero è invincibile evidentemente. La morte e la vecchiaia ci possono ghermire soltanto perché manchiamo di Verità”.

Forse è venuto il tempo di ritrovare la Verità completa dello spirito e della materia in una terza posizione che non è ne quella dei materialisti né quella degli spiritualisti: “La soluzione non sta nell’ascesa dell’uomo al cielo, ma piuttosto nel suo ascendere quaggiù nello Spirito, e anche nel discendere dello Spirito nella umanità comune, in una trasformazione della natura terrestre. E’ questo infatti che l’umanità attende: non una qualche salvezza post mortem, ma una autentica nuova nascita che coronerà la sua lunga, oscura e dolorosa marcia.”

“……… il dolore della terra è il riscatto della sua gioia prigioniera.”

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8.  Allegati

8.1  Siti internet

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8.2  Bibliografia

  • M.Kern - Craniosacrale: la saggezza del corpo -ITCS
  • T.Dethlefsen R.Dahlke - Malattia e destino - Ed.Mediterranee
  • P.Bellavite P.Musso R.Ortolani –Il dolore e la medicina – Soc.Ed.Fiorentina
  • C.Rainville - Ogni sintomo è un messaggio – Ed. AMRITA
  • La Madre - Conversazioni 1950-1951 - Ed. Arka Milano
  • La Madre - Conversazioni 1954 - Vol.II - Ed. Arka Milano
  • Satprem - Sri Aurobindo l’avventura della coscienza - Ed.Mediterranee
  • Satprem - Agenda di Mère - Ed.Mediterranee ricerche evolutive
  • Sri Aurobindo - Savitri – Ed.Mediterranee Latin pen- Auroville

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8.3  Commenti

alla pagina Guest / IL DOLORE

Peter06 October 2007, 14:47

Peter → Sigg. Biasutti, Passoni c/o L'Incontro

Gentili Signore, Egregi Signori,
Grandi complimenti agli autori (e adesso colleghi) A. Biasutti e S. Passoni per la loro tesi finale: è veramente un bel lavoro e necessario in un tempo, nel quale i medici non se ne intendono più del dolore.
Mi sentirei onorato se mi dareste la concessione di includere questa pagina nelle nostre pagine di Medicina popolare www.pforster.ch come "Pagina ospite". Sono sempre a disposizione per ulteriori chiarimenti
con collegiali saluti Peter Forster

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Centro di terapie • Scuola di formazione Craniosacrale Biodinamico
CH 6600 Locarno, via Rovedo 16 - tel.+fax +41 (0) 91.752.13.88 -


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