Recent Changes - Search:

Pagine di servizio

Gruppi

Pagine in allestimento

Strumenti

Domini correlati

PmWiki

pmwiki.org

edit SideBar

FTP /

Malattie e disturbi umani

FTP.2 History

Hide minor edits - Show changes to markup

February 24, 2009, at 10:28 AM by daniela -
Changed line 224 from:

(:cellnr valign=middle align=right:)3a edizione 2008: a cura di Daniela Rüegg

to:

(:cellnr valign=middle align=right:)3a edizione 2009: a cura di Daniela Rüegg

February 03, 2009, at 08:01 AM by 84.73.147.25 -
Deleted line 47:

Per motivi organizzativi abbiamo ripartito questa dispensa nelle seguenti pagine:

February 03, 2009, at 07:55 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 73 from:

spostato in Elenco ... Morte

to:

spostato in Disturbi umani III

February 03, 2009, at 07:54 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 61 from:

Nutrizione, ..., Infezioni

to:

Nutrizione ... Infezioni

February 03, 2009, at 07:53 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 51 from:

spostato in Diagnosi, Genetica

to:

spostato in Disturbi umani I

February 03, 2009, at 07:52 AM by 84.73.147.25 -
Changed lines 61-62 from:

Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni

spostato in Nutrizione ... Infezioni

to:

Nutrizione, ..., Infezioni

spostato in Disturbi umani II

February 03, 2009, at 07:41 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 72 from:

Elenco ... Morte

to:

Disturbi specifici, Morte

Changed line 77 from:

(:cellnr:)Malattie e terapie dermiche\\

to:

(:cellnr:)Disturbi specifici, Morte\\

February 03, 2009, at 07:41 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 50 from:

Diagnosi, Genetica

to:

Diagnosi, Cura, Genetica

February 03, 2009, at 07:39 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 61 from:

Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni

to:

Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni

February 03, 2009, at 07:39 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 61 from:

Nutrizione ... Infezioni

to:

Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni

Changed line 66 from:

(:cellnr:)Malattie e terapie dermiche\\

to:

(:cellnr:)Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni\\

February 03, 2009, at 07:38 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 55 from:

(:cellnr:)Malattie e terapie dermiche\\

to:

(:cellnr:)Diagnosi, Cura, Genetica\\

February 03, 2009, at 07:37 AM by 84.73.147.25 -
Changed line 49 from:

to:
February 02, 2009, at 07:42 PM by daniela -
Changed line 84 from:

Il seguente testo tratta alcune patologie umane dal punto di vista della medicina popolare, senza però entrare nel dettaglio di ogni singolo disturbo. Questo perché non è sempre facile risalire da un sintomo ad una causa, cioé eseguire una diagnosi corretta, che richiede conoscenze approfondite di anatomia, fisiologia e patologia, senza le quali c'è il rischio di curare la malattia sbagliata, magari con delle conseguenze negative per il paziente.

to:

Il seguente testo tratta alcune patologie umane dal punto di vista della medicina popolare, senza però entrare nel dettaglio di ogni singolo disturbo. Questo perché non è sempre facile risalire alla sua causa partendo da un sintomo , cioé eseguire una diagnosi corretta, che richiede conoscenze approfondite di anatomia, fisiologia e patologia, senza le quali c'è il rischio di curare la malattia sbagliata, magari con delle conseguenze negative per il paziente.

Changed line 92 from:

L'idea a monte non è solo un fatto di cultura sanitaria popolare che è andata persa in buona parte nelle ultime generazioni, ma anche un fatto di proporzioni: la perdita della comune capacità pratica sanitaria aumenta enormemente l'impiego di specialisti costosissimi e che vengono interpellati per delle banalità. Speriamo di dare con questo testo e la relativa formazione un piccolo contributo regolatorio alle spese sanitarie pubbliche che stanno per esplodere.

to:

L'idea a monte non è solo un fatto di cultura sanitaria popolare che è andata persa in buona parte nelle ultime generazioni, ma anche un fatto di proporzioni: la perdita della comune capacità pratica sanitaria aumenta enormemente l'impiego di specialisti costosissimi e che vengono interpellati per delle banalità. Speriamo di dare con questo testo e la relativa formazione un piccolo contributo a regolare le spese sanitarie pubbliche che stanno per esplodere.

February 01, 2009, at 09:05 PM by Peter -
Changed line 11 from:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

to:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

February 01, 2009, at 09:05 PM by Peter -
Changed line 11 from:

(:cell align=center bgcolor=#afa text-decoration=none:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

to:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

February 01, 2009, at 09:03 PM by Peter -
Changed line 9 from:

(:table width=100% cellspacing=3 cellpadding=3 bgcolor=#080 text-decoration=none:)

to:

(:table width=100% cellspacing=3 cellpadding=3 bgcolor=#080:)

Changed line 11 from:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

to:

(:cell align=center bgcolor=#afa text-decoration=none:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

February 01, 2009, at 09:03 PM by Peter -
Changed lines 8-9 from:

(:table width=100% cellspacing=3 cellpadding=3 bgcolor=#080:)

to:

(:table width=100% cellspacing=3 cellpadding=3 bgcolor=#080 text-decoration=none:)

February 01, 2009, at 09:02 PM by Peter -
Changed line 8 from:
to:
February 01, 2009, at 08:55 PM by Peter -
Changed line 11 from:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnostica, Cura, Genetica

to:

(:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnosi, Cura, Genetica

February 01, 2009, at 08:54 PM by Peter -
Changed line 2 from:

(:nospacewikiwords:) (:nolinkwikiwords:) (:linebreaks:)

to:

(:nospacewikiwords:) (:nolinkwikiwords:) (:linebreaks:)(:nogroupheader:)

Changed lines 7-15 from:

to:

(:table width=100% cellspacing=3 cellpadding=3 bgcolor=#080:) (:cellnr align=center bgcolor=#dfd valign=middle:) Indici (:cell align=center bgcolor=#afa:) I: Diagnostica, Cura, Genetica (:cell align=center bgcolor=#afa:)II: Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni (:cell align=center bgcolor=#afa:)III: Disturbi specifici, Morte (:tableend:)

February 01, 2009, at 02:30 PM by Peter -
Added lines 66-72:

I links dei seguenti indici portano tutti su delle pagine della versione .php (redazione). (:table width=100%:) (:cellnr:)Malattie e terapie dermiche
(:toc-page FTP.23:) (:cell:) (:tableend:)

February 01, 2009, at 02:29 PM by Peter -
Added lines 55-61:

I links dei seguenti indici portano tutti su delle pagine della versione .php (redazione). (:table width=100%:) (:cellnr:)Malattie e terapie dermiche
(:toc-page FTP.22:) (:cell:) (:tableend:)

February 01, 2009, at 02:29 PM by Peter -
Added lines 44-50:

I links dei seguenti indici portano tutti su delle pagine della versione .php (redazione). (:table width=100%:) (:cellnr:)Malattie e terapie dermiche
(:toc-page FTP.21:) (:cell:) (:tableend:)

February 01, 2009, at 02:23 PM by Peter -
Changed line 40 from:
to:

Per motivi organizzativi abbiamo ripartito questa dispensa nelle seguenti pagine:

Added line 45:

Added line 49:

Changed lines 53-54 from:
to:

Introduzione

February 01, 2009, at 02:20 PM by Peter -
Added lines 42-50:

Diagnosi, Genetica

spostato in Diagnosi, Genetica

Nutrizione ... Infezioni

spostato in Nutrizione ... Infezioni

Elenco ... Morte

spostato in Elenco ... Morte

Deleted lines 67-71:

spostato in Diagnosi, Genetica spostato in Nutrizione ... Infezioni spostato in Elenco ... Morte

February 01, 2009, at 02:17 PM by Peter -
Changed lines 60-2352 from:


Malnutrizione

Al corpo servono per un funzionamento ordinario:

  • grassi/lipidi
  • carboidrati/zuccheri
  • proteine animali e vegetali

per coprire il fabbisogno energetico (calorico), ciò a dipendenza dal clima, dal peso corporeo, dalle attività motorie e mentali.

I pareri dei "nutrizionisti" sulla composizione "ideale" tra i grassi, i carboidrati e le proteine sono vari e cambiano spesso a secondo delle mode vigenti. Al momento è in vigore la mania di ingerire tanti carboidrati e pochi grassi. L'apparato genetico umano, (confermato da studi paleonutrizionali) sembra invece attrezzato per metabolizzare bene ca. il 50% di grassi, il 30% di proteine e solo il 20% di carboidrati (riferimento calorico). La vigente propagazione di tanti carboidrati e pochissimi grassi porterà probabilmente la popolazione ubbediente a elevati rischi di diabete mellito II (in senescenza).

Oltre al fabbisogno calorico, l'organismo umano ha bisogno di ca. una cinquantina di sostanze essenziali (non sintetizzabili da parte del corpo stesso) per svolgere i compiti strutturali e funzionali. Queste sostanze sono normalmente contenute in una nutrizione variata e genuina:

  • minerali come il calcio, il magnesio, il cloro, il sodio, il potassio, lo zolfo e il fosforo
  • oligoelementi come il ferro, lo iodio, lo zinco, ...
  • vitamine come A, B, C, D, E, K, ...
  • lipidi essenziali come gli oli oleici, linolici, linolenici, ...
  • aminoacidi essenziali (sottostrutture di proteine).

La deficienza dei singoli ingredienti sia calorici che strutturali nonché funzionali, impedisce a un perfetto funzionamento dell'organismo. Questo si nota evidentemente nei paesi poveri con una nutrizione scarsa o molto monotona (in particolare deficienze caloriche e/o proteiche, ogni tanto vitaminiche).

Vengono trattati i seguenti temi: 2.1 Fabbisogni e deficienze qualitative 2.2 Fabbisogno e deficienze quantitative 2.3 Composizione quantitativa della nutrizione 2.4 Disturbi nutrizionali e di peso


Deficienze qualitative

Le deficienze nutrizionali alle nostre latitudini sono spesso meno evidenti, in quanto il fabbisogno calorico è copribile con pochissimi soldi. In compenso si notano spesso forme di malnutrizione qualitativa:

  • ideologiche: vegetarianismo, esteticismo, apostoli del "sano" e "malsano", nutrizionisti con strane idee e convinzioni metaboliche e curative
  • psichiche: disturbi comportamentali alimentari (anoressia, bulimia, compensazione di frustrazioni e noie con il cibo)
  • abitudinari: per stile di vita, condizioni professionali e famigliari, mancato adattamento della nutrizione a una vita con pocchissimo movimento, monotonia alimentare, ...
  • civilizzatorie: alimentari prefabbricati, industrializzati, importazione di alimentari, produzione estensiva di prodotti primari,
  • qualunquistiche e generalizzanti: un bambino, un convalescente, un tossicodipendente, un ammalato, una donna in gravidanza o allattante, un camionista, un impiegato, una casalinga, uno scolaro, ... hanno dei fabbisogni nutritivi molto differenziati.

Chi indica qualsiasi cosa come "sana" o "malsana" dovrebbe essere costretto (per legge) ad aggiungere per chi e in quali dosi è "sana" e per chi e in quali dosi sarebbe controindicata.

Questo tipo di deficienze crea inizialmente dei disturbi funzionali e regolatori, a lungo andare anche strutturali. Non crea normalmente un sintomo nitido, ma dei complessi di sintomi abbastanza generali e disagi poco definibili, perché la sostanza scarsa è normalmente coinvolta o in tanti processi metabolici (come p.es. lo zinco) o in processi biochimici elementari (come p.es. il calcio). E così sfuggono facilmente all'occhio clinico del medico generale e ancora di più a quello dello specialista. Tantissimi disturbi classificati "psichici, neurovegetativi, emotivi, psicosomatici, mentali, ... " possono nettamente migliorare somministrando "integratori alimentari" in modo differenziato e a dosi sensate. Il guaio è che non è per niente facile scoprire quello che manca e con ciò determinare le dosi ragionevoli.


Fabbisogno energetico umano

Dati e affidibilità

Per fabbisogno energetico umano (o fabbisogno calorico) si intende la quantità di calorie che un essere umano dovrebbe assumere per svolgere le sue tipiche funzioni:

  • fisse (quali le attività cardiache, respiratorie, epatiche, intestinali, riparazione dei tessuti, mantenimento del calore interno)
  • variabili (quali le attività muscolari, l'accrescimento, la gravidanza).

Il fabbisogno per le attività fisse tende a diminuire con l'avanzare degli anni, ed è in genere minore per le donne.

Secondo degli studi effettuati esistono innumerevoli indicazioni, basate per di più su formule empiriche, che cercano di approssimare il fabbisogno energetico. Tuttavia questi sono spesso contestati in quanto i dati concreti riguardanti il fabbisogno individuale non sono rilevabili per i seguenti motivi:

  • Il fabbisogno energetico metabolico di base individuale non è determinabile; esso dipende da troppi fattori (connessi al metabolismo individuale) per essere misurato in modo sufficientemente affidabile.
  • Il fabbisogno energetico, durante uno sforzo, non è quantificabile. Non solo perché in una giornata si susseguono fasi di sforzi diversificate fra di loro, ma anche per il semplice fatto che ognuno usa il proprio organismo con una economia variabile.

Anche i dati apparentemente "scientifici", concernenti il contenuto energetico di alimenti per il metabolismo umano non sono né affidabili né applicabili all'individuo per i seguenti motivi:

  • Il contenuto energetico rilevante di alimenti che serve al metabolismo umano è difficilmente misurabile. Inoltre la composizione di alimenti composti da diverse sostanze più o meno digeribili, è talmente variabile, che è impensabile determinare valori per una normale alimentazione (anche di pochi giorni).
  • Non si sa bene quanto, dell'alimento, viene metabolizzato energeticamente e quanta energia lascia il corpo con le feci. Esistono poche verifiche in merito.

Bilancio energetico

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano La prima immagine raggruppa i fattori rilevanti riguardo il bilancio energetico umano. Si nota l'implicazione di molti fattori:

  • il metabolismo, con tutte le sue variabili individuali, compresi gli stati straordinari e patologici.
  • l'attività e la resa fisica con tutte le sue variabili individuali e giornaliere.
  • la quantità e la composizione di alimenti.
  • l'attività e la resa digestiva.



Le formule approssimanti

Il fabbisogno energetico (calorico) dipende in primo luogo da moltissimi fattori metabolici, di spesa energetica e di alimentazione. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/48/RateMetabolicaBasale.jpg | Rate metabolica basilare
(Basic metabolic rate BMR)
in funzione di sesso, peso
ed età (kcal/d)

Rate metabolica basilare
Una grossolana approssimazione per il fabbisogno metabolico basale è data con la formula del Harris-Benedict che tiene in considerazione (almeno) il sesso, la statura, il peso corporeo e l'età:

  • Per donne: BMR = 655,095 + ( 9,5634 * Peso in kg) + (1,8496 * Statura in cm) - (4,6756 * Età in anni)
  • Per uomini: BMR = 66,473 + (13,7516 * Peso in kg) + (5,0033 * Statura in cm) - (6,775 * Età in anni)
  • Per bambini: BMR = 22,10 + (31,05 * Peso in kg) + (1,16 * Statura in cm)

L'immagine, come esempio, da un'idea sulle variazioni della rata metabolica basale BMR, differenziata per sesso ed età: Si nota che la differenza delle medie statistiche tra uomini e donne è del 10... 15% e con la differenza di età (tra 20 e 70 anni) ancora del 15%. Poi la statistica stessa indica che la metà delle persone è al di sopra e l'altra metà al di sotto di questa percentuale. Questo solo per i dati del metabolismo basale, quindi assolutamente rilevato in un ambiente di ca. 20º C.

Spesa energetica per sforzi fisici http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d4/EnergiaMovimento.jpg | Spesa energetica in movimento Ovviamente sarà ancora più difficile proporre una approssimazione attendibile per lo sforzo fisico, il contenuto di alimenti e il rendimento digestivo (energia nelle feci).

Il fabbisogno per lo sforzo fisico è normalmente molto minore. Esistono delle tabelle (di istituti sportivi), che danno un'approssimazione abbastanza fedele. Il problema individuale è dato dal determinare la somma di diversi sforzi in 24 ore e la stima della resa degli sforzi che evidentemente è diversa in persone allenate o meno. E tenendo in considerazione l'abbigliamento e le variabili temperature ambientali, qualsiasi stima risulta aleatoria.

Esempi:

  • Donna statura 1.76, 80 kg, 60 anni, casalinga, dorme ca. 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'480 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 85 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'360 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno giornaliero ca. 2'800 kcal.''
  • Uomo statura 1.76, 80 kg, 60 anni, lavoro sedentario in locale climatizzato, dorme 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'650 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 65 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'000 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno energetico giornaliero ca. 2'700 kcal.''

La stima stessa dimostra, quante imponderabili ci sono, e le rese digestive e di movimento non sono ancora incluse. Meglio risparmiarsi il lavoro, perché il risultato non vale il calcolo.

Valutazione di dati calorici alimentari

  • Tabelle alimentari danno un'idea statistica approssimativa riguardo il contenuto energetico (calorico) degli alimenti. Come detto prima, essendo esse approssimative, non hanno una affidabilità sufficiente.
  • Anche i consigli dietetici sul fabbisogno energetico individuale non sono affidabili; oggigiorno è impossibile infatti determinare il fabbisogno individuale concreto con strumenti accessibili, al massimo è fattibile un' approssimazione statistica aleatoria della rata metabolica basilare, considerando sesso, peso corporeo ed età. La stima della rate metabolica di sforzo non è fattibile con strumenti accessibili e la resa digestiva non è nota per singole persone.
  • Per quanto detto prima i consigli di personale non adeguatamente preparato concernenti il consumo calorico sono solo delle indicazioni di massima e a volte hanno lo stesso valore di un oroscopo in un giornale.

Resa digestiva
La terza grande sconosciuta è la resa digestiva. Esistono pochissime misure che rilevano l'energia degli alimenti che non viene sfruttata e che lascia il corpo attraverso le feci. Ma pare che le differenze individuali siano notevoli. Specialmente la resa digestiva di "fibre alimentari" non è chiaro e dipende molto della flora intestinale individuale e temporanea.


L'appetito: funzione e disturbi

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9a/Appetito.jpg | Determinanti dell'appetito La regolazione energetica, cioè l'equilibrio tra spesa e fabbisogno energetico umano non viene gestita scientificamente, ma dall'appetito. In questa primitiva sensazione sono integrate tantissimi elementi, non solo biologici, ma anche economici e socioculturali, come lo illustra l'immagine accanto.

L'appetito è una delle pulsioni primitive previste a garantire l'autoconservazione. Come tutte le pulsioni può essere compromessa da fatti biologici, pretesti socioculturali / economici ed esperienze personali. Disturbi di appetito si manifestano clinicamente in casi di enorme obesità oppure in casi di eccessivo rilevante sottopeso (anoressia). Ambedue portano a un notevole rischio letale.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/49/SbalziPeso.png | Sbalzi di peso "normali"
e patologici (esempio)
Per scoprire se la regolazione energetica (tramite l'appetito) funziona bene, basta osservare il peso corporeo: in adulti, sbalzi oltre ca. il 5% annuo (in su o in giù) sono patologicamente sospetti e vanno analizzati. Sbalzi in su sono un indicatore per un'alimentazione iperenergetica (ipercalorica), sbalzi in giù per alimentazione ipocalorica.


Voci correlate

Digiuno (fisiopatologia) Fabbisogno sostanziale umano Peso corporeo umano Dietologia Caloria

Bibliografia

  • Pschyrembel, Klinisches Wörterbuch, Gruyter, Walter de Gmb H?, (2004)
  • M. Wabitsch, J. Hebebrand, W. Kiess, K. Zwiauer (Hsgb.), Child and Adolescent Obesity: Causes and Consequences, Prevention and Management (2004)
  • Udo Pollmer, Esst endlich normal, Piper (2005)

Collegamenti esterni

  • INRAN: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
  • DGE Deutsche Gesellschaft für Ernährung
  • FNIC RDA Food and Nutrition Information Center
  • EuLE Europäisches Institut für Lebensmittel- und Ernährungswissenschaften
  • Nozioni energetiche / caloriche Med Pop
  • calorie.it
  • Categoria:Dietetica it.Wikipedia
  • Categoria:Fisiologia it.Wikipedia


Composizione quantitativa della nutrizione

Tanti sono i pareri e le proposte per una composizione "ideale" della nutrizione tra i lipidi (animali e vegetali), i carboidrati e le proteine (animali e vegetali). Certo è che l'essere umano sano si arrangia e bene sotto un larghissimo spettro. In certe fasi della vita e durante l'impegno motorio prevalgono un pò l'uno o l'altro elemento ma sempre entro larghi spettri.

Il seguente grafico mostra le composizioni relative caloriche e dei pesi per i tre tipi di nutrizione, indipendente dal consumo calorico totale (in percentuale):

  • prevalentemente di carboidrati come proposta dall'attuale moda nutrizionistica, da molti medici, dietisti, giornalisti e dalle industrie alimentari, simile al modo di alimentarsi "asiatico" quasi o completamente vegetariano
  • prevalentemente di lipidi come usata dai popoli "primitivi" e probabilmente dai nostri antenati neolitici simile alle culture quasi o completamente carnivore dei nomadi
  • onnivora, usata da tanti popoli come p.es. quelli mediterranei.

Per i cinque ingredienti principali dei pasti:

  • acqua,
  • lipidi (grassi, oli),
  • carboidrati (e zuccheri e alcol),
  • proteine (animali e vegetali)
  • altri (come ballasto, indigeribili, fibre, minerali, ... ).

Si elencano le tipiche percentuali per:

  • il contenuto energetico/calorico (somma 100%)
  • il peso nutritivo puro (a secco) (somma 100%)
  • il peso complessivo relativo in un piatto pronto da mangiare (somma tra acqua, nutritivi e altri 100%).

Nei capitoli seguenti mi sono dato da fare per dimostrare che non abbiamo bisogno di professori per insegnarci come bisogna mangiare.

La specie umana (a differenza degli orsetti coala che digeriscono esclusivamente germogli di bambù e acqua) è attrezzata di un sistema digestivo che riesce a elaborare i lipidi e le proteine di animali e di piante e una certa gamma (molto ristretta) di carboidrati vegetali (la cellulosa e le lignine sono anche carboidrati, ma all'uomo mancano gli apparati digestivi dei ruminanti per sfruttarli).

La delimitazione dispotica dei "chierici delle diete" (tanti medici, dietisti, neoreligiosi, ecologisti, alternativi, guardie culturali, ... ) è una specie di "feudalismo culturale" (per non dire di razzismo nutritivo), portato da un dispetto missionario o coloniale, tutto sotto il segno del "sano" e "malsano" (una volta erano la croce e satana). Inoltre ha anche il tocco di "assolutismo sociale" di volerci privare del gusto individuale e di sceglierci personalmente i pasti che ci piacciono, perché possiamo permettercelo e l'organismo ama la varietà ed è attrezzato per vivere bene con una vasta scelta di alimenti.

Vengono trattati i seguenti temi: 2.3.1 Diete "grasse" dei carnivori (lipidi-proteine) 2.3.2 Diete "magre" con tendenze "vegetariane" (carboidrati) 2.3.3 Diete "medie" degli onnivori (lipidi-proteine-carboidrati) 2.3.4 Esempi di diete a confronto 2.3.5 Nessi tra la composizione quantitativa e la qualità dei piatti 2.3.6 Alimenti attualmente discriminati


Diete "grasse" dei carnivori

È prevalentemente la nutrizione dei popoli che vivono in zone ostili e nutrendosi in questo modo sono sanissimi. Esempi sono:

  • i popoli delle zone polari che si nutrono di grasso e carne e spesso non hanno mai visto frutta e legumi. Sono molto resistenti alle avversità di una natura e di una vita dura.
  • Nelle steppe dell'Africa hanno una simile dieta i Massai, che si nutrono quasi esclusivamente di prodotti animali come latte, sangue, burro, latticini, carne, frattaglie, organi interni delle loro bestie. Il maiale non lo mangiano, perché sono musulmani e perché non c'è. Sono persone molto sane.
  • Idem per i popoli nomadi (o mezzo) delle steppe dell'Asia Centrale.
  • I paleotrofologi (specialisti della nutrizione primitiva) hanno forti indizi che i nostri antenati neolitici si nutrissero prevalentemente di grasso, carne, organi interni, insetti (molto ricchi di proteine, grassi, fibre) e dei loro fratelli avversari.

Anche in culture "sviluppate" (come presso i Maya) il cannibalismo (rituale) era un'importante fonte nutritiva (oltre alla limitazione della popolazione).

Forse è a causa della sua reputazione di "primitiva", che persone ipercivilizzate, sostenute dai loro guru ideologici detestano una simile nutrizione e si esprimono disgustati in merito. Questo posso capirlo sotto degli aspetti sociopsicosomatici, ma il fatto che essi tentano poi di motivarlo biologicamente e sanitariamente non è solo una bigotteria ma è anche da ignoranti.

Come terapista consiglio una dieta piuttosto"grassa":

  • agli afflitti da disturbi glicemici (Diabete I, Diabete II, Ipoglicemia regolativa), poiché il metabolismo dei carboidrati è disturbato, mi sembra evidente preferire dei lipidi come "combustibile" (in contrasto ai professori del diabete). Inoltre consiglio il consumo prevalentemente di carboidrati con un indice glicemico basso
  • agli afflitti da disturbi intestinali come diverticolite, colon irritato, ... perché meglio digeribile (in contrasto ai naturopati e a tanti dietisti) consiglio di consumare solo il minimo indispensabile di fibre vegetali e di "crudità".
  • agli afflitti da sottopeso con spesso disturbi nutrizionali perché con meno massa nutritiva consiglio di consumare più calorie.

dieta grassa contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 65% 45% 34% 1'950 217

Carboidrati, zuccheri, alcool 5% 8% 6% 150 38

Proteine (animali, vegetali) 30% 47% 35% 900 225

Acqua contenuto* 0 0 23% 0 144

Altri contenuti 0 0 2% 0 14 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000 637 637 gr & 1.0 litri

* di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 1 litro al giorno, visto il clima freddo che non fa perdere tanta acqua in forma di sudore per raffreddare l'organismo.

Valori specifici per dieta grassa: Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 13gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 8.0 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 2.7 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 0.5 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi come nei leguminacei); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta e sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 1.8 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.2 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

14 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

Si noti che si tratta di una dieta altamente concentrata che con poco materiale (650 gr di cibo e 1 litro di acqua al giorno) consente di vivere in abbondanza (3'000 kcal / giorno). L'unico problema di questa nutrizione è la vitamina C che si trova solo in minime dosi nei prodotti animali. Si rimedia facilmente con un limone o un'arancia al giorno.


Diete "magre" con tendenze "vegetariane"

Si tratta della tipica dieta degli agricoltori senza notevole allevamento di bestiame produttivo in zone sovrapopolate. Essendo sedentari e socialmente altamente organizzati con le relative gerarchie sociali, politiche e culturali (religiose), finchè le condizioni socioeconomiche non provocano carestie e sottonutrizione sono anche loro sanissimi, pur nutrendosi quasi "all'opposto" dei carnivori con grandi quantità di cereali (miglio, riso, granoturco, frumento, orzo, ... ). Questa dieta si trova con variatissime sfumature nelle innumerevoli tradizioni induiste e nelle altrettanto numerose diramazioni buddiste.

Il loro segreto per rimanere sanissimi quasi senza proteine animali è:

  • sfruttare le proteine vegetali con una grande variazione di legumi, leguminose e verdure diverse (che garantiscono una composizione di aminoacidi adatti all'uomo) e di coltivarli e proteggerli da altri interessati;
  • inerzializzare o neutralizzare le sostanze (per l'uomo nocive o indigeribili) che le piante depositano in semi, steli, foglie, radici (fitine, alcaloidi, ... ) contro i loro nemici mammiferi. È un notevole impegno di preparazione (pulire, sbucciare, pestare, frullare, ... ), di conservazione (essiccare, fermentare, lievitare, ... ) e di trasformazione e combinazione nelle arti gastronomiche (bollire, tostare, friggere, speziare, amalgamare, ... ) che li rendono alla fine consumabili.

Tutto questo richiede un enorme impiego di lavoro, tempo ed energia, del quale non ci rendiamo più tanto conto, perché la meccanizzazione e l'economia energetica nei nostri paesi ricchi lo rinnega dalla propria coscienza. Ma in una società non meccanizzata, tutto questo occupa la maggior parte della giornata. Agli apostoli delle "crudità": pensate proprio che queste culture si sarebbero create tali fatiche, se avessero potuto vivere bene anche senza questi impegni?

Come terapista consiglio una dieta tendenzialmente "magra":

  • agli ammalati di fegato con dei disturbi metabolici lipidici (spesso non devo consigliarlo perché loro stessi sentono la repulsione verso determinati grassi);
  • a chi è carente di produzione biliare (che deve emulsionare e amalgamare i lipidi nel tratto gastrointestinale);
  • ogni tanto in casi di lipidemie, ma spesso il risultato è deludente, perché c'è poco nesso tra le lipidemie e il consumo ridotto di lipidi; i colesteroli p.es. non sono influenzabili tramite la nutrizione (un' altra mucca sacra da macellare).

dieta magra contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 30% 16% 9% 900 100

Carboidrati, zuccheri, alcool 60% 72% 40% 1'800 450

Proteine (animali, vegetali) 10% 12% 7% 300 75 1'113

Acqua contenuto* 0 0 39% 0 437

Altri contenuti 0 0 4% 0 50 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000 1'113 1'113 gr & 2.0 litri

  • di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 2 litri al giorno, visto il clima caldo che fa perdere tanta acqua in forma di sudore per raffreddare l'organismo.

Valori specifici dieta magra:

Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 25gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 13.9 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 1.3 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 5.6 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi come nei leguminacei); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta e sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 5.5 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.6 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

30 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

Il problema di questa dieta sta:

  • nel fatto che è materialmente molto ingombrante (per vivere bene necessitiamo più di un chilo di cibo e ca. due litri di acqua) perché i lipidi (come massa energetica concentrata) sono scarsi o reperibili dalle piante solo con grandi impieghi energetici e lavorativi (oli vegetali, noci)
  • le proteine sono spesso al limite, perché molti vegetali hanno una limitata composizione di aminoacidi e solo la loro variazione ne garantisce un soddisfacente apporto qualitativo
  • tanti "integratori alimentari", vitamine, minerali, oligoelementi sono scarsi nelle piante (anche a dipendenza del suolo sul quale crescono).

Ho il massimo rispetto per le culture che riescono e sono riuscite ad arrangiarsi così come l'India induista e buddista contemporanea. Mi sembra invece assurdo di voler imporre ad una civilizzazione come la nostra un concetto del genere come "ideale nutritivo".


Diete "medie" degli onnivori

La maggior parte della popolazione mondiale si trova tra i due poli e cioé fra gli erbivori (vegetariani) e di carnivori, con tantissime sfumature secondo la regione, la tradizione, la religione, degli usi locali, le preferenze individuali, le reminiscenze dell'infanzia e le pressioni relazionali e sociali. La maggioranza delle grandi culture a partire dall'antico Egitto e dalla Mesopotamia si nutriva e si nutre in questo modo.

Da terapista consiglio come nutrizione "normale":

  • una dieta mista "onnivora" secondo le preferenze individuali istintive
  • con un minimo indispensabile di partecipazione culturale, sociale, neoreligiosa e convinzioni sanitarie
  • ev. "corretta" in caso di patologie sensibili alla nutrizione verso il "carnivoro" oppure l'"erbivoro" secondo la patologia specifica.

dieta media contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 45% 27% gr 17% gr 1'350 150

Carboidrati, zuccheri, alcool 35% 47% gr 29% gr 1'050 260

Proteine (animali, vegetali) 20% 27% gr 17% gr 600 150 889

Acqua contenuto* 0% 0% gr 34% gr 0 300

Altri contenuti 0% 0% gr 3% gr 0 30 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000kcal 890gr 890 gr & 1.5 litri

  • di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 1.5 litri al giorno.

Valori specifici:

Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 19 gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 11.1 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 1.9 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 3.3 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi

€ proteine 1.9 gr / kg di peso corporeo di proteine (animali in latticini, carne, pesce, uova e vegetali come nei leguminosi); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 3.8 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.4 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

23 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

2.3.4 Esempi di diete a confronto Confrontando i grafici di cui sopra si notano le enormi differenze tra la nutrizione di:

  • società agricole senza allevamento di bestiame, prevalentemente erbivore consumano (per forza) maggiormente cereali, legumi e oli vegetali,
  • nomadi e di pescatori che consumano (per forza) prevalentemente il pesce, la carne, i grassi e i prodotti animali (carnivori) e
  • le società ricche industrializzate onnivore che preferiscono (e possono permettersi) dei pasti misti tra i due e persino con delle tendenze piuttosto vegetariane o carnivore.

La seguente tabella riassuntiva confronta i diversi stili nutritivi e in tre esempi le conseguenze di massa alimentare:

Si nota che in una dieta magra per lo stesso fabbisogno calorico occorre consumare pressochè il doppio peso di alimentari che in una dieta grassa. La tendenza vigente di molti dietisti e medici è una dieta magra che di conseguenza è anche scarsa di proteine. Si promette con questo una riduzione delle malattie cardiovascolari, il che è una pura superstizione. La situazione diventa drammatica per coloro che sono affetti dai disturbi dell'alimentazione, metabolici, come nel caso del diabete, o di malattie dell'apparato digerente, soprattutto se combinata con delle convinzioni neoreligiose riguardanti le "crudità".

Personalmente preferisco un piatto composto caloricamente di ca. il 45% di lipidi (grasso di carne, olio vergine, burro, noci e semi grassi di tutti i tipi), di ca. il 35% di carboidrati (pasta, pane, legumi, zuccheri, frutta, bibite alcoliche) e di ca. il 20% di proteine (formaggio, salumi, poca carne e pesce muscolare, leguminose). Le verdure le mangio volentieri e con golosità come l'insalata o il contorno, ma il loro consumo non è caloricamente rilevante (sono costituite dal 95% di acqua).


Nessi tra la composizione quantitativa e la qualità dei piatti

Indipendentemente dal fatto che uno abbia tendenze carnivore, onnivore o erbivore, i suoi piatti se li può comporre qualitativamente eccellenti o scadenti a seconda dei prodotti:

  • cresciuti o allevati su terreni e in condizioni più biologiche che industrializzate;
  • raccolti, trasportati, preparati e conservati con metodi rispettosi piuttosto che alteranti, il che vuol dire consumare preferibilmente prodotti regionali e di stagione;
  • naturalmente deve essere disposto a: pagare il giusto prezzo per tale fatica invece di "risparmiare" con dei prodotti poco genuini provenienti dalla produzione di massa;
  • dedicare attenzione alle arti gastronomiche, il che significa prepararsi o farsi preparare i piatti dagli intenditori;
  • fidarsi del proprio gusto, invece che delle teorie dei professori, medici, naturopati, giornalisti o delle proprie superstizioni dieto-sanitarie.


Alimenti attualmente discriminati

Negli ultimi anni sono stati sistematicamente discreditati degli alimenti preziosissimi come:

  • uova: per via del colesterolo. È dimostrato da studi epidemiologici che non hanno alcun effetto sul tasso di colesterolo. Dispongono invece di una perfetta composizione in proteine/aminoacidi, lipidi, vitamine e oligoelementi (se provengono da produzione "biologica").
  • prodotti lattici come il latte, il burro, il formaggio, gli acidulati: per via delle "allergie":
    • intolleranze al lattosio, che provoca intolleranze in ca. il 10% della popolazione non è contenuto nel burro e nei formaggi duri;
    • maldigestione proteica (ca. il 3% della popolazione) spesso evitabile consumando acidulati e formaggi.
      • Coloro che sono colpiti è un serio problema, perché manca un'importante risorsa di proteine animali e anzitutto di minerali e vitamine. Terapeuticamente si tenta la sostituzione con latte di capra o prodotti di soia, ma anche alla soia è "intollerante" ca. il 10% della popolazione.
      • Astenersi per dei motivi "preventivi" è considerato solo ipocondriaco e in mancanza di sostituzione alimentare o tramite integratori alimentari esiste un rischio a lungo termine per le malattie degenerative. Si noti che nelle tradizioni di diete erbivore si trovano sempre almeno piccole dosi di uova e/o latticini e/o di pesce o volatili per coprire i fabbisogni proteici/integratori alimentari:
  • cioccolato: per via delle cure dimagranti: il cioccolato al latte contiene per 100 gr 550 kcal ripartite in
    • lipidi: 32 gr; 290 kcal
    • carboidrati (zuccheri): 54 gr; 220 kcal
    • proteine: 9 gr; 40 kcal
    • minerali: 2.2 gr

ed è quindi un ottimo alimento (fra l'altro con proprietà nervinocalmanti: stimolatori di serotonina). Sono stati necessari dei profeti di ascetismo per discreditare un tale alimento.

  • Zuccheri: per via dell'ingrossamento e delle candidosi: gli zuccheri (lattosio, maltosio, fruttosio, saccarosio, glucosio) sono i carboidrati meglio digeribili dall'organismo umano. Dispongono di un potenziale "combustibile" di 4 kcal/gr come tutti gli altri carboidrati digeribili (p.es. amidi delle patate, carboidrati di cereali integrali). Chi soffre veramente di candidosi (non ipocondriaca o mistica) ha una serie deficienze immunitarie che sicuramente non si curano con l'astinenza dagli zuccheri.
    • Tra i carboidrati interessano poi terapeuticamente più l'indice glicemico (fruttosio 23; pane integrale 51; zucchero da cucina 65; patate fritte 93, maltosio 105) in disturbi glicemici, ma di quest'ultimi si sente parlare raramente (troppo complicato per un giornalista).
  • Lievito: micosi, candidosi. Il lievito (saccharomyces cervisiae) ha un ruolo importantissimo nella lievitazione di cereali e inerzializza tante sostanze protettive delle piante contro i loro nemici erbivori (altre sono distrutte con la cottura). Per questo motivo i nostri antenati non gustavano i cereali crudi. Inoltre il lievito (specie quello medicinale) è ricchissimo di vitamine del complesso B e ricco di minerali e di oligoelementi. Il rapporto tra micosi e lievito è spiegabile solo con ipocondria, ignoranza biologica, o misticismo o tutte tre.


Disturbi nutrizionali e di peso

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_14.png | Disturbi nutrizionali e di peso sono di solito aberrazioni dirette o indirette di concetti sociali estetici e neoreligiosi o espressioni di compensazioni psichiche con strumenti non idonei. Si tratta spesso di una conseguenza biologica alla classica ambivalenza "biologia-cultura".

Vengono trattati i seguenti temi: 2.4.1 Obesità 2.4.2 Sottopeso, anoressia, bulimia 2.4.3 Vegetarianismo e ideologie nutrizionali 2.4.4 Macrobiotica e altre ideologie sulle crudità 2.4.5 Cure dimagranti, riduttive, digiuni


Obesità

L'obesità nelle donne (BMI > ca. 40) e negli uomini (BMI > ca. 35) aumenta notevolmente la mortalità per via di malattie cardiovascolari.

Particolarmente a rischio (indipendentemente dal BMI) sono le persone la cui circonferenza della vita è maggiore della circonferenza dei fianchi (ripartizione di grassi nella zona addominale). Questo è "facilmente" rimediabile con una regolare attività fisica moderata-alta di 30 ... 60 minuti al giorno (lavori di casa, giardino, camminare, nuotare, ... ), preferibilmente non sportiva in palestra (luce, aria, noia, ... ). Attività fisica moderata-alta significa a 60 ... 70 % del polso massimo relato all'età (che è 220-anni di età).

Esempio: persona di 62 anni; risulta polso massimo = 220 * 62 = ca. 160 per minuto. Attività "brucia grassi" corrispondente a 60 ... 70 % di polso massimo di 160 = polso 95 ... 110 per minuto. Per almeno mezz'ora, meglio un'ora ogni giorno l'attività (qualsiasi) dovrebbe indurre un polso di 95 ... 110 per minuto. Le attività più idonee sono le coccole correlate ad attività fisica, (gioco con nipotini o cani, ecc. ... ). Questo, ben inteso, non abbassa il peso ma migliora notevolmente la ripartizione di grassi corporei e diminuisce notevolmente la mortalità cardiovascolare.

Non c'è invece nessuna cura, che a lungo andare diminuisca il peso di referenza attuale dell'organismo e probabilmente non ci sarà mai. Successi temporanei in merito hanno tutti come conseguenza un aumento del peso di referenza. Sembra difficile ingannare la biologia. Le cure meno idonee per l'obesità sono quelle dimagranti, perché a lungo (pochi anni), tutte fanno aumentare di peso. In più hanno dei seri effetti collaterali sia fisici che psichici. Altri tentativi come gli inibitori di appetito (anfetamine, cocaina, altri simpatotonici, ... ) o l'uso di sostanze tiroidoattive (iodio, tirosina, fucus vesiculosus, ... ), lassativi (aloe, senna, ... ), diuretici e "depurativi" (boldo, equiseti, solidago, uva ursi, ... ) abusati per indurre la "diminuzione di peso" in più hanno serissimi effetti collaterali.

Preliminarmente sono da controllare ed ev. da equilibrare:

  • gli organi e le funzioni digestive e metaboliche come la tiroide, il pancreas,il fegato, la cistifellea, lo stomaco, l'intestino e le aberrazioni metaboliche in uremie, lipidemie, glicemie, ...
  • le abitudini, le prevalenze e le funzioni nutrizionali quantitative e qualitative (comportamento) individuali
  • le attitudini mentali, emotive e di pulsazioni (psichiche) come ideali, concetti e modelli estetici e nutrizionali.

Questa parte può sembrare razionale, ma in effetti non lo è. Si incontrano valori di referenza e "ideali" anche in cerchie mediche e cliniche senza alcun nesso alla mortalità, (BMI, colesterolo, ... ), i quali da prendere con le pinze. Anche i relativi consigli terapeutici come p.es. di mangiare tanti, cibi crudi, carboidrati complessi, pochi lipidi, con poco colesterolo, meglio vegetali, e insaturi, ...

I fatti ci insegnano invece p.es.:

  • che il colesterolo non è minimamente influenzabile dalle misure nutritive qualsiasi esse siano, in contrasto alle raccomandazioni di medici e dietisti;
  • che le correzioni farmaceutiche di lipidemie (colesterolo, LDL, trigliceridi) abbassano la mortalità cardiovascolare, ma aumentano notevolmente la mortalità accidentale, degenerativa e tumorale, in somma la mortalità complessiva, in contrasto ai dogmi dei medici attuali;
  • che il consumo di sale non influisce minimamente sull'ipertensione ma peggiora spesso l'economia idro-elettrolitica e lo stato generale dell'organismo, in contrasto alle raccomandazioni mediche e cliniche di dieci anni fa;
  • che disturbi glicemici vengono combattuti meglio con un basso consumo di carboidrati (preferibilmente con indice glicemico basso) e un alto consumo di lipidi (qualsiasi siano) in contrasto alle raccomandazioni dei medici e delle associazioni di diabetici;
  • che il fabbisogno proteico si copre meglio con degli alimenti animali perché più completi e ricchi di aminoacidi dei vegetali, in contrasto alla vigente moda vegetariana simpatizzante;
  • che le "crudità" e "fibre" in eccesso creano prevalentemente disturbi digestivi e l'assorbimento difettoso causato dalle "sostanze protettive vegetali" non inerzializzate tramite la cottura (la pianta con fitoormoni, fitine, ... in cereali, leguminose, foglia, steli, radici, si difende dai suoi nemici) ad eccezione della frutta che è fatta per essere mangiata (per divulgare il seme), in contrasto alla setta dei macrobiotici;
  • che un BMI tra 25 e 32 non garantisce ma statisticamente è correlato con la minima mortalità, in contrasto alle raccomandazioni cliniche, mediche dietetiche e alternative che ritengono "raccomandabili" dei valori tra 20 e 25 (abbassano la mortalità cardiovascolare, si, ma aumentano sproporzionatamente quella infettiva, tumorale, degenerativa, metabolica);
  • la lista sarebbe da allungare parecchio, ma sono stufo di fare l'oppositore.

L'obiettivo in caso di obesità (BMI oltre 40) è di mantenere il proprio peso di referenza attuale e a lungo.

Questo si raggiunge soprattutto coprendo regolarmente il fabbisogno calorico dell'organismo, né di più né di meno. È difficile ma ottenibile osservando le seguenti regole fondamentali:

  • non consumando a termine medio meno del fabbisogno calorico (sempre mangiare/bere se lo richiede l'appetito o la sete);
  • non consumando a termine medio più del fabbisogno calorico (mai mangiare/bere senza appetito/sete);
  • gestire lo stress, la frustrazione, la noia, ... con degli strumenti più adatti che tramite la compensazione alimentare;
  • non ascoltare i chierici della nutrizione bensì usare gli strumenti con i quali il creatore ci ha attrezzati per regolare questa fondamentale funzione vitale: la fame, la sete, la voglia, la sazietà, l'olfatto, il gusto, la repulsione, ...

Tutti questi criteri non sono generalizzabili ma sono tanto individuali come noi stessi e i nostri singoli metabolismi che in ultimo si manifestano .

La composizione del nutrimento in questo contesto è di secondo rango:

  • gli abitanti delle steppe e dei deserti si nutrono (e bene) quasi esclusivamente di grassi saturi e proteine animali come gli eschimesi, i masai, ... , la frutta, la verdura, i legumi, i cereali non figurano nella loro dieta;
  • tradizionalisti delle antiche culture e religioni vegetariane come i buddhisti o gli indù si nutrono (e bene) quasi esclusivamente di frutta, verdura, legumi, oli vegetali, cereali, semi e di poco o niente proteine animali (latticini, uova, pesce, frutta di mare, carne). Sembra che sia questo che tentano di imitare malamente e con le relative brutte conseguenze i vegetariani dei nostri paraggi;
  • nella maggior parte delle altre culture esiste una ricca tradizione alimentare mista, raffinata, variata a seconda la stagione e la fertilità del posto, elaborata con studiate tecniche di conservazione, preparazione, cucina e consumo;
  • c'è l'industria alimentare con tanti preparati "finiti", il lavoro "rubatempo" che ce li fa comprare e i professori dell'alimentazione che ci vogliono insegnare cosa è sano e cosa meno, e come ultimo un commercio alimentare tra produttore e consumatore che riduce al criterio del prezzo le proprietà di un alimento. Come conseguenza la qualità è diventata scadente.

Tutto questo e le relative scelte non incidono minimamente sul mantenimento del peso referenza. Ho conosciuto personalmente persone magre e grasse in tutte queste civiltà, spesso gli emarginati e poveri erano sottopeso e i benestanti e arrivati in soprapeso (salvo nella nostra civilizzazione dove è spesso inverso, perché i nostri poveri possono permettersi il cibo scadente in sovrabbondanza come antistressante e i benestanti e meno frustrati quello frugale ben preparato e quindi caro).


Sottopeso, anoressia, bulimia

Il sottopeso (BMI<20) nei rari casi è costituzionale (mingherlino), altre volte è sintomo di patologie degenerative, tumorali, ... , più spesso è segno di carestie condizionate (paesi in via di sviluppo) o indotte dai disturbi nutrizionali come l'anoressia o la bulimia.

Disturbi nutrizionali del tipo è l'anoressia e la bulimia, i quali sono autolesionistici nel senso che degli impulsi istintivi non funzionano più e mettono in pericolo l'esistenza. Sulle cause si discute tanto, considerando degli ideali estetici fino ai disturbi psichici dell'adolescenza e al distacco dai genitori. L'esito è spesso letale, specie se non curato in tempo. Le relative cure sono in particolare psicoterapeutico-comportamentali (nell'ultimo stadio anche cliniche). Non è un campo per dilettanti, vista la gravità della malattia.


Vegetarianismo e ideologie nutrizionali

Ideologie nutrizionali sono il vegetarianismo, la macrobiotica, ... , fino a tante raccomandazioni mediche per "minimizzare i fattori rischio per ... ". Esse creano tutte più malattie di quelle che promettono di evitare. Si riconoscono per la loro distinzione in "sano" e "malsano", come se ci fosse una nutrizione sana per tutti. Un Tuareg, un Eschimese e un Indiano del Madras vivrebbero molto male se intercambiassero le loro abitudini nutrizionali. Ma anche un bambino, una donna allattante, un diabetico, un ammalato di reni e un epatico si ucciderebbero intercambiando a lungo i loro cibi.

Un cibo adatto dipende da tantissimi fattori:

  • genetici di razza umana (determinando le facilità e difficoltà metaboliche che ci distinguono p.es. da ruminanti, uccelli, ... ),
  • abitudini di nazione, clima, religione, offerta, ...
  • abitudini d'infanzia, famiglia, adolescenza, ...
  • particolarità individuali metaboliche,
  • condizioni esistenziali e sociali momentanee del singolo
  • ...

Voler standardizzare è comune all'industria alimentare "globalizzata" e agli apostoli dietetici che si combattono con fervore a vicenda.

Il vegetarianismo è una tendenza neoreligiosa da trattare con rispetto (come libertà di religione) ma con un forte potenziale abiologico e quindi patologico. La difficoltà terapeutica pratica consiste in diversi fattori:

  • la bigotteria con la quale sono usati argomenti biologici, culturali e psichici per motivare convinzioni individuali o di gruppi. Ricorda tanto le regole nutrizionali delle grandi religioni e le loro strane motivazioni. Ma almeno queste le dichiarano come dottrina per i fedeli, puniti o privilegiati nell'aldilà o nella prossima vita o a piacere da un Signore onnipotente e lunatico;
  • le tante "sette" e diramazioni che dichiarano (secondo criteri accessibili solo ai fedeli) ulteriori i pasti come sani e malsani e cosa è sano o meno lo stabiliscono loro. Visto che come terapista non mi toccano le convinzioni dei miei pazienti non entro in merito, ma mi limito a dedurre secondo i sintomi, l'anamnesi dietetica ed ev. relativi analisi di capire cosa specificamente manca o eccede e di consigliare caso mai degli integratori alimentari in merito.

Molto spesso sono carenti: B12; D; Ca; Mg; Zn; Fe; LIS; TAU; GLU; CAR ma trovo anche pazienti vegetariani metabolicamente perfettamente equilibrati. Spesso sono questi che proprio non fanno una religione del loro stile nutritivo, perché lo ritengono un loro bisogno privato.

Un altro gruppo che si dichiara spesso "vegetariano" è quello che in realtà segue delle diete restrittive che loro chiamano "vegetariane" perché suona più etico. A loro mancano spesso BIO; AP (acido pantotenico); Mg; K; Na; Zn; Fe; o-6; o-3; LE; BCCA; CAR; Q10. Spesso in questi casi si tratta (specie nelle giovani donne) di candidati alla bulimia e all'anoressia.


Macrobiotica e altre ideologie sulle crudità

Un altro gruppo ancora sono i fedeli delle "crudità" che si immaginano "sane" per via di un concetto magico della vita e delle sue condizioni. Spesso in questi casi si tratta (specie in giovani donne) di candidati alla bulimia e all'anoressia, perché ci vorrebbero delle enormi quantità di crudità vegetali per soddisfare i fabbisogni energetici e qualitativi dell'organismo. In più, essendo poco digeribili, la cronica indigestione, il gonfiore e la produzione interna di alcol metilico tolgono l'appetito.

La realtà ci insegna che dopo aver scoperto l'uso del fuoco per cucinare (ca. 1.6 milioni di anni fa), la razza umana ha ampliato notevolmente la gamma di nutrienti facilmente digeribili e quindi meglio sfruttabili, il che riduceva notevolmente l'impegno per la consegna di nutrienti in un ambiente pericoloso. Le diverse tecniche gastronomiche come:

  • bollire (carne, pesce, molluschi, leguminose, legumi, ... ),
  • friggere, tostare, cuocere (carne, pesce, insetti, cereali, frutta, legumi),
  • combinate con tecniche di elaborazione come macinare (cereali) e altre tecniche di sminuzzamento, spremere (oli, succhi), sbucciare (patate, ... ),
  • preparazioni di pasti composti e amalgamati (salse, spezie, contorni, ... ) marinare (carne dura), condire, salare (piatti insipidi), lievitare (cereali),
  • tecniche di conservazione come essiccare (frutta, verdura), fermentare (birra, vino, pane) acidulare (latte, sott'aceto, fermentazione lattica di verdura e legumi),

oltre a rendere ulteriormente digeribili e conservabili gli alimenti, permettevano un ottimo sfruttamento delle risorse alimentari naturali e coltivate sia vegetali sia animali. Gli etnopaleologi pensano che questa "rivoluzione nutritiva" ingegnosa ed economica sia stata uno dei maggiori elementi che ha permesso lo sviluppo della mente umana a scapito delle sue funzioni digestive.

Infatti, la preparazione e la "predigestione" tramite le arti gastronomiche:

  • Inerzializza o elimina tantissime sostanze protettive nei vegetali specialmente nella semenza (fitormoni, fitine, alcaloidi, ossalati, ... ) come cereali, leguminose, e in tuberi (patate, ... ), radici, steli, foglie, ... e innumerevoli germi patogeni e altri inquinamenti nutritivi.
  • Elimina tramite la pulitura le eccessive fibre vegetali e altre parti mal* o non digeribili che legano smisuratamente minerali come calcio e ferro e portano così all'assorbimento insufficiente di queste sostanze vitali.
  • Rende facilmente accessibile tramite la cottura il contenuto delle cellule (esplodono aprendo le loro membrane protettive) e "predigerisce" le proteine animali e vegetali a causa della loro coagulazione.
  • Evita buona parte la putrefazione anerobica di sostanze maldigeribili nell'intestino crasso e la susseguente formazione di sostanze scomode (metano, ... ) o tossiche (alcool metilico, ... ).

Come terapista incontro spesso nei fedeli delle crudità delle serie patologie intestinali, carenze di vitamine, minerali, oligoelementi e sottonutrizione come nei vegetariani e durante le diete restrittive. Questo diventa critico specialmente nei ragazzi nell'età dello sviluppo e nelle persone anziane (specialmente con diverticolosi) che spesso sono afflitti dalle teorie nutritive neoreligiose, o da concetti di "snello, bello, dinamico, cool (impassibile e ignorante)" e soggetti a nevrastenici o ipocondriaci.


Cure dimagranti, riduttive, digiuni

Le cure dimagranti e riduttive fanno parte di uno stile di vita che dichiara "lo snello" come ideale estetico e "comportamentale". I digiuni sono tentativi neoreligiosi per raggiungere nei periodi di ascesi degli stati "spirituali" trascendentali e/o di benessere.

Voler usare cure dimagranti per la perdita di peso corporeo è un'idea infantile e meccanistica che non fa i conti con la biologia. Il corpo reagisce alla "carestia" con il maggioramento di cellule lipidiche per prepararsi alla prossima carestia. Così si perde del peso ma solo a breve termine. L'organismo di seguito dispone di più "magazzini" che riempie man mano dopo la cura. L'effetto a lungo andare è che dopo ogni cura dimagrante la "referenza interna di peso corporeo" aumenta. Non è noto nessun metodo per abbassarla.

Gli effetti collaterali delle diete sono dei disturbi di ogni genere e in tutti i sistemi dell'organismo causati dalla sottonutrizione (quantitativa energetica), malnutrizione (qualitativa) e relativo metabolismo disturbato. Sono per lo più coinvolti (secondo la disposizione individuale):

  • disturbi digestivi (iperacidità, disturbi di flora intestinale, ... );
  • disturbi metabolici (calcoli cistifellici, uremia fino ad attacchi di gotta, sintomi di ipovitaminosi, -mineralosi e oligomineralosi, ... );
  • disturbi circolatori (ipotensione, instabilità circolatoria, ... );
  • disturbi escretivi-idroelettrolitici (squilibri di economia elettrolitica come Na, K, Ca, P, N);
  • disturbi riproduttivi (amenorrea, dismenorrea, ... );
  • disturbi gestionali (aggressività, ansia, euforia, ... );
  • disturbi generali (mal di testa, fiacchezza, freddolosità, ... );
  • disturbi immunitari (diminuzione di diverse funzioni immunitarie);
  • ...

Un effetto immediato è che le cellule del pancreas che producono la somatostatina (responsabile dell'assorbimento a livello intestinale) smettono di produrla. Anche altri ormoni attivi nel metabolismo, come l'insulina, il glucagone, la tirosina e il loro sottile equilibrio regolativo sono seriamente disturbati.

Il digiuno neoreligioso come certe malattie nutrizionali (bulimia, anoressia) dopo pochi giorni fa scattare nell'organismo un meccanismo di difesa euforizzante (previsto dall'inventore per i tempi di crisi): Il cervello produce delle sostanze morfinosimili (endorfine, ... ) che inducono degli stati di benessere, megalomania, distorsione delle percezioni e aggressività (l'ultima può poi ribaltarsi verso se stessi come persone ipersocializzate). Degli stati del genere frequenti o prolungati diventano tossicodipendenze simili al morfinismo, all'alcoolismo o all'abuso di anfetamine o cocaina. Patologicamente si tratta di disturbi di pulsioni e come loro sono difficilissimi da curare. È curioso notare che l'argomentazione e la motivazione dei digiuni neoreligiosi usano le stesse terminologie (spiritualità, benessere fisico, allargamento di coscienza, esperienze trascendentali, vita breve ma intensa, ... ) come altri tossicodipendenti in fasi di euforia.

La cura di questi disturbi va fatta da esperti. Il "fai da te" in queste patologie è pericoloso, perché di solito aggrava la situazione. È meglio collaborare con dei medici esperti del metabolismo e della nutrizione (trofologi) con degli psichiatri o dei terapisti specializzati nelle tossicodipendenze.


Degenerazioni e lesioni

In senso clinico questi termini indicano aberrazioni di struttura o funzionamento cellulare come:

  • idropiche: "gonfiamento" di cellule per disturbi di scambio idrico tra cellule e interstizio;
  • lipidiche: accumulo di "grassi" in cellule non previste per questo scopo;
  • ialine: degenerazione di fibre muscolari in "cartilaginose" spesso in seguito a malattie infettive;
  • amiloide: degenerazione di tessuti connettivi in organi diversi; strutture fibrillari polisaccaride-protein-complessi, spesso frutto di infiammazioni o altri disturbi tessutali cronici;
  • neuronali: di cellule nervose e guaine mieliniche del sistema nervoso periferico o centrale.

Le relative nozioni patologiche e terapeutiche si trovano nei capitoli dei relativi sistemi cardiovascolari, circolatori, gestionali e motori del corso "Materie Mediche Popolari". Il loro trattamento richiede delle conoscenze che superano le basi di questo corso.


Neoplasmi, tumori e cancro

Formazione di tessuto "nuovo" in forma spontanea, "smisurata", autonoma, e irreversibile, normalmente legata alla perdita di specifiche funzioni cellulari e tessutali. I tumori si classificano secondo:

  • il comportamento biologico (benigni, maligni, semimaligni);
  • secondo il tessuto primario (epiteliale, mesenchimale, embrionale);
  • secondo proprietà cliniche e patologiche (p.es. carcinoma gastrico tipo ... ).

Ci sono teorie diverse sulla genesi dei tumori. La maggior parte degli autori usa un modello dispositivo-promotore-scatenante che include:

  • una predisposizione (minore o maggiore) genetica, specifica per certi tipi di neoplasmi;
  • promotori che amplificano il rischio di certi tipi di neoplasmi come le sostanze tossiche, i virus, i raggi ionizzanti, ...
  • fattori "scatenanti" come lo stress cronico, le deficienze immunitarie, i traumi, ...

Siamo però ben lontani da una teoria importante per la spiegazione del fenomeno che sembra essere un fatto biologico non solo di animali ma anche di vegetali e che ha probabilmente meno a che fare con la civilizzazione umana che con la natura stessa.

Questo spiega forse anche il fatto che la terapia e la guarigione clinica di certi tipi di tumore negli ultimi cinquant'anni ha nettamente migliorato, mentre altri tipi di tumore dimostrano la stessa mortalità come ai tempi.

Il trattamento clinico consiste essenzialmente di interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. L'intervento chirurgico, quando è possibile promette almeno una drastica riduzione del tessuto "infetto" e quindi anche una netta diminuzione della crescita. La chemioterapia e radioterapia sono fortemente criticate dal pubblico, perché è lecito domandarsi se il "calvario" giustifichi un successo peraltro incerto. Lo stesso discorso è in atto per la postmedicazione "ormonosostitutiva" di certi tumori.

Come in ogni malattia grave, l'accompagnamento, la dedizione, il sostegno morale e gli altri fattori umanistici nonché la creazione di un ambiente pacifico e la garanzia delle migliori condizioni fisiche, psichiche e sociali è di grande importanza per la convalescenza e la guarigione oppure per una morte dignitosa. Questo non è più un "problema" clinico ma di noi tutti:

  • familiari che inducono sensi di colpa, ansia e vittimismo con la loro bigotteria o che approffittano della sua debolezza per ridurre l'autonomia del malato;
  • benevolenti che stressano con buoni consigli (non richiesti) e l'ultima magia;
  • apostoli di ascesi che tentano di modificare le abitudini dietetiche e altre;
  • colleghi che buttano addosso al malato le loro proprie ansie e fobie;
  • pettegoli che inventano accuse simili al giudizio di un Signore temibile per presunti "peccati" commessi;
  • farisei e giudici che sparano sentenze sul precedente e attuale comportamento;
  • datori di lavoro che trattano il colpito come un emarginato;
  • casse malati che obbligano il malato a delle terapie non desiderate e/o superate;
  • specialisti medici che lasciano degli organismi malnutriti, esausti e bruciati, incapaci di notare le loro pessime condizioni biologiche, non parliamo del rimediare ad esse.

La lista (inversa) contiene una buona parte di quello che possiamo fare noi tutti per favorire la convalescenza. Serve di più che sprecare i soldi per l'ultima cura miracolosa e avere con un'ulteriore delusione.


Infiammazioni e reazioni allergiche

Un'infiammazione è una complessissima reazione immunitaria a un agente esterno meccanico, fisico, chimico, microorganismi o a stimoli provenienti dall'organismo stesso (autogeni) come uremia, necrosi di cellule, ... Il traguardo della difesa immunitaria è di neutralizzare lo stimolo e le sue conseguenze.

Vengono trattati i seguenti temi: 5.1 Processo infiammatorio 5.2 Indici locali e reazioni sistemiche infiammatorie 5.3 Allergie e choc anafilattico 5.4 Misure antinfiammatorie 5.5 Antidolorifici 5.6 Antinfiammatori


Processo infiammatorio

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_5.png |

Il processo infiammatorio è un complessissimo processo immunitario che coinvolge molteplici meccanismi umorali e cellulari del tessuto connettivo lasso con delle conseguenze sui tessuti parenchimali sia locali che sistemici. Il seguente schizzo riassume grossolanamente i nessi più importanti.


Indici e reazioni infiammatorie

Indici locali e reazioni sistemiche infiammatorie

Gli indici locali di un'infiammazione sono:

  • Rubor (rossore)
  • Calor (calore)
  • Tumor (gonfiamento)
  • Dolor (dolore)
  • Functio laesa (funzione impedita)

Le reazioni generali ad un'infiammazione sono:

  • aumentata proliferazione di granulociti (cellule ematiche "granulose"); misurabili nel sangue come "deviazione a sinistra";
  • aumentata sintesi di certe proteine plasmatiche; misurabile come nella velocità di sedimentazione ematica;
  • accelerazione del metabolismo; misurabile come aumento di temperatura locale e/o corporea, febbre;
  • liberazione di reazioni immunitarie umorali (complementi) e cellulari (linfociti, leucociti);
  • disagio generale come sentirsi ammalato, fiacchezza, ...


Allergie e choc anafilattico

Se la reazione locale dell'organismo produce agenti per ulteriori reazioni immunitarie, il processo si autoamplifica in una reazione chiamata allergica, un circolo vizioso nel quale la reazione diventa sproporzionata in relazione allo stimolo iniziale, (probabilmente assolutamente innocuo) e può creare grandi disagi.

Se la reazione locale/sistemica circolatoria diventa esagerata si può formare un circolo vizioso chiamato "choc anafilattico" che può essere anche letale in mancanza di un pronto intervento. Spesso è legato a una reazione allergica precedente.


Misure antinfiammatorie

Per molte persone i sintomi infiammatori, in primo luogo il dolore, la febbre e l'impedimento funzionale, in un secondo tempo anche il gonfiore, il rossore e il calore locale sono "la malattia". Combattendoli si promette la "guarigione". È evidente che in reazioni smisurate come nello choc anafilattico bisogna intervenire subito, come anche nel caso di allergie si tenta di interrompere il circolo vizioso.

In altri casi invece, specie nelle infezioni acute è assolutamente controproducente voler sopprimere l'infiammazione, perché si va contro il lavoro del sistema immunitario di difesa e di autoriparazione tessutale. Certo, se la febbre diventa delirante, si può abbassarla a livelli sostenibili (un po' sotto i 40 centigradi). Anche il dolore infiammatorio non bisogna sopportarlo eroicamente a lungo. Ma per il resto è preferibile sostenere l'organismo rinunciando a ogni attività e rispettando le sue esigenze di bevande e di nutrizione (fa stato sete e voglia e non quello che un qualche saccente ha dichiarato come sano).

Antiinfiammatori (antiflogistici) sia farmaceutici che "naturali" hanno un loro posto esclusivamente in processi con la tendenza di "perpetuarsi" o che sono già diventati cronici.


Antidolorifici (analgesici)

Il dolore ha una dimensione:

  • neurologica in quanto si tratta di segnali nervosi vegetativi ma anche
  • psichica in quanto è percepito (amplificato o ammortizzato) coscientemente influenzando notevolmente le funzioni psichiche sia corticali (di controllo) sia limbiche (emotive).

Trattandosi di circuiti nervosi regolativi che possono sia amplificare sia ammortizzare i segnali originali gli analgesici si servono come meccanismi per alleviare il sintomo:

  • gli oppiacei agiscono inibendo sul sistema nervoso centrale;
  • gli analgesici antipiretici servono per ridurre i dolori di tipo infiammatorio.

Vengono trattati i seguenti argomenti: 5.5.1 Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare 5.5.2 Analgesici e antipiretici moderni 5.5.3 Integratori alimentari antidolorifici 5.5.4 Analgesici e antipiretici locali popolari


Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare

La medicina antica e popolare senza saperlo era più differenziata nella classificazione del dolore e usava diverse sostanze (le più antiche medicine) per diversi scopi:

  • gli oppiacei come sedativi di tutte le funzioni vegetative e psichiche;
  • le cannabiacee come distensivi muscolari "euforizzanti" e come inibitori del simpatico neurovegetativo;
  • i derivati della coca come stimolanti del simpatico neurovegetativo;
  • diversi "simpatotonici" come efedra, damiana, ...
  • diversi ansiolitici come scutellaria, ...
  • diversi "vagotonici" (parasimpatotonici) come la lobelia, ...
  • diversi analgesici/miorilassanti/spasmolitici di muscolatura striata come il petasite, ...
  • analgesici locali come aconito, menta, garofano, ...
  • le solanacee (belladonna, giusciamo, datura, ... ) come spasmolitici di muscolatura liscia;
  • diversi fitoormoni come luppolo, ... come calmanti emotivi;
  • diversi antiinfiammatori come spira ulmaria, ... come inibitori di prostaglandine;

e tante combinazioni tra queste sostanze per raffinate sfumature di dolore/stato d'animo.

Anzitutto distinguevano gli stati dolenti tra l'eccitazione / la sedazione, l'infiammazione / la nevralgia, l'iperveglia / l'apatia e l'euforia / il malumore.

Personalmente uso parecchie delle sostanze citate e aggiungo:

  • vitamina B1, B6 e B12 in dosi massicce per dei dolori prevalentemente "nevralici" (p.es. ANCOPIR);
  • enzimi proteolitici in dosi massicce per dei dolori prevalentemente infiammatori.

Aggiungo poi nella fase acuta e secondo i criteri citati:

  • sedativi o stimolanti differenziati per diversi sistemi;
  • rispettivamente combinazioni di tutte due per:
    • aumentare o abbassare il tono neurovegetativo,
    • e/o intervenendo sullo stato d'animo tramite promozione o inibizione di serotonina, norepinefrina, ... ,

tutto secondo il caso individuale e spesso anche correggendo il tiro secondo l'evoluzione.

È evidente che questa parte del mestiere è indicata piuttosto agli "esperti", sia per la complessità che per l'esperienza e per il dosaggio delle varie sostanze.


Analgesici antipiretici moderni

I più noti sono:

  • salicilati (es. ASPIRINA, ASA-TABS);
  • paracetamolo (es. CONTRA-SCHMERZ, PANADOL, TREUPEL);
  • derivati di pirazolone (es. NOVALGIN);
  • derivati di acido antranilico (es. PONSTAN);
  • derivati di acidi acetico, indolico, propionico, di oxicame e diversi (es. VOLTAREN, FLECTOR, BRUFEN).

Gli impieghi, effetti collaterali e interazioni sono rilevabili sui rispettivi foglietti illustrativi.


Integratori alimentari antidolorifici

Vengono coinvolti nei processi di dolori e possono essere i seguenti integratori alimentari: Dolori in generale antiossidanti, oli eterici, proteine bassomolecolari mal di testa compl.B, B1, B3, B6, AP, Fe, Cr, PABA emicrania B6, E, Mg, Se, o-3 crampi B6, Na, Ca, Mg dolori muscolari, articolari BIO, AP neuropatie, parestesie compl.B, B1, B6, B12, AP, o-6, o-3, AL, LE, INO bruciore, torpidità B6 torpidità, formicolio BIO, AP sindrome del tunnel carpale B2, B3, B6, Mg, o-6 dolori cronici B1, B6, B12, C, E, Se, dl-FA,

Si noti che la maggior parte di questi non servono per i dolori del tipo infiammatorio ma più per dolori "metabolici" e "nevralgici".


Analgesici antipiretici locali popolari

  • Aeth. Caryophylli (chiodo di garofano): potente anestetico locale. Se non reperibile vanno anche impiegati estratti in olio o in alcool. Può creare irritazioni cutanee. Viene anche usato come aggiunta a pomate antiinfiammatorie (1 ... 5%) e ricostituente del tessuto connettivo.
  • Aeth. Menthae (menta): potente anestetico locale "freddo". Usato anche come "Talco mentolato" per dolori da herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio) o come infuso (tè) contro il mal di stomaco.
  • Aeth. Lavendulae (lavanda): Calma la pelle irritata e disinfetta nel medesimo tempo. Impiegato (puro) su punture di insetti e ustioni. Mescolato con olio di enotera (1 ... 5%) potente rimedio contro neurodermiti ed eczemi.
  • Tinct. Hb. Spirae ulmariae (regina dei prati): Analgesico sistemico del tipo salicilato (ASPIRINA). Per gli altri contenuti non disturba lo stomaco. Spesso combinato con Petasite o Cannabis.
  • Tinct. Rad. Petasiti: Analgesico e miorilassante sistemico. Spesso usato per dolori del tipo spasmo-dolore come mal di testa e infiammazioni dell'apparato motorio.
  • Tinct. Fl. femm. Cannabis: Distensivo e analgesico sistemico generale. Spesso usato per dolori in stati depressivi e tensivi. Nella preparazione come tintura non ha effetti psicotropici.
  • Extr. Ol. Fl. femm. Cannabis: Applicato localmente come miorilassante e analgesico.


Antinfiammatori

Per le infiammazioni dermiche causate dalle infezioni o dai processi allergici vedi capitolo "Derma" del corso base di "Medicina Medica Popolare".

I due grande gruppi maggiormente usati di antinfiammatori moderni sono i salicilati (come aspirina) e i cortisonici (locali, topici e sistemici). I salicilati sono inibitori di sintesi prostaglandinica (un ormone tessutale mediatore di infiammazioni) mentre il cortisone è un'imitazione sintetica di un ormone surrenale che oltre a importanti funzioni metaboliche dispone anche di proprietà antinfiammatorie.

Vengono trattati i seguenti temi: 5.6.1 Fitorimedi antinfiammatori 5.6.2 Enzimi proteolitici 5.6.3 Radicali liberi e antiossidanti 5.6.4 Antistaminici e prostaglandinici 5.6.5 Traumi meccanici e ustioni 5.6.6 Ferite

5.6.1 Fitorimedi antinfiammatori

  • Fol.Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii: applicazione esterna come astringenti, emostatici e antisettici. L'effetto è dato maggiormente delle tannine contenute, le quali promuovono la coagulazione delle proteine (tessutali e di microrganismi, che così muoiono). L'effetto emostatico non è molto forte, ma segue il medesimo meccanismo. Per gli occhi si usa l'applicazione di bustine di tè nero.
  • Arnicae Fl.: solo uso esterno (applicazione interna può causare disturbi cardiaci!). Si usa spesso la tintura diluita nell'acqua fredda o ghiacciata per bende umide ad applicazione locale. Rinfresca il tessuto, abbassa il dolore e stimola notevolmente la microcircolazione locale per lo scambio del materiale di riparazione tessutale.
  • Matricariae Fl.: applicazione esterna come tè (freddo) promuove la coagulazione di ferite e calma l'irritazione locale (non applicare sugli occhi).
  • Calendulae Fl.: Mitiga le irritazioni dermiche e promuove la riparazione cutanea. Usata come infusione (freddo) applicata su bende esterne. Quando una ferita è chiusa, come pomata. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico).
  • Symphyti Rad.: Potente riparatore tessutale superficiale e in profondità. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico). In forma pura può essere applicato anche sulle ulcere e decubiti in alternanza al lavaggio con del tè di camomilla (fredda, granulazione) e Aeth. Lavendulae (disinfettante, cicatrizzante). Con l'aggiunta di diversi oli eterici (Aeth.Caryophylli, analgesico; Aeth. Incensi, inibitore di messaggeri infiammatori; Aeth.Rosmarini, microcircolazione locale) ed eventualmente oli vegetali come Ol. Nigellae (antiistaminico), Ol. Tritici (frumento, antiossidante) diventa un potente antiflogistico-analgesico per infiammazioni interne (artrosi, artrite, reumatismi).


Enzimi proteolitici

Enzimi proteolitici: Sono i migliori alleati nel combattimento non solo contro le infiammazioni croniche ma anche nei processi degenerativi. In Svizzera sono poco noti, raramente pagati dalle casse malati e quindi non fanno parte dello strumentario medico. Inoltre ci vogliono relativamente grosse quantità per un effetto immediato e costano parecchio.

Si tratta di estratti enzimatici di ananas (Bromelaina), papaya (Papaina), pancreas di vitello (tripsina) e altre sostanze coinvolte nei processi infiammatori. Trattandosi di sostanze proteiche che nello stomaco sarebbero "coagulate", bisogna prepararle in modo che resistano ai succhi gastrici, e che vengano assorbite inalterate nell'intestino tenue.

La loro funzione è di sostenere la parte "infiammatoria" del sistema immunitario in modo da terminare efficacemente (e non sopprimere) un'infiammazione di qualsiasi tipo. Un prodotto efficace per i processi prevalentemente infiammatori si chiama PHLOGENZYM, un altro, prevalentemente per processi degenerativi WOBENZYM e un terzo che promuove la disintegrazione di cellule neoplastiche WOBE-MUGOS.


Radicali liberi e antiossidanti

Tutti i processi infiammatori producono grandi quantità di "radicali liberi", sostanze aggressive come "l'acqua ossigenata". Sono corrosive sul tessuto e probabilmente coinvolte nella generazione di dolori. Per questo motivo, in caso di infiammazioni si sono dimostrate utilissime le sostanze "antiossidanti" che "tamponano" i radicali liberi. Le più note e utili sono le vitamine C e E in alte dosi, lo zinco e il selenio.

Gli ordinari processi metabolici come le trasformazioni energetiche e tanti altri producono enormi quantità di radicali liberi e l'organismo dispone di raffinatissimi meccanismi per tamponarli ed escretarli tramite l'urina (p.es. con sostanze azotate residuali del catabolismo di proteine e aminoacidi come l'urea). Si tratta di un miracoloso equilibrio dinamico cellulare, tessutale e organico. L'uso di antiossidanti (sostanze che tamponano i radicali liberi) è attualmente propagato come toccasana per un po' tutti i danni e malanni. Personalmente e come terapista sono prudente con il loro uso: solo a seri indicatori di fabbisogno (degenerazioni, infiammazioni acute, ... ) consiglio il loro uso supplementare. Altrimenti temo di disturbare l'equilibrio tra radicali liberi e antiossidanti organici e di danneggiare più che di sostenere.


Antistaminici e prostaglandinici

Nei processi infiammatori sono coinvolti dei messaggeri tessutali come l'istamina, la prostaglandine e altri, nei processi allergici spesso in misura esagerata (iperreazione). Diverse sostanze "popolari" regolano la produzione di tali sostanze e vongono quindi usate a questo scopo. La più nota è l'ASPIRINA (inibitore di sintesi prostaglandinica) o il suo fitorimedio parallello la Spira ulmaria. Effetti diversi ma nei medesimi processi ha l'olio di enotera (locale e sistemico), usato soprattutto nel contesto di forme allergiche cutanee e neurodermiti, l'olio di nigella che funge da antistaminico, la lavanda e l'incenso che frenano la produzione di altri trasmettitori infiammatori. Altri attenuatori di "infiammazioni" sono il calcio, la vitamina B6 e la metionina (un aminoacido zolfatato) come altre sostanze naturali contenenti zolfo (p.es. aglio, aglio ursino, cipolla, ... )


Traumi meccanici e ustioni

In caso di traumi meccanici (botte) e di ustioni, il primo intervento è il raffreddamento per evitare un'ulteriore lesione tessutale calorica o per impedire una smisurata reazione (gonfiore, ematomi).

Ustioni: per almeno 15 minuti in acqua fredda (possibilmente aggiungere cubetti di ghiaccio). Poi medicazione con puro Aeth. Lavendulae (calmante, disinfettante, cicatrizzante o vulnerario) almeno tre volte al giorno. Coprire con la garza. Se l'ustione è estesa o profonda andare al pronto soccorso.

Traumi meccanici (botte) senza lesioni della pelle: Raffreddamento in acqua fredda, se disponibile con spray refrigerante (p.es. Aethylchlorid-Spray; SINTETICA, Mendrisio). Ev. fissare l'articolazione. In caso di sospetto di lesioni muscolari, tendine, di legamenti, di giunture: Pronto soccorso per chiarire la lesione. Poi applicazione di bende umide fredde (acqua con Tinct. Arnicae). Cambiarle spesso.

Poi un'applicazione di Ungt. Symphyti (p.es. Kytta) per sostenere la guarigione del tessuto connettivo.


Ferite

Traumi meccanici con lesione cutanea (ferite): Raffreddamento e pulitura superficiale con acqua corrente. Disinfezione con Aeth. Lavendulae o un altro disinfettante reperibile. Se la ferita è estesa o profonda o sospetti: Pronto soccorso. Controllare l'ultima vaccinazione di tetano.

Poi eventualmente bende fredde:

  • con infuso di Fol. Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii, tè nero: astringenti, emostatici, antisettici oppure
  • con infuso di Fl. Matricariae (camomilla): coagulazione
  • con infuso di Fl. Calendulae (calendula): calmante, cicatrizzante/vulnerario.

Disinfettare tre volte al giorno con Aeth. Lavendulae.

Quando la ferita è chiusa, applicazione di Ungt.Rad. Symphyti (riparazione tessutale profonda) oppure Ungt.Fl. Calendulae (calendula, riparazione dermica).


Autoimmunità

Il sistema immunitario ha sviluppato anticorpi o linfociti specifici, indirizzati verso le sostanze del proprio organismo. Si distinguono in diversi gruppi:

€ quelli indirizzati verso specifici organi come p.es.:

* tiroide (tireodite),

* stomaco (anemia perniciosa, gastrite cronica),

* pancreas (diabete mellito I, giovanile),

* surrenali (morbo di Addison);

€ quelli tessutali con degenerazioni e sedimentazione di complessi immunitari come p.es.:

* articolari (artrite reumatoide),

* reni (lupus eritematodus sistemico),

* pelle (sclerodermia),

* muscolo (dermatomiosite);

€ forme mescolate con tantissime espressioni come p.es.:

* miastenia gravis pseudoparalitica,

* cirrosi biliare primaria,

* epatite cronica aggressiva,

* colite ulcerosa,

* ev. sclerosi multipla.

La diagnosi clinica cerca autoanticorpi (test di immunofluorescenza).

Per le forme organiche si sostituiscono le sostanze mancanti come misura palliativa (p.es. insulina per diabete mellito giovanile).

Nelle altre forme si cerca di combattere i sintomi con degli antiflogistici (antiinfiammatori come p.es. cortisone, salicilati), antidolorifici o si usano talvolta come ultima spiaggia degli immunosoppressori come p.es. metotrexane.

La medicina popolare conosce altrettanti rimedi sintomatici contro il dolore e le infiammazioni (spesso con meno effetti collaterali) e inoltre si serve di: misure dietetiche, integratori alimentari, enzimi proteolitici che "ammorbidiscono" la reazione autoimmunitaria e/o promuovono la disintegrazione di complessi autoimmunitari. Per dettagli vedi il capitolo sulle infiammazioni. A titolo palliativo e con astuzia e fantasia si scoprono ogni tanto delle combinazioni tra i comportamenti, rimedi e l'approccio mentale che rende gestibile la malattia. Si tratta sempre di soluzioni individuali, di solito scoperte dal paziente stesso e raramente efficaci per un altro paziente.


Traumi da agenti fisici e chimici

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_13.png |

Gli agenti fisici possono essere traumi meccanici o ustioni di calore o raggi ionizzanti (colpo di sole, ustioni di radioterapia). Possono ledere cellule e tessuti direttamente o indirettamente con la variazione del materiale genetico.

Gli agenti chimici possono provocare bruciature con sostanze aggressive (acidi, caustici) fino ad avvelenamenti per inalazione o ingerimento che a loro volta possono ledere cellule e tessuti oppure variare il materiale genetico.

Centro Svizzero d'Informazione Tossologica Tel. 145

Il servizio è aperto al pubblico 24 su 24 ore.


Organismi patogeni e infezioni

Le infezioni sono delle invasioni dell'organismo umano da parte di organismi patogeni (che creano malattie). Una tale invasione (infezione) mette in moto diverse parti del sistema immunitario allo scopo di neutralizzare l'invasore. I tipi di potenziali invasori patogeni sono maggiormente:

  • parassiti
  • miceti (funghi)
  • protozoi
  • batteri
  • virus

D'altronde è sbagliato aprire una battaglia generale (psicotica) contro i microrganismi in quanto:

  • la maggior parte dei microrganismi non trova un ambiente di sopravivenza nell'organismo umano in quanto le condizioni biochimiche umane non permettono la loro procreazione;
  • tanti microrganismi colonizzano la pelle e specialmente le mucose dell'organismo umano con importanti compiti simbiontici (p.es. flora intestinale) e la loro mancanza non solo impedirebbe a un buon funzionamento umano, ma sopprimerebbe importanti difese, poiché essi sono anche potenti concorrenti di microrganismi patogeni. I simbionti formano veri e propri ecosistemi con un delicato equilibrio di specie che solo come ecosistema diventa simbiontico.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.1 Tipi di infezioni 8.2 Sintomi caratteristici di malattie infettive 8.3 Metodi diagnostici 8.4 Metodi per combattere i germi 8.5 Cura di malattie infettive 8.6 Infezioni parassitarie 8.7 Infezioni di miceti, funghi 8.8 Infezioni protozoiche 8.9 Infezioni batteriche classiche 8.10 Infezioni virali classiche 8.11 Ricksettie e Clamidi 8.12 Prioni 8.13 Vaccinazioni


Tipi di infezioni

Le malattie trasferibili si distinguono in due tipi:

  • trasferibili da uomo a uomo (p.es. rosolia), sono dette contagiose;
  • non trasferibili da uomo a uomo (p.es. malaria, solo da zanzara anofele), sono trasferibili ma non contagiose.

La malaria è trasferibile ma non contagiosa.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.1.1 Modalità di trasferimento delle infezioni 8.1.2 Vie infettive dei germi 8.1.3 Portatori ed emettitori di germi


Modalità di trasferimento delle infezioni

  • Con goccioline: trasferimento tramite gocce salivari mentre si parla, si starnutisce, si tossisce. Molto frequente per quanto riguarda le malattie da raffreddamento.
  • Con contatto: diretto da uomo ad uomo o mediante oggetti infetti p.es. difterite, rosolia.
  • Circuito fecale: per mancanza di igiene avviene la contaminazione attraverso le feci, l'urina, il sangue, il pus p.es. tifo e colera.
  • Per inalazione: (contaminazione aerogena). Inalazione di polvere contaminata con le feci p.es. ornitosi.
  • Attraverso il cibo e le bibite infette: erronea conservazione e immagazzinaggio che permette ai germi di procrearsi p.es. botulismo, salmonelle, listeriosi.
  • Attraverso lo scambio di liquidi corporei: riguarda i germi che al di fuori dell'organismo umano non possono vivere. Infezione per trasfusione o ferite della pelle e delle mucose con un contatto diretto p.es. sifilide, AIDS.
  • Spostamento nel corpo: germi che si trovano in un posto fisiologicamente adatto (p.es. intestino) che si spostano in una zona dove il germe diventa patogeno (p.es. vie urinarie) come l'escherichia -coli e altri.


Vie infettive dei germi

Quando riescono a superare le barriere d'entrata come:

  • tratto respiratorio,
  • tratto digestivo,
  • tratto urogenitale,
  • derma, mucose, congiuntiva intatta, ferita o debole.

I germi raggiungono i loro "organi bersaglio" tramite la circolazione sanguigna.


Portatori ed emettitori di germi

Dei portatori di germi possono manifestarsi non ammalati (o non ancora, oppure non più) a causa dei seguenti fattori:

  • tempo di incubazione non ancora passato;
  • decorso muto (senza sintomi o con sintomi aspecifici);
  • immunità specialmente per infezioni con indice contagioso basso e malattie da raffreddamento banali;
  • emettitori costanti di germi dopo un'infezione manifesta o "muta" con susseguente immunità che emettono costantemente germi con le feci p.es. colera, salmonelle, shigelle.


Sintomi caratteristici

di malattie infettive

I sintomi caratteristici sono i brividi e la febbre (che nel caso di batteri si diffonde per via ematica).

Vengono trattati i seguenti temi: 8.2.1 Temperature normali corporee 8.2.2 Tipi di febbre 8.2.3 Curve febbrili 8.2.4 Brividi 8.2.5 Sfebbramento


Temperature normali corporee

  • Ascellare: al di sotto di 36,8°C.
  • Sublinguale: ca. 0,2°C superiore all'ascellare.
  • Rettale: ca. 0,5°C superiore all'ascellare.


Tipi di febbre

Premessa: la temperatura basale di ogni persona è individuale e diversa! Temperatura ascellare inferiore a 36,4°C: sottotemperatura

  • temperatura ascellare ... 37,8°C. subfebbrile;
  • temperatura ascellare 37,8 ... 39°C: febbre;
  • temperatura ascellare superiore a 39°C: febbre alta.

NB: in alcune rare infezioni, es. colera, la temperatura può abbassarsi fino a 30°C.


Curve febbrili

Molte malattie infettive sono caratterizzate da curve febbrili tipiche.

  • Intermittente: attacchi febbrili che si intercalano con dei periodi di temperature normali ad intervalli di ore.
  • Remittente: variazione giornaliera di 1 ... 1,5°C; ma non sfebbra completamente.
  • Settica: bassa al mattino e alta alla sera.
  • Continua: variazioni giornaliere minori di 1°C. Tipica del tifo addominale, ornitosi tifoide o polmonare.
  • Ondulante: variazioni giornaliere ad intervalli di ore marcate. Tipica per brucellosi.


Brividi

Sono tipici per certe infezioni prima della fase febbrile:

  • scuotimento grossolano con battito dei denti;
  • forte sensazione di freddo;
  • poi febbre oltre i 39°C.

Normalmente indica la presenza di un germe nella circolazione ematica. Tipico della malaria (ogni 3 ... 4 giorni) e della pielonefrite (infezione renale). I bambini invece dello scuotimento possono avere delle convulsioni febbrili, che mimano una crisi epilettica con movimenti incontrollati degli arti, perdita di conoscenza con occhi girati all'insù e incontinenza.


Sfebbramento

  • Per lisi: lenta e continua.
  • Per cristi: bruscamente, in modo massiccio; può avere ripercussioni sul sistema cardiovascolare.


Metodi diagnostici

Per scoprire dei microrganismi patogeni nel corpo:

  • ricerca col microscopio;
  • culture per aumentare la quantità e testare gli antibiotici;
  • iniezione di materiale sospetto negli animali con l'osservazione della reazione (se si ammalano) p.es. tubercolosi;
  • ricerca di anticorpi nel sangue.


Metodi per combattere i germi

Ignaz Semmelweis, un ginecologo ungherese, ipotizzò, come causa per la setticemia puerperale, le mani infette di levatrici e medici. Dopo accese guerre ideologiche, la medicina sviluppa i seguenti strumenti per combattere i germi patogeni: sterilizzazione, disinfezione, pastorizzazione.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.4.1 Sterilizzazione 8.4.2 Disinfezione dai germi 8.4.3 Disinfestazione dai parassiti 8.4.4 Pastorizzare 8.4.5 Termini tecnici


Sterilizzazione

Distruzione di tutti i microrganismi su un oggetto (non solo patogeni). Due metodi:

  • sterilizzazione ad aria calda: 180°C per 30 min.;
  • autoclave (a pressione): 1 bar 120°C per 20 min.

2 bar 134°C per 5 min.

Da notare che il tempo si conta a partire dal momento in cui viene raggiunta la temperatura.

Per l'uso "casalingo" va benissimo una pentola a pressione (con un po' di acqua dentro).


Disinfezione dai germi

Annientare i germi patogeni da evitare le infezioni. L'oggetto non è "sterile". Per disinfettare si usano:

  • spesso ingredienti chimici (p.es. alcool).
  • Anche metodi fisici come:
    • essiccamento;
    • raggi (ultravioletti, raggi X, sole);
    • congelamento.


Disinfestazione dai parassiti

L'annientare parassiti come le pulci con degli ingredienti chimici.


Pastorizzare

Il riscaldamento "mite" per poco tempo (p.es. latte: 85°C per 2 min.). Le spore dei funghi non vengono distrutte, bensì i germi del tifo, paratifo, shigellosi, tubercolosi, ...


Termini tecnici

  • cida: uccide (batteri-, funghi-, ... )
  • statico: impedisce la proliferazione (virus-, ... ).


Cura di malattie infettive

Le malattie infettive, all'inizio del secolo erano la maggior causa della mortalità e ancora oggi lo sono nei paesi "sottosviluppati".

Nei paesi industrializzati sono stati ridotti notevolmente i rischi, grazie a:

  • tenore di vita che rende molto più efficace il sistema immunitario delle persone (fame, freddo, stanchezza, stress esistenziale ... ),
  • condizioni sanitarie e igieniche che hanno ridotto enormemente la quantità di microrganismi nell'ambiente e un'eventuale esposizione ai germi,
  • per le malattie infettive batteriche, l'uso di antibiotici è efficace nel dare un "colpo di mano" al sistema immunitario "sovraccarico" in situazioni d'emergenza critiche.

Molte volte nel mio lavoro come naturopata mi sembra persino "ribaltata" la problematica:

  • il tenore di vita rende noiosa e ideologicamente conflittuale la vita al punto da stressarsi per mancanza di sfida esistenziale e per l'incapacità di adattamento, ciò indebolisce di nuovo il sistema immunitario;
  • l'igiene eccessiva evita all'organismo di formare anticorpi durante l'infanzia ed elimina le barriere fisico-chimiche del sistema immunitario, mentre tante sostanze "sintetiche" devono essere elaborate dall'organismo (prodotti igienici, cosmetici, alimentari, invece dei microrganismi);
  • si tenta di sostituire con i medicamenti il lavoro del sistema immunitario togliendogli la possibilità di diventare calmo ed efficace, rendendolo tendenzialmente ipersensibile, impanicabile e perciò poco efficace.

Le cure delle malattie infettive specifiche sono descritte sotto i relativi capitoli degli organi.

Alcune regole per le malattie infettive:

  • consultare immediatamente il medico se c'è un sospetto di malattie infettive, per le quali è obbligatoria la denuncia (vedi: "Ordinanza concernente la dichiarazione delle malattie trasmissibili dell'uomo", 818.141.1);
  • mai interrompere una medicazione con degli antibiotici: si rischia di facilitare lo sviluppo di batteri resistenti all'antibiotico;
  • nessuna automedicazione con degli antibiotici. Il medico responsabile lo fa solo in caso di accertate infezioni batteriche secondo precisi criteri clinici: clinico-empirico secondo la probabilità del germe responsabile per la malattia ed eventualmente dopo aver diagnosticato il battere e, potendo, dopo averne conosciuto le esistenze.
  • Dopo e durante una cura con degli antibiotici è consigliabile la cura dell'apparato digestivo, perché spesso l'antibiotico indebolisce notevolmente la fauna e la flora intestinale.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.5.1 Comportamento durante le infezioni 8.5.2 Sostegno alle cure antibiotiche e guarigione dalle infezioni 8.5.3 Autotrattamento di infezioni "banali" 8.5.3.1 Fitoterapeutici germostatici 8.5.3.2 Febbre e diaforetici 8.5.3.3 Infezioni acute 8.5.3.4 Infezioni virali persistenti 8.5.4 Disinfettanti 8.5.5 Oli eterici contro le infezioni 8.5.1 Comportamento durante le infezioni

Un'infezione richiede dei notevoli sforzi al sistema immunitario; è quindi controindicato caricarlo ulteriormente:

  • riposo (a letto) per qualche giorno;
  • evitare stress di ogni forma;
  • rispettare le esigenze dell'organismo specialmente i segnali di fame, sete, calore, sonno, tranquillità;
  • concedersi un tempo di convalescenza (riassestamento dell'organismo).


Sostegno alle cure antibiotiche e alla guarigione dalle infezioni

  • Fino ad una settimana dopo la cura aggiunta di Vit. C (ca. 2 gr/giorno) e complesso Vit. B. Preparato combinato: 2 compr. BEROCCA p.d. (C e B). Zinco 50 mg p.d. per stimolare la fagocitosi.
  • Dopo la cura ripristinare la flora intestinale p.es. con tanto yoghurt e Bioflorin, BACTISUBTIL, MUTAFLOR, OMNIFLORA.
  • Uso di tisane (o altri preparati fitoterapeutici):
    • amaro stomachico
    • nervinotonici
    • leggermente diuretici
    • linfostimolanti

secondo il tipo dell'infezione.

Sono specialmente indicate:

  • urtica dioica diuretica
  • genziana amaro "digestivo"
  • rhiz. hydrastis amaro "mucose"
  • avena nervinotonico
  • Hb. galii aparines linfatico, immunitario
  • echinacea immunitario
  • absinthii amaro,antisettico
  • aglio antisettico

Sostituzione di liquidi (sudore) e di potassio (REKEWAN, brodo di manzo, p.es. Liebig) in caso di diarrea severa e il tè di tiglio (diaforetico).


Autotrattamento di infezioni "banali"

Visto che le infezioni si esprimono generalmente in determinati organi, vengono trattate nei relativi capitoli. In seguito presenterò alcune piante con effetto sistemico nel caso di infezioni. Innanzitutto sono da rispettare le raccomandazioni dei precedenti due capitoli (comportamento, sostegno).

Vengono trattati i seguenti temi: Fitoterapeutici germostatici Febbre e diaforetici Infezioni acute Infezioni virali persistenti


Fitoterapeutici germostatici

  • mirra germostatico, stim. leucociti
  • eucalipto virostatico
  • Rad. babtisiae tinctoria germostatico, antifebbrile
  • Hb. Tropaeoli germostatico
  • alium virostatico, diaforetico
  • echinacea germostatico, immunostimolatore
  • thymus germostatico
  • absinthii anaflogistico
  • melaleuca, lavanda germicidi (antiinfiammatorio).


Febbre e diaforetici

I diaforetici stimolano il corpo alla sudorazione. Questo processo scarica i reni, eliminando certe "scorie" tramite la pelle. Sono indicati specialmente in caso di infezioni accompagnate da febbre:

  • tiglio diaforetico, diuretico
  • angelica diaforetico, diuretico
  • sambuco diaforetico, diuretico, immunostimolante
  • zingiberis diaforetico, stimolante
  • paprika diaforetico, salivastimolante, stimolante, antisettico
  • menta diaforetico, antiemetico, antisettico
  • eupatorio perfol. diaforetico.
  • hyssopus diaforetico, calmante.


Infezioni acute

In caso di infezione acuta si usa come base un diaforetico e un immunostimolante p.es.:

  • tiglio millefolia diaforetici
  • sambuco echinacea immunostimolante.

Se sono coinvolte le ghiandole linfatiche si aggiunge galium aparines (odore di aglio) e/o calendulae.

Se sono coinvolte le mucose serve Hydrastis e/o Eupatorio perfol.

In caso di irrequietezza si aggiunge camomilla e/o scutellaria.

Se prude la pelle, si lava il corpo spesso con Acquae Hamamelis (astringente).


Infezioni virali persistenti

La seguente ricetta serve spesso:

Ricettario galenico magistrale: Infezioni virali persistenti (:table width=100%:) (:cellnr colspan=5:)Rp.: Infezioni virali persistenti (:cellnr:) Rad. (:cell:) Babtisiae (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) ("indago", virostatico) (:cellnr:) Rad. (:cell:) Phytolaccae decan. (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (immunostimolante) (:cellnr:) Rad. (:cell:) Echinaceae angust. (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (germostatico, immunostimolante) (:cellnr:) Hb. (:cell:) Absinthiiaa (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (anaflogistico, amaro) (:cellnr:) Res. (:cell:) Myrrhae pulv (:cell:) aa ad (:cell align=right:) 100 (:cell:) (germostati, immunostimolante) (:cellnr colspan=5:)m.f. species D.S. Decotto 10 min. 1 c.t. per tazza 3 p.d.

Abbreviazioni (:tableend:)


(Si guarisce per non più dover bere questa tisana molto amara e schifosissima, la tintura è meno disgustosa).

Pare che la propagazione di certi virus persistenti venga parecchio impedita dall'aminoacido "lisina", contenuto nelle proteine di pesce, carne, leguminose, spagnolette, formaggi, ... Il fabbisogno giornaliero è di ca. 14 mg per kg di peso corporeo. Terapeuticamente si usa da 0.5 ... 5 gr/dì di L-lisina come aggiunta alimentare.


Disinfettanti

Disinfettanti per le ferite aperte: se non c'è altro, si usa un superalcolico. I "raffinati" moderni usano prodotti a base di iodio (p.es. BETADINE) perché non brucia. Personalmente preferisco Aeth.Lavendulae, perché è altrettanto battericida, fungicida e virostatico, inoltre promuove la rapida e pulita riparazione e cicatrizzazione tessutale. Anche gli astringenti hanno un mite effetto antisettico. Una disinfezione a regola d'arte dopo la pulitura superficiale di una ferita è la miglior prevenzione per complicazioni infettive susseguenti. Finché la ferita non è chiusa, la disinfezione va ripetuta dopo ogni altro intervento (lavaggio, cambiamento bende, ... ) ma almeno due volte al giorno.


Olii eterici contro le infezioni

I seguenti oli eterici sono molto efficaci contro le infezioni. Si consiglia vivamente di non ingerirli, perché sono troppo concentrati. Servono per una terapia locale; vanno spalmati o usati per le inalazioni e, oppure, i gargarismi. Caso mai si ricorra alle piante per fare degli infusi con delle tisane.


Infezioni parassitarie

Le infezioni parassitarie si incontrano soprattutto sul "mantello tegumentario" della pelle, dei capelli (e verranno trattate in quella sede). Si tratta in particolare di insetti (come p.es. pidocchi), ragnetti e le loro larve.

Un altro grande gruppo di parassiti si trova nel canale intestinale come biotopo e saranno trattati nel relativo capitolo (i diversi tipi di "vermi").

La vita dei diversi parassiti umani è spesso molto complessa per quanto concerne la procreazione e la propagazione con delle fasi che passano attraverso i diversi "ospiti" e intermediarie in altri biotopi.

Organismi animali pluri* e multicellulari che creano sintomi patologici poiché:

  • sfruttano sostanze nutritive dell'organismo ospitante
  • secernono sostanze tossiche con il loro metabolismo
  • possono trasmettere dei virus.

Di seguito vengono elencati i più diffusi. È meglio lasciare agli esperti le relative cure, perché possono essere dannose se applicate senza cognizione o da persone che non se ne intendono dovutamente. 8.6.1 Vermi 8.6.2 Acari 8.6.3 Pulci 8.6.4 Pidocchi 8.6.5 Zecche


Vermi

  • Ascaridi;
  • enterobi;
  • trivuri;
  • trichine;
  • cestodi.
Acari
Sono dei ragni. Il più noto è la scabbia.
Pulci
Insetti che succhiano il sangue umano. Lasciano un "rossore" rotondo con in mezzo un puntino che prude fortemente. Possono trasmettere delle malattie come la peste e servono ai cestodi (tipo di verme intestinale) come "intermediario".
Pidocchi
Insetti di diverse forme (sanguisughe):
  • dei capelli, specialmente nei bimbi, scomodi ma non pericolosi;
  • dei vestiti: possono mediare malattie virali pericolose come:
    • Rickettsia prowazeki.
    • Borrelia recurrentis.
    • Rickettsia quintana.
    • Peste.
  • Pubiche: noiose ma non pericolose.


Zecche

Insetti sanguisughe che possono trasportare la meningo-encefalite. Potrebbe anche essere possibile la diffusione di Rickettsie e Borrelie.


Infezioni di miceti, funghi

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_9.png |

Le infezioni micetiche (p.es. funghi dei piedi) sono parecchio divulgate.

I funghi (miceti) sono cellule vegetali (senza clorofilla) con diversi nuclei cromosomici. Da una spora si forma un "filo micelico" che intersecandosi con un altro, forma un "fungo" che produce nuove spore. Le spore sono molto resistenti, il micelio e i "funghi" molto meno.

Le micosi infettano prevalentemente la cute e le mucose, i capelli e le unghie, ma possono infettare, anche i polmoni, le ossa e le meningi fino alla setticemia micotica con esito letale.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.7.1 Dermatofiti (tinea) 9.7.2 Micosi "lievitali" 8.7.3 Principi di trattamento delle micosi


Dermatofiti (tinea)

Funghi filiformi che infettano la cute, i capelli e le unghie. "Tinea" indica che si tratta di un dermatofito, poi segue la localizzazione (p.es. tinea pedum * mucosi del piede).

Si presenta normalmente come un focolaio rotondo, ovale o irregolare con bordo marcato, ev. più pallido verso il centro. Desquamazione verso il bordo, spesso prurito o bruciore. Luoghi prediletti: ascelle, inguine, pieghe del ventre.


Micosi "lievitali"

Il rappresentante più noto è la candida albicans, naturale flora dell'intestino umano che infetta prevalentemente la bocca, la vagina, il prepuzio creando uno strato biancastro che spesso prude.

Colpiti sono prevalentemente persone che sono:

  • diabetiche;
  • trattate massicciamente con antibiotici che disturbano la flora naturale delle mucose;
  • soggette ad uno stato immunitario debole,
  • partner sessuale di persone infette.


Principi di trattamento delle micosi

  • Ai funghi piace un ambiente caldo e umido su di un substrato alcalino (p.es. piedi ben lavati con del sapone, nelle calze di fibra sintetica, nelle scarpe chiuse d'estate);
  • detestano un substrato oleoso, ambiente secco e piuttosto acido;
  • le spore si propagano sfregandosi con la biancheria e sono eliminabili solo a una temperatura superiore ai 75°C;
  • i fungicidi eliminano il micelio e i funghi, ma non le spore che hanno un periodo di germinazione di ca. 2 settimane. La cura deve proseguire per altre 3 settimane per garantire che vengano colpiti anche gli ultimi "germogli" prima che si formino nuove spore.


Infezioni protozoiche

(proto-: primo, -zoon: bestia). Microrganismi animali monocellulari, possono alternare una riproduzione sessuata ad una assessuata.

Le infezioni più note di protozoi sono:

  • toxoplasmosi gondii (può essere acquisita dal bambino ancora in utero)
  • malaria (diverse forme di plasmodi)
  • diarrea amebica
  • trichomonas vaginale.


Infezioni batteriche classiche

I batteri sono organismi monocellulari capaci di procrearsi per mitosi nell'organismo che li ospita come parassiti. Vivono tra le altre cellule e nell'interstizio tessutale dell'organismo infetto. Il loro effetto patogeno consiste nel fatto che:

  • secernono tossine come prodotto del loro metabolismo (ectotossine) che determinano la sintomatologia specifica p.es botulismo, difterite, tetano;
  • liberano tossine quando si decompongono (endotossine) che creano sintomi come:
  • febbre, choc, leucopenia, iperglicemia che poi è spesso la "crisi di guarigione" dall'infezione.

Bacillus e clostridium sono dei sottogruppi di batteri in grado di ridursi a spore resistenti (come i miceti). Essi possono sopravvivere in condizioni ambientali ostili e con un metabolismo molto ridotto.

A seconda delle forme dei batteri si distinguono in:

  • batteri "sferici" (-cocchi)
    • streptococchi (a catena)
    • stafilococchi (a grappoli)
    • diplococchi (a coppia)
  • batteri bastiformi
  • pastorella come corinebattero
  • batteri spiraliformi
    • spirochete (flessibile, mobile)
    • spirilli (rigidi, immobili).

Infezioni batteriche classiche sono:

  • numerose infezioni locali della pelle (come la Scarlattina)
  • Pertosse
  • Tubercolosi
  • Tifo
  • Salmonelle
  • Dissenteria
  • Colera
  • Tetano


Infezioni virali classiche

I virus sono i "germi" più piccoli. Non sono ancora ritenuti "organismi" perché consistono solo di DNA e RNA con o senza una membrana proteica; si classificano come "unità biochimiche". Non dispongono di un metabolismo proprio, ma necessitano di un "ospite" per procrearsi. Sono i "parassiti di cellule".

Il meccanismo infettivo:

  • il virus si attacca a determinati ricettori sulla membrana della cellula ospite;
  • la cellula "ingerisce" il virus per pinocitosi;
  • RNA e DNA del virus inducono nella cellula ospite la riproduzione virale;
  • i virus riprodotti vengono "esportati" dalla cellula ospite e infettano altre cellule.

La cellula ospite, dopo un po' di tempo, tenta di difendersi contro il "parassita intracellulare" producendo delle proteine come l'interferone e l'interleuchine (che sono virostatici) ed emette queste sostanze anche nel liquido interstiziale (atto "altruistico" della cellula verso il suo ambiente vitale).

Quando l'organismo identifica un tipo di virus, scatta il meccanismo di difesa cellulare con la produzione di anticorpi specifici.

I sintomi di un'infezione virale sono generali in una prima fase (quando il virus si propaga nel sangue). Essi diventano specifici quando il virus raggiunge e si moltiplica nell'organo bersaglio.

I sintomi generali sono:

  • stanchezza;
  • mal di testa;
  • temperatura ev. alzata e brividi;
  • dolori muscolari e articolari;
  • leucopenia (leucociti emigrati dal sangue nel tessuto connettivo lasso per combattere il virus).

I sintomi specifici dipendono "dall'organo bersaglio". Per reazione, normalmente, aumenta il numero dei linfociti nel sangue.

Le famiglie virali più note sono:

  • adenovirus: influenza, naso, gola
  • arbovirus: viene trasmesso da un insetto ematofago (zecche, zanzare)
  • enterovirus: poliomielite
  • herpes-virus: herpes simplex, herpes zoster
  • mixovirus: orecchioni
  • retrovirus: AIDS.

Classiche infezioni virali sono:

  • Influenze
  • Epatite virale
  • Morbillo
  • Orecchioni (parotite)
  • Rosolia
  • Varicella
  • AIDS


Rickettsie e Clamidi

Rickettsia: sono microorganismi tra i virus e i batteri, in quanto obbligatoriamente sopravvivono solo all'interno della cellula:

  • Rickettsia prowazeki maculosa.
  • Rickettsia burneti (febbre Q).

Clamidi: cono microorganismi tra i virus e i batteri parassitari delle cellule (come virus) ma strutturati in modo simile ai batteri:

  • Clamidia trachomatis (tracoma, lymphogranuloma inguinalis).
  • Clamidia psittaci (ornitosi).
  • Altre infezioni genitali e oculari.


Prioni

Prioni sono delle proteine stereometricamente molto simili a delle specifiche proteine animali o umane del sistema nervoso centrale, con delle aberrazioni che impediscono il funzionamento metabolico strutturale. Pare che siano inoltre capaci di una riproduzione autonoma (all'infuori della genetica). Questo li attrezza di un certo potenziale infettivo del quale ci sono solo speculazioni sulle loro vie. Nel complesso ci sono più domande che risposte.

Rappresentano oggi la grande paura pubblica per l'epidemia veterinaria della "mucca pazza" e il suo nesso con il morbo Creutzfeld-Jacobs umano. Ci sono delle ipotesi che altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale diagnosticate precedentemente come "degenerativo", in realtà potrebbero essere delle infezioni prioniche.


Vaccinazioni

Le vaccinazioni sono un validissimo strumento preventivo e biologico:

  • Si offrono con la vaccinazione all'organismo dei germi patogeni inerzializzati (o frammenti di loro) non più virulenti (incapaci di procrearsi).
  • Il sistema immunitario dell'organismo (ignorano della loro innocuità) mette in moto tutti i meccanismi per combatterli (inutilmente).
  • Come effetto di questa "simulazione di difesa" rimangono nel sistema immunitario delle cellule (B-linfociti memorativi) che riconoscono questo tipo di "nemico" immediatamente in future infezioni e fanno scattare entro minuti e ore le relative difese (la prima volta dura da giorni a settimane nelle quali il germe patogeno si procrea indisturbato).

Nei nostri paesi ricchi, igienici e con dei servizi sanitari sviluppati, le vaccinazioni incontrano resistenza in una parte della popolazione per diversi motivi:

  • Sono quasi inesistenti le grandi malattie infettive fruste dell'umanità come la poliomielite, la tubercolosi, il vaiolo, ... che una volta diminuivano e ledevano in epidemie grande parte della popolazione (specie i bambini). Sono diventate quasi inesistenti proprio grazie alle vaccinazioni, ma non sono per niente sradicate.
  • La vaccinazione provoca per natura una reazione immunitaria, normalmente quasi inosservata ma talvolta drammatica, quando un individuale sistema immunitario reagisce al germe inerzializzato "a sbalzo". Da immaginarsi, come avrebbe reagito con il germe virulento! Il caso è però molto raro.
  • Certi germi patogeni (specialmente i virus di influenza) hanno una grande capacità di trasmutazione fino al punto, che il sistema immunitario non li riconosce più "uguali" a quelli della vaccinazione e quindi la vaccinazione si dimostra inutile.
  • Vengono offerte tante vaccinazioni contro delle malattie "banali" e/o di infanzia non problematiche, solo per evitare la scomodità di un disturbo della vita o per evitare "giorni lavorativi persi" (influenza) o per gli ipocondriaci. Questo lede la reputazione del farmaco che è utilissimo per dei casi indicati (senescenti, esposti, convalescenti, ... ).

Come in tanti campi sanitari si tratta di valutare con buon senso "il minor male". Gli apostoli del "non nuocere" lasciano al destino di nuocere purchè loro possano "lavarsi le mani nell'innocenza". È un'etica tanto discutibile, ma come classici farisei si sentiranno sempre nel giusto, anche se amazzano o ledono per negligenza.


Elenco dei disturbi, links

e delle malattie specifiche organiche

La medicina popolare conosce, tratta o assiste nella cura di tante malattie, specialmente:

  • disturbi banali come il raffreddore, il mal di gola, le punture di insetti, l'epistassi (sangue dal naso)
  • malattie croniche come i reumatismi, le vene varicose, ...
  • malattie e disturbi d'infanzia, in gravidanza e in età avanzata.

La problematica dell'impresa non consiste tanto nel "conoscere un rimedio" quanto nel "riconoscere la malattia", il chè spesso è tutt'altro che banale. Chi sbaglia, "da il rimedio giusto per la malattia sbagliata", come disse mia nonna e:

  • non funziona: cosa che ingiustificatamente lede la reputazione del rimedio;
  • sembra funzionare (perché l'organismo si sarebbe forse autoguarito più efficacemente senza rimedio, cosa che ingiustificatamente glorifica la reputazione del medicamento);
  • evita o ritarda un trattamento appropriato: che per certe malattie può essere fatale (a chi gli capita come curatore è un pericolo pubblico).

Nel nostro esercizio naturopatico è impressionante la quantità di errori diagnostici e di valutazione che incontriamo e bisogna stare al massimo attenti ad "autodiagnosi", pareri di "conoscenti che se ne intendono", strani curatori ma anche medici (spesso specialisti) che si fissano su un qualche sintomo o disturbo di terzo rango, ignorando delle funzioni elementari.

Per questi motivi non pubblichiamo dei "ricettari" isolati da contesti anatomici, fisiologici e patologici. Agli interessati li insegniamo p.es. in corsi e seminari come:

  • Materia Medica Popolare,
  • Terapie ortomolecolari per dei disturbi psichici,

e li trattiamo nelle relative dispense.

Di seguito un elenco di temi trattati in merito durante i corsi e i seminari che dà una vaga idea limitata dell'ampiezza dei disturbi e delle difficoltà di identificarli con precisione.

9.1 Apparato digerente

9.2 Malnutrizione e assorbimento difettoso

9.3 Metabolici

9.4 Apparato respiratorio

9.5 Apparato cardiovascolare

9.6 Apparato escretorio

9.7 Apparato procreativo

9.8 Ricettario delle malattie ai genitali

9.9 Apparato tegumentario

9.10 Apparato motorio

9.11 Organi dei sensi

9.12 Sistema ormonale

9.13 Sistema nervoso centrale

9.14 Sistema nervoso periferico

9.15 Dolori

9.16 Malattie del sistema gestionale

9.17 Recuperativi

9.18 Emotivi

9.19 Mentali

9.20 Fisici durante la gravidanza

9.21 Disfunzioni legate all'età avanzata

9.1 Apparato digerente

Cavità boccale

Farmacologia fitoterapeutica cavità boccale

Ricettario cavità boccale

Tonsillite, ascessi, mal di denti

Gengivite, Parodontosi, Stomatiti, Glossite, Faringite

Xerostomia (sindrome sicca)

Stomatiti infettuose (Ragadi, micotiche)

Stomaco

Ricettario disturbi gastrici.

Gastrite acuta.

Gastrite cronica, atonia, achilia, anoressia, inappetenza.

Dispepsia inclini a coliche/meteorismo.

Gastropatia cronica (gastrite secondaria di ulcera, colecistopatia).

Ulcera gastrica/duodenale.

Elicobattero (Helicobacter pylori).

Esempio piano curativo gastrico.

Disturbi intestinali

Colon irritabile

Meteorismo, sindrome di Roemheld, dispepsia

Diarrea

Ricostituenti flora intestinale

Costipazione

Proctite, Colite ulcerosa

Emorroidi

Diverticolite

Appendicite

Colite acuta

Malattie infettive del tratto gastro-intestinale

Colera

Shigellosi (dissenteria batterica)

Enterite infettuosa

Tifo addominale

Paratifo

Ricettario antiparassitario intestinale

Cestodi, teniadi

Ascaridi

Oxiuri

Ricettario cole-epatico

Epatite virale

Epatico generale

Ittero

Epatite cronica

Disturbi degenerativi del fegato

Fegato grasso

Sostanze ortomolecolari per i disturbi epatici

Ricettario cistifellea

Colecistite

Colelitiasi

Spasmolitici

Discinesia/distonia colica

Sostanze ortomolecolari per colelitiasi

Ricettario malattie pancreatiche

9.2 Malnutrizione e assorbimento difettoso

Carboidratosi

Lipidosi

Proteinosi

Mineralosi

Oligoelementosi

Vitaminosi

9.3 Metabolici

Disturbi di acido urico (gotta, artrite urica)

Terapia ortomolecolare

Lipidemie

Valori di referenza colesterolo

Diete e valori ematici lipidici

Relazioni tra colesterolo totale, HDL e trigliceridi

Cause di lipidemie

Terapia di mancanze movimentali

Terapie di sottofunzioni epato-biliari

Terapie di disturbi metabolici

Glicemie

Carboidrati, lipidi, proteine e metabolismo energetico:

Disturbi di tolleranza al glucosio:

Composizione alimentare controindicata per i disturbi di tolleranza al glucosio

Consigli dietetici per mitigare i disturbi di tolleranza al glucosio

Consigli terapeutici per aumentare la tolleranza al glucosio

Misure paliative e preventive per i disturbi vasali e neurologici correlati:

Indice glicemico

9.4 Apparato respiratorio

Rinite

Sinusite

Laringite, bronchite (mal di gola, raucedine, tosse)

Asma bronchiale

Epistassi (sangue da naso)

9.5 Apparato cardiovascolare

Ematico

Anemia mancanza di ferro

Fibrinolitici (emolitici, trombolitici)

Anemia mancanza B12 / acido folico

Coagulanti

Antiflogistici sistemici e locali

Cardiaco

Regole dietetiche e di stile di vita

Micronutrienti

Ricettario specifico

Insufficienza cardiaca

Tachicardia, estrasistole

Angina pectoris

Sclerosi arteriale/coronarica

Sintomi stenocardiaci

Cardiovascolare

Ipotonia

Ipertonia

Emicrania

Arteriosclerosi

Varici

Tromboflebite

Sindrome postrombotica

Ulcus cruris

Linfatico

Tonsillite e angina

Splenomegalia

Linfangite

Linfedemi

9.6 Apparato escretorio

Nefriti e albuminuria

Nefrosi e disturbi renali in genere

Calcoli renali

Cistiti, uretriti

Enuresi, prostatopatia, incontinenza

Diuretici per diverse circostanze

9.7 Apparato procreativo

Fitofarmaci per l'apparato genitale femminile

Tabella riassuntiva

Fitormoni sessuali

Gonadotropi e indirettamente "progesteronici"

Estrogeni

Progesteronici

Composizione di fitorimedi individuali

9.8 Ricettario delle malattie ai genitali

Candidosi vaginali

Candidosi pene

Herpes genitalis (labialis)

Papillomi genitali femminili, variazioni displastiche locali

Condilomi genitali

Dismenorrea

Amenorrea, oligomenorrea acuta

Ipermenorrea funzionale acuta

Polimenorrea; ipermenorrea, amenorrea, oligomenorrea cronica

Emazie (-rragie) ginecologiche in generale

Fluor albus costituzionale

Mastodinia, sindrome premestruale

Mastopatia semplice, cisti mammellari, fibrosi cistica

Parametropatia spastica, pelipatia

Sindrome premestruale

Abbassamento/prolasso uterino

Prostata: Disturbi di minzione; ipertrofia/adenoma di prostata

Vescica irritabile, prostatite abatterica

9.9 Apparato tegumentario

Ricettario dermico

Parassiti

Furuncoli, ascessi

Cisti superficiali

Antipruriginoso (eczemi, allergie, dermatite, orticarie)

Antinfettivo

Antifibrotico

Antiduroni

Anticapillari

Anticellulite

Antimicotico dermico

Antimicotico unghie

Cura unghie / mani rigenerativa

Forfora

Acne

Erpete (Herpes)

Fuoco di Sant'Antonio (Herpes zoster)

Verruca

Piccole lesioni

Punture di insetti

Ustioni

9.10 Apparato motorio

Osteoporosi e malattie ossee

Controllo e regolazione acidità dell'urina

Sostituzione calcio/vitamina D

Regolazione ormonale

Analgesici, antinfiammatori, spasmolitici

Artrite, artrosi

Dolori articolari

Gangli

Artrite e artrosi

Gotta

Muscolari, tessuto connettivo

Farmaci per disturbi muscolari /connettivi

Ricettario disturbi muscolari/connettivi

Spasmi, rigidità, distensivi, tonificanti, calmanti

Antidolorifici

Reumatismi

9.11 Organi dei sensi

Occhi

Irritazioni dell'occhio

Infezioni e irritazioni allergiche

Orecchie

Mal di orecchie

Otite

Foruncoli, mastoidite

Otite media

9.12 Sistema ormonale

Tiroidismo

Diabete mellito (terapie palliative)

Microangiopatie/Neuropatie locali

Macroangiopatie

Micosi

Ferite, Infezioni, Ulcera, Decubiti

9.13 Sistema nervoso centrale

Mb. di Parkinson (palliativo)

9.14 Sistema nervoso periferico

Nevralgie

Parestesie

Herpes zoster

9.15 Dolori

Dolore e analgesici nella medicina tradizionale

Oppiacei

Analgesici antipiretici

Integratori alimentari coinvolti

9.16 Malattie del sistema gestionale

Insonnia

Depressioni

Esaurimento, debolezza

Stress, ansia

Distonia vegeatativa

Mal di testa, emicrania

9.17 Recuperativi

Disturbi di sonno

Stanchezza cronica

Stress cronico

9.18 Emotivi

Ansia ed eccitazione

Depressioni

Esaurimento nervoso

9.19 Mentali

Psicosi e nevrosi

9.20 Fisici durante la gravidanza

Disturbi di digestione

Rinflusso iatale e bruciore di stomaco:

Nausea

Stitichezza

Emorroidi

Vene varicose

Mal di schiena/sciatica

Ipoglicemia da gravidanza

Diabete dia gravidanza

Ipertonia

Tossicemia

Somministrazione di supplementi vitaminici e minerali

9.21 Disfunzione legata all'età avanzata

Sistema scheletrico

Apparato tegumentario (pelle)

Sistema urinario

Apparato respiratorio

Apparato digestivo

Disturbi gustativi e olfattivi

Atrofia gastrica

Costipazione

Apparato cardiovascolare

Organi di senso specifici

Vista

Udito

Sistemi riproduttivi

Menopausa

Meccanismo

Regole igieniche e nutritive

Micronutrienti spesso scarsi

Fitormoni e ormonsimili

Regolatori ormonali menopausali

Caldane

Secchezza vaginale

Andropausa

Cervello e capacità mentali


La morte

La morte è definita come termine della vita di un individuo, descritta in senso medico come sequenza di deficienze funzionali irreversibili di:

  • Respirazione.
  • Circolazione.
  • Sistema nervoso centrale.

Vengono trattati i seguenti temi: 10.1 Fasi della morte 10.2 Cause fisiologiche 10.3 Cause metaboliche 10.4 Cause patologiche 10.5 Tipo di morte 10.6 Attestato di morte 10.7 Accompagnamento alla morte 10.8 Assistenza alla morte ed eutanasia 10.9 Morte, cultura e lavoro sul lutto


Fasi della morte

Si distinguono quattro fasi:

  • Morte clinica: arresto circolatorio completo con i sintomi:
  • Mancanza di pulsazione della carotide (sintomo circolatorio).
  • Mancanza di respirazione (sintomo respiratorio).
  • Pupille completamente aperte (sintomo neurovegetativo).
  • Colore cianotico di derma e mucosa (secondo sintomo circolatorio). Potenzialmente reversibile entro breve tempo con delle appropriate misure di rianimazione e dei mezzi tecnici.
  • Morte corticale: cedimento delle funzioni coscienti del sistema nervoso centrale: coma. È possibile la sopravvivenza "vegetativa" anche per molto tempo se è garantito l'approvvigionamento di nutrienti e l'escrezione ev. con mezzi tecnici.
  • Morte cerebrale: cedimento di funzioni anche vegetative cerebrali: criterio per la morte vegetativa di un individuo. Eventualmente sono mantenibili delle funzioni vegetative per un certo periodo e secondo i centri vegetativi lesi, cioè: respirazione, circolazione, nutrizione, escrezione con mezzi tecnici.
  • Morte biologica: necrosi di tutti gli organi.


Cause della morte


Cause fisiologiche

Fisiologicamente il cedimento di ciascuna delle tre funzioni:

  • respirazione,
  • circolazione,
  • neurovegetativo,

porta alla morte.

A mancante respirazione per impedimento delle vie respiratorie o paralisi della muscolatura respiratoria o neurogeno manca l'ossigeno per il metabolismo energetico delle cellule che porta prima alla morte cerebrale perché cedono dopo poco tempo le funzioni di controllo e comando nervoso.

A mancante circolazione per arresto cardiaco neurogeno o paralisi della muscolatura cardiaca o ipovolemia manca l'ossigeno per il metabolismo energetico delle cellule che porta prima alla morte cerebrale perché cedono dopo poco tempo le funzioni di controllo e comando nervoso.

A lesioni di centri neurovegetativi elementari per intossicazione endogena o esogena o per necrosi o mancante ossigeno o glucosio, segue la perdita di controllo e di comando di funzioni respiratorie o circolatorie che sono letali.


Cause metaboliche

Metabolicamente si muore di:

  • Mancanza energetica:
    • Ossigeno -> "soffocamento" cellulare (respiratorio, circolatorio).
    • Glucosio -> "affamamento" cellulare (digestivo, circolatorio).
  • Mancanza d'acqua (disidratazione con choc ipovolemico, a livello cellulare: digestivo, circolatorio o elettrolitico).
  • Intossicazione/destabilizzazione omeostatica (interna -> p.es. iperuremia per crollo renale; esterna -> p.es. eccessivo consumo di alcool); a livello cellulare destabilizzazione elettrolitica / intossicazione cellulare.
  • Cedimento di controllo e comando nervoso con crollo delle funzioni respiratorie, digestive o circolatorie.


Cause patologiche

Statistica delle cause di morte (Germania 1965 ... 1990): per 100'000 uomini a sinistra, 100'000 donne a destra.


Domande giuridiche


Tipo di morte

Per dei motivi giuridici si distingue tra morte naturale (malattia, senescenza, ... ) e morte forzata (incidente, suicidio, ... ). La morte forzata deve essere immediatamente annunciata alla polizia.


Attestato di morte

Esso deve essere riempito dal medico e contiene una parte amministrativa per le relative istanze e una parte confidenziale che serve per la statistica sulle cause di morte, ai fini di poter rilevare dei dati epidemiologici sulla mortalità in generale e la morbosità di determinate malattie.



Accompagnamento alla morte

Morire è il periodo tra l'inizio dello spegnimento delle funzioni vitali e la morte. Ci sono sia delle cliniche (ospizi) sia delle persone specializzate che si dedicano al difficile compito di accompagnare le persone durante questo trapasso, quando né familiari né ospedali sono in grado di farlo.

L'accompagnamento alla morte è la cura dei moribondi che consiste nell'applicazione di tutte le misure disponibili:

  • per rendere più sopportabili i disagi e i dolori,
  • dedicandosi completamente alla persona e
  • soddisfacendo le sue esigenze particolari.


Assistenza alla morte ed eutanasia

L'assistenza alla morte (eutanasia) consiste in comportamenti di alta rilevanza morale ed etica determinata da tanti fattori socioculturali. Comprende la facilitazione della morte e la diminuzione dei dolori di una persona irriversibilmente ammalata. È da distinguere cautamente l'assistenza alla morte (palliativa) dall'assistenza per la morte (eutanasia attiva e passiva).

Vengono trattati i seguenti argomenti: 10.8.1 Eutanasia attiva diretta e indiretta e assistenza al suicidio 10.8.2 Eutanasia passiva


Eutanasia attiva diretta e indiretta e assistenza al suicidio

  • L'assistenza medica alla morte tramite antidolorifici che non comprenda una diminuzione della durata di vita, non solo è concessa ma spesso indicata, anche se questa misura palliativa causa delle alterazioni di coscienza.
  • L'eutanasia attiva diretta come mirata abbreviazione della vita è legalmente non concessa, anche se si tratta di un espresso, sincero e immutabile desiderio del moribondo.
  • L'assistenza al suicidio rimane legalmente impunita. I limiti verso l'eutanasia attiva diretta sono, d'altronde, individualmente parecchio fluttuanti e di non facile valutazione giuridica. In Svizzera si occupano delle organizzazioni come EXIT di questo compito sociale e con vari commenti pubblici.
  • Impunibile rimane una misura che ha come scopo l'allentamento di dolori e comporta come effetto collaterale una possibile diminuzione poco rilevante della vita (cosiddetta eutanasia attiva indiretta).


Eutanasia passiva

"Lasciar morire" cioè astenersi da misure che prolungano la vita in caso che:

  • Sembra vano il proseguimento dell'attuale o di un'ulteriore cura.
  • È temibile un prolungamento dell'agonia.
  • Non è probabile un prolungamento della vita, ma il rischio di protrarre la morte mette il medico davanti a difficilissime valutazioni sia cliniche sia umane.

Davanti a questa situazione ci sono le seguenti (e non esaurienti) regole:

  • Se il moribondo desidera la protrazione della terapia, la sua volontà è da rispettare anche se è valutata vana dal medico.
  • Il cedimento terapeutico è comunque concesso dopo cauta consultazione e documentazione medica di comune accordo con il moribondo.
  • Se manca un'espressione attuale di relativa volontà del moribondo, è corretto da parte del medico interrompere le misure terapeutiche, limitandosi a misure palliative della riduzione dei dolori e disagi.
  • Una cura intensa, al di là della morte cerebrale, non è permessa dal legislatore.


Morte, cultura e lavoro sul lutto

Chi intendesse approfondire il tema (sarebbe opportuno per ogni terapista), legga il seguente libro:

KAST, Verena: "L'esperienza del distacco" (lutto, perdita, abbandono ecc.) Ed. RED

La morte di una persona, il relativo comportamento e lo stato d'animo delle persone socialmente, relazionalmente ed emotivamente coinvolte, hanno una rilevante dimensione sia socioculturale sia psichica.

A livello culturale si onora il defunto con cerimonie, rituali e abitudini commemorative fortemente legate a credenze spirituali e religiose, dando conforto solidale ai superstiti.

Nel tessuto sociale viene a mancare una persona con le sue competenze, compiti e responsabilità nonché i suoi beni e debiti. Per i superstiti si tratta di regolare e di riorganizzare per quanto sia possibile la nuova situazione.

A livello emotivo-relazionale ciascun superstite coinvolto deve fare i conti con la nuova situazione e spesso con se stesso; non solo per quanto riguarda le strutture e i loro funzionamenti della vita relazionale modificati, ma spesso è anche una motivazione per rivedere e cambiare sotto l'influsso di forti emozioni la propria struttura e il proprio funzionamento psichico. Il terapista si trova spesso nella condizione di dover affrontare queste situazioni con un suo cliente durante una terapia. È una parte nobile del nostro mestiere, ed è bene intendersene.

Prendendo la morte di una persona cara come forzato e imposto stimolo per un processo psichico coscientemente vissuto ed elaborato, usando un termine moderno chiamato "lavoro sul lutto". Come ci insegna la Signora Kast, il lutto ha una dimensione processuale psichica che segue certe tappe e un determinato percorso. Come lavoro è sempre duro e lungo. Se malfatto, si perpetua. Può diventare la causa di futuri disagi scomodissimi di tipo rimozione, idealizzazione e condizionamento mentale come può evolversi, a fonte dei propri mutamenti nobilissimi, verso un'identità più autonoma e soddisfatta, equilibrata e sicura.

to:

spostato in Nutrizione ... Infezioni spostato in Elenco ... Morte

©2003 by P. Forster e B. Buser Fr. 19.­

© 2005 P. Forster & B. Buser

via Tesserete, CH-6953 Lugaggia, Switzerland

Everyone is permitted to copy and distribute verbatim copies of this license document, but changing it is not allowed.

GFDL Gnu Free Documentation License

February 01, 2009, at 02:01 PM by Peter -
Changed lines 59-306 from:

Sintomi, visita, diagnostica, cura

I sintomi sono "aberrazioni" dal "normale" nella struttura, nel funzionamento o nella percezione dell'organismo. Dato che "normale" è una valutazione:

  • individuale (non come al solito) oppure
  • generica/medica/clinica (fuori dall'ambito statistico) oppure
  • ideologica/religiosa (non come idealmente dovrebbe essere)

si tratta primordialmente di "indizi" per qualcosa di ancora sconosciuto. P.es.: al pronto soccorso si presenta una persona tremolante che accusa nausea, dolori parasternali a sinistra, mal di testa, vertigini, ansia e palpitazioni cardiache.

Durante la visita medica, in base a sospetti e/o sintomi con degli strumenti medici di anamnesi (inchiesta), ispezione, palpazione, strumenti fisici e chimici semplici e complicatissimi. Il medico tenta di capire cosa è strutturalmente o funzionalmente capitato, che significato ha e in che direzione si evolve. Il medico p.es. nota una pressione arteriosa 230/120 con polso a 98 per minuto e comincia immediatamente una serie di esami preliminari e poi delle misure per riequilibrare la pressione. Fatto questo, ricovera il paziente in clinica sotto osservazione e per una lunga serie di esami, test allo scopo di identificare la causa del disagio.

Quando è in possesso dei risultati, il medico esprime (o meno) una diagnosi (p.es. "ipertensione arteriosa" con "leggera proteinuria" e "rilevante iperlipidemia" in concomitanza con diversi "fattore rischio cardiovascolari" come: poco movimento fisico, stress fisico, emotivo e sociale e tabagismo).

Guardando il tutto e con tanti dati rilevati dalle visite strutturali (ultrasuoni, schermografie, ... ) e funzionali (elettrocardiogramma, fisiologia di reni, fegato, ... identificare strutture e funzionamenti degli organi coinvolti) e valutando la situazione bio-psico-sociale, il medico prescrive una cura che consiste in diverse misure:

  • movimento giornaliero di almeno 30 minuti a carica cardiovascolare 50 ... 60 % (polso 80 ... 100 per minuto)
  • programma di diminuzione dello stress
  • programma di diminuzione (preferibilmente astinenza) dalle sigarette e dal caffè
  • medicamenti beta-bloccanti e ACE-inibitori per abbassare la pressione
  • medicamento lipido-diminuente per abbassare questo "fattore rischio".

Si noti che la strada a partire dai sintomi iniziali drammatici rilevati al pronto intervento, fino alla visita approfondita con le relative deduzioni e differeziazioni per arrivare a una diagnosi conclusiva e alle relative cure sensate è lunga, difficile e molto costosa. Tutto ciò anche se la cura finale sembra banale, evidente e anche discutibile nel dettaglio, in quanto non si tratta di scienza ma di valutazioni (in questo caso abbastanza personali).

Di seguito vengono trattati in modo un po' più approfondito i seguenti temi: 0.1 Anamnesi, Sintomi, diagnosi 0.2 Visita, ispezione, analisi 0.3 Diagnostica e valutazione degli indizi 0.4 Cura e guarigione


Anamnesi, sintomi

Come illustrato nell'esempio introduttivo, i sintomi si presentano raramente isolati. Infatti, sono spesso dei complessi (gruppi) di sintomi, ogni tanto di "famiglie tipiche" che si chiamano "sindromi". Congiunti all'anamnesi (che rivela i danni e i malanni passati, le condizioni e lo stile di vita, le caratteristiche personali) essi sono i "mattoni" che permettono all'esperto di farsi un parere sostenibile: la diagnosi.

Vengono trattati i seguenti temi: 0.1.1 Sintomi 0.1.2 Combinazioni (complessi) di sintomi, sindromi 0.1.3 Sintomi ordinari, obbligatori, carenti, aggiunti 0.1.4 Osservazione e interpretazione dei sintomi 0.1.5 Anamnesi e prima valutazione dei sintomi


Sintomi

Sintomi si chiamano le manifestazioni dei disturbi e delle malattie, come p.es.:

  • ci si sente stanchi, fiacchi, a disagio in generale
  • temperatura corporea leggermente aumentata (con eccezioni)
  • brividi e scuotimento
  • fanno male tutte le ossa
  • naso che cola
  • tosse

Eccola, dice l'esperto, è in arrivo l'influenza (in questo caso, un'infezione virale dell'apparato respiratorio).


Combinazioni (complessi) di sintomi, sindromi

Il tutto sembra evidente, perché tutti conoscono questi sintomi. In realtà si tratta di una complicata deduzione:

  • il primo sintomo di fiacchezza è molto generale: normalissimo dopo una giornata pesante, dopo periodi di stress, noia, disagio sociale, delusioni, frustrazioni, ma anche se è in atto una forte reazione del sistema immunitario a qualsiasi livello
  • gli altri due sintomi (temperatura corporea, brividi e scuotimento) sono tipici di una reazione immunitaria alle infezioni microbiche (batteriche e virali)
  • il quarto sintomo (fanno male tutte le ossa) è frequente all'inizio di infezioni virali
  • naso che cola (catarro) può avere tanti motivi, in questo contesto è probabile che si tratti di un'infezione della mucosa del naso
  • anche la tosse può avere tantissimi motivi, ma nel contesto si sospetterà un'infezione della mucosa della trachea e dei bronchi.

Tutto ciò porta l'esperto a un sospetto personale: influenza virale. Si vede bene, che non è un sintomo che caratterizza una malattia, ma che si tratta di un quadro (complesso) di sintomi nel quale diventa plausibile una deduzione del genere.

Le sindromi sono complessi di sintomi obbligatori e facoltativi che sono tipici per certi disturbi. P.es. sindrome da choc tossico (TSS):

  • febbre alta
  • sintomi dermici e della mucosa (congiuntivite, esantemi scarlattiformi, poi desquamazione palmoplantare)
  • ev. con choc ipovolemico (ipo-mancante; -vol* volume; -emico: sanguigno), ev. dopo diarrea, vomito; svenimenti, ev.
  • con insufficienza epatica e/o renale

spesso dopo infezioni da stafilococchi.


Sintomi ordinari, obbligatori, carenti, aggiunti

Non bisogna poi illudersi, che una malattia sia sempre individualizzata in modo così semplice:

  • certi sintomi possono mancare come ad esempio l'aumento della temperatura (è una caratteristica per certi tipi di virus) nel caso dell'influenza
  • altri sintomi possono aggiungersi, come disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea, ... ) nel caso illustrato a causa di certi tipi di virus che infettano anche la mucosa del tratto gastrointestinale
  • la reazione individuale dell'organismo a un determinato disturbo può manifestarsi in sintomi secondari come p.es. disturbi cardiovascolari quando il cuore è debole a causa dell'impegno smisurato della circolazione per la difesa
  • concentrandosi su un disturbo o una malattia, sfugge spesso il fatto che in un organismo reale simultaneamente possono verificarsi diversi disturbi. È molto difficile in questo caso separare i sintomi secondo la loro provenienza.


Osservazione e interpretazione dei sintomi

Tornando all'argomento della sintomologia: per fare bene questo mestiere è richiesto un acuto senso di osservazione anche dei dettagli e la capacità di interpretare razionalmente ciò che si nota. Si vede poi solo ciò che si conosce. Lo sbaglio più grosso è di valutare prima di aver esaminato tutto senza pregiudizi e di mettere il parere, "l'evidenza", la credenza e la convinzione davanti al dubbio. Il primo atto del commissario è di raccogliere tutte le informazioni senza avere pregiudizi e supposizioni.


Anamnesi e prima valutazione dei sintomi

Il metodo per rilevare dei sintomi è come per il commissario l'inchiesta e l'interrogatorio. In medicina si chiama anamnesi. Chiariti tutti i sintomi, si ragiona per esclusione: nel caso esposto prima si può escludere un disturbo acuto: malattie genetiche, tumori, intossicazioni, malnutrizione, autoimmunità, allergie e degenerazioni/lesioni come anche infezioni protozoiche, parassitarie, micetiche, AIDS, epatite, morbillo, ... e il sospetto è nettamente di influenza virale.

Il seguente grafico illustra per un caso pratico le vie riflessive per arrivare a un primo parere diagnostico:


Visita, ispezione

analisi, sonografie, schermografie, ...

Il medico, dopo aver effettuato l'anamnesi, rilevato i sintomi e ragionato per esclusione (diagnosi differenziale) procede con dei metodi che servono a confermare o ad annullare i suoi sospetti:

  • osserva l'aspetto e il comportamento del suo paziente
  • ispeziona p.es. la lingua, con la lampada la reazione pupillare, col martellino la reazione patellare ...
  • usa strumenti complicati per ispezionare l'interno dell'organismo come la schermografia, la sonografia, l'endoscopia, ...
  • misura alcuni valori come la temperatura, la pressione, la glicemia, la coagulazione ematica, ...
  • preleva il sangue, l'urina, le feci, ... per determinare nel laboratorio i valori fisici, chimici, biochimici, immunologici, metabolici e con il microscopio le microstrutture.

Naturalmente queste analisi vengono fatte a seconda dei casi, poiché sono costose. Quando sono evidenti le prime conclusioni (come nell'influenza sopra), non sono necessarie delle ulteriori ricerche.

Se invece fossero necessarie, questo lavoro lo lasciamo al medico, non solo perché non ce ne intendiamo e non disponiamo degli strumenti, ma perché l'interpretazione dei risultati richiede ampie conoscenze ed esperienza. Anche i medici lasciano spesso la seconda parte di queste indagini a degli specialisti o ai laboratori specializzati (esattamente come il commissario lascia fare le analisi balistiche o forensi agli specialisti).

Di seguito vengono trattati i seguenti temi: 0.2.1 Confermare / smentire dei sospetti 0.2.2 Attenzione alle "autodiagnosi" e alle diagnosi di laici


Confermare / smentire dei sospetti

Ciò non vuol dire che saltiamo il gradino dal sospetto alla sua conferma. Solo che lo facciamo con i nostri mezzi "primitivi". Per esempio, dopo un primo sospetto di influenza virale (brividi, male alle ossa, fiacchezza, gola rauca, ... misuriamo la temperatura e notiamo 38.4 gradi. L'indizio della temperatura conferma il sospetto. Il mancato aumento di temperatura invece non è sufficiente ad annullarlo (potrebbe aumentare solo dopo o si può trattare di un virus che non fa aumentare la temperatura).

Altre possibilità a uso laico per altri sospetti sono la misurazione del polso, eventualmente della pressione, l'osservazione di segni caratteristici per certe malattie che saranno trattati di seguito. Per noi, come per il medico, vale l'antica regola: si trova solo quello che si cerca:

  • vuol anche dire che non serve a niente l'allestimento di lunghe liste di test di laboratorio (p.es. mineralogrammi di capelli). Possono servire come conferma per un sospetto, non come "ricerca diagnostica". A sé stante creano solo confusione e difficilmente si rileva il dato determinante;
  • vuol anche dire che si può cercare solo una cosa che si conosce: chi conosce solo (o è fisso su) infezioni parassitarie intestinali (vermi) cerca e trova "indizi di vermi" (chissà poi con quali metodi di verifica).


Attenzione alle "autodiagnosi" e alle diagnosi di laici

Quando la faccenda non risulta chiara, bisogna rivolgersi comunque al medico di condotta (non allo specialista). E anche in questo caso è di grande aiuto per il medico se si dispongono delle indicazioni sintomatiche chiare. I vostri sospetti invece teneteli per voi, almeno per il momento.

Malauguratamente, molte persone fanno speculazioni di "diagnosi" e "autodiagnosi" spaventose e basandosi su tali errori si automedicano, il che induce poi al classico ragionamento del "medicamento giusto per la malattia sbagliata", che induce poi alla sentenza "non efficace" per il medicamento.


Diagnostica

e valutazione degli indizi

Oggigiorno la "diagnostica" viene spesso confusa con il "test di laboratorio" o le visite apparative. È come se il commissario lasciasse fare il riassunto delle sue indagini dallo specialista nella scienza balistica. Userà sì questi risultati come prove per giustificare la sua ipotesi d'accusa (la diagnosi), ma certamente non sono essi stessi l'ipotesi d'accusa.

La diagnosi è e rimane un'ipotesi ed è saggio ricordarsi sempre che:

  • può essere mirata o completamente erronea
  • può causare per il paziente piccoli fastidi, sollievo o gravissime conseguenze esistenziali.

Per motivi etici, personalmente tengo la mia diagnosi per me (perché non sono né commissario né giudice, ma un terapista). Il discorso con il paziente richiede un altro filo conduttore. Non approvo i colleghi, universitari o meno, che scaricano i loro sospetti sul povero paziente e spesso sono i medesimi che emettono sentenze senza esserne all'altezza. Questo è antiterapeutico, in quanto preoccupa e confonde inutilmente il paziente, invece di rallegrarlo, consolarlo o proporgli delle vie d'uscita.

Per noi laici è di primordiale importanza imparare i limiti delle nostre capacità e saper distinguere il banale dall' esistenziale. Ogni sospetto di una malattia o di un disturbo non trattabile con i propri mezzi (esperimentati), non va comunicato al paziente ma è un motivo per invitarlo a farsi visitare da un medico.


Cura e guarigione

In questo testo di medicina popolare diamo dei consigli esperimentati:

  • di comportamento
  • eventualmente dietetici e/o di integratori alimentari per determinati disturbi
  • in particolare per l'uso di rimedi vegetali
  • di lavoro corporeo specialmente per i disturbi dell'apparato motorio.

Di seguito vengono trattati i seguenti temi: 0.4.1 Relazione e comportamento terapeutico 0.4.2 Relazioni e comportamenti antiterapeutici 0.4.3 Trattamento e autoguarigione 0.4.4 Interventi terapeutici


Relazione e comportamento terapeutico

Ogni medico generico sa che la metà delle persone che si presenta da lui per dei disturbi ha bisogno di:

  • dedizione,
  • poter discutere competentemente dei suoi disagi,
  • formulare le sue preoccupazioni,
  • essere certo che non ha niente di "patologico",
  • avere una conferma che si comporta bene verso il suo organismo o
  • un piccolo consiglio comportamentale, dietetico, relazionale, sociale, ...

Il guaio è che questo tempo è pagato poco e nulla dalle casse malati e che il medico deve giustificarlo, inoltre egli deve ammortizzare gli investimenti fatti in apparecchiature "diagnostiche".


Relazioni e comportamenti antiterapeutici

Se in questa fase un cliente un po' ansioso cade nelle mani di un medico timoroso (sia clinico sia naturopatico), si forma un circolo vizioso tra

  • "ricerca del malanno" =>
  • sostegno delle preoccupazioni =>
  • "scoperta dei fattori a rischio" =>
  • patologizzazione di normali eventi biologici =>
  • medicazione e regole comportamentali dubbiose =>
  • effetti collaterali spiacevoli e così via.

Oppure se proprio non c'è traccia di qualcosa di organico, il cliente viene dichiarato "psicosomatico" ed entra definitivamente nei marchingegni della "sanitocrazia" e come una loro vittima ha poche probabilità di uscirne, perché adesso viene dichiarato come "ammalato". Conosco delle persone che sono talmente dipendenti al punto da non mangiare più secondo il loro gusto, ma solo le "schifezze" che vengono a loro consigliate da un qualche apostolo dietetico. È proprio così che ci si ammala in mancanza di malattie.

Dal punto di vista dell'efficienza, per questo nobile compito, i medici non sono formati e non ci vuole uno studio universitario per svolgerlo. Come risultato di questa situazione sono spesso frustrati sia il paziente che il medico (per motivi diversi). Coloro che praticano la medicina popolare in questa situazione sono avvantaggiati e anche se non si autodefiniscono in questo modo, molti dei loro successi raggiunti apparentemente con i fiori di Bach, altre "medicine" non invasive o il famoso effetto placebo si spiegano così. Non ho mai capito il disprezzo verso questi metodi da parte degli "addetti al lavoro", perché il risultato che conta è che il cliente si trovi di nuovo a proprio agio.


Trattamento e autoguarigione

Dei dieci "pazienti" così descritti ne rimangono cinque. La metà di loro (due) ha un disturbo che il corpo stesso curerebbe senza rimedio entro due settimane, con il rimedio ci impiega quindici giorni. Perché siamo quasi tutti impiegati e il datore di lavoro richiede un certificato medico per oltre due giorni di assenza, tutte queste malattie vanno "patologizzate". E perché raramente un medico si può permettere di dire al suo paziente di mettersi a riposo per due settimane e di curarsi con i rimedi della nonna per favorire il suo sistema immunitario e regolare i conti con la malattia acuta, prescrive antibiotici, febbrifugi e altre belle invenzioni farmaceutiche. Il paziente, con un tocco di eroismo, si vanta di riprendere il lavoro dopo quattro giorni. In compenso si trova poi malaticcio per un mese o due. Se non ci fosse l'obbligo di presentarsi dal medico, in questi casi i farmacisti se ne intendono molto di più dei medici e dispongono di un'esperienza maggiore, anche se hanno la brutta reputazione di voler solo vendere i loro prodotti. Certo che devono vivere anche loro, ma molti di loro possono vantarsi di ottime relazioni con la loro clientela e vivono della fiducia di una clientela soddisfatta. La collaborazione con i farmacisti, almeno per noi "laici" e per dei disturbi "banali", è comunque più efficace che con i medici.


Interventi terapeutici

Gli ultimi tre (dei dieci iniziali) avrebbero proprio bisogno di un colpo di mano dall'esperto sanitario, sia per un intervento acuto-clinico sia per un trattamento ambulatorio-cronico. La medicina universitaria e con questo la formazione dei medici è concentrata prevalentemente sul ramo acuto-clinico, anche se il "mercato dei disturbi" è altrove. È fuori dubbio, che in questo settore la medicina moderna e "avanguardistica" è efficacissima. Nelle malattie croniche, le proposte sono già molto ridotte e spesso non superano le soglie del palliativo.


Malattie e disturbi in generale

La seguente classificazione in grandi gruppi di malattie è abbastanza infelice ma proviene dai tempi in cui la riflessione era ancora meno sistemica di oggi:

  • Malattie genetiche
  • Malnutrizione
  • Degenerazioni e lesioni
  • Neoplasmi, tumori e cancro
  • Infiammazioni e reazioni allergiche
  • Autoimmunità
  • Traumi da agenti fisici e chimici
  • Organismi patogeni e infezioni

Tutto ciò per stilare il seguente modello didattico e sistemico che visualizza, almeno in parte, l'interdipendenza dei diversi grandi gruppi relativi ai disturbi e alle malattie. Si vede che al centro del modello si trova il gruppo "Infiammazioni e allergie" che significa in termini recenti "reazioni immunitarie", quindi il tentativo dell'organismo di arrangiarsi come può nelle condizioni vigenti.

Sotto questa luce le malattie si rappresentano come un complesso sistema di interazioni tra gli stimoli provocanti e le reazioni "patologiche" dell'organismo, che la vecchia domanda cosa sia la malattia:

  • "Patologico" significa spesso una risposta biologicamente sensata ad uno stimolo esterno od una condizione interna. Il biologicamente sensato sembra spesso culturalmente assurdo.
  • "Cause" ed "effetti" diventano spesso indecifrabili in quanto si tratta spesso di complessi processi a circolo (vizioso nel rinforzo della patologia o grazioso nell'ammortamento della patologia).

Questo come dimostrazione che la realtà ci fa raramente il piacere di comportarsi secondo le nostre primitive esigenze di ragionamenti lineari e definiti (c'è chi dice: peggio per la realtà).


Malattie genetiche

gene-: generare, creare, produrre, fabbricare, ...

Le malattie genetiche possono riferirsi a geni che hanno i seguenti compiti:

  • strutturali (p.es. principi di costruzione ossea)
  • operativi (p.es. modo di sintesi di determinate sostanze)
  • regolatori (inserimento e disinserimento dei processi procreativi).

Molti casi di malattie genetiche si riferiscono ad un'irregolare riproduzione del cromosomo sessuale come p.es. la "trisomia 21" (sindrome di Down, mongolismo) che è caratterizzata dal triplice (invece che duplice) numero del cromosomo no. 21.

Altre malattie genetiche invece si riferiscono ai singoli geni con delle aberrazioni (monogeni) o ad aberrazioni di diversi geni (poligeni). Non sempre queste malattie sono distinguibili dalle lesioni intrauterine nella fase fetale.

Fisiologicamente si esprimono in processi biochimici, specie con la mancanza o la variazione di un determinato enzima nel metabolismo intermedio. Possono avere delle conseguenze somatiche (strutturali e/o funzionali), mentali, emotive o in tutte le combinazioni. Certe vengono scoperte in tenera età, altre solo in età avanzata, altre ancora si manifestano solo in certe condizioni (dieta, medicazione, infezioni, ... ).

Con il progresso della medicina genetica sono aumentate notevolmente le possibilità diagnostiche. Conoscendo così le aberrazioni metaboliche, talvolta è possibile trovare misure (palliative) per diminuire le sgradevoli conseguenze.

Per molti disturbi di questo tipo esistono associazioni di "autosoccorso extrasanitocratico" con un vivo scambio di conoscenze in merito.

La scienza genetica negli ultimi decenni ci ha anche insegnato diversi meccanismi che rivelano quanto fossero frammentari i relativi modelli di poche generazioni fa. In particolare per esempio:

  1. Il cambiamento del materiale genetico delle singole cellule in un organismo causato da agenti fisici e chimici e da microrganismi esterni.
  2. Che creano vere e proprie "mutazioni" genetiche locali con alterazioni di strutture e funzioni cellulari e tessutali.
  3. La capacità cellulare di "riparare" entro certi limiti mutazioni del genere.

Gli ingegneri genetici sperano di riuscire di sfruttare questi meccanismi per degli interventi "terapeutici".

Anche se in merito ci sono più domande che risposte, a livello riflessivo è diventato evidente che non si tratta di un "senso unico" materiale genetico => funzionamento metabolico, ma di interazioni tra materiale genetico <=> funzionamento metabolico.

La cura di persone con delle aberrazioni genetiche come la sindrome di Down (mongolismo, trisomia 21) è un importante e specializzato compito dei "laici". Le relative conoscenze sono trasmesse agli interessati soprattutto dalle associazioni specializzate.

to:

spostato in Diagnosi, Genetica

February 01, 2009, at 12:28 PM by Peter -
Changed line 336 from:

Fabbisogni e deficienze qualitative

to:

Deficienze qualitative

February 01, 2009, at 10:30 AM by Peter -
Changed lines 350-358 from:

Fabbisogno e deficienze quantitative

Oltre ai disturbi qualitativi nutrizionali sono di grande interesse i disturbi quantitativi. Ogni rivista è piena dei relativi consigli e indicazioni. Malauguratamente, in questo campo ognuno si sente professore. L'opinione pubblica (e anche la maggioranza dei medici) in merito è la conseguenza di una paurosa ignoranza dei fatti biologici. Di seguito un paio di informazioni:

Vengono trattati i seguenti temi: 2.2.1 Fabbisogno calorico 2.2.2 Peso corporeo, mortalità e i fattori a rischio 2.2.3 Peso e movimento come determinanti del fabbisogno calorico


to:

Fabbisogno energetico umano

Deleted line 352:

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano

Deleted line 365:

Changed lines 367-378 from:

Fabbisogno calorico

Il fabbisogno calorico "a riposo" e in un ambiente accogliente di una persona è in media statisticamente tra 20 ... 30 kCal per kg di peso corporeo: Dipende dalla rate metabolica (funzioni tiroidali) e dallo "sfruttamento digestivo intestinale" come caratteristiche personali. Esempi:

((infilare passaggio di Wiki))

È quindi evidente che una persona pesante ha bisogno di più calorie per mantenere il suo funzionamento energetico di una persona minuta. L'inversione del ragionamento "pesante perché mangia" è di una logica aberrante.

Questo fabbisogno "a riposo" rispecchia lo stile di vita di tanti di noi, p.es. il mio: dall'appartamento alla macchina => dalla macchina allo studio => lavoro sedentario => dallo studio all'appartamento (alla macchina) => dall'appartamento a letto; tutto bel caldo e mai facendo dei movimenti forzati senza stretta necessità. Infatti, pesando 82 kg con un carico cardiaco di 30% consumo in media 82 kg*32 kcal = ca. 2'600 kCal/dì, e non aumento né diminuisco di peso da tanti anni.

Se per caso mi muovo ogni tanto più del solito, mi aumenta l'appetito e automaticamente mangio di più. Lo stesso vale per una donna incinta, un grande sportivo, ...

to:

Bilancio energetico

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano La prima immagine raggruppa i fattori rilevanti riguardo il bilancio energetico umano. Si nota l'implicazione di molti fattori:

  • il metabolismo, con tutte le sue variabili individuali, compresi gli stati straordinari e patologici.
  • l'attività e la resa fisica con tutte le sue variabili individuali e giornaliere.
  • la quantità e la composizione di alimenti.
  • l'attività e la resa digestiva.


Changed lines 378-382 from:

Peso corporeo, mortalità e i fattori a rischio

((infilare passaggio di Wiki))

to:

Le formule approssimanti

Il fabbisogno energetico (calorico) dipende in primo luogo da moltissimi fattori metabolici, di spesa energetica e di alimentazione. http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/48/RateMetabolicaBasale.jpg | Rate metabolica basilare
(Basic metabolic rate BMR)
in funzione di sesso, peso
ed età (kcal/d)

Rate metabolica basilare
Una grossolana approssimazione per il fabbisogno metabolico basale è data con la formula del Harris-Benedict che tiene in considerazione (almeno) il sesso, la statura, il peso corporeo e l'età:

  • Per donne: BMR = 655,095 + ( 9,5634 * Peso in kg) + (1,8496 * Statura in cm) - (4,6756 * Età in anni)
  • Per uomini: BMR = 66,473 + (13,7516 * Peso in kg) + (5,0033 * Statura in cm) - (6,775 * Età in anni)
  • Per bambini: BMR = 22,10 + (31,05 * Peso in kg) + (1,16 * Statura in cm)

L'immagine, come esempio, da un'idea sulle variazioni della rata metabolica basale BMR, differenziata per sesso ed età: Si nota che la differenza delle medie statistiche tra uomini e donne è del 10... 15% e con la differenza di età (tra 20 e 70 anni) ancora del 15%. Poi la statistica stessa indica che la metà delle persone è al di sopra e l'altra metà al di sotto di questa percentuale. Questo solo per i dati del metabolismo basale, quindi assolutamente rilevato in un ambiente di ca. 20º C.

Spesa energetica per sforzi fisici http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/d/d4/EnergiaMovimento.jpg | Spesa energetica in movimento Ovviamente sarà ancora più difficile proporre una approssimazione attendibile per lo sforzo fisico, il contenuto di alimenti e il rendimento digestivo (energia nelle feci).

Il fabbisogno per lo sforzo fisico è normalmente molto minore. Esistono delle tabelle (di istituti sportivi), che danno un'approssimazione abbastanza fedele. Il problema individuale è dato dal determinare la somma di diversi sforzi in 24 ore e la stima della resa degli sforzi che evidentemente è diversa in persone allenate o meno. E tenendo in considerazione l'abbigliamento e le variabili temperature ambientali, qualsiasi stima risulta aleatoria.

Esempi:

  • Donna statura 1.76, 80 kg, 60 anni, casalinga, dorme ca. 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'480 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 85 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'360 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno giornaliero ca. 2'800 kcal.''
  • Uomo statura 1.76, 80 kg, 60 anni, lavoro sedentario in locale climatizzato, dorme 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'650 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 65 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'000 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno energetico giornaliero ca. 2'700 kcal.''

La stima stessa dimostra, quante imponderabili ci sono, e le rese digestive e di movimento non sono ancora incluse. Meglio risparmiarsi il lavoro, perché il risultato non vale il calcolo.

Valutazione di dati calorici alimentari

  • Tabelle alimentari danno un'idea statistica approssimativa riguardo il contenuto energetico (calorico) degli alimenti. Come detto prima, essendo esse approssimative, non hanno una affidabilità sufficiente.
  • Anche i consigli dietetici sul fabbisogno energetico individuale non sono affidabili; oggigiorno è impossibile infatti determinare il fabbisogno individuale concreto con strumenti accessibili, al massimo è fattibile un' approssimazione statistica aleatoria della rata metabolica basilare, considerando sesso, peso corporeo ed età. La stima della rate metabolica di sforzo non è fattibile con strumenti accessibili e la resa digestiva non è nota per singole persone.
  • Per quanto detto prima i consigli di personale non adeguatamente preparato concernenti il consumo calorico sono solo delle indicazioni di massima e a volte hanno lo stesso valore di un oroscopo in un giornale.

Resa digestiva
La terza grande sconosciuta è la resa digestiva. Esistono pochissime misure che rilevano l'energia degli alimenti che non viene sfruttata e che lascia il corpo attraverso le feci. Ma pare che le differenze individuali siano notevoli. Specialmente la resa digestiva di "fibre alimentari" non è chiaro e dipende molto della flora intestinale individuale e temporanea.

Changed lines 422-432 from:

Peso e movimento come determinanti del fabbisogno calorico

Si dicono tante cose del fabbisogno energetico (calorico) ma sono per lo più enormi misticismi e manipolazioni: si tratta in realtà del combustibile che al corpo serve:

  • per il suo funzionamento (respirazione, digestione, circolazione, metabolismo, escrezione)
  • per il suo mantenimento (processi di ristrutturazione e di gestione)
  • nonché per le sue attività esteriorizzate (comunicare, muoversi, ... ) che si esprimono come carica cardiovascolare.

((infilare passaggio di Wiki))

Non è saggio da parte nostra utilizzare le tabelle caloriche quando possiamo affidarci agli strumenti sensoriali che ci ha dato il creatore: fame, sete, appetito, nausea, gusto, ...

to:

L'appetito: funzione e disturbi

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/9/9a/Appetito.jpg | Determinanti dell'appetito La regolazione energetica, cioè l'equilibrio tra spesa e fabbisogno energetico umano non viene gestita scientificamente, ma dall'appetito. In questa primitiva sensazione sono integrate tantissimi elementi, non solo biologici, ma anche economici e socioculturali, come lo illustra l'immagine accanto.

L'appetito è una delle pulsioni primitive previste a garantire l'autoconservazione. Come tutte le pulsioni può essere compromessa da fatti biologici, pretesti socioculturali / economici ed esperienze personali. Disturbi di appetito si manifestano clinicamente in casi di enorme obesità oppure in casi di eccessivo rilevante sottopeso (anoressia). Ambedue portano a un notevole rischio letale.

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/4/49/SbalziPeso.png | Sbalzi di peso "normali"
e patologici (esempio)
Per scoprire se la regolazione energetica (tramite l'appetito) funziona bene, basta osservare il peso corporeo: in adulti, sbalzi oltre ca. il 5% annuo (in su o in giù) sono patologicamente sospetti e vanno analizzati. Sbalzi in su sono un indicatore per un'alimentazione iperenergetica (ipercalorica), sbalzi in giù per alimentazione ipocalorica.


Voci correlate

Digiuno (fisiopatologia) Fabbisogno sostanziale umano Peso corporeo umano Dietologia Caloria

Bibliografia

  • Pschyrembel, Klinisches Wörterbuch, Gruyter, Walter de Gmb H?, (2004)
  • M. Wabitsch, J. Hebebrand, W. Kiess, K. Zwiauer (Hsgb.), Child and Adolescent Obesity: Causes and Consequences, Prevention and Management (2004)
  • Udo Pollmer, Esst endlich normal, Piper (2005)

Collegamenti esterni

  • INRAN: Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione
  • DGE Deutsche Gesellschaft für Ernährung
  • FNIC RDA Food and Nutrition Information Center
  • EuLE Europäisches Institut für Lebensmittel- und Ernährungswissenschaften
  • Nozioni energetiche / caloriche Med Pop
  • calorie.it
  • Categoria:Dietetica it.Wikipedia
  • Categoria:Fisiologia it.Wikipedia
January 31, 2009, at 06:24 PM by daniela -
Deleted line 820:

January 31, 2009, at 11:05 AM by daniela -
Added lines 1573-1576:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_9.png |

January 31, 2009, at 10:59 AM by daniela -
Added line 886:


January 31, 2009, at 10:58 AM by daniela -
Added lines 882-884:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_5.png |

January 31, 2009, at 10:57 AM by daniela -
Changed line 149 from:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_5.png |

to:
January 31, 2009, at 10:49 AM by daniela -
Added lines 1132-1133:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_13.png |

January 31, 2009, at 10:45 AM by daniela -
Changed line 688 from:
to:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_14.png |

January 31, 2009, at 10:42 AM by daniela -
Added lines 687-688:
January 31, 2009, at 10:29 AM by daniela -
Added lines 1456-1459:
January 31, 2009, at 10:28 AM by daniela -
Added line 1492:


January 31, 2009, at 10:27 AM by daniela -
Added line 1497:


January 31, 2009, at 10:27 AM by daniela -
Changed lines 1456-1457 from:

%define=sidenote width=200px font-size=small bgcolor=#f7ffff border='1px dotted green'%

to:
January 31, 2009, at 10:24 AM by daniela -
Changed line 1456 from:

%define=sidenote width=400px font-size=small bgcolor=#f7ffff border='1px

to:

%define=sidenote width=200px font-size=small bgcolor=#f7ffff border='1px

January 31, 2009, at 10:23 AM by daniela -
Changed lines 1456-1463 from:

Rp. Rad. Babtisiae ("indago", virostatico) Rad. Phytolaccae decan. (immunostimolante) Rad. Echinaceae angust. (germostatico, immunostimolante) Hb. Absinthiiaa (anaflogistico, amaro) Res. Myrrhae pulv aa ad 100 (germostati, immunostimolante) m.f. species D.S. Decotto 10 min. 1 c.t. per tazza 3 p.d.

to:

%define=sidenote width=400px font-size=small bgcolor=#f7ffff border='1px dotted green'%

Ricettario galenico magistrale: Infezioni virali persistenti (:table width=100%:) (:cellnr colspan=5:)Rp.: Infezioni virali persistenti (:cellnr:) Rad. (:cell:) Babtisiae (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) ("indago", virostatico) (:cellnr:) Rad. (:cell:) Phytolaccae decan. (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (immunostimolante) (:cellnr:) Rad. (:cell:) Echinaceae angust. (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (germostatico, immunostimolante) (:cellnr:) Hb. (:cell:) Absinthiiaa (:cell:) (:cell align=right:) (:cell:) (anaflogistico, amaro) (:cellnr:) Res. (:cell:) Myrrhae pulv (:cell:) aa ad (:cell align=right:) 100 (:cell:) (germostati, immunostimolante) (:cellnr colspan=5:)m.f. species D.S. Decotto 10 min. 1 c.t. per tazza 3 p.d.

Abbreviazioni (:tableend:)

January 31, 2009, at 10:15 AM by daniela -
Changed lines 357-358 from:
to:

Deleted line 373:

January 31, 2009, at 10:15 AM by daniela -
Deleted line 277:

January 30, 2009, at 01:05 PM by Peter -
Changed line 360 from:

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano

to:

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano

January 30, 2009, at 01:04 PM by Peter -
Added lines 359-374:

Dati e affidibilità

http://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/b/bb/BilancioEnergeticoUmanoB.jpg | Bilancio energetico umano Per fabbisogno energetico umano (o fabbisogno calorico) si intende la quantità di calorie che un essere umano dovrebbe assumere per svolgere le sue tipiche funzioni:

  • fisse (quali le attività cardiache, respiratorie, epatiche, intestinali, riparazione dei tessuti, mantenimento del calore interno)
  • variabili (quali le attività muscolari, l'accrescimento, la gravidanza).

Il fabbisogno per le attività fisse tende a diminuire con l'avanzare degli anni, ed è in genere minore per le donne.

Secondo degli studi effettuati esistono innumerevoli indicazioni, basate per di più su formule empiriche, che cercano di approssimare il fabbisogno energetico. Tuttavia questi sono spesso contestati in quanto i dati concreti riguardanti il fabbisogno individuale non sono rilevabili per i seguenti motivi:

  • Il fabbisogno energetico metabolico di base individuale non è determinabile; esso dipende da troppi fattori (connessi al metabolismo individuale) per essere misurato in modo sufficientemente affidabile.
  • Il fabbisogno energetico, durante uno sforzo, non è quantificabile. Non solo perché in una giornata si susseguono fasi di sforzi diversificate fra di loro, ma anche per il semplice fatto che ognuno usa il proprio organismo con una economia variabile.

Anche i dati apparentemente "scientifici", concernenti il contenuto energetico di alimenti per il metabolismo umano non sono né affidabili né applicabili all'individuo per i seguenti motivi:

  • Il contenuto energetico rilevante di alimenti che serve al metabolismo umano è difficilmente misurabile. Inoltre la composizione di alimenti composti da diverse sostanze più o meno digeribili, è talmente variabile, che è impensabile determinare valori per una normale alimentazione (anche di pochi giorni).
  • Non si sa bene quanto, dell'alimento, viene metabolizzato energeticamente e quanta energia lascia il corpo con le feci. Esistono poche verifiche in merito.

January 30, 2009, at 08:57 AM by daniela -
Added line 153:


January 30, 2009, at 08:56 AM by daniela -
Added lines 148-149:

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_5.png |

January 30, 2009, at 08:53 AM by daniela -
Changed line 31 from:

dispensa ?

to:

dispensa Malattie e disturbi umani

January 29, 2009, at 05:08 PM by Peter -
Added lines 2489-2496:

Immagini

http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP%202_img_5.png http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP 2_img_6.png http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP 2_img_8.png http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP 2_img_9.png http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP 2_img_13.png http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202/PicsFTP2/FTP 2_img_14.png

January 29, 2009, at 04:46 PM by Peter -
Changed lines 27-28 from:

(:cellnr align=center valign=middle:)
Icona

to:

(:cellnr align=center valign=middle:) http://www.pforster.ch/ydisp/FTP%202_files/image006.jpg

January 29, 2009, at 04:43 PM by Peter -
Changed line 1 from:

(:title Patologia generale:)

to:

(:title Malattie e disturbi umani:)

January 29, 2009, at 04:42 PM by Peter -
Changed line 2493 from:

Indice originale FTP 2

to:

Indice originale FTP 2

January 29, 2009, at 04:38 PM by Peter -
Added lines 1-2605:

(:title Patologia generale:) (:nospacewikiwords:) (:nolinkwikiwords:) (:linebreaks:)


(:table width=100%:) (:cell:)

.php .html .pdf

(:cell align=right:)

Categoria: Enciclopedia Patologia Terapia ?

(:tableend:) (:table width=100%:) (:cellnr width=50% valign=middle rowspan=3:)(:toc:) (:cell align=center valign=middle:)

Autori
Peter Forster & Bianca Buser
a cura di Daniela Rüegg

(:cellnr align=center valign=middle:)
Icona
(:cellnr align=center valign=middle:)

Il presente testo è stato revisionato, illustrato e linkato da Daniela Rüegg in base alla
dispensa ?

(:tableend:)

(:table width=100%:) (:cellnr align=center:)Scritti correlati: CSA: Mm P: Sitografia (:tableend:)


Il seguente testo tratta alcune patologie umane dal punto di vista della medicina popolare, senza però entrare nel dettaglio di ogni singolo disturbo. Questo perché non è sempre facile risalire da un sintomo ad una causa, cioé eseguire una diagnosi corretta, che richiede conoscenze approfondite di anatomia, fisiologia e patologia, senza le quali c'è il rischio di curare la malattia sbagliata, magari con delle conseguenze negative per il paziente. Gli obiettivi che si vogliono raggiungere con questo testo sono:

  • promuovere la capacità del singolo di riconoscere i disturbi,
  • distinguere quelli "banali" da quelli che vanno esaminati dal medico,
  • proporre il "fai da te" per quelli banali e
  • indicare delle misure assistenziali per quelli che andrebbero trattati dal medico.

Il termine "popolare" viene usato nel vero senso della parola: accessibile al popolo (non solo agli specialisti) e non in senso folcloristico o di tradizione, anche se molti consigli hanno una lunga tradizione.

L'idea a monte non è solo un fatto di cultura sanitaria popolare che è andata persa in buona parte nelle ultime generazioni, ma anche un fatto di proporzioni: la perdita della comune capacità pratica sanitaria aumenta enormemente l'impiego di specialisti costosissimi e che vengono interpellati per delle banalità. Speriamo di dare con questo testo e la relativa formazione un piccolo contributo regolatorio alle spese sanitarie pubbliche che stanno per esplodere.

Come testi di base abbiamo usato soprattutto:

  • Forster P.: Materie mediche per naturopati, Volume 2: Patologia e terapia; COA Pubblicazioni, Lugaggia 1999
  • Forster P., Buser B.: Terapie ortomolecolari per disturbi psichici; Lugaggia 2000


Sintomi, visita, diagnostica, cura

I sintomi sono "aberrazioni" dal "normale" nella struttura, nel funzionamento o nella percezione dell'organismo. Dato che "normale" è una valutazione:

  • individuale (non come al solito) oppure
  • generica/medica/clinica (fuori dall'ambito statistico) oppure
  • ideologica/religiosa (non come idealmente dovrebbe essere)

si tratta primordialmente di "indizi" per qualcosa di ancora sconosciuto. P.es.: al pronto soccorso si presenta una persona tremolante che accusa nausea, dolori parasternali a sinistra, mal di testa, vertigini, ansia e palpitazioni cardiache.

Durante la visita medica, in base a sospetti e/o sintomi con degli strumenti medici di anamnesi (inchiesta), ispezione, palpazione, strumenti fisici e chimici semplici e complicatissimi. Il medico tenta di capire cosa è strutturalmente o funzionalmente capitato, che significato ha e in che direzione si evolve. Il medico p.es. nota una pressione arteriosa 230/120 con polso a 98 per minuto e comincia immediatamente una serie di esami preliminari e poi delle misure per riequilibrare la pressione. Fatto questo, ricovera il paziente in clinica sotto osservazione e per una lunga serie di esami, test allo scopo di identificare la causa del disagio.

Quando è in possesso dei risultati, il medico esprime (o meno) una diagnosi (p.es. "ipertensione arteriosa" con "leggera proteinuria" e "rilevante iperlipidemia" in concomitanza con diversi "fattore rischio cardiovascolari" come: poco movimento fisico, stress fisico, emotivo e sociale e tabagismo).

Guardando il tutto e con tanti dati rilevati dalle visite strutturali (ultrasuoni, schermografie, ... ) e funzionali (elettrocardiogramma, fisiologia di reni, fegato, ... identificare strutture e funzionamenti degli organi coinvolti) e valutando la situazione bio-psico-sociale, il medico prescrive una cura che consiste in diverse misure:

  • movimento giornaliero di almeno 30 minuti a carica cardiovascolare 50 ... 60 % (polso 80 ... 100 per minuto)
  • programma di diminuzione dello stress
  • programma di diminuzione (preferibilmente astinenza) dalle sigarette e dal caffè
  • medicamenti beta-bloccanti e ACE-inibitori per abbassare la pressione
  • medicamento lipido-diminuente per abbassare questo "fattore rischio".

Si noti che la strada a partire dai sintomi iniziali drammatici rilevati al pronto intervento, fino alla visita approfondita con le relative deduzioni e differeziazioni per arrivare a una diagnosi conclusiva e alle relative cure sensate è lunga, difficile e molto costosa. Tutto ciò anche se la cura finale sembra banale, evidente e anche discutibile nel dettaglio, in quanto non si tratta di scienza ma di valutazioni (in questo caso abbastanza personali).

Di seguito vengono trattati in modo un po' più approfondito i seguenti temi: 0.1 Anamnesi, Sintomi, diagnosi 0.2 Visita, ispezione, analisi 0.3 Diagnostica e valutazione degli indizi 0.4 Cura e guarigione


Anamnesi, sintomi

Come illustrato nell'esempio introduttivo, i sintomi si presentano raramente isolati. Infatti, sono spesso dei complessi (gruppi) di sintomi, ogni tanto di "famiglie tipiche" che si chiamano "sindromi". Congiunti all'anamnesi (che rivela i danni e i malanni passati, le condizioni e lo stile di vita, le caratteristiche personali) essi sono i "mattoni" che permettono all'esperto di farsi un parere sostenibile: la diagnosi.

Vengono trattati i seguenti temi: 0.1.1 Sintomi 0.1.2 Combinazioni (complessi) di sintomi, sindromi 0.1.3 Sintomi ordinari, obbligatori, carenti, aggiunti 0.1.4 Osservazione e interpretazione dei sintomi 0.1.5 Anamnesi e prima valutazione dei sintomi


Sintomi

Sintomi si chiamano le manifestazioni dei disturbi e delle malattie, come p.es.:

  • ci si sente stanchi, fiacchi, a disagio in generale
  • temperatura corporea leggermente aumentata (con eccezioni)
  • brividi e scuotimento
  • fanno male tutte le ossa
  • naso che cola
  • tosse

Eccola, dice l'esperto, è in arrivo l'influenza (in questo caso, un'infezione virale dell'apparato respiratorio).


Combinazioni (complessi) di sintomi, sindromi

Il tutto sembra evidente, perché tutti conoscono questi sintomi. In realtà si tratta di una complicata deduzione:

  • il primo sintomo di fiacchezza è molto generale: normalissimo dopo una giornata pesante, dopo periodi di stress, noia, disagio sociale, delusioni, frustrazioni, ma anche se è in atto una forte reazione del sistema immunitario a qualsiasi livello
  • gli altri due sintomi (temperatura corporea, brividi e scuotimento) sono tipici di una reazione immunitaria alle infezioni microbiche (batteriche e virali)
  • il quarto sintomo (fanno male tutte le ossa) è frequente all'inizio di infezioni virali
  • naso che cola (catarro) può avere tanti motivi, in questo contesto è probabile che si tratti di un'infezione della mucosa del naso
  • anche la tosse può avere tantissimi motivi, ma nel contesto si sospetterà un'infezione della mucosa della trachea e dei bronchi.

Tutto ciò porta l'esperto a un sospetto personale: influenza virale. Si vede bene, che non è un sintomo che caratterizza una malattia, ma che si tratta di un quadro (complesso) di sintomi nel quale diventa plausibile una deduzione del genere.

Le sindromi sono complessi di sintomi obbligatori e facoltativi che sono tipici per certi disturbi. P.es. sindrome da choc tossico (TSS):

  • febbre alta
  • sintomi dermici e della mucosa (congiuntivite, esantemi scarlattiformi, poi desquamazione palmoplantare)
  • ev. con choc ipovolemico (ipo-mancante; -vol* volume; -emico: sanguigno), ev. dopo diarrea, vomito; svenimenti, ev.
  • con insufficienza epatica e/o renale

spesso dopo infezioni da stafilococchi.


Sintomi ordinari, obbligatori, carenti, aggiunti

Non bisogna poi illudersi, che una malattia sia sempre individualizzata in modo così semplice:

  • certi sintomi possono mancare come ad esempio l'aumento della temperatura (è una caratteristica per certi tipi di virus) nel caso dell'influenza
  • altri sintomi possono aggiungersi, come disturbi gastrointestinali (nausea, diarrea, ... ) nel caso illustrato a causa di certi tipi di virus che infettano anche la mucosa del tratto gastrointestinale
  • la reazione individuale dell'organismo a un determinato disturbo può manifestarsi in sintomi secondari come p.es. disturbi cardiovascolari quando il cuore è debole a causa dell'impegno smisurato della circolazione per la difesa
  • concentrandosi su un disturbo o una malattia, sfugge spesso il fatto che in un organismo reale simultaneamente possono verificarsi diversi disturbi. È molto difficile in questo caso separare i sintomi secondo la loro provenienza.


Osservazione e interpretazione dei sintomi

Tornando all'argomento della sintomologia: per fare bene questo mestiere è richiesto un acuto senso di osservazione anche dei dettagli e la capacità di interpretare razionalmente ciò che si nota. Si vede poi solo ciò che si conosce. Lo sbaglio più grosso è di valutare prima di aver esaminato tutto senza pregiudizi e di mettere il parere, "l'evidenza", la credenza e la convinzione davanti al dubbio. Il primo atto del commissario è di raccogliere tutte le informazioni senza avere pregiudizi e supposizioni.


Anamnesi e prima valutazione dei sintomi

Il metodo per rilevare dei sintomi è come per il commissario l'inchiesta e l'interrogatorio. In medicina si chiama anamnesi. Chiariti tutti i sintomi, si ragiona per esclusione: nel caso esposto prima si può escludere un disturbo acuto: malattie genetiche, tumori, intossicazioni, malnutrizione, autoimmunità, allergie e degenerazioni/lesioni come anche infezioni protozoiche, parassitarie, micetiche, AIDS, epatite, morbillo, ... e il sospetto è nettamente di influenza virale.

Il seguente grafico illustra per un caso pratico le vie riflessive per arrivare a un primo parere diagnostico:


Visita, ispezione

analisi, sonografie, schermografie, ...

Il medico, dopo aver effettuato l'anamnesi, rilevato i sintomi e ragionato per esclusione (diagnosi differenziale) procede con dei metodi che servono a confermare o ad annullare i suoi sospetti:

  • osserva l'aspetto e il comportamento del suo paziente
  • ispeziona p.es. la lingua, con la lampada la reazione pupillare, col martellino la reazione patellare ...
  • usa strumenti complicati per ispezionare l'interno dell'organismo come la schermografia, la sonografia, l'endoscopia, ...
  • misura alcuni valori come la temperatura, la pressione, la glicemia, la coagulazione ematica, ...
  • preleva il sangue, l'urina, le feci, ... per determinare nel laboratorio i valori fisici, chimici, biochimici, immunologici, metabolici e con il microscopio le microstrutture.

Naturalmente queste analisi vengono fatte a seconda dei casi, poiché sono costose. Quando sono evidenti le prime conclusioni (come nell'influenza sopra), non sono necessarie delle ulteriori ricerche.

Se invece fossero necessarie, questo lavoro lo lasciamo al medico, non solo perché non ce ne intendiamo e non disponiamo degli strumenti, ma perché l'interpretazione dei risultati richiede ampie conoscenze ed esperienza. Anche i medici lasciano spesso la seconda parte di queste indagini a degli specialisti o ai laboratori specializzati (esattamente come il commissario lascia fare le analisi balistiche o forensi agli specialisti).

Di seguito vengono trattati i seguenti temi: 0.2.1 Confermare / smentire dei sospetti 0.2.2 Attenzione alle "autodiagnosi" e alle diagnosi di laici


Confermare / smentire dei sospetti

Ciò non vuol dire che saltiamo il gradino dal sospetto alla sua conferma. Solo che lo facciamo con i nostri mezzi "primitivi". Per esempio, dopo un primo sospetto di influenza virale (brividi, male alle ossa, fiacchezza, gola rauca, ... misuriamo la temperatura e notiamo 38.4 gradi. L'indizio della temperatura conferma il sospetto. Il mancato aumento di temperatura invece non è sufficiente ad annullarlo (potrebbe aumentare solo dopo o si può trattare di un virus che non fa aumentare la temperatura).

Altre possibilità a uso laico per altri sospetti sono la misurazione del polso, eventualmente della pressione, l'osservazione di segni caratteristici per certe malattie che saranno trattati di seguito. Per noi, come per il medico, vale l'antica regola: si trova solo quello che si cerca:

  • vuol anche dire che non serve a niente l'allestimento di lunghe liste di test di laboratorio (p.es. mineralogrammi di capelli). Possono servire come conferma per un sospetto, non come "ricerca diagnostica". A sé stante creano solo confusione e difficilmente si rileva il dato determinante;
  • vuol anche dire che si può cercare solo una cosa che si conosce: chi conosce solo (o è fisso su) infezioni parassitarie intestinali (vermi) cerca e trova "indizi di vermi" (chissà poi con quali metodi di verifica).


Attenzione alle "autodiagnosi" e alle diagnosi di laici

Quando la faccenda non risulta chiara, bisogna rivolgersi comunque al medico di condotta (non allo specialista). E anche in questo caso è di grande aiuto per il medico se si dispongono delle indicazioni sintomatiche chiare. I vostri sospetti invece teneteli per voi, almeno per il momento.

Malauguratamente, molte persone fanno speculazioni di "diagnosi" e "autodiagnosi" spaventose e basandosi su tali errori si automedicano, il che induce poi al classico ragionamento del "medicamento giusto per la malattia sbagliata", che induce poi alla sentenza "non efficace" per il medicamento.


Diagnostica

e valutazione degli indizi

Oggigiorno la "diagnostica" viene spesso confusa con il "test di laboratorio" o le visite apparative. È come se il commissario lasciasse fare il riassunto delle sue indagini dallo specialista nella scienza balistica. Userà sì questi risultati come prove per giustificare la sua ipotesi d'accusa (la diagnosi), ma certamente non sono essi stessi l'ipotesi d'accusa.

La diagnosi è e rimane un'ipotesi ed è saggio ricordarsi sempre che:

  • può essere mirata o completamente erronea
  • può causare per il paziente piccoli fastidi, sollievo o gravissime conseguenze esistenziali.

Per motivi etici, personalmente tengo la mia diagnosi per me (perché non sono né commissario né giudice, ma un terapista). Il discorso con il paziente richiede un altro filo conduttore. Non approvo i colleghi, universitari o meno, che scaricano i loro sospetti sul povero paziente e spesso sono i medesimi che emettono sentenze senza esserne all'altezza. Questo è antiterapeutico, in quanto preoccupa e confonde inutilmente il paziente, invece di rallegrarlo, consolarlo o proporgli delle vie d'uscita.

Per noi laici è di primordiale importanza imparare i limiti delle nostre capacità e saper distinguere il banale dall' esistenziale. Ogni sospetto di una malattia o di un disturbo non trattabile con i propri mezzi (esperimentati), non va comunicato al paziente ma è un motivo per invitarlo a farsi visitare da un medico.


Cura e guarigione

In questo testo di medicina popolare diamo dei consigli esperimentati:

  • di comportamento
  • eventualmente dietetici e/o di integratori alimentari per determinati disturbi
  • in particolare per l'uso di rimedi vegetali
  • di lavoro corporeo specialmente per i disturbi dell'apparato motorio.

Di seguito vengono trattati i seguenti temi: 0.4.1 Relazione e comportamento terapeutico 0.4.2 Relazioni e comportamenti antiterapeutici 0.4.3 Trattamento e autoguarigione 0.4.4 Interventi terapeutici


Relazione e comportamento terapeutico

Ogni medico generico sa che la metà delle persone che si presenta da lui per dei disturbi ha bisogno di:

  • dedizione,
  • poter discutere competentemente dei suoi disagi,
  • formulare le sue preoccupazioni,
  • essere certo che non ha niente di "patologico",
  • avere una conferma che si comporta bene verso il suo organismo o
  • un piccolo consiglio comportamentale, dietetico, relazionale, sociale, ...

Il guaio è che questo tempo è pagato poco e nulla dalle casse malati e che il medico deve giustificarlo, inoltre egli deve ammortizzare gli investimenti fatti in apparecchiature "diagnostiche".


Relazioni e comportamenti antiterapeutici

Se in questa fase un cliente un po' ansioso cade nelle mani di un medico timoroso (sia clinico sia naturopatico), si forma un circolo vizioso tra

  • "ricerca del malanno" =>
  • sostegno delle preoccupazioni =>
  • "scoperta dei fattori a rischio" =>
  • patologizzazione di normali eventi biologici =>
  • medicazione e regole comportamentali dubbiose =>
  • effetti collaterali spiacevoli e così via.

Oppure se proprio non c'è traccia di qualcosa di organico, il cliente viene dichiarato "psicosomatico" ed entra definitivamente nei marchingegni della "sanitocrazia" e come una loro vittima ha poche probabilità di uscirne, perché adesso viene dichiarato come "ammalato". Conosco delle persone che sono talmente dipendenti al punto da non mangiare più secondo il loro gusto, ma solo le "schifezze" che vengono a loro consigliate da un qualche apostolo dietetico. È proprio così che ci si ammala in mancanza di malattie.

Dal punto di vista dell'efficienza, per questo nobile compito, i medici non sono formati e non ci vuole uno studio universitario per svolgerlo. Come risultato di questa situazione sono spesso frustrati sia il paziente che il medico (per motivi diversi). Coloro che praticano la medicina popolare in questa situazione sono avvantaggiati e anche se non si autodefiniscono in questo modo, molti dei loro successi raggiunti apparentemente con i fiori di Bach, altre "medicine" non invasive o il famoso effetto placebo si spiegano così. Non ho mai capito il disprezzo verso questi metodi da parte degli "addetti al lavoro", perché il risultato che conta è che il cliente si trovi di nuovo a proprio agio.


Trattamento e autoguarigione

Dei dieci "pazienti" così descritti ne rimangono cinque. La metà di loro (due) ha un disturbo che il corpo stesso curerebbe senza rimedio entro due settimane, con il rimedio ci impiega quindici giorni. Perché siamo quasi tutti impiegati e il datore di lavoro richiede un certificato medico per oltre due giorni di assenza, tutte queste malattie vanno "patologizzate". E perché raramente un medico si può permettere di dire al suo paziente di mettersi a riposo per due settimane e di curarsi con i rimedi della nonna per favorire il suo sistema immunitario e regolare i conti con la malattia acuta, prescrive antibiotici, febbrifugi e altre belle invenzioni farmaceutiche. Il paziente, con un tocco di eroismo, si vanta di riprendere il lavoro dopo quattro giorni. In compenso si trova poi malaticcio per un mese o due. Se non ci fosse l'obbligo di presentarsi dal medico, in questi casi i farmacisti se ne intendono molto di più dei medici e dispongono di un'esperienza maggiore, anche se hanno la brutta reputazione di voler solo vendere i loro prodotti. Certo che devono vivere anche loro, ma molti di loro possono vantarsi di ottime relazioni con la loro clientela e vivono della fiducia di una clientela soddisfatta. La collaborazione con i farmacisti, almeno per noi "laici" e per dei disturbi "banali", è comunque più efficace che con i medici.


Interventi terapeutici

Gli ultimi tre (dei dieci iniziali) avrebbero proprio bisogno di un colpo di mano dall'esperto sanitario, sia per un intervento acuto-clinico sia per un trattamento ambulatorio-cronico. La medicina universitaria e con questo la formazione dei medici è concentrata prevalentemente sul ramo acuto-clinico, anche se il "mercato dei disturbi" è altrove. È fuori dubbio, che in questo settore la medicina moderna e "avanguardistica" è efficacissima. Nelle malattie croniche, le proposte sono già molto ridotte e spesso non superano le soglie del palliativo.


Malattie e disturbi in generale

La seguente classificazione in grandi gruppi di malattie è abbastanza infelice ma proviene dai tempi in cui la riflessione era ancora meno sistemica di oggi:

  • Malattie genetiche
  • Malnutrizione
  • Degenerazioni e lesioni
  • Neoplasmi, tumori e cancro
  • Infiammazioni e reazioni allergiche
  • Autoimmunità
  • Traumi da agenti fisici e chimici
  • Organismi patogeni e infezioni

Tutto ciò per stilare il seguente modello didattico e sistemico che visualizza, almeno in parte, l'interdipendenza dei diversi grandi gruppi relativi ai disturbi e alle malattie. Si vede che al centro del modello si trova il gruppo "Infiammazioni e allergie" che significa in termini recenti "reazioni immunitarie", quindi il tentativo dell'organismo di arrangiarsi come può nelle condizioni vigenti.

Sotto questa luce le malattie si rappresentano come un complesso sistema di interazioni tra gli stimoli provocanti e le reazioni "patologiche" dell'organismo, che la vecchia domanda cosa sia la malattia:

  • "Patologico" significa spesso una risposta biologicamente sensata ad uno stimolo esterno od una condizione interna. Il biologicamente sensato sembra spesso culturalmente assurdo.
  • "Cause" ed "effetti" diventano spesso indecifrabili in quanto si tratta spesso di complessi processi a circolo (vizioso nel rinforzo della patologia o grazioso nell'ammortamento della patologia).

Questo come dimostrazione che la realtà ci fa raramente il piacere di comportarsi secondo le nostre primitive esigenze di ragionamenti lineari e definiti (c'è chi dice: peggio per la realtà).



Malattie genetiche

gene-: generare, creare, produrre, fabbricare, ...

Le malattie genetiche possono riferirsi a geni che hanno i seguenti compiti:

  • strutturali (p.es. principi di costruzione ossea)
  • operativi (p.es. modo di sintesi di determinate sostanze)
  • regolatori (inserimento e disinserimento dei processi procreativi).

Molti casi di malattie genetiche si riferiscono ad un'irregolare riproduzione del cromosomo sessuale come p.es. la "trisomia 21" (sindrome di Down, mongolismo) che è caratterizzata dal triplice (invece che duplice) numero del cromosomo no. 21.

Altre malattie genetiche invece si riferiscono ai singoli geni con delle aberrazioni (monogeni) o ad aberrazioni di diversi geni (poligeni). Non sempre queste malattie sono distinguibili dalle lesioni intrauterine nella fase fetale.

Fisiologicamente si esprimono in processi biochimici, specie con la mancanza o la variazione di un determinato enzima nel metabolismo intermedio. Possono avere delle conseguenze somatiche (strutturali e/o funzionali), mentali, emotive o in tutte le combinazioni. Certe vengono scoperte in tenera età, altre solo in età avanzata, altre ancora si manifestano solo in certe condizioni (dieta, medicazione, infezioni, ... ).

Con il progresso della medicina genetica sono aumentate notevolmente le possibilità diagnostiche. Conoscendo così le aberrazioni metaboliche, talvolta è possibile trovare misure (palliative) per diminuire le sgradevoli conseguenze.

Per molti disturbi di questo tipo esistono associazioni di "autosoccorso extrasanitocratico" con un vivo scambio di conoscenze in merito.

La scienza genetica negli ultimi decenni ci ha anche insegnato diversi meccanismi che rivelano quanto fossero frammentari i relativi modelli di poche generazioni fa. In particolare per esempio:

  1. Il cambiamento del materiale genetico delle singole cellule in un organismo causato da agenti fisici e chimici e da microrganismi esterni.
  2. Che creano vere e proprie "mutazioni" genetiche locali con alterazioni di strutture e funzioni cellulari e tessutali.
  3. La capacità cellulare di "riparare" entro certi limiti mutazioni del genere.

Gli ingegneri genetici sperano di riuscire di sfruttare questi meccanismi per degli interventi "terapeutici".

Anche se in merito ci sono più domande che risposte, a livello riflessivo è diventato evidente che non si tratta di un "senso unico" materiale genetico => funzionamento metabolico, ma di interazioni tra materiale genetico <=> funzionamento metabolico.

La cura di persone con delle aberrazioni genetiche come la sindrome di Down (mongolismo, trisomia 21) è un importante e specializzato compito dei "laici". Le relative conoscenze sono trasmesse agli interessati soprattutto dalle associazioni specializzate.


Malnutrizione

Al corpo servono per un funzionamento ordinario:

  • grassi/lipidi
  • carboidrati/zuccheri
  • proteine animali e vegetali

per coprire il fabbisogno energetico (calorico), ciò a dipendenza dal clima, dal peso corporeo, dalle attività motorie e mentali.

I pareri dei "nutrizionisti" sulla composizione "ideale" tra i grassi, i carboidrati e le proteine sono vari e cambiano spesso a secondo delle mode vigenti. Al momento è in vigore la mania di ingerire tanti carboidrati e pochi grassi. L'apparato genetico umano, (confermato da studi paleonutrizionali) sembra invece attrezzato per metabolizzare bene ca. il 50% di grassi, il 30% di proteine e solo il 20% di carboidrati (riferimento calorico). La vigente propagazione di tanti carboidrati e pochissimi grassi porterà probabilmente la popolazione ubbediente a elevati rischi di diabete mellito II (in senescenza).

Oltre al fabbisogno calorico, l'organismo umano ha bisogno di ca. una cinquantina di sostanze essenziali (non sintetizzabili da parte del corpo stesso) per svolgere i compiti strutturali e funzionali. Queste sostanze sono normalmente contenute in una nutrizione variata e genuina:

  • minerali come il calcio, il magnesio, il cloro, il sodio, il potassio, lo zolfo e il fosforo
  • oligoelementi come il ferro, lo iodio, lo zinco, ...
  • vitamine come A, B, C, D, E, K, ...
  • lipidi essenziali come gli oli oleici, linolici, linolenici, ...
  • aminoacidi essenziali (sottostrutture di proteine).

La deficienza dei singoli ingredienti sia calorici che strutturali nonché funzionali, impedisce a un perfetto funzionamento dell'organismo. Questo si nota evidentemente nei paesi poveri con una nutrizione scarsa o molto monotona (in particolare deficienze caloriche e/o proteiche, ogni tanto vitaminiche).

Vengono trattati i seguenti temi: 2.1 Fabbisogni e deficienze qualitative 2.2 Fabbisogno e deficienze quantitative 2.3 Composizione quantitativa della nutrizione 2.4 Disturbi nutrizionali e di peso


Fabbisogni e deficienze qualitative

Le deficienze nutrizionali alle nostre latitudini sono spesso meno evidenti, in quanto il fabbisogno calorico è copribile con pochissimi soldi. In compenso si notano spesso forme di malnutrizione qualitativa:

  • ideologiche: vegetarianismo, esteticismo, apostoli del "sano" e "malsano", nutrizionisti con strane idee e convinzioni metaboliche e curative
  • psichiche: disturbi comportamentali alimentari (anoressia, bulimia, compensazione di frustrazioni e noie con il cibo)
  • abitudinari: per stile di vita, condizioni professionali e famigliari, mancato adattamento della nutrizione a una vita con pocchissimo movimento, monotonia alimentare, ...
  • civilizzatorie: alimentari prefabbricati, industrializzati, importazione di alimentari, produzione estensiva di prodotti primari,
  • qualunquistiche e generalizzanti: un bambino, un convalescente, un tossicodipendente, un ammalato, una donna in gravidanza o allattante, un camionista, un impiegato, una casalinga, uno scolaro, ... hanno dei fabbisogni nutritivi molto differenziati.

Chi indica qualsiasi cosa come "sana" o "malsana" dovrebbe essere costretto (per legge) ad aggiungere per chi e in quali dosi è "sana" e per chi e in quali dosi sarebbe controindicata.

Questo tipo di deficienze crea inizialmente dei disturbi funzionali e regolatori, a lungo andare anche strutturali. Non crea normalmente un sintomo nitido, ma dei complessi di sintomi abbastanza generali e disagi poco definibili, perché la sostanza scarsa è normalmente coinvolta o in tanti processi metabolici (come p.es. lo zinco) o in processi biochimici elementari (come p.es. il calcio). E così sfuggono facilmente all'occhio clinico del medico generale e ancora di più a quello dello specialista. Tantissimi disturbi classificati "psichici, neurovegetativi, emotivi, psicosomatici, mentali, ... " possono nettamente migliorare somministrando "integratori alimentari" in modo differenziato e a dosi sensate. Il guaio è che non è per niente facile scoprire quello che manca e con ciò determinare le dosi ragionevoli.


Fabbisogno e deficienze quantitative

Oltre ai disturbi qualitativi nutrizionali sono di grande interesse i disturbi quantitativi. Ogni rivista è piena dei relativi consigli e indicazioni. Malauguratamente, in questo campo ognuno si sente professore. L'opinione pubblica (e anche la maggioranza dei medici) in merito è la conseguenza di una paurosa ignoranza dei fatti biologici. Di seguito un paio di informazioni:

Vengono trattati i seguenti temi: 2.2.1 Fabbisogno calorico 2.2.2 Peso corporeo, mortalità e i fattori a rischio 2.2.3 Peso e movimento come determinanti del fabbisogno calorico


Fabbisogno calorico

Il fabbisogno calorico "a riposo" e in un ambiente accogliente di una persona è in media statisticamente tra 20 ... 30 kCal per kg di peso corporeo: Dipende dalla rate metabolica (funzioni tiroidali) e dallo "sfruttamento digestivo intestinale" come caratteristiche personali. Esempi:

((infilare passaggio di Wiki))

È quindi evidente che una persona pesante ha bisogno di più calorie per mantenere il suo funzionamento energetico di una persona minuta. L'inversione del ragionamento "pesante perché mangia" è di una logica aberrante.

Questo fabbisogno "a riposo" rispecchia lo stile di vita di tanti di noi, p.es. il mio: dall'appartamento alla macchina => dalla macchina allo studio => lavoro sedentario => dallo studio all'appartamento (alla macchina) => dall'appartamento a letto; tutto bel caldo e mai facendo dei movimenti forzati senza stretta necessità. Infatti, pesando 82 kg con un carico cardiaco di 30% consumo in media 82 kg*32 kcal = ca. 2'600 kCal/dì, e non aumento né diminuisco di peso da tanti anni.

Se per caso mi muovo ogni tanto più del solito, mi aumenta l'appetito e automaticamente mangio di più. Lo stesso vale per una donna incinta, un grande sportivo, ...


Peso corporeo, mortalità e i fattori a rischio

((infilare passaggio di Wiki))


Peso e movimento come determinanti del fabbisogno calorico

Si dicono tante cose del fabbisogno energetico (calorico) ma sono per lo più enormi misticismi e manipolazioni: si tratta in realtà del combustibile che al corpo serve:

  • per il suo funzionamento (respirazione, digestione, circolazione, metabolismo, escrezione)
  • per il suo mantenimento (processi di ristrutturazione e di gestione)
  • nonché per le sue attività esteriorizzate (comunicare, muoversi, ... ) che si esprimono come carica cardiovascolare.

((infilare passaggio di Wiki))

Non è saggio da parte nostra utilizzare le tabelle caloriche quando possiamo affidarci agli strumenti sensoriali che ci ha dato il creatore: fame, sete, appetito, nausea, gusto, ...


Composizione quantitativa della nutrizione

Tanti sono i pareri e le proposte per una composizione "ideale" della nutrizione tra i lipidi (animali e vegetali), i carboidrati e le proteine (animali e vegetali). Certo è che l'essere umano sano si arrangia e bene sotto un larghissimo spettro. In certe fasi della vita e durante l'impegno motorio prevalgono un pò l'uno o l'altro elemento ma sempre entro larghi spettri.

Il seguente grafico mostra le composizioni relative caloriche e dei pesi per i tre tipi di nutrizione, indipendente dal consumo calorico totale (in percentuale):

  • prevalentemente di carboidrati come proposta dall'attuale moda nutrizionistica, da molti medici, dietisti, giornalisti e dalle industrie alimentari, simile al modo di alimentarsi "asiatico" quasi o completamente vegetariano
  • prevalentemente di lipidi come usata dai popoli "primitivi" e probabilmente dai nostri antenati neolitici simile alle culture quasi o completamente carnivore dei nomadi
  • onnivora, usata da tanti popoli come p.es. quelli mediterranei.

Per i cinque ingredienti principali dei pasti:

  • acqua,
  • lipidi (grassi, oli),
  • carboidrati (e zuccheri e alcol),
  • proteine (animali e vegetali)
  • altri (come ballasto, indigeribili, fibre, minerali, ... ).

Si elencano le tipiche percentuali per:

  • il contenuto energetico/calorico (somma 100%)
  • il peso nutritivo puro (a secco) (somma 100%)
  • il peso complessivo relativo in un piatto pronto da mangiare (somma tra acqua, nutritivi e altri 100%).

Nei capitoli seguenti mi sono dato da fare per dimostrare che non abbiamo bisogno di professori per insegnarci come bisogna mangiare.

La specie umana (a differenza degli orsetti coala che digeriscono esclusivamente germogli di bambù e acqua) è attrezzata di un sistema digestivo che riesce a elaborare i lipidi e le proteine di animali e di piante e una certa gamma (molto ristretta) di carboidrati vegetali (la cellulosa e le lignine sono anche carboidrati, ma all'uomo mancano gli apparati digestivi dei ruminanti per sfruttarli).

La delimitazione dispotica dei "chierici delle diete" (tanti medici, dietisti, neoreligiosi, ecologisti, alternativi, guardie culturali, ... ) è una specie di "feudalismo culturale" (per non dire di razzismo nutritivo), portato da un dispetto missionario o coloniale, tutto sotto il segno del "sano" e "malsano" (una volta erano la croce e satana). Inoltre ha anche il tocco di "assolutismo sociale" di volerci privare del gusto individuale e di sceglierci personalmente i pasti che ci piacciono, perché possiamo permettercelo e l'organismo ama la varietà ed è attrezzato per vivere bene con una vasta scelta di alimenti.

Vengono trattati i seguenti temi: 2.3.1 Diete "grasse" dei carnivori (lipidi-proteine) 2.3.2 Diete "magre" con tendenze "vegetariane" (carboidrati) 2.3.3 Diete "medie" degli onnivori (lipidi-proteine-carboidrati) 2.3.4 Esempi di diete a confronto 2.3.5 Nessi tra la composizione quantitativa e la qualità dei piatti 2.3.6 Alimenti attualmente discriminati


Diete "grasse" dei carnivori

È prevalentemente la nutrizione dei popoli che vivono in zone ostili e nutrendosi in questo modo sono sanissimi. Esempi sono:

  • i popoli delle zone polari che si nutrono di grasso e carne e spesso non hanno mai visto frutta e legumi. Sono molto resistenti alle avversità di una natura e di una vita dura.
  • Nelle steppe dell'Africa hanno una simile dieta i Massai, che si nutrono quasi esclusivamente di prodotti animali come latte, sangue, burro, latticini, carne, frattaglie, organi interni delle loro bestie. Il maiale non lo mangiano, perché sono musulmani e perché non c'è. Sono persone molto sane.
  • Idem per i popoli nomadi (o mezzo) delle steppe dell'Asia Centrale.
  • I paleotrofologi (specialisti della nutrizione primitiva) hanno forti indizi che i nostri antenati neolitici si nutrissero prevalentemente di grasso, carne, organi interni, insetti (molto ricchi di proteine, grassi, fibre) e dei loro fratelli avversari.

Anche in culture "sviluppate" (come presso i Maya) il cannibalismo (rituale) era un'importante fonte nutritiva (oltre alla limitazione della popolazione).

Forse è a causa della sua reputazione di "primitiva", che persone ipercivilizzate, sostenute dai loro guru ideologici detestano una simile nutrizione e si esprimono disgustati in merito. Questo posso capirlo sotto degli aspetti sociopsicosomatici, ma il fatto che essi tentano poi di motivarlo biologicamente e sanitariamente non è solo una bigotteria ma è anche da ignoranti.

Come terapista consiglio una dieta piuttosto"grassa":

  • agli afflitti da disturbi glicemici (Diabete I, Diabete II, Ipoglicemia regolativa), poiché il metabolismo dei carboidrati è disturbato, mi sembra evidente preferire dei lipidi come "combustibile" (in contrasto ai professori del diabete). Inoltre consiglio il consumo prevalentemente di carboidrati con un indice glicemico basso
  • agli afflitti da disturbi intestinali come diverticolite, colon irritato, ... perché meglio digeribile (in contrasto ai naturopati e a tanti dietisti) consiglio di consumare solo il minimo indispensabile di fibre vegetali e di "crudità".
  • agli afflitti da sottopeso con spesso disturbi nutrizionali perché con meno massa nutritiva consiglio di consumare più calorie.

dieta grassa contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 65% 45% 34% 1'950 217

Carboidrati, zuccheri, alcool 5% 8% 6% 150 38

Proteine (animali, vegetali) 30% 47% 35% 900 225

Acqua contenuto* 0 0 23% 0 144

Altri contenuti 0 0 2% 0 14 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000 637 637 gr & 1.0 litri

* di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 1 litro al giorno, visto il clima freddo che non fa perdere tanta acqua in forma di sudore per raffreddare l'organismo.

Valori specifici per dieta grassa: Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 13gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 8.0 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 2.7 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 0.5 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi come nei leguminacei); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta e sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 1.8 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.2 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

14 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

Si noti che si tratta di una dieta altamente concentrata che con poco materiale (650 gr di cibo e 1 litro di acqua al giorno) consente di vivere in abbondanza (3'000 kcal / giorno). L'unico problema di questa nutrizione è la vitamina C che si trova solo in minime dosi nei prodotti animali. Si rimedia facilmente con un limone o un'arancia al giorno.


Diete "magre" con tendenze "vegetariane"

Si tratta della tipica dieta degli agricoltori senza notevole allevamento di bestiame produttivo in zone sovrapopolate. Essendo sedentari e socialmente altamente organizzati con le relative gerarchie sociali, politiche e culturali (religiose), finchè le condizioni socioeconomiche non provocano carestie e sottonutrizione sono anche loro sanissimi, pur nutrendosi quasi "all'opposto" dei carnivori con grandi quantità di cereali (miglio, riso, granoturco, frumento, orzo, ... ). Questa dieta si trova con variatissime sfumature nelle innumerevoli tradizioni induiste e nelle altrettanto numerose diramazioni buddiste.

Il loro segreto per rimanere sanissimi quasi senza proteine animali è:

  • sfruttare le proteine vegetali con una grande variazione di legumi, leguminose e verdure diverse (che garantiscono una composizione di aminoacidi adatti all'uomo) e di coltivarli e proteggerli da altri interessati;
  • inerzializzare o neutralizzare le sostanze (per l'uomo nocive o indigeribili) che le piante depositano in semi, steli, foglie, radici (fitine, alcaloidi, ... ) contro i loro nemici mammiferi. È un notevole impegno di preparazione (pulire, sbucciare, pestare, frullare, ... ), di conservazione (essiccare, fermentare, lievitare, ... ) e di trasformazione e combinazione nelle arti gastronomiche (bollire, tostare, friggere, speziare, amalgamare, ... ) che li rendono alla fine consumabili.

Tutto questo richiede un enorme impiego di lavoro, tempo ed energia, del quale non ci rendiamo più tanto conto, perché la meccanizzazione e l'economia energetica nei nostri paesi ricchi lo rinnega dalla propria coscienza. Ma in una società non meccanizzata, tutto questo occupa la maggior parte della giornata. Agli apostoli delle "crudità": pensate proprio che queste culture si sarebbero create tali fatiche, se avessero potuto vivere bene anche senza questi impegni?

Come terapista consiglio una dieta tendenzialmente "magra":

  • agli ammalati di fegato con dei disturbi metabolici lipidici (spesso non devo consigliarlo perché loro stessi sentono la repulsione verso determinati grassi);
  • a chi è carente di produzione biliare (che deve emulsionare e amalgamare i lipidi nel tratto gastrointestinale);
  • ogni tanto in casi di lipidemie, ma spesso il risultato è deludente, perché c'è poco nesso tra le lipidemie e il consumo ridotto di lipidi; i colesteroli p.es. non sono influenzabili tramite la nutrizione (un' altra mucca sacra da macellare).

dieta magra contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 30% 16% 9% 900 100

Carboidrati, zuccheri, alcool 60% 72% 40% 1'800 450

Proteine (animali, vegetali) 10% 12% 7% 300 75 1'113

Acqua contenuto* 0 0 39% 0 437

Altri contenuti 0 0 4% 0 50 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000 1'113 1'113 gr & 2.0 litri

  • di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 2 litri al giorno, visto il clima caldo che fa perdere tanta acqua in forma di sudore per raffreddare l'organismo.

Valori specifici dieta magra:

Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 25gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 13.9 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 1.3 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 5.6 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi come nei leguminacei); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta e sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 5.5 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.6 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

30 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

Il problema di questa dieta sta:

  • nel fatto che è materialmente molto ingombrante (per vivere bene necessitiamo più di un chilo di cibo e ca. due litri di acqua) perché i lipidi (come massa energetica concentrata) sono scarsi o reperibili dalle piante solo con grandi impieghi energetici e lavorativi (oli vegetali, noci)
  • le proteine sono spesso al limite, perché molti vegetali hanno una limitata composizione di aminoacidi e solo la loro variazione ne garantisce un soddisfacente apporto qualitativo
  • tanti "integratori alimentari", vitamine, minerali, oligoelementi sono scarsi nelle piante (anche a dipendenza del suolo sul quale crescono).

Ho il massimo rispetto per le culture che riescono e sono riuscite ad arrangiarsi così come l'India induista e buddista contemporanea. Mi sembra invece assurdo di voler imporre ad una civilizzazione come la nostra un concetto del genere come "ideale nutritivo".


Diete "medie" degli onnivori

La maggior parte della popolazione mondiale si trova tra i due poli e cioé fra gli erbivori (vegetariani) e di carnivori, con tantissime sfumature secondo la regione, la tradizione, la religione, degli usi locali, le preferenze individuali, le reminiscenze dell'infanzia e le pressioni relazionali e sociali. La maggioranza delle grandi culture a partire dall'antico Egitto e dalla Mesopotamia si nutriva e si nutre in questo modo.

Da terapista consiglio come nutrizione "normale":

  • una dieta mista "onnivora" secondo le preferenze individuali istintive
  • con un minimo indispensabile di partecipazione culturale, sociale, neoreligiosa e convinzioni sanitarie
  • ev. "corretta" in caso di patologie sensibili alla nutrizione verso il "carnivoro" oppure l'"erbivoro" secondo la patologia specifica.

dieta media contenuto contenuto composizione totale aliquota / peso

calorico kcal nutritivo gr (peso sul piatto) 3'000 kcal/dì gr/dì

Lipidi (grassi, oli) 45% 27% gr 17% gr 1'350 150

Carboidrati, zuccheri, alcool 35% 47% gr 29% gr 1'050 260

Proteine (animali, vegetali) 20% 27% gr 17% gr 600 150 889

Acqua contenuto* 0% 0% gr 34% gr 0 300

Altri contenuti 0% 0% gr 3% gr 0 30 tot. consumo materiale

Totali 100% 100% 100% 3'000kcal 890gr 890 gr & 1.5 litri

  • di acqua in forma di bibite bisogna consumarne a parte ca. 1.5 litri al giorno.

Valori specifici:

Valori di carica leggera-moderata per un adulto sono senza particolari esigenze di circostanza. Variano di ca. +10% per fabbisogni aumentati e di -10% per fabbisogni diminuiti.

€ bibite 19 gr / kg di peso corporeo di bibite

€ cibi 11.1 gr / kg di peso corporeo di cibo di cui ca.:

€ lipidi 1.9 gr / kg di peso corporeo di lipidi (oli, grassi puri e amalgamati in salumeria, formaggio e cioccolato)

€ carboidrati 3.3 gr / kg di peso corporeo di carboidrati (zuccheri, alcool, carboidrati in cereali e legumi

€ proteine 1.9 gr / kg di peso corporeo di proteine (animali in latticini, carne, pesce, uova e vegetali come nei leguminosi); il minimo è di 0.8 gr per kg di peso corporeo per una persona adulta sana senza particolari attività fisiche.

€ acqua occulta 3.8 gr / kg di peso corporeo di acqua contenuta nei cibi

€ fibre, minerali 0.4 gr / kg di peso corporeo di fibre, minerali e altre sostanze non nutrienti.

Consumo totale di acqua in cibi e bibite:

23 gr / kg di peso corporeo

I valori cambiano notevolmente con sforzi fisici, temperatura ambientale,

consumo e perdita di K, e Na e abitudini personali.

2.3.4 Esempi di diete a confronto Confrontando i grafici di cui sopra si notano le enormi differenze tra la nutrizione di:

  • società agricole senza allevamento di bestiame, prevalentemente erbivore consumano (per forza) maggiormente cereali, legumi e oli vegetali,
  • nomadi e di pescatori che consumano (per forza) prevalentemente il pesce, la carne, i grassi e i prodotti animali (carnivori) e
  • le società ricche industrializzate onnivore che preferiscono (e possono permettersi) dei pasti misti tra i due e persino con delle tendenze piuttosto vegetariane o carnivore.

La seguente tabella riassuntiva confronta i diversi stili nutritivi e in tre esempi le conseguenze di massa alimentare:

Si nota che in una dieta magra per lo stesso fabbisogno calorico occorre consumare pressochè il doppio peso di alimentari che in una dieta grassa. La tendenza vigente di molti dietisti e medici è una dieta magra che di conseguenza è anche scarsa di proteine. Si promette con questo una riduzione delle malattie cardiovascolari, il che è una pura superstizione. La situazione diventa drammatica per coloro che sono affetti dai disturbi dell'alimentazione, metabolici, come nel caso del diabete, o di malattie dell'apparato digerente, soprattutto se combinata con delle convinzioni neoreligiose riguardanti le "crudità".

Personalmente preferisco un piatto composto caloricamente di ca. il 45% di lipidi (grasso di carne, olio vergine, burro, noci e semi grassi di tutti i tipi), di ca. il 35% di carboidrati (pasta, pane, legumi, zuccheri, frutta, bibite alcoliche) e di ca. il 20% di proteine (formaggio, salumi, poca carne e pesce muscolare, leguminose). Le verdure le mangio volentieri e con golosità come l'insalata o il contorno, ma il loro consumo non è caloricamente rilevante (sono costituite dal 95% di acqua).


Nessi tra la composizione quantitativa e la qualità dei piatti

Indipendentemente dal fatto che uno abbia tendenze carnivore, onnivore o erbivore, i suoi piatti se li può comporre qualitativamente eccellenti o scadenti a seconda dei prodotti:

  • cresciuti o allevati su terreni e in condizioni più biologiche che industrializzate;
  • raccolti, trasportati, preparati e conservati con metodi rispettosi piuttosto che alteranti, il che vuol dire consumare preferibilmente prodotti regionali e di stagione;
  • naturalmente deve essere disposto a: pagare il giusto prezzo per tale fatica invece di "risparmiare" con dei prodotti poco genuini provenienti dalla produzione di massa;
  • dedicare attenzione alle arti gastronomiche, il che significa prepararsi o farsi preparare i piatti dagli intenditori;
  • fidarsi del proprio gusto, invece che delle teorie dei professori, medici, naturopati, giornalisti o delle proprie superstizioni dieto-sanitarie.


Alimenti attualmente discriminati

Negli ultimi anni sono stati sistematicamente discreditati degli alimenti preziosissimi come:

  • uova: per via del colesterolo. È dimostrato da studi epidemiologici che non hanno alcun effetto sul tasso di colesterolo. Dispongono invece di una perfetta composizione in proteine/aminoacidi, lipidi, vitamine e oligoelementi (se provengono da produzione "biologica").
  • prodotti lattici come il latte, il burro, il formaggio, gli acidulati: per via delle "allergie":
    • intolleranze al lattosio, che provoca intolleranze in ca. il 10% della popolazione non è contenuto nel burro e nei formaggi duri;
    • maldigestione proteica (ca. il 3% della popolazione) spesso evitabile consumando acidulati e formaggi.
      • Coloro che sono colpiti è un serio problema, perché manca un'importante risorsa di proteine animali e anzitutto di minerali e vitamine. Terapeuticamente si tenta la sostituzione con latte di capra o prodotti di soia, ma anche alla soia è "intollerante" ca. il 10% della popolazione.
      • Astenersi per dei motivi "preventivi" è considerato solo ipocondriaco e in mancanza di sostituzione alimentare o tramite integratori alimentari esiste un rischio a lungo termine per le malattie degenerative. Si noti che nelle tradizioni di diete erbivore si trovano sempre almeno piccole dosi di uova e/o latticini e/o di pesce o volatili per coprire i fabbisogni proteici/integratori alimentari:
  • cioccolato: per via delle cure dimagranti: il cioccolato al latte contiene per 100 gr 550 kcal ripartite in
    • lipidi: 32 gr; 290 kcal
    • carboidrati (zuccheri): 54 gr; 220 kcal
    • proteine: 9 gr; 40 kcal
    • minerali: 2.2 gr

ed è quindi un ottimo alimento (fra l'altro con proprietà nervinocalmanti: stimolatori di serotonina). Sono stati necessari dei profeti di ascetismo per discreditare un tale alimento.

  • Zuccheri: per via dell'ingrossamento e delle candidosi: gli zuccheri (lattosio, maltosio, fruttosio, saccarosio, glucosio) sono i carboidrati meglio digeribili dall'organismo umano. Dispongono di un potenziale "combustibile" di 4 kcal/gr come tutti gli altri carboidrati digeribili (p.es. amidi delle patate, carboidrati di cereali integrali). Chi soffre veramente di candidosi (non ipocondriaca o mistica) ha una serie deficienze immunitarie che sicuramente non si curano con l'astinenza dagli zuccheri.
    • Tra i carboidrati interessano poi terapeuticamente più l'indice glicemico (fruttosio 23; pane integrale 51; zucchero da cucina 65; patate fritte 93, maltosio 105) in disturbi glicemici, ma di quest'ultimi si sente parlare raramente (troppo complicato per un giornalista).
  • Lievito: micosi, candidosi. Il lievito (saccharomyces cervisiae) ha un ruolo importantissimo nella lievitazione di cereali e inerzializza tante sostanze protettive delle piante contro i loro nemici erbivori (altre sono distrutte con la cottura). Per questo motivo i nostri antenati non gustavano i cereali crudi. Inoltre il lievito (specie quello medicinale) è ricchissimo di vitamine del complesso B e ricco di minerali e di oligoelementi. Il rapporto tra micosi e lievito è spiegabile solo con ipocondria, ignoranza biologica, o misticismo o tutte tre.


Disturbi nutrizionali e di peso

Disturbi nutrizionali e di peso sono di solito aberrazioni dirette o indirette di concetti sociali estetici e neoreligiosi o espressioni di compensazioni psichiche con strumenti non idonei. Si tratta spesso di una conseguenza biologica alla classica ambivalenza "biologia-cultura".

Vengono trattati i seguenti temi: 2.4.1 Obesità 2.4.2 Sottopeso, anoressia, bulimia 2.4.3 Vegetarianismo e ideologie nutrizionali 2.4.4 Macrobiotica e altre ideologie sulle crudità 2.4.5 Cure dimagranti, riduttive, digiuni


Obesità

L'obesità nelle donne (BMI > ca. 40) e negli uomini (BMI > ca. 35) aumenta notevolmente la mortalità per via di malattie cardiovascolari.

Particolarmente a rischio (indipendentemente dal BMI) sono le persone la cui circonferenza della vita è maggiore della circonferenza dei fianchi (ripartizione di grassi nella zona addominale). Questo è "facilmente" rimediabile con una regolare attività fisica moderata-alta di 30 ... 60 minuti al giorno (lavori di casa, giardino, camminare, nuotare, ... ), preferibilmente non sportiva in palestra (luce, aria, noia, ... ). Attività fisica moderata-alta significa a 60 ... 70 % del polso massimo relato all'età (che è 220-anni di età).

Esempio: persona di 62 anni; risulta polso massimo = 220 * 62 = ca. 160 per minuto. Attività "brucia grassi" corrispondente a 60 ... 70 % di polso massimo di 160 = polso 95 ... 110 per minuto. Per almeno mezz'ora, meglio un'ora ogni giorno l'attività (qualsiasi) dovrebbe indurre un polso di 95 ... 110 per minuto. Le attività più idonee sono le coccole correlate ad attività fisica, (gioco con nipotini o cani, ecc. ... ). Questo, ben inteso, non abbassa il peso ma migliora notevolmente la ripartizione di grassi corporei e diminuisce notevolmente la mortalità cardiovascolare.

Non c'è invece nessuna cura, che a lungo andare diminuisca il peso di referenza attuale dell'organismo e probabilmente non ci sarà mai. Successi temporanei in merito hanno tutti come conseguenza un aumento del peso di referenza. Sembra difficile ingannare la biologia. Le cure meno idonee per l'obesità sono quelle dimagranti, perché a lungo (pochi anni), tutte fanno aumentare di peso. In più hanno dei seri effetti collaterali sia fisici che psichici. Altri tentativi come gli inibitori di appetito (anfetamine, cocaina, altri simpatotonici, ... ) o l'uso di sostanze tiroidoattive (iodio, tirosina, fucus vesiculosus, ... ), lassativi (aloe, senna, ... ), diuretici e "depurativi" (boldo, equiseti, solidago, uva ursi, ... ) abusati per indurre la "diminuzione di peso" in più hanno serissimi effetti collaterali.

Preliminarmente sono da controllare ed ev. da equilibrare:

  • gli organi e le funzioni digestive e metaboliche come la tiroide, il pancreas,il fegato, la cistifellea, lo stomaco, l'intestino e le aberrazioni metaboliche in uremie, lipidemie, glicemie, ...
  • le abitudini, le prevalenze e le funzioni nutrizionali quantitative e qualitative (comportamento) individuali
  • le attitudini mentali, emotive e di pulsazioni (psichiche) come ideali, concetti e modelli estetici e nutrizionali.

Questa parte può sembrare razionale, ma in effetti non lo è. Si incontrano valori di referenza e "ideali" anche in cerchie mediche e cliniche senza alcun nesso alla mortalità, (BMI, colesterolo, ... ), i quali da prendere con le pinze. Anche i relativi consigli terapeutici come p.es. di mangiare tanti, cibi crudi, carboidrati complessi, pochi lipidi, con poco colesterolo, meglio vegetali, e insaturi, ...

I fatti ci insegnano invece p.es.:

  • che il colesterolo non è minimamente influenzabile dalle misure nutritive qualsiasi esse siano, in contrasto alle raccomandazioni di medici e dietisti;
  • che le correzioni farmaceutiche di lipidemie (colesterolo, LDL, trigliceridi) abbassano la mortalità cardiovascolare, ma aumentano notevolmente la mortalità accidentale, degenerativa e tumorale, in somma la mortalità complessiva, in contrasto ai dogmi dei medici attuali;
  • che il consumo di sale non influisce minimamente sull'ipertensione ma peggiora spesso l'economia idro-elettrolitica e lo stato generale dell'organismo, in contrasto alle raccomandazioni mediche e cliniche di dieci anni fa;
  • che disturbi glicemici vengono combattuti meglio con un basso consumo di carboidrati (preferibilmente con indice glicemico basso) e un alto consumo di lipidi (qualsiasi siano) in contrasto alle raccomandazioni dei medici e delle associazioni di diabetici;
  • che il fabbisogno proteico si copre meglio con degli alimenti animali perché più completi e ricchi di aminoacidi dei vegetali, in contrasto alla vigente moda vegetariana simpatizzante;
  • che le "crudità" e "fibre" in eccesso creano prevalentemente disturbi digestivi e l'assorbimento difettoso causato dalle "sostanze protettive vegetali" non inerzializzate tramite la cottura (la pianta con fitoormoni, fitine, ... in cereali, leguminose, foglia, steli, radici, si difende dai suoi nemici) ad eccezione della frutta che è fatta per essere mangiata (per divulgare il seme), in contrasto alla setta dei macrobiotici;
  • che un BMI tra 25 e 32 non garantisce ma statisticamente è correlato con la minima mortalità, in contrasto alle raccomandazioni cliniche, mediche dietetiche e alternative che ritengono "raccomandabili" dei valori tra 20 e 25 (abbassano la mortalità cardiovascolare, si, ma aumentano sproporzionatamente quella infettiva, tumorale, degenerativa, metabolica);
  • la lista sarebbe da allungare parecchio, ma sono stufo di fare l'oppositore.

L'obiettivo in caso di obesità (BMI oltre 40) è di mantenere il proprio peso di referenza attuale e a lungo.

Questo si raggiunge soprattutto coprendo regolarmente il fabbisogno calorico dell'organismo, né di più né di meno. È difficile ma ottenibile osservando le seguenti regole fondamentali:

  • non consumando a termine medio meno del fabbisogno calorico (sempre mangiare/bere se lo richiede l'appetito o la sete);
  • non consumando a termine medio più del fabbisogno calorico (mai mangiare/bere senza appetito/sete);
  • gestire lo stress, la frustrazione, la noia, ... con degli strumenti più adatti che tramite la compensazione alimentare;
  • non ascoltare i chierici della nutrizione bensì usare gli strumenti con i quali il creatore ci ha attrezzati per regolare questa fondamentale funzione vitale: la fame, la sete, la voglia, la sazietà, l'olfatto, il gusto, la repulsione, ...

Tutti questi criteri non sono generalizzabili ma sono tanto individuali come noi stessi e i nostri singoli metabolismi che in ultimo si manifestano .

La composizione del nutrimento in questo contesto è di secondo rango:

  • gli abitanti delle steppe e dei deserti si nutrono (e bene) quasi esclusivamente di grassi saturi e proteine animali come gli eschimesi, i masai, ... , la frutta, la verdura, i legumi, i cereali non figurano nella loro dieta;
  • tradizionalisti delle antiche culture e religioni vegetariane come i buddhisti o gli indù si nutrono (e bene) quasi esclusivamente di frutta, verdura, legumi, oli vegetali, cereali, semi e di poco o niente proteine animali (latticini, uova, pesce, frutta di mare, carne). Sembra che sia questo che tentano di imitare malamente e con le relative brutte conseguenze i vegetariani dei nostri paraggi;
  • nella maggior parte delle altre culture esiste una ricca tradizione alimentare mista, raffinata, variata a seconda la stagione e la fertilità del posto, elaborata con studiate tecniche di conservazione, preparazione, cucina e consumo;
  • c'è l'industria alimentare con tanti preparati "finiti", il lavoro "rubatempo" che ce li fa comprare e i professori dell'alimentazione che ci vogliono insegnare cosa è sano e cosa meno, e come ultimo un commercio alimentare tra produttore e consumatore che riduce al criterio del prezzo le proprietà di un alimento. Come conseguenza la qualità è diventata scadente.

Tutto questo e le relative scelte non incidono minimamente sul mantenimento del peso referenza. Ho conosciuto personalmente persone magre e grasse in tutte queste civiltà, spesso gli emarginati e poveri erano sottopeso e i benestanti e arrivati in soprapeso (salvo nella nostra civilizzazione dove è spesso inverso, perché i nostri poveri possono permettersi il cibo scadente in sovrabbondanza come antistressante e i benestanti e meno frustrati quello frugale ben preparato e quindi caro).


Sottopeso, anoressia, bulimia

Il sottopeso (BMI<20) nei rari casi è costituzionale (mingherlino), altre volte è sintomo di patologie degenerative, tumorali, ... , più spesso è segno di carestie condizionate (paesi in via di sviluppo) o indotte dai disturbi nutrizionali come l'anoressia o la bulimia.

Disturbi nutrizionali del tipo è l'anoressia e la bulimia, i quali sono autolesionistici nel senso che degli impulsi istintivi non funzionano più e mettono in pericolo l'esistenza. Sulle cause si discute tanto, considerando degli ideali estetici fino ai disturbi psichici dell'adolescenza e al distacco dai genitori. L'esito è spesso letale, specie se non curato in tempo. Le relative cure sono in particolare psicoterapeutico-comportamentali (nell'ultimo stadio anche cliniche). Non è un campo per dilettanti, vista la gravità della malattia.


Vegetarianismo e ideologie nutrizionali

Ideologie nutrizionali sono il vegetarianismo, la macrobiotica, ... , fino a tante raccomandazioni mediche per "minimizzare i fattori rischio per ... ". Esse creano tutte più malattie di quelle che promettono di evitare. Si riconoscono per la loro distinzione in "sano" e "malsano", come se ci fosse una nutrizione sana per tutti. Un Tuareg, un Eschimese e un Indiano del Madras vivrebbero molto male se intercambiassero le loro abitudini nutrizionali. Ma anche un bambino, una donna allattante, un diabetico, un ammalato di reni e un epatico si ucciderebbero intercambiando a lungo i loro cibi.

Un cibo adatto dipende da tantissimi fattori:

  • genetici di razza umana (determinando le facilità e difficoltà metaboliche che ci distinguono p.es. da ruminanti, uccelli, ... ),
  • abitudini di nazione, clima, religione, offerta, ...
  • abitudini d'infanzia, famiglia, adolescenza, ...
  • particolarità individuali metaboliche,
  • condizioni esistenziali e sociali momentanee del singolo
  • ...

Voler standardizzare è comune all'industria alimentare "globalizzata" e agli apostoli dietetici che si combattono con fervore a vicenda.

Il vegetarianismo è una tendenza neoreligiosa da trattare con rispetto (come libertà di religione) ma con un forte potenziale abiologico e quindi patologico. La difficoltà terapeutica pratica consiste in diversi fattori:

  • la bigotteria con la quale sono usati argomenti biologici, culturali e psichici per motivare convinzioni individuali o di gruppi. Ricorda tanto le regole nutrizionali delle grandi religioni e le loro strane motivazioni. Ma almeno queste le dichiarano come dottrina per i fedeli, puniti o privilegiati nell'aldilà o nella prossima vita o a piacere da un Signore onnipotente e lunatico;
  • le tante "sette" e diramazioni che dichiarano (secondo criteri accessibili solo ai fedeli) ulteriori i pasti come sani e malsani e cosa è sano o meno lo stabiliscono loro. Visto che come terapista non mi toccano le convinzioni dei miei pazienti non entro in merito, ma mi limito a dedurre secondo i sintomi, l'anamnesi dietetica ed ev. relativi analisi di capire cosa specificamente manca o eccede e di consigliare caso mai degli integratori alimentari in merito.

Molto spesso sono carenti: B12; D; Ca; Mg; Zn; Fe; LIS; TAU; GLU; CAR ma trovo anche pazienti vegetariani metabolicamente perfettamente equilibrati. Spesso sono questi che proprio non fanno una religione del loro stile nutritivo, perché lo ritengono un loro bisogno privato.

Un altro gruppo che si dichiara spesso "vegetariano" è quello che in realtà segue delle diete restrittive che loro chiamano "vegetariane" perché suona più etico. A loro mancano spesso BIO; AP (acido pantotenico); Mg; K; Na; Zn; Fe; o-6; o-3; LE; BCCA; CAR; Q10. Spesso in questi casi si tratta (specie nelle giovani donne) di candidati alla bulimia e all'anoressia.


Macrobiotica e altre ideologie sulle crudità

Un altro gruppo ancora sono i fedeli delle "crudità" che si immaginano "sane" per via di un concetto magico della vita e delle sue condizioni. Spesso in questi casi si tratta (specie in giovani donne) di candidati alla bulimia e all'anoressia, perché ci vorrebbero delle enormi quantità di crudità vegetali per soddisfare i fabbisogni energetici e qualitativi dell'organismo. In più, essendo poco digeribili, la cronica indigestione, il gonfiore e la produzione interna di alcol metilico tolgono l'appetito.

La realtà ci insegna che dopo aver scoperto l'uso del fuoco per cucinare (ca. 1.6 milioni di anni fa), la razza umana ha ampliato notevolmente la gamma di nutrienti facilmente digeribili e quindi meglio sfruttabili, il che riduceva notevolmente l'impegno per la consegna di nutrienti in un ambiente pericoloso. Le diverse tecniche gastronomiche come:

  • bollire (carne, pesce, molluschi, leguminose, legumi, ... ),
  • friggere, tostare, cuocere (carne, pesce, insetti, cereali, frutta, legumi),
  • combinate con tecniche di elaborazione come macinare (cereali) e altre tecniche di sminuzzamento, spremere (oli, succhi), sbucciare (patate, ... ),
  • preparazioni di pasti composti e amalgamati (salse, spezie, contorni, ... ) marinare (carne dura), condire, salare (piatti insipidi), lievitare (cereali),
  • tecniche di conservazione come essiccare (frutta, verdura), fermentare (birra, vino, pane) acidulare (latte, sott'aceto, fermentazione lattica di verdura e legumi),

oltre a rendere ulteriormente digeribili e conservabili gli alimenti, permettevano un ottimo sfruttamento delle risorse alimentari naturali e coltivate sia vegetali sia animali. Gli etnopaleologi pensano che questa "rivoluzione nutritiva" ingegnosa ed economica sia stata uno dei maggiori elementi che ha permesso lo sviluppo della mente umana a scapito delle sue funzioni digestive.

Infatti, la preparazione e la "predigestione" tramite le arti gastronomiche:

  • Inerzializza o elimina tantissime sostanze protettive nei vegetali specialmente nella semenza (fitormoni, fitine, alcaloidi, ossalati, ... ) come cereali, leguminose, e in tuberi (patate, ... ), radici, steli, foglie, ... e innumerevoli germi patogeni e altri inquinamenti nutritivi.
  • Elimina tramite la pulitura le eccessive fibre vegetali e altre parti mal* o non digeribili che legano smisuratamente minerali come calcio e ferro e portano così all'assorbimento insufficiente di queste sostanze vitali.
  • Rende facilmente accessibile tramite la cottura il contenuto delle cellule (esplodono aprendo le loro membrane protettive) e "predigerisce" le proteine animali e vegetali a causa della loro coagulazione.
  • Evita buona parte la putrefazione anerobica di sostanze maldigeribili nell'intestino crasso e la susseguente formazione di sostanze scomode (metano, ... ) o tossiche (alcool metilico, ... ).

Come terapista incontro spesso nei fedeli delle crudità delle serie patologie intestinali, carenze di vitamine, minerali, oligoelementi e sottonutrizione come nei vegetariani e durante le diete restrittive. Questo diventa critico specialmente nei ragazzi nell'età dello sviluppo e nelle persone anziane (specialmente con diverticolosi) che spesso sono afflitti dalle teorie nutritive neoreligiose, o da concetti di "snello, bello, dinamico, cool (impassibile e ignorante)" e soggetti a nevrastenici o ipocondriaci.


Cure dimagranti, riduttive, digiuni

Le cure dimagranti e riduttive fanno parte di uno stile di vita che dichiara "lo snello" come ideale estetico e "comportamentale". I digiuni sono tentativi neoreligiosi per raggiungere nei periodi di ascesi degli stati "spirituali" trascendentali e/o di benessere.

Voler usare cure dimagranti per la perdita di peso corporeo è un'idea infantile e meccanistica che non fa i conti con la biologia. Il corpo reagisce alla "carestia" con il maggioramento di cellule lipidiche per prepararsi alla prossima carestia. Così si perde del peso ma solo a breve termine. L'organismo di seguito dispone di più "magazzini" che riempie man mano dopo la cura. L'effetto a lungo andare è che dopo ogni cura dimagrante la "referenza interna di peso corporeo" aumenta. Non è noto nessun metodo per abbassarla.

Gli effetti collaterali delle diete sono dei disturbi di ogni genere e in tutti i sistemi dell'organismo causati dalla sottonutrizione (quantitativa energetica), malnutrizione (qualitativa) e relativo metabolismo disturbato. Sono per lo più coinvolti (secondo la disposizione individuale):

  • disturbi digestivi (iperacidità, disturbi di flora intestinale, ... );
  • disturbi metabolici (calcoli cistifellici, uremia fino ad attacchi di gotta, sintomi di ipovitaminosi, -mineralosi e oligomineralosi, ... );
  • disturbi circolatori (ipotensione, instabilità circolatoria, ... );
  • disturbi escretivi-idroelettrolitici (squilibri di economia elettrolitica come Na, K, Ca, P, N);
  • disturbi riproduttivi (amenorrea, dismenorrea, ... );
  • disturbi gestionali (aggressività, ansia, euforia, ... );
  • disturbi generali (mal di testa, fiacchezza, freddolosità, ... );
  • disturbi immunitari (diminuzione di diverse funzioni immunitarie);
  • ...

Un effetto immediato è che le cellule del pancreas che producono la somatostatina (responsabile dell'assorbimento a livello intestinale) smettono di produrla. Anche altri ormoni attivi nel metabolismo, come l'insulina, il glucagone, la tirosina e il loro sottile equilibrio regolativo sono seriamente disturbati.

Il digiuno neoreligioso come certe malattie nutrizionali (bulimia, anoressia) dopo pochi giorni fa scattare nell'organismo un meccanismo di difesa euforizzante (previsto dall'inventore per i tempi di crisi): Il cervello produce delle sostanze morfinosimili (endorfine, ... ) che inducono degli stati di benessere, megalomania, distorsione delle percezioni e aggressività (l'ultima può poi ribaltarsi verso se stessi come persone ipersocializzate). Degli stati del genere frequenti o prolungati diventano tossicodipendenze simili al morfinismo, all'alcoolismo o all'abuso di anfetamine o cocaina. Patologicamente si tratta di disturbi di pulsioni e come loro sono difficilissimi da curare. È curioso notare che l'argomentazione e la motivazione dei digiuni neoreligiosi usano le stesse terminologie (spiritualità, benessere fisico, allargamento di coscienza, esperienze trascendentali, vita breve ma intensa, ... ) come altri tossicodipendenti in fasi di euforia.

La cura di questi disturbi va fatta da esperti. Il "fai da te" in queste patologie è pericoloso, perché di solito aggrava la situazione. È meglio collaborare con dei medici esperti del metabolismo e della nutrizione (trofologi) con degli psichiatri o dei terapisti specializzati nelle tossicodipendenze.



Degenerazioni e lesioni

In senso clinico questi termini indicano aberrazioni di struttura o funzionamento cellulare come:

  • idropiche: "gonfiamento" di cellule per disturbi di scambio idrico tra cellule e interstizio;
  • lipidiche: accumulo di "grassi" in cellule non previste per questo scopo;
  • ialine: degenerazione di fibre muscolari in "cartilaginose" spesso in seguito a malattie infettive;
  • amiloide: degenerazione di tessuti connettivi in organi diversi; strutture fibrillari polisaccaride-protein-complessi, spesso frutto di infiammazioni o altri disturbi tessutali cronici;
  • neuronali: di cellule nervose e guaine mieliniche del sistema nervoso periferico o centrale.

Le relative nozioni patologiche e terapeutiche si trovano nei capitoli dei relativi sistemi cardiovascolari, circolatori, gestionali e motori del corso "Materie Mediche Popolari". Il loro trattamento richiede delle conoscenze che superano le basi di questo corso.


Neoplasmi, tumori e cancro

Formazione di tessuto "nuovo" in forma spontanea, "smisurata", autonoma, e irreversibile, normalmente legata alla perdita di specifiche funzioni cellulari e tessutali. I tumori si classificano secondo:

  • il comportamento biologico (benigni, maligni, semimaligni);
  • secondo il tessuto primario (epiteliale, mesenchimale, embrionale);
  • secondo proprietà cliniche e patologiche (p.es. carcinoma gastrico tipo ... ).

Ci sono teorie diverse sulla genesi dei tumori. La maggior parte degli autori usa un modello dispositivo-promotore-scatenante che include:

  • una predisposizione (minore o maggiore) genetica, specifica per certi tipi di neoplasmi;
  • promotori che amplificano il rischio di certi tipi di neoplasmi come le sostanze tossiche, i virus, i raggi ionizzanti, ...
  • fattori "scatenanti" come lo stress cronico, le deficienze immunitarie, i traumi, ...

Siamo però ben lontani da una teoria importante per la spiegazione del fenomeno che sembra essere un fatto biologico non solo di animali ma anche di vegetali e che ha probabilmente meno a che fare con la civilizzazione umana che con la natura stessa.

Questo spiega forse anche il fatto che la terapia e la guarigione clinica di certi tipi di tumore negli ultimi cinquant'anni ha nettamente migliorato, mentre altri tipi di tumore dimostrano la stessa mortalità come ai tempi.

Il trattamento clinico consiste essenzialmente di interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. L'intervento chirurgico, quando è possibile promette almeno una drastica riduzione del tessuto "infetto" e quindi anche una netta diminuzione della crescita. La chemioterapia e radioterapia sono fortemente criticate dal pubblico, perché è lecito domandarsi se il "calvario" giustifichi un successo peraltro incerto. Lo stesso discorso è in atto per la postmedicazione "ormonosostitutiva" di certi tumori.

Come in ogni malattia grave, l'accompagnamento, la dedizione, il sostegno morale e gli altri fattori umanistici nonché la creazione di un ambiente pacifico e la garanzia delle migliori condizioni fisiche, psichiche e sociali è di grande importanza per la convalescenza e la guarigione oppure per una morte dignitosa. Questo non è più un "problema" clinico ma di noi tutti:

  • familiari che inducono sensi di colpa, ansia e vittimismo con la loro bigotteria o che approffittano della sua debolezza per ridurre l'autonomia del malato;
  • benevolenti che stressano con buoni consigli (non richiesti) e l'ultima magia;
  • apostoli di ascesi che tentano di modificare le abitudini dietetiche e altre;
  • colleghi che buttano addosso al malato le loro proprie ansie e fobie;
  • pettegoli che inventano accuse simili al giudizio di un Signore temibile per presunti "peccati" commessi;
  • farisei e giudici che sparano sentenze sul precedente e attuale comportamento;
  • datori di lavoro che trattano il colpito come un emarginato;
  • casse malati che obbligano il malato a delle terapie non desiderate e/o superate;
  • specialisti medici che lasciano degli organismi malnutriti, esausti e bruciati, incapaci di notare le loro pessime condizioni biologiche, non parliamo del rimediare ad esse.

La lista (inversa) contiene una buona parte di quello che possiamo fare noi tutti per favorire la convalescenza. Serve di più che sprecare i soldi per l'ultima cura miracolosa e avere con un'ulteriore delusione.


Infiammazioni e reazioni allergiche

Un'infiammazione è una complessissima reazione immunitaria a un agente esterno meccanico, fisico, chimico, microorganismi o a stimoli provenienti dall'organismo stesso (autogeni) come uremia, necrosi di cellule, ... Il traguardo della difesa immunitaria è di neutralizzare lo stimolo e le sue conseguenze.

Vengono trattati i seguenti temi: 5.1 Processo infiammatorio 5.2 Indici locali e reazioni sistemiche infiammatorie 5.3 Allergie e choc anafilattico 5.4 Misure antinfiammatorie 5.5 Antidolorifici 5.6 Antinfiammatori


Processo infiammatorio

Il processo infiammatorio è un complessissimo processo immunitario che coinvolge molteplici meccanismi umorali e cellulari del tessuto connettivo lasso con delle conseguenze sui tessuti parenchimali sia locali che sistemici. Il seguente schizzo riassume grossolanamente i nessi più importanti.


Indici e reazioni infiammatorie

Indici locali e reazioni sistemiche infiammatorie

Gli indici locali di un'infiammazione sono:

  • Rubor (rossore)
  • Calor (calore)
  • Tumor (gonfiamento)
  • Dolor (dolore)
  • Functio laesa (funzione impedita)

Le reazioni generali ad un'infiammazione sono:

  • aumentata proliferazione di granulociti (cellule ematiche "granulose"); misurabili nel sangue come "deviazione a sinistra";
  • aumentata sintesi di certe proteine plasmatiche; misurabile come nella velocità di sedimentazione ematica;
  • accelerazione del metabolismo; misurabile come aumento di temperatura locale e/o corporea, febbre;
  • liberazione di reazioni immunitarie umorali (complementi) e cellulari (linfociti, leucociti);
  • disagio generale come sentirsi ammalato, fiacchezza, ...


Allergie e choc anafilattico

Se la reazione locale dell'organismo produce agenti per ulteriori reazioni immunitarie, il processo si autoamplifica in una reazione chiamata allergica, un circolo vizioso nel quale la reazione diventa sproporzionata in relazione allo stimolo iniziale, (probabilmente assolutamente innocuo) e può creare grandi disagi.

Se la reazione locale/sistemica circolatoria diventa esagerata si può formare un circolo vizioso chiamato "choc anafilattico" che può essere anche letale in mancanza di un pronto intervento. Spesso è legato a una reazione allergica precedente.


Misure antinfiammatorie

Per molte persone i sintomi infiammatori, in primo luogo il dolore, la febbre e l'impedimento funzionale, in un secondo tempo anche il gonfiore, il rossore e il calore locale sono "la malattia". Combattendoli si promette la "guarigione". È evidente che in reazioni smisurate come nello choc anafilattico bisogna intervenire subito, come anche nel caso di allergie si tenta di interrompere il circolo vizioso.

In altri casi invece, specie nelle infezioni acute è assolutamente controproducente voler sopprimere l'infiammazione, perché si va contro il lavoro del sistema immunitario di difesa e di autoriparazione tessutale. Certo, se la febbre diventa delirante, si può abbassarla a livelli sostenibili (un po' sotto i 40 centigradi). Anche il dolore infiammatorio non bisogna sopportarlo eroicamente a lungo. Ma per il resto è preferibile sostenere l'organismo rinunciando a ogni attività e rispettando le sue esigenze di bevande e di nutrizione (fa stato sete e voglia e non quello che un qualche saccente ha dichiarato come sano).

Antiinfiammatori (antiflogistici) sia farmaceutici che "naturali" hanno un loro posto esclusivamente in processi con la tendenza di "perpetuarsi" o che sono già diventati cronici.


Antidolorifici (analgesici)

Il dolore ha una dimensione:

  • neurologica in quanto si tratta di segnali nervosi vegetativi ma anche
  • psichica in quanto è percepito (amplificato o ammortizzato) coscientemente influenzando notevolmente le funzioni psichiche sia corticali (di controllo) sia limbiche (emotive).

Trattandosi di circuiti nervosi regolativi che possono sia amplificare sia ammortizzare i segnali originali gli analgesici si servono come meccanismi per alleviare il sintomo:

  • gli oppiacei agiscono inibendo sul sistema nervoso centrale;
  • gli analgesici antipiretici servono per ridurre i dolori di tipo infiammatorio.

Vengono trattati i seguenti argomenti: 5.5.1 Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare 5.5.2 Analgesici e antipiretici moderni 5.5.3 Integratori alimentari antidolorifici 5.5.4 Analgesici e antipiretici locali popolari


Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare

La medicina antica e popolare senza saperlo era più differenziata nella classificazione del dolore e usava diverse sostanze (le più antiche medicine) per diversi scopi:

  • gli oppiacei come sedativi di tutte le funzioni vegetative e psichiche;
  • le cannabiacee come distensivi muscolari "euforizzanti" e come inibitori del simpatico neurovegetativo;
  • i derivati della coca come stimolanti del simpatico neurovegetativo;
  • diversi "simpatotonici" come efedra, damiana, ...
  • diversi ansiolitici come scutellaria, ...
  • diversi "vagotonici" (parasimpatotonici) come la lobelia, ...
  • diversi analgesici/miorilassanti/spasmolitici di muscolatura striata come il petasite, ...
  • analgesici locali come aconito, menta, garofano, ...
  • le solanacee (belladonna, giusciamo, datura, ... ) come spasmolitici di muscolatura liscia;
  • diversi fitoormoni come luppolo, ... come calmanti emotivi;
  • diversi antiinfiammatori come spira ulmaria, ... come inibitori di prostaglandine;

e tante combinazioni tra queste sostanze per raffinate sfumature di dolore/stato d'animo.

Anzitutto distinguevano gli stati dolenti tra l'eccitazione / la sedazione, l'infiammazione / la nevralgia, l'iperveglia / l'apatia e l'euforia / il malumore.

Personalmente uso parecchie delle sostanze citate e aggiungo:

  • vitamina B1, B6 e B12 in dosi massicce per dei dolori prevalentemente "nevralici" (p.es. ANCOPIR);
  • enzimi proteolitici in dosi massicce per dei dolori prevalentemente infiammatori.

Aggiungo poi nella fase acuta e secondo i criteri citati:

  • sedativi o stimolanti differenziati per diversi sistemi;
  • rispettivamente combinazioni di tutte due per:
    • aumentare o abbassare il tono neurovegetativo,
    • e/o intervenendo sullo stato d'animo tramite promozione o inibizione di serotonina, norepinefrina, ... ,

tutto secondo il caso individuale e spesso anche correggendo il tiro secondo l'evoluzione.

È evidente che questa parte del mestiere è indicata piuttosto agli "esperti", sia per la complessità che per l'esperienza e per il dosaggio delle varie sostanze.


Analgesici antipiretici moderni

I più noti sono:

  • salicilati (es. ASPIRINA, ASA-TABS);
  • paracetamolo (es. CONTRA-SCHMERZ, PANADOL, TREUPEL);
  • derivati di pirazolone (es. NOVALGIN);
  • derivati di acido antranilico (es. PONSTAN);
  • derivati di acidi acetico, indolico, propionico, di oxicame e diversi (es. VOLTAREN, FLECTOR, BRUFEN).

Gli impieghi, effetti collaterali e interazioni sono rilevabili sui rispettivi foglietti illustrativi.


Integratori alimentari antidolorifici

Vengono coinvolti nei processi di dolori e possono essere i seguenti integratori alimentari: Dolori in generale antiossidanti, oli eterici, proteine bassomolecolari mal di testa compl.B, B1, B3, B6, AP, Fe, Cr, PABA emicrania B6, E, Mg, Se, o-3 crampi B6, Na, Ca, Mg dolori muscolari, articolari BIO, AP neuropatie, parestesie compl.B, B1, B6, B12, AP, o-6, o-3, AL, LE, INO bruciore, torpidità B6 torpidità, formicolio BIO, AP sindrome del tunnel carpale B2, B3, B6, Mg, o-6 dolori cronici B1, B6, B12, C, E, Se, dl-FA,

Si noti che la maggior parte di questi non servono per i dolori del tipo infiammatorio ma più per dolori "metabolici" e "nevralgici".


Analgesici antipiretici locali popolari

  • Aeth. Caryophylli (chiodo di garofano): potente anestetico locale. Se non reperibile vanno anche impiegati estratti in olio o in alcool. Può creare irritazioni cutanee. Viene anche usato come aggiunta a pomate antiinfiammatorie (1 ... 5%) e ricostituente del tessuto connettivo.
  • Aeth. Menthae (menta): potente anestetico locale "freddo". Usato anche come "Talco mentolato" per dolori da herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio) o come infuso (tè) contro il mal di stomaco.
  • Aeth. Lavendulae (lavanda): Calma la pelle irritata e disinfetta nel medesimo tempo. Impiegato (puro) su punture di insetti e ustioni. Mescolato con olio di enotera (1 ... 5%) potente rimedio contro neurodermiti ed eczemi.
  • Tinct. Hb. Spirae ulmariae (regina dei prati): Analgesico sistemico del tipo salicilato (ASPIRINA). Per gli altri contenuti non disturba lo stomaco. Spesso combinato con Petasite o Cannabis.
  • Tinct. Rad. Petasiti: Analgesico e miorilassante sistemico. Spesso usato per dolori del tipo spasmo-dolore come mal di testa e infiammazioni dell'apparato motorio.
  • Tinct. Fl. femm. Cannabis: Distensivo e analgesico sistemico generale. Spesso usato per dolori in stati depressivi e tensivi. Nella preparazione come tintura non ha effetti psicotropici.
  • Extr. Ol. Fl. femm. Cannabis: Applicato localmente come miorilassante e analgesico.


Antinfiammatori

Per le infiammazioni dermiche causate dalle infezioni o dai processi allergici vedi capitolo "Derma" del corso base di "Medicina Medica Popolare".

I due grande gruppi maggiormente usati di antinfiammatori moderni sono i salicilati (come aspirina) e i cortisonici (locali, topici e sistemici). I salicilati sono inibitori di sintesi prostaglandinica (un ormone tessutale mediatore di infiammazioni) mentre il cortisone è un'imitazione sintetica di un ormone surrenale che oltre a importanti funzioni metaboliche dispone anche di proprietà antinfiammatorie.

Vengono trattati i seguenti temi: 5.6.1 Fitorimedi antinfiammatori 5.6.2 Enzimi proteolitici 5.6.3 Radicali liberi e antiossidanti 5.6.4 Antistaminici e prostaglandinici 5.6.5 Traumi meccanici e ustioni 5.6.6 Ferite

5.6.1 Fitorimedi antinfiammatori

  • Fol.Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii: applicazione esterna come astringenti, emostatici e antisettici. L'effetto è dato maggiormente delle tannine contenute, le quali promuovono la coagulazione delle proteine (tessutali e di microrganismi, che così muoiono). L'effetto emostatico non è molto forte, ma segue il medesimo meccanismo. Per gli occhi si usa l'applicazione di bustine di tè nero.
  • Arnicae Fl.: solo uso esterno (applicazione interna può causare disturbi cardiaci!). Si usa spesso la tintura diluita nell'acqua fredda o ghiacciata per bende umide ad applicazione locale. Rinfresca il tessuto, abbassa il dolore e stimola notevolmente la microcircolazione locale per lo scambio del materiale di riparazione tessutale.
  • Matricariae Fl.: applicazione esterna come tè (freddo) promuove la coagulazione di ferite e calma l'irritazione locale (non applicare sugli occhi).
  • Calendulae Fl.: Mitiga le irritazioni dermiche e promuove la riparazione cutanea. Usata come infusione (freddo) applicata su bende esterne. Quando una ferita è chiusa, come pomata. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico).
  • Symphyti Rad.: Potente riparatore tessutale superficiale e in profondità. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico). In forma pura può essere applicato anche sulle ulcere e decubiti in alternanza al lavaggio con del tè di camomilla (fredda, granulazione) e Aeth. Lavendulae (disinfettante, cicatrizzante). Con l'aggiunta di diversi oli eterici (Aeth.Caryophylli, analgesico; Aeth. Incensi, inibitore di messaggeri infiammatori; Aeth.Rosmarini, microcircolazione locale) ed eventualmente oli vegetali come Ol. Nigellae (antiistaminico), Ol. Tritici (frumento, antiossidante) diventa un potente antiflogistico-analgesico per infiammazioni interne (artrosi, artrite, reumatismi).


Enzimi proteolitici

Enzimi proteolitici: Sono i migliori alleati nel combattimento non solo contro le infiammazioni croniche ma anche nei processi degenerativi. In Svizzera sono poco noti, raramente pagati dalle casse malati e quindi non fanno parte dello strumentario medico. Inoltre ci vogliono relativamente grosse quantità per un effetto immediato e costano parecchio.

Si tratta di estratti enzimatici di ananas (Bromelaina), papaya (Papaina), pancreas di vitello (tripsina) e altre sostanze coinvolte nei processi infiammatori. Trattandosi di sostanze proteiche che nello stomaco sarebbero "coagulate", bisogna prepararle in modo che resistano ai succhi gastrici, e che vengano assorbite inalterate nell'intestino tenue.

La loro funzione è di sostenere la parte "infiammatoria" del sistema immunitario in modo da terminare efficacemente (e non sopprimere) un'infiammazione di qualsiasi tipo. Un prodotto efficace per i processi prevalentemente infiammatori si chiama PHLOGENZYM, un altro, prevalentemente per processi degenerativi WOBENZYM e un terzo che promuove la disintegrazione di cellule neoplastiche WOBE-MUGOS.


Radicali liberi e antiossidanti

Tutti i processi infiammatori producono grandi quantità di "radicali liberi", sostanze aggressive come "l'acqua ossigenata". Sono corrosive sul tessuto e probabilmente coinvolte nella generazione di dolori. Per questo motivo, in caso di infiammazioni si sono dimostrate utilissime le sostanze "antiossidanti" che "tamponano" i radicali liberi. Le più note e utili sono le vitamine C e E in alte dosi, lo zinco e il selenio.

Gli ordinari processi metabolici come le trasformazioni energetiche e tanti altri producono enormi quantità di radicali liberi e l'organismo dispone di raffinatissimi meccanismi per tamponarli ed escretarli tramite l'urina (p.es. con sostanze azotate residuali del catabolismo di proteine e aminoacidi come l'urea). Si tratta di un miracoloso equilibrio dinamico cellulare, tessutale e organico. L'uso di antiossidanti (sostanze che tamponano i radicali liberi) è attualmente propagato come toccasana per un po' tutti i danni e malanni. Personalmente e come terapista sono prudente con il loro uso: solo a seri indicatori di fabbisogno (degenerazioni, infiammazioni acute, ... ) consiglio il loro uso supplementare. Altrimenti temo di disturbare l'equilibrio tra radicali liberi e antiossidanti organici e di danneggiare più che di sostenere.


Antistaminici e prostaglandinici

Nei processi infiammatori sono coinvolti dei messaggeri tessutali come l'istamina, la prostaglandine e altri, nei processi allergici spesso in misura esagerata (iperreazione). Diverse sostanze "popolari" regolano la produzione di tali sostanze e vongono quindi usate a questo scopo. La più nota è l'ASPIRINA (inibitore di sintesi prostaglandinica) o il suo fitorimedio parallello la Spira ulmaria. Effetti diversi ma nei medesimi processi ha l'olio di enotera (locale e sistemico), usato soprattutto nel contesto di forme allergiche cutanee e neurodermiti, l'olio di nigella che funge da antistaminico, la lavanda e l'incenso che frenano la produzione di altri trasmettitori infiammatori. Altri attenuatori di "infiammazioni" sono il calcio, la vitamina B6 e la metionina (un aminoacido zolfatato) come altre sostanze naturali contenenti zolfo (p.es. aglio, aglio ursino, cipolla, ... )


Traumi meccanici e ustioni

In caso di traumi meccanici (botte) e di ustioni, il primo intervento è il raffreddamento per evitare un'ulteriore lesione tessutale calorica o per impedire una smisurata reazione (gonfiore, ematomi).

Ustioni: per almeno 15 minuti in acqua fredda (possibilmente aggiungere cubetti di ghiaccio). Poi medicazione con puro Aeth. Lavendulae (calmante, disinfettante, cicatrizzante o vulnerario) almeno tre volte al giorno. Coprire con la garza. Se l'ustione è estesa o profonda andare al pronto soccorso.

Traumi meccanici (botte) senza lesioni della pelle: Raffreddamento in acqua fredda, se disponibile con spray refrigerante (p.es. Aethylchlorid-Spray; SINTETICA, Mendrisio). Ev. fissare l'articolazione. In caso di sospetto di lesioni muscolari, tendine, di legamenti, di giunture: Pronto soccorso per chiarire la lesione. Poi applicazione di bende umide fredde (acqua con Tinct. Arnicae). Cambiarle spesso.

Poi un'applicazione di Ungt. Symphyti (p.es. Kytta) per sostenere la guarigione del tessuto connettivo.


Ferite

Traumi meccanici con lesione cutanea (ferite): Raffreddamento e pulitura superficiale con acqua corrente. Disinfezione con Aeth. Lavendulae o un altro disinfettante reperibile. Se la ferita è estesa o profonda o sospetti: Pronto soccorso. Controllare l'ultima vaccinazione di tetano.

Poi eventualmente bende fredde:

  • con infuso di Fol. Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii, tè nero: astringenti, emostatici, antisettici oppure
  • con infuso di Fl. Matricariae (camomilla): coagulazione
  • con infuso di Fl. Calendulae (calendula): calmante, cicatrizzante/vulnerario.

Disinfettare tre volte al giorno con Aeth. Lavendulae.

Quando la ferita è chiusa, applicazione di Ungt.Rad. Symphyti (riparazione tessutale profonda) oppure Ungt.Fl. Calendulae (calendula, riparazione dermica).


Autoimmunità

Il sistema immunitario ha sviluppato anticorpi o linfociti specifici, indirizzati verso le sostanze del proprio organismo. Si distinguono in diversi gruppi:

€ quelli indirizzati verso specifici organi come p.es.:

* tiroide (tireodite),

* stomaco (anemia perniciosa, gastrite cronica),

* pancreas (diabete mellito I, giovanile),

* surrenali (morbo di Addison);

€ quelli tessutali con degenerazioni e sedimentazione di complessi immunitari come p.es.:

* articolari (artrite reumatoide),

* reni (lupus eritematodus sistemico),

* pelle (sclerodermia),

* muscolo (dermatomiosite);

€ forme mescolate con tantissime espressioni come p.es.:

* miastenia gravis pseudoparalitica,

* cirrosi biliare primaria,

* epatite cronica aggressiva,

* colite ulcerosa,

* ev. sclerosi multipla.

La diagnosi clinica cerca autoanticorpi (test di immunofluorescenza).

Per le forme organiche si sostituiscono le sostanze mancanti come misura palliativa (p.es. insulina per diabete mellito giovanile).

Nelle altre forme si cerca di combattere i sintomi con degli antiflogistici (antiinfiammatori come p.es. cortisone, salicilati), antidolorifici o si usano talvolta come ultima spiaggia degli immunosoppressori come p.es. metotrexane.

La medicina popolare conosce altrettanti rimedi sintomatici contro il dolore e le infiammazioni (spesso con meno effetti collaterali) e inoltre si serve di: misure dietetiche, integratori alimentari, enzimi proteolitici che "ammorbidiscono" la reazione autoimmunitaria e/o promuovono la disintegrazione di complessi autoimmunitari. Per dettagli vedi il capitolo sulle infiammazioni. A titolo palliativo e con astuzia e fantasia si scoprono ogni tanto delle combinazioni tra i comportamenti, rimedi e l'approccio mentale che rende gestibile la malattia. Si tratta sempre di soluzioni individuali, di solito scoperte dal paziente stesso e raramente efficaci per un altro paziente.


Traumi da agenti fisici e chimici

Gli agenti fisici possono essere traumi meccanici o ustioni di calore o raggi ionizzanti (colpo di sole, ustioni di radioterapia). Possono ledere cellule e tessuti direttamente o indirettamente con la variazione del materiale genetico.

Gli agenti chimici possono provocare bruciature con sostanze aggressive (acidi, caustici) fino ad avvelenamenti per inalazione o ingerimento che a loro volta possono ledere cellule e tessuti oppure variare il materiale genetico.

Centro Svizzero d'Informazione Tossologica Tel. 145

Il servizio è aperto al pubblico 24 su 24 ore.


Organismi patogeni e infezioni

Le infezioni sono delle invasioni dell'organismo umano da parte di organismi patogeni (che creano malattie). Una tale invasione (infezione) mette in moto diverse parti del sistema immunitario allo scopo di neutralizzare l'invasore. I tipi di potenziali invasori patogeni sono maggiormente:

  • parassiti
  • miceti (funghi)
  • protozoi
  • batteri
  • virus

D'altronde è sbagliato aprire una battaglia generale (psicotica) contro i microrganismi in quanto:

  • la maggior parte dei microrganismi non trova un ambiente di sopravivenza nell'organismo umano in quanto le condizioni biochimiche umane non permettono la loro procreazione;
  • tanti microrganismi colonizzano la pelle e specialmente le mucose dell'organismo umano con importanti compiti simbiontici (p.es. flora intestinale) e la loro mancanza non solo impedirebbe a un buon funzionamento umano, ma sopprimerebbe importanti difese, poiché essi sono anche potenti concorrenti di microrganismi patogeni. I simbionti formano veri e propri ecosistemi con un delicato equilibrio di specie che solo come ecosistema diventa simbiontico.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.1 Tipi di infezioni 8.2 Sintomi caratteristici di malattie infettive 8.3 Metodi diagnostici 8.4 Metodi per combattere i germi 8.5 Cura di malattie infettive 8.6 Infezioni parassitarie 8.7 Infezioni di miceti, funghi 8.8 Infezioni protozoiche 8.9 Infezioni batteriche classiche 8.10 Infezioni virali classiche 8.11 Ricksettie e Clamidi 8.12 Prioni 8.13 Vaccinazioni


Tipi di infezioni

Le malattie trasferibili si distinguono in due tipi:

  • trasferibili da uomo a uomo (p.es. rosolia), sono dette contagiose;
  • non trasferibili da uomo a uomo (p.es. malaria, solo da zanzara anofele), sono trasferibili ma non contagiose.

La malaria è trasferibile ma non contagiosa.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.1.1 Modalità di trasferimento delle infezioni 8.1.2 Vie infettive dei germi 8.1.3 Portatori ed emettitori di germi


Modalità di trasferimento delle infezioni

  • Con goccioline: trasferimento tramite gocce salivari mentre si parla, si starnutisce, si tossisce. Molto frequente per quanto riguarda le malattie da raffreddamento.
  • Con contatto: diretto da uomo ad uomo o mediante oggetti infetti p.es. difterite, rosolia.
  • Circuito fecale: per mancanza di igiene avviene la contaminazione attraverso le feci, l'urina, il sangue, il pus p.es. tifo e colera.
  • Per inalazione: (contaminazione aerogena). Inalazione di polvere contaminata con le feci p.es. ornitosi.
  • Attraverso il cibo e le bibite infette: erronea conservazione e immagazzinaggio che permette ai germi di procrearsi p.es. botulismo, salmonelle, listeriosi.
  • Attraverso lo scambio di liquidi corporei: riguarda i germi che al di fuori dell'organismo umano non possono vivere. Infezione per trasfusione o ferite della pelle e delle mucose con un contatto diretto p.es. sifilide, AIDS.
  • Spostamento nel corpo: germi che si trovano in un posto fisiologicamente adatto (p.es. intestino) che si spostano in una zona dove il germe diventa patogeno (p.es. vie urinarie) come l'escherichia -coli e altri.


Vie infettive dei germi

Quando riescono a superare le barriere d'entrata come:

  • tratto respiratorio,
  • tratto digestivo,
  • tratto urogenitale,
  • derma, mucose, congiuntiva intatta, ferita o debole.

I germi raggiungono i loro "organi bersaglio" tramite la circolazione sanguigna.


Portatori ed emettitori di germi

Dei portatori di germi possono manifestarsi non ammalati (o non ancora, oppure non più) a causa dei seguenti fattori:

  • tempo di incubazione non ancora passato;
  • decorso muto (senza sintomi o con sintomi aspecifici);
  • immunità specialmente per infezioni con indice contagioso basso e malattie da raffreddamento banali;
  • emettitori costanti di germi dopo un'infezione manifesta o "muta" con susseguente immunità che emettono costantemente germi con le feci p.es. colera, salmonelle, shigelle.


Sintomi caratteristici

di malattie infettive

I sintomi caratteristici sono i brividi e la febbre (che nel caso di batteri si diffonde per via ematica).

Vengono trattati i seguenti temi: 8.2.1 Temperature normali corporee 8.2.2 Tipi di febbre 8.2.3 Curve febbrili 8.2.4 Brividi 8.2.5 Sfebbramento


Temperature normali corporee

  • Ascellare: al di sotto di 36,8°C.
  • Sublinguale: ca. 0,2°C superiore all'ascellare.
  • Rettale: ca. 0,5°C superiore all'ascellare.


Tipi di febbre

Premessa: la temperatura basale di ogni persona è individuale e diversa! Temperatura ascellare inferiore a 36,4°C: sottotemperatura

  • temperatura ascellare ... 37,8°C. subfebbrile;
  • temperatura ascellare 37,8 ... 39°C: febbre;
  • temperatura ascellare superiore a 39°C: febbre alta.

NB: in alcune rare infezioni, es. colera, la temperatura può abbassarsi fino a 30°C.


Curve febbrili

Molte malattie infettive sono caratterizzate da curve febbrili tipiche.

  • Intermittente: attacchi febbrili che si intercalano con dei periodi di temperature normali ad intervalli di ore.
  • Remittente: variazione giornaliera di 1 ... 1,5°C; ma non sfebbra completamente.
  • Settica: bassa al mattino e alta alla sera.
  • Continua: variazioni giornaliere minori di 1°C. Tipica del tifo addominale, ornitosi tifoide o polmonare.
  • Ondulante: variazioni giornaliere ad intervalli di ore marcate. Tipica per brucellosi.


Brividi

Sono tipici per certe infezioni prima della fase febbrile:

  • scuotimento grossolano con battito dei denti;
  • forte sensazione di freddo;
  • poi febbre oltre i 39°C.

Normalmente indica la presenza di un germe nella circolazione ematica. Tipico della malaria (ogni 3 ... 4 giorni) e della pielonefrite (infezione renale). I bambini invece dello scuotimento possono avere delle convulsioni febbrili, che mimano una crisi epilettica con movimenti incontrollati degli arti, perdita di conoscenza con occhi girati all'insù e incontinenza.


Sfebbramento

  • Per lisi: lenta e continua.
  • Per cristi: bruscamente, in modo massiccio; può avere ripercussioni sul sistema cardiovascolare.


Metodi diagnostici

Per scoprire dei microrganismi patogeni nel corpo:

  • ricerca col microscopio;
  • culture per aumentare la quantità e testare gli antibiotici;
  • iniezione di materiale sospetto negli animali con l'osservazione della reazione (se si ammalano) p.es. tubercolosi;
  • ricerca di anticorpi nel sangue.


Metodi per combattere i germi

Ignaz Semmelweis, un ginecologo ungherese, ipotizzò, come causa per la setticemia puerperale, le mani infette di levatrici e medici. Dopo accese guerre ideologiche, la medicina sviluppa i seguenti strumenti per combattere i germi patogeni: sterilizzazione, disinfezione, pastorizzazione.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.4.1 Sterilizzazione 8.4.2 Disinfezione dai germi 8.4.3 Disinfestazione dai parassiti 8.4.4 Pastorizzare 8.4.5 Termini tecnici


Sterilizzazione

Distruzione di tutti i microrganismi su un oggetto (non solo patogeni). Due metodi:

  • sterilizzazione ad aria calda: 180°C per 30 min.;
  • autoclave (a pressione): 1 bar 120°C per 20 min.

2 bar 134°C per 5 min.

Da notare che il tempo si conta a partire dal momento in cui viene raggiunta la temperatura.

Per l'uso "casalingo" va benissimo una pentola a pressione (con un po' di acqua dentro).


Disinfezione dai germi

Annientare i germi patogeni da evitare le infezioni. L'oggetto non è "sterile". Per disinfettare si usano:

  • spesso ingredienti chimici (p.es. alcool).
  • Anche metodi fisici come:
    • essiccamento;
    • raggi (ultravioletti, raggi X, sole);
    • congelamento.


Disinfestazione dai parassiti

L'annientare parassiti come le pulci con degli ingredienti chimici.


Pastorizzare

Il riscaldamento "mite" per poco tempo (p.es. latte: 85°C per 2 min.). Le spore dei funghi non vengono distrutte, bensì i germi del tifo, paratifo, shigellosi, tubercolosi, ...


Termini tecnici

  • cida: uccide (batteri-, funghi-, ... )
  • statico: impedisce la proliferazione (virus-, ... ).


Cura di malattie infettive

Le malattie infettive, all'inizio del secolo erano la maggior causa della mortalità e ancora oggi lo sono nei paesi "sottosviluppati".

Nei paesi industrializzati sono stati ridotti notevolmente i rischi, grazie a:

  • tenore di vita che rende molto più efficace il sistema immunitario delle persone (fame, freddo, stanchezza, stress esistenziale ... ),
  • condizioni sanitarie e igieniche che hanno ridotto enormemente la quantità di microrganismi nell'ambiente e un'eventuale esposizione ai germi,
  • per le malattie infettive batteriche, l'uso di antibiotici è efficace nel dare un "colpo di mano" al sistema immunitario "sovraccarico" in situazioni d'emergenza critiche.

Molte volte nel mio lavoro come naturopata mi sembra persino "ribaltata" la problematica:

  • il tenore di vita rende noiosa e ideologicamente conflittuale la vita al punto da stressarsi per mancanza di sfida esistenziale e per l'incapacità di adattamento, ciò indebolisce di nuovo il sistema immunitario;
  • l'igiene eccessiva evita all'organismo di formare anticorpi durante l'infanzia ed elimina le barriere fisico-chimiche del sistema immunitario, mentre tante sostanze "sintetiche" devono essere elaborate dall'organismo (prodotti igienici, cosmetici, alimentari, invece dei microrganismi);
  • si tenta di sostituire con i medicamenti il lavoro del sistema immunitario togliendogli la possibilità di diventare calmo ed efficace, rendendolo tendenzialmente ipersensibile, impanicabile e perciò poco efficace.

Le cure delle malattie infettive specifiche sono descritte sotto i relativi capitoli degli organi.

Alcune regole per le malattie infettive:

  • consultare immediatamente il medico se c'è un sospetto di malattie infettive, per le quali è obbligatoria la denuncia (vedi: "Ordinanza concernente la dichiarazione delle malattie trasmissibili dell'uomo", 818.141.1);
  • mai interrompere una medicazione con degli antibiotici: si rischia di facilitare lo sviluppo di batteri resistenti all'antibiotico;
  • nessuna automedicazione con degli antibiotici. Il medico responsabile lo fa solo in caso di accertate infezioni batteriche secondo precisi criteri clinici: clinico-empirico secondo la probabilità del germe responsabile per la malattia ed eventualmente dopo aver diagnosticato il battere e, potendo, dopo averne conosciuto le esistenze.
  • Dopo e durante una cura con degli antibiotici è consigliabile la cura dell'apparato digestivo, perché spesso l'antibiotico indebolisce notevolmente la fauna e la flora intestinale.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.5.1 Comportamento durante le infezioni 8.5.2 Sostegno alle cure antibiotiche e guarigione dalle infezioni 8.5.3 Autotrattamento di infezioni "banali" 8.5.3.1 Fitoterapeutici germostatici 8.5.3.2 Febbre e diaforetici 8.5.3.3 Infezioni acute 8.5.3.4 Infezioni virali persistenti 8.5.4 Disinfettanti 8.5.5 Oli eterici contro le infezioni 8.5.1 Comportamento durante le infezioni

Un'infezione richiede dei notevoli sforzi al sistema immunitario; è quindi controindicato caricarlo ulteriormente:

  • riposo (a letto) per qualche giorno;
  • evitare stress di ogni forma;
  • rispettare le esigenze dell'organismo specialmente i segnali di fame, sete, calore, sonno, tranquillità;
  • concedersi un tempo di convalescenza (riassestamento dell'organismo).


Sostegno alle cure antibiotiche e alla guarigione dalle infezioni

  • Fino ad una settimana dopo la cura aggiunta di Vit. C (ca. 2 gr/giorno) e complesso Vit. B. Preparato combinato: 2 compr. BEROCCA p.d. (C e B). Zinco 50 mg p.d. per stimolare la fagocitosi.
  • Dopo la cura ripristinare la flora intestinale p.es. con tanto yoghurt e Bioflorin, BACTISUBTIL, MUTAFLOR, OMNIFLORA.
  • Uso di tisane (o altri preparati fitoterapeutici):
    • amaro stomachico
    • nervinotonici
    • leggermente diuretici
    • linfostimolanti

secondo il tipo dell'infezione.

Sono specialmente indicate:

  • urtica dioica diuretica
  • genziana amaro "digestivo"
  • rhiz. hydrastis amaro "mucose"
  • avena nervinotonico
  • Hb. galii aparines linfatico, immunitario
  • echinacea immunitario
  • absinthii amaro,antisettico
  • aglio antisettico

Sostituzione di liquidi (sudore) e di potassio (REKEWAN, brodo di manzo, p.es. Liebig) in caso di diarrea severa e il tè di tiglio (diaforetico).


Autotrattamento di infezioni "banali"

Visto che le infezioni si esprimono generalmente in determinati organi, vengono trattate nei relativi capitoli. In seguito presenterò alcune piante con effetto sistemico nel caso di infezioni. Innanzitutto sono da rispettare le raccomandazioni dei precedenti due capitoli (comportamento, sostegno).

Vengono trattati i seguenti temi: Fitoterapeutici germostatici Febbre e diaforetici Infezioni acute Infezioni virali persistenti


Fitoterapeutici germostatici

  • mirra germostatico, stim. leucociti
  • eucalipto virostatico
  • Rad. babtisiae tinctoria germostatico, antifebbrile
  • Hb. Tropaeoli germostatico
  • alium virostatico, diaforetico
  • echinacea germostatico, immunostimolatore
  • thymus germostatico
  • absinthii anaflogistico
  • melaleuca, lavanda germicidi (antiinfiammatorio).


Febbre e diaforetici

I diaforetici stimolano il corpo alla sudorazione. Questo processo scarica i reni, eliminando certe "scorie" tramite la pelle. Sono indicati specialmente in caso di infezioni accompagnate da febbre:

  • tiglio diaforetico, diuretico
  • angelica diaforetico, diuretico
  • sambuco diaforetico, diuretico, immunostimolante
  • zingiberis diaforetico, stimolante
  • paprika diaforetico, salivastimolante, stimolante, antisettico
  • menta diaforetico, antiemetico, antisettico
  • eupatorio perfol. diaforetico.
  • hyssopus diaforetico, calmante.


Infezioni acute

In caso di infezione acuta si usa come base un diaforetico e un immunostimolante p.es.:

  • tiglio millefolia diaforetici
  • sambuco echinacea immunostimolante.

Se sono coinvolte le ghiandole linfatiche si aggiunge galium aparines (odore di aglio) e/o calendulae.

Se sono coinvolte le mucose serve Hydrastis e/o Eupatorio perfol.

In caso di irrequietezza si aggiunge camomilla e/o scutellaria.

Se prude la pelle, si lava il corpo spesso con Acquae Hamamelis (astringente).


Infezioni virali persistenti

La seguente ricetta serve spesso:

Rp. Rad. Babtisiae ("indago", virostatico) Rad. Phytolaccae decan. (immunostimolante) Rad. Echinaceae angust. (germostatico, immunostimolante) Hb. Absinthiiaa (anaflogistico, amaro) Res. Myrrhae pulv aa ad 100 (germostati, immunostimolante) m.f. species D.S. Decotto 10 min. 1 c.t. per tazza 3 p.d.

(Si guarisce per non più dover bere questa tisana molto amara e schifosissima, la tintura è meno disgustosa).

Pare che la propagazione di certi virus persistenti venga parecchio impedita dall'aminoacido "lisina", contenuto nelle proteine di pesce, carne, leguminose, spagnolette, formaggi, ... Il fabbisogno giornaliero è di ca. 14 mg per kg di peso corporeo. Terapeuticamente si usa da 0.5 ... 5 gr/dì di L-lisina come aggiunta alimentare.


Disinfettanti

Disinfettanti per le ferite aperte: se non c'è altro, si usa un superalcolico. I "raffinati" moderni usano prodotti a base di iodio (p.es. BETADINE) perché non brucia. Personalmente preferisco Aeth.Lavendulae, perché è altrettanto battericida, fungicida e virostatico, inoltre promuove la rapida e pulita riparazione e cicatrizzazione tessutale. Anche gli astringenti hanno un mite effetto antisettico. Una disinfezione a regola d'arte dopo la pulitura superficiale di una ferita è la miglior prevenzione per complicazioni infettive susseguenti. Finché la ferita non è chiusa, la disinfezione va ripetuta dopo ogni altro intervento (lavaggio, cambiamento bende, ... ) ma almeno due volte al giorno.


Olii eterici contro le infezioni

I seguenti oli eterici sono molto efficaci contro le infezioni. Si consiglia vivamente di non ingerirli, perché sono troppo concentrati. Servono per una terapia locale; vanno spalmati o usati per le inalazioni e, oppure, i gargarismi. Caso mai si ricorra alle piante per fare degli infusi con delle tisane.


Infezioni parassitarie

Le infezioni parassitarie si incontrano soprattutto sul "mantello tegumentario" della pelle, dei capelli (e verranno trattate in quella sede). Si tratta in particolare di insetti (come p.es. pidocchi), ragnetti e le loro larve.

Un altro grande gruppo di parassiti si trova nel canale intestinale come biotopo e saranno trattati nel relativo capitolo (i diversi tipi di "vermi").

La vita dei diversi parassiti umani è spesso molto complessa per quanto concerne la procreazione e la propagazione con delle fasi che passano attraverso i diversi "ospiti" e intermediarie in altri biotopi.

Organismi animali pluri* e multicellulari che creano sintomi patologici poiché:

  • sfruttano sostanze nutritive dell'organismo ospitante
  • secernono sostanze tossiche con il loro metabolismo
  • possono trasmettere dei virus.

Di seguito vengono elencati i più diffusi. È meglio lasciare agli esperti le relative cure, perché possono essere dannose se applicate senza cognizione o da persone che non se ne intendono dovutamente. 8.6.1 Vermi 8.6.2 Acari 8.6.3 Pulci 8.6.4 Pidocchi 8.6.5 Zecche


Vermi

  • Ascaridi;
  • enterobi;
  • trivuri;
  • trichine;
  • cestodi.
Acari
Sono dei ragni. Il più noto è la scabbia.
Pulci
Insetti che succhiano il sangue umano. Lasciano un "rossore" rotondo con in mezzo un puntino che prude fortemente. Possono trasmettere delle malattie come la peste e servono ai cestodi (tipo di verme intestinale) come "intermediario".
Pidocchi
Insetti di diverse forme (sanguisughe):
  • dei capelli, specialmente nei bimbi, scomodi ma non pericolosi;
  • dei vestiti: possono mediare malattie virali pericolose come:
    • Rickettsia prowazeki.
    • Borrelia recurrentis.
    • Rickettsia quintana.
    • Peste.
  • Pubiche: noiose ma non pericolose.


Zecche

Insetti sanguisughe che possono trasportare la meningo-encefalite. Potrebbe anche essere possibile la diffusione di Rickettsie e Borrelie.


Infezioni di miceti, funghi

Le infezioni micetiche (p.es. funghi dei piedi) sono parecchio divulgate.

I funghi (miceti) sono cellule vegetali (senza clorofilla) con diversi nuclei cromosomici. Da una spora si forma un "filo micelico" che intersecandosi con un altro, forma un "fungo" che produce nuove spore. Le spore sono molto resistenti, il micelio e i "funghi" molto meno.

Le micosi infettano prevalentemente la cute e le mucose, i capelli e le unghie, ma possono infettare, anche i polmoni, le ossa e le meningi fino alla setticemia micotica con esito letale.

Vengono trattati i seguenti temi: 8.7.1 Dermatofiti (tinea) 9.7.2 Micosi "lievitali" 8.7.3 Principi di trattamento delle micosi


Dermatofiti (tinea)

Funghi filiformi che infettano la cute, i capelli e le unghie. "Tinea" indica che si tratta di un dermatofito, poi segue la localizzazione (p.es. tinea pedum * mucosi del piede).

Si presenta normalmente come un focolaio rotondo, ovale o irregolare con bordo marcato, ev. più pallido verso il centro. Desquamazione verso il bordo, spesso prurito o bruciore. Luoghi prediletti: ascelle, inguine, pieghe del ventre.


Micosi "lievitali"

Il rappresentante più noto è la candida albicans, naturale flora dell'intestino umano che infetta prevalentemente la bocca, la vagina, il prepuzio creando uno strato biancastro che spesso prude.

Colpiti sono prevalentemente persone che sono:

  • diabetiche;
  • trattate massicciamente con antibiotici che disturbano la flora naturale delle mucose;
  • soggette ad uno stato immunitario debole,
  • partner sessuale di persone infette.


Principi di trattamento delle micosi

  • Ai funghi piace un ambiente caldo e umido su di un substrato alcalino (p.es. piedi ben lavati con del sapone, nelle calze di fibra sintetica, nelle scarpe chiuse d'estate);
  • detestano un substrato oleoso, ambiente secco e piuttosto acido;
  • le spore si propagano sfregandosi con la biancheria e sono eliminabili solo a una temperatura superiore ai 75°C;
  • i fungicidi eliminano il micelio e i funghi, ma non le spore che hanno un periodo di germinazione di ca. 2 settimane. La cura deve proseguire per altre 3 settimane per garantire che vengano colpiti anche gli ultimi "germogli" prima che si formino nuove spore.


Infezioni protozoiche

(proto-: primo, -zoon: bestia). Microrganismi animali monocellulari, possono alternare una riproduzione sessuata ad una assessuata.

Le infezioni più note di protozoi sono:

  • toxoplasmosi gondii (può essere acquisita dal bambino ancora in utero)
  • malaria (diverse forme di plasmodi)
  • diarrea amebica
  • trichomonas vaginale.


Infezioni batteriche classiche

I batteri sono organismi monocellulari capaci di procrearsi per mitosi nell'organismo che li ospita come parassiti. Vivono tra le altre cellule e nell'interstizio tessutale dell'organismo infetto. Il loro effetto patogeno consiste nel fatto che:

  • secernono tossine come prodotto del loro metabolismo (ectotossine) che determinano la sintomatologia specifica p.es botulismo, difterite, tetano;
  • liberano tossine quando si decompongono (endotossine) che creano sintomi come:
  • febbre, choc, leucopenia, iperglicemia che poi è spesso la "crisi di guarigione" dall'infezione.

Bacillus e clostridium sono dei sottogruppi di batteri in grado di ridursi a spore resistenti (come i miceti). Essi possono sopravvivere in condizioni ambientali ostili e con un metabolismo molto ridotto.

A seconda delle forme dei batteri si distinguono in:

  • batteri "sferici" (-cocchi)
    • streptococchi (a catena)
    • stafilococchi (a grappoli)
    • diplococchi (a coppia)
  • batteri bastiformi
  • pastorella come corinebattero
  • batteri spiraliformi
    • spirochete (flessibile, mobile)
    • spirilli (rigidi, immobili).

Infezioni batteriche classiche sono:

  • numerose infezioni locali della pelle (come la Scarlattina)
  • Pertosse
  • Tubercolosi
  • Tifo
  • Salmonelle
  • Dissenteria
  • Colera
  • Tetano


Infezioni virali classiche

I virus sono i "germi" più piccoli. Non sono ancora ritenuti "organismi" perché consistono solo di DNA e RNA con o senza una membrana proteica; si classificano come "unità biochimiche". Non dispongono di un metabolismo proprio, ma necessitano di un "ospite" per procrearsi. Sono i "parassiti di cellule".

Il meccanismo infettivo:

  • il virus si attacca a determinati ricettori sulla membrana della cellula ospite;
  • la cellula "ingerisce" il virus per pinocitosi;
  • RNA e DNA del virus inducono nella cellula ospite la riproduzione virale;
  • i virus riprodotti vengono "esportati" dalla cellula ospite e infettano altre cellule.

La cellula ospite, dopo un po' di tempo, tenta di difendersi contro il "parassita intracellulare" producendo delle proteine come l'interferone e l'interleuchine (che sono virostatici) ed emette queste sostanze anche nel liquido interstiziale (atto "altruistico" della cellula verso il suo ambiente vitale).

Quando l'organismo identifica un tipo di virus, scatta il meccanismo di difesa cellulare con la produzione di anticorpi specifici.

I sintomi di un'infezione virale sono generali in una prima fase (quando il virus si propaga nel sangue). Essi diventano specifici quando il virus raggiunge e si moltiplica nell'organo bersaglio.

I sintomi generali sono:

  • stanchezza;
  • mal di testa;
  • temperatura ev. alzata e brividi;
  • dolori muscolari e articolari;
  • leucopenia (leucociti emigrati dal sangue nel tessuto connettivo lasso per combattere il virus).

I sintomi specifici dipendono "dall'organo bersaglio". Per reazione, normalmente, aumenta il numero dei linfociti nel sangue.

Le famiglie virali più note sono:

  • adenovirus: influenza, naso, gola
  • arbovirus: viene trasmesso da un insetto ematofago (zecche, zanzare)
  • enterovirus: poliomielite
  • herpes-virus: herpes simplex, herpes zoster
  • mixovirus: orecchioni
  • retrovirus: AIDS.

Classiche infezioni virali sono:

  • Influenze
  • Epatite virale
  • Morbillo
  • Orecchioni (parotite)
  • Rosolia
  • Varicella
  • AIDS


Rickettsie e Clamidi

Rickettsia: sono microorganismi tra i virus e i batteri, in quanto obbligatoriamente sopravvivono solo all'interno della cellula:

  • Rickettsia prowazeki maculosa.
  • Rickettsia burneti (febbre Q).

Clamidi: cono microorganismi tra i virus e i batteri parassitari delle cellule (come virus) ma strutturati in modo simile ai batteri:

  • Clamidia trachomatis (tracoma, lymphogranuloma inguinalis).
  • Clamidia psittaci (ornitosi).
  • Altre infezioni genitali e oculari.


Prioni

Prioni sono delle proteine stereometricamente molto simili a delle specifiche proteine animali o umane del sistema nervoso centrale, con delle aberrazioni che impediscono il funzionamento metabolico strutturale. Pare che siano inoltre capaci di una riproduzione autonoma (all'infuori della genetica). Questo li attrezza di un certo potenziale infettivo del quale ci sono solo speculazioni sulle loro vie. Nel complesso ci sono più domande che risposte.

Rappresentano oggi la grande paura pubblica per l'epidemia veterinaria della "mucca pazza" e il suo nesso con il morbo Creutzfeld-Jacobs umano. Ci sono delle ipotesi che altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale diagnosticate precedentemente come "degenerativo", in realtà potrebbero essere delle infezioni prioniche.


Vaccinazioni

Le vaccinazioni sono un validissimo strumento preventivo e biologico:

  • Si offrono con la vaccinazione all'organismo dei germi patogeni inerzializzati (o frammenti di loro) non più virulenti (incapaci di procrearsi).
  • Il sistema immunitario dell'organismo (ignorano della loro innocuità) mette in moto tutti i meccanismi per combatterli (inutilmente).
  • Come effetto di questa "simulazione di difesa" rimangono nel sistema immunitario delle cellule (B-linfociti memorativi) che riconoscono questo tipo di "nemico" immediatamente in future infezioni e fanno scattare entro minuti e ore le relative difese (la prima volta dura da giorni a settimane nelle quali il germe patogeno si procrea indisturbato).

Nei nostri paesi ricchi, igienici e con dei servizi sanitari sviluppati, le vaccinazioni incontrano resistenza in una parte della popolazione per diversi motivi:

  • Sono quasi inesistenti le grandi malattie infettive fruste dell'umanità come la poliomielite, la tubercolosi, il vaiolo, ... che una volta diminuivano e ledevano in epidemie grande parte della popolazione (specie i bambini). Sono diventate quasi inesistenti proprio grazie alle vaccinazioni, ma non sono per niente sradicate.
  • La vaccinazione provoca per natura una reazione immunitaria, normalmente quasi inosservata ma talvolta drammatica, quando un individuale sistema immunitario reagisce al germe inerzializzato "a sbalzo". Da immaginarsi, come avrebbe reagito con il germe virulento! Il caso è però molto raro.
  • Certi germi patogeni (specialmente i virus di influenza) hanno una grande capacità di trasmutazione fino al punto, che il sistema immunitario non li riconosce più "uguali" a quelli della vaccinazione e quindi la vaccinazione si dimostra inutile.
  • Vengono offerte tante vaccinazioni contro delle malattie "banali" e/o di infanzia non problematiche, solo per evitare la scomodità di un disturbo della vita o per evitare "giorni lavorativi persi" (influenza) o per gli ipocondriaci. Questo lede la reputazione del farmaco che è utilissimo per dei casi indicati (senescenti, esposti, convalescenti, ... ).

Come in tanti campi sanitari si tratta di valutare con buon senso "il minor male". Gli apostoli del "non nuocere" lasciano al destino di nuocere purchè loro possano "lavarsi le mani nell'innocenza". È un'etica tanto discutibile, ma come classici farisei si sentiranno sempre nel giusto, anche se amazzano o ledono per negligenza.


Elenco dei disturbi, links

e delle malattie specifiche organiche

La medicina popolare conosce, tratta o assiste nella cura di tante malattie, specialmente:

  • disturbi banali come il raffreddore, il mal di gola, le punture di insetti, l'epistassi (sangue dal naso)
  • malattie croniche come i reumatismi, le vene varicose, ...
  • malattie e disturbi d'infanzia, in gravidanza e in età avanzata.

La problematica dell'impresa non consiste tanto nel "conoscere un rimedio" quanto nel "riconoscere la malattia", il chè spesso è tutt'altro che banale. Chi sbaglia, "da il rimedio giusto per la malattia sbagliata", come disse mia nonna e:

  • non funziona: cosa che ingiustificatamente lede la reputazione del rimedio;
  • sembra funzionare (perché l'organismo si sarebbe forse autoguarito più efficacemente senza rimedio, cosa che ingiustificatamente glorifica la reputazione del medicamento);
  • evita o ritarda un trattamento appropriato: che per certe malattie può essere fatale (a chi gli capita come curatore è un pericolo pubblico).

Nel nostro esercizio naturopatico è impressionante la quantità di errori diagnostici e di valutazione che incontriamo e bisogna stare al massimo attenti ad "autodiagnosi", pareri di "conoscenti che se ne intendono", strani curatori ma anche medici (spesso specialisti) che si fissano su un qualche sintomo o disturbo di terzo rango, ignorando delle funzioni elementari.

Per questi motivi non pubblichiamo dei "ricettari" isolati da contesti anatomici, fisiologici e patologici. Agli interessati li insegniamo p.es. in corsi e seminari come:

  • Materia Medica Popolare,
  • Terapie ortomolecolari per dei disturbi psichici,

e li trattiamo nelle relative dispense.

Di seguito un elenco di temi trattati in merito durante i corsi e i seminari che dà una vaga idea limitata dell'ampiezza dei disturbi e delle difficoltà di identificarli con precisione.

9.1 Apparato digerente

9.2 Malnutrizione e assorbimento difettoso

9.3 Metabolici

9.4 Apparato respiratorio

9.5 Apparato cardiovascolare

9.6 Apparato escretorio

9.7 Apparato procreativo

9.8 Ricettario delle malattie ai genitali

9.9 Apparato tegumentario

9.10 Apparato motorio

9.11 Organi dei sensi

9.12 Sistema ormonale

9.13 Sistema nervoso centrale

9.14 Sistema nervoso periferico

9.15 Dolori

9.16 Malattie del sistema gestionale

9.17 Recuperativi

9.18 Emotivi

9.19 Mentali

9.20 Fisici durante la gravidanza

9.21 Disfunzioni legate all'età avanzata

9.1 Apparato digerente

Cavità boccale

Farmacologia fitoterapeutica cavità boccale

Ricettario cavità boccale

Tonsillite, ascessi, mal di denti

Gengivite, Parodontosi, Stomatiti, Glossite, Faringite

Xerostomia (sindrome sicca)

Stomatiti infettuose (Ragadi, micotiche)

Stomaco

Ricettario disturbi gastrici.

Gastrite acuta.

Gastrite cronica, atonia, achilia, anoressia, inappetenza.

Dispepsia inclini a coliche/meteorismo.

Gastropatia cronica (gastrite secondaria di ulcera, colecistopatia).

Ulcera gastrica/duodenale.

Elicobattero (Helicobacter pylori).

Esempio piano curativo gastrico.

Disturbi intestinali

Colon irritabile

Meteorismo, sindrome di Roemheld, dispepsia

Diarrea

Ricostituenti flora intestinale

Costipazione

Proctite, Colite ulcerosa

Emorroidi

Diverticolite

Appendicite

Colite acuta

Malattie infettive del tratto gastro-intestinale

Colera

Shigellosi (dissenteria batterica)

Enterite infettuosa

Tifo addominale

Paratifo

Ricettario antiparassitario intestinale

Cestodi, teniadi

Ascaridi

Oxiuri

Ricettario cole-epatico

Epatite virale

Epatico generale

Ittero

Epatite cronica

Disturbi degenerativi del fegato

Fegato grasso

Sostanze ortomolecolari per i disturbi epatici

Ricettario cistifellea

Colecistite

Colelitiasi

Spasmolitici

Discinesia/distonia colica

Sostanze ortomolecolari per colelitiasi

Ricettario malattie pancreatiche

9.2 Malnutrizione e assorbimento difettoso

Carboidratosi

Lipidosi

Proteinosi

Mineralosi

Oligoelementosi

Vitaminosi

9.3 Metabolici

Disturbi di acido urico (gotta, artrite urica)

Terapia ortomolecolare

Lipidemie

Valori di referenza colesterolo

Diete e valori ematici lipidici

Relazioni tra colesterolo totale, HDL e trigliceridi

Cause di lipidemie

Terapia di mancanze movimentali

Terapie di sottofunzioni epato-biliari

Terapie di disturbi metabolici

Glicemie

Carboidrati, lipidi, proteine e metabolismo energetico:

Disturbi di tolleranza al glucosio:

Composizione alimentare controindicata per i disturbi di tolleranza al glucosio

Consigli dietetici per mitigare i disturbi di tolleranza al glucosio

Consigli terapeutici per aumentare la tolleranza al glucosio

Misure paliative e preventive per i disturbi vasali e neurologici correlati:

Indice glicemico

9.4 Apparato respiratorio

Rinite

Sinusite

Laringite, bronchite (mal di gola, raucedine, tosse)

Asma bronchiale

Epistassi (sangue da naso)

9.5 Apparato cardiovascolare

Ematico

Anemia mancanza di ferro

Fibrinolitici (emolitici, trombolitici)

Anemia mancanza B12 / acido folico

Coagulanti

Antiflogistici sistemici e locali

Cardiaco

Regole dietetiche e di stile di vita

Micronutrienti

Ricettario specifico

Insufficienza cardiaca

Tachicardia, estrasistole

Angina pectoris

Sclerosi arteriale/coronarica

Sintomi stenocardiaci

Cardiovascolare

Ipotonia

Ipertonia

Emicrania

Arteriosclerosi

Varici

Tromboflebite

Sindrome postrombotica

Ulcus cruris

Linfatico

Tonsillite e angina

Splenomegalia

Linfangite

Linfedemi

9.6 Apparato escretorio

Nefriti e albuminuria

Nefrosi e disturbi renali in genere

Calcoli renali

Cistiti, uretriti

Enuresi, prostatopatia, incontinenza

Diuretici per diverse circostanze

9.7 Apparato procreativo

Fitofarmaci per l'apparato genitale femminile

Tabella riassuntiva

Fitormoni sessuali

Gonadotropi e indirettamente "progesteronici"

Estrogeni

Progesteronici

Composizione di fitorimedi individuali

9.8 Ricettario delle malattie ai genitali

Candidosi vaginali

Candidosi pene

Herpes genitalis (labialis)

Papillomi genitali femminili, variazioni displastiche locali

Condilomi genitali

Dismenorrea

Amenorrea, oligomenorrea acuta

Ipermenorrea funzionale acuta

Polimenorrea; ipermenorrea, amenorrea, oligomenorrea cronica

Emazie (-rragie) ginecologiche in generale

Fluor albus costituzionale

Mastodinia, sindrome premestruale

Mastopatia semplice, cisti mammellari, fibrosi cistica

Parametropatia spastica, pelipatia

Sindrome premestruale

Abbassamento/prolasso uterino

Prostata: Disturbi di minzione; ipertrofia/adenoma di prostata

Vescica irritabile, prostatite abatterica

9.9 Apparato tegumentario

Ricettario dermico

Parassiti

Furuncoli, ascessi

Cisti superficiali

Antipruriginoso (eczemi, allergie, dermatite, orticarie)

Antinfettivo

Antifibrotico

Antiduroni

Anticapillari

Anticellulite

Antimicotico dermico

Antimicotico unghie

Cura unghie / mani rigenerativa

Forfora

Acne

Erpete (Herpes)

Fuoco di Sant'Antonio (Herpes zoster)

Verruca

Piccole lesioni

Punture di insetti

Ustioni

9.10 Apparato motorio

Osteoporosi e malattie ossee

Controllo e regolazione acidità dell'urina

Sostituzione calcio/vitamina D

Regolazione ormonale

Analgesici, antinfiammatori, spasmolitici

Artrite, artrosi

Dolori articolari

Gangli

Artrite e artrosi

Gotta

Muscolari, tessuto connettivo

Farmaci per disturbi muscolari /connettivi

Ricettario disturbi muscolari/connettivi

Spasmi, rigidità, distensivi, tonificanti, calmanti

Antidolorifici

Reumatismi

9.11 Organi dei sensi

Occhi

Irritazioni dell'occhio

Infezioni e irritazioni allergiche

Orecchie

Mal di orecchie

Otite

Foruncoli, mastoidite

Otite media

9.12 Sistema ormonale

Tiroidismo

Diabete mellito (terapie palliative)

Microangiopatie/Neuropatie locali

Macroangiopatie

Micosi

Ferite, Infezioni, Ulcera, Decubiti

9.13 Sistema nervoso centrale

Mb. di Parkinson (palliativo)

9.14 Sistema nervoso periferico

Nevralgie

Parestesie

Herpes zoster

9.15 Dolori

Dolore e analgesici nella medicina tradizionale

Oppiacei

Analgesici antipiretici

Integratori alimentari coinvolti

9.16 Malattie del sistema gestionale

Insonnia

Depressioni

Esaurimento, debolezza

Stress, ansia

Distonia vegeatativa

Mal di testa, emicrania

9.17 Recuperativi

Disturbi di sonno

Stanchezza cronica

Stress cronico

9.18 Emotivi

Ansia ed eccitazione

Depressioni

Esaurimento nervoso

9.19 Mentali

Psicosi e nevrosi

9.20 Fisici durante la gravidanza

Disturbi di digestione

Rinflusso iatale e bruciore di stomaco:

Nausea

Stitichezza

Emorroidi

Vene varicose

Mal di schiena/sciatica

Ipoglicemia da gravidanza

Diabete dia gravidanza

Ipertonia

Tossicemia

Somministrazione di supplementi vitaminici e minerali

9.21 Disfunzione legata all'età avanzata

Sistema scheletrico

Apparato tegumentario (pelle)

Sistema urinario

Apparato respiratorio

Apparato digestivo

Disturbi gustativi e olfattivi

Atrofia gastrica

Costipazione

Apparato cardiovascolare

Organi di senso specifici

Vista

Udito

Sistemi riproduttivi

Menopausa

Meccanismo

Regole igieniche e nutritive

Micronutrienti spesso scarsi

Fitormoni e ormonsimili

Regolatori ormonali menopausali

Caldane

Secchezza vaginale

Andropausa

Cervello e capacità mentali


La morte

La morte è definita come termine della vita di un individuo, descritta in senso medico come sequenza di deficienze funzionali irreversibili di:

  • Respirazione.
  • Circolazione.
  • Sistema nervoso centrale.

Vengono trattati i seguenti temi: 10.1 Fasi della morte 10.2 Cause fisiologiche 10.3 Cause metaboliche 10.4 Cause patologiche 10.5 Tipo di morte 10.6 Attestato di morte 10.7 Accompagnamento alla morte 10.8 Assistenza alla morte ed eutanasia 10.9 Morte, cultura e lavoro sul lutto


Fasi della morte

Si distinguono quattro fasi:

  • Morte clinica: arresto circolatorio completo con i sintomi:
  • Mancanza di pulsazione della carotide (sintomo circolatorio).
  • Mancanza di respirazione (sintomo respiratorio).
  • Pupille completamente aperte (sintomo neurovegetativo).
  • Colore cianotico di derma e mucosa (secondo sintomo circolatorio). Potenzialmente reversibile entro breve tempo con delle appropriate misure di rianimazione e dei mezzi tecnici.
  • Morte corticale: cedimento delle funzioni coscienti del sistema nervoso centrale: coma. È possibile la sopravvivenza "vegetativa" anche per molto tempo se è garantito l'approvvigionamento di nutrienti e l'escrezione ev. con mezzi tecnici.
  • Morte cerebrale: cedimento di funzioni anche vegetative cerebrali: criterio per la morte vegetativa di un individuo. Eventualmente sono mantenibili delle funzioni vegetative per un certo periodo e secondo i centri vegetativi lesi, cioè: respirazione, circolazione, nutrizione, escrezione con mezzi tecnici.
  • Morte biologica: necrosi di tutti gli organi.


Cause della morte


Cause fisiologiche

Fisiologicamente il cedimento di ciascuna delle tre funzioni:

  • respirazione,
  • circolazione,
  • neurovegetativo,

porta alla morte.

A mancante respirazione per impedimento delle vie respiratorie o paralisi della muscolatura respiratoria o neurogeno manca l'ossigeno per il metabolismo energetico delle cellule che porta prima alla morte cerebrale perché cedono dopo poco tempo le funzioni di controllo e comando nervoso.

A mancante circolazione per arresto cardiaco neurogeno o paralisi della muscolatura cardiaca o ipovolemia manca l'ossigeno per il metabolismo energetico delle cellule che porta prima alla morte cerebrale perché cedono dopo poco tempo le funzioni di controllo e comando nervoso.

A lesioni di centri neurovegetativi elementari per intossicazione endogena o esogena o per necrosi o mancante ossigeno o glucosio, segue la perdita di controllo e di comando di funzioni respiratorie o circolatorie che sono letali.


Cause metaboliche

Metabolicamente si muore di:

  • Mancanza energetica:
    • Ossigeno -> "soffocamento" cellulare (respiratorio, circolatorio).
    • Glucosio -> "affamamento" cellulare (digestivo, circolatorio).
  • Mancanza d'acqua (disidratazione con choc ipovolemico, a livello cellulare: digestivo, circolatorio o elettrolitico).
  • Intossicazione/destabilizzazione omeostatica (interna -> p.es. iperuremia per crollo renale; esterna -> p.es. eccessivo consumo di alcool); a livello cellulare destabilizzazione elettrolitica / intossicazione cellulare.
  • Cedimento di controllo e comando nervoso con crollo delle funzioni respiratorie, digestive o circolatorie.


Cause patologiche

Statistica delle cause di morte (Germania 1965 ... 1990): per 100'000 uomini a sinistra, 100'000 donne a destra.


Domande giuridiche


Tipo di morte

Per dei motivi giuridici si distingue tra morte naturale (malattia, senescenza, ... ) e morte forzata (incidente, suicidio, ... ). La morte forzata deve essere immediatamente annunciata alla polizia.


Attestato di morte

Esso deve essere riempito dal medico e contiene una parte amministrativa per le relative istanze e una parte confidenziale che serve per la statistica sulle cause di morte, ai fini di poter rilevare dei dati epidemiologici sulla mortalità in generale e la morbosità di determinate malattie.



Accompagnamento alla morte

Morire è il periodo tra l'inizio dello spegnimento delle funzioni vitali e la morte. Ci sono sia delle cliniche (ospizi) sia delle persone specializzate che si dedicano al difficile compito di accompagnare le persone durante questo trapasso, quando né familiari né ospedali sono in grado di farlo.

L'accompagnamento alla morte è la cura dei moribondi che consiste nell'applicazione di tutte le misure disponibili:

  • per rendere più sopportabili i disagi e i dolori,
  • dedicandosi completamente alla persona e
  • soddisfacendo le sue esigenze particolari.


Assistenza alla morte ed eutanasia

L'assistenza alla morte (eutanasia) consiste in comportamenti di alta rilevanza morale ed etica determinata da tanti fattori socioculturali. Comprende la facilitazione della morte e la diminuzione dei dolori di una persona irriversibilmente ammalata. È da distinguere cautamente l'assistenza alla morte (palliativa) dall'assistenza per la morte (eutanasia attiva e passiva).

Vengono trattati i seguenti argomenti: 10.8.1 Eutanasia attiva diretta e indiretta e assistenza al suicidio 10.8.2 Eutanasia passiva


Eutanasia attiva diretta e indiretta e assistenza al suicidio

  • L'assistenza medica alla morte tramite antidolorifici che non comprenda una diminuzione della durata di vita, non solo è concessa ma spesso indicata, anche se questa misura palliativa causa delle alterazioni di coscienza.
  • L'eutanasia attiva diretta come mirata abbreviazione della vita è legalmente non concessa, anche se si tratta di un espresso, sincero e immutabile desiderio del moribondo.
  • L'assistenza al suicidio rimane legalmente impunita. I limiti verso l'eutanasia attiva diretta sono, d'altronde, individualmente parecchio fluttuanti e di non facile valutazione giuridica. In Svizzera si occupano delle organizzazioni come EXIT di questo compito sociale e con vari commenti pubblici.
  • Impunibile rimane una misura che ha come scopo l'allentamento di dolori e comporta come effetto collaterale una possibile diminuzione poco rilevante della vita (cosiddetta eutanasia attiva indiretta).


Eutanasia passiva

"Lasciar morire" cioè astenersi da misure che prolungano la vita in caso che:

  • Sembra vano il proseguimento dell'attuale o di un'ulteriore cura.
  • È temibile un prolungamento dell'agonia.
  • Non è probabile un prolungamento della vita, ma il rischio di protrarre la morte mette il medico davanti a difficilissime valutazioni sia cliniche sia umane.

Davanti a questa situazione ci sono le seguenti (e non esaurienti) regole:

  • Se il moribondo desidera la protrazione della terapia, la sua volontà è da rispettare anche se è valutata vana dal medico.
  • Il cedimento terapeutico è comunque concesso dopo cauta consultazione e documentazione medica di comune accordo con il moribondo.
  • Se manca un'espressione attuale di relativa volontà del moribondo, è corretto da parte del medico interrompere le misure terapeutiche, limitandosi a misure palliative della riduzione dei dolori e disagi.
  • Una cura intensa, al di là della morte cerebrale, non è permessa dal legislatore.


Morte, cultura e lavoro sul lutto

Chi intendesse approfondire il tema (sarebbe opportuno per ogni terapista), legga il seguente libro:

KAST, Verena: "L'esperienza del distacco" (lutto, perdita, abbandono ecc.) Ed. RED

La morte di una persona, il relativo comportamento e lo stato d'animo delle persone socialmente, relazionalmente ed emotivamente coinvolte, hanno una rilevante dimensione sia socioculturale sia psichica.

A livello culturale si onora il defunto con cerimonie, rituali e abitudini commemorative fortemente legate a credenze spirituali e religiose, dando conforto solidale ai superstiti.

Nel tessuto sociale viene a mancare una persona con le sue competenze, compiti e responsabilità nonché i suoi beni e debiti. Per i superstiti si tratta di regolare e di riorganizzare per quanto sia possibile la nuova situazione.

A livello emotivo-relazionale ciascun superstite coinvolto deve fare i conti con la nuova situazione e spesso con se stesso; non solo per quanto riguarda le strutture e i loro funzionamenti della vita relazionale modificati, ma spesso è anche una motivazione per rivedere e cambiare sotto l'influsso di forti emozioni la propria struttura e il proprio funzionamento psichico. Il terapista si trova spesso nella condizione di dover affrontare queste situazioni con un suo cliente durante una terapia. È una parte nobile del nostro mestiere, ed è bene intendersene.

Prendendo la morte di una persona cara come forzato e imposto stimolo per un processo psichico coscientemente vissuto ed elaborato, usando un termine moderno chiamato "lavoro sul lutto". Come ci insegna la Signora Kast, il lutto ha una dimensione processuale psichica che segue certe tappe e un determinato percorso. Come lavoro è sempre duro e lungo. Se malfatto, si perpetua. Può diventare la causa di futuri disagi scomodissimi di tipo rimozione, idealizzazione e condizionamento mentale come può evolversi, a fonte dei propri mutamenti nobilissimi, verso un'identità più autonoma e soddisfatta, equilibrata e sicura.

©2003 by P. Forster e B. Buser Fr. 19.­

© 2005 P. Forster & B. Buser

via Tesserete, CH-6953 Lugaggia, Switzerland

Everyone is permitted to copy and distribute verbatim copies of this license document, but changing it is not allowed.

GFDL Gnu Free Documentation License


Annessi


Indice originale FTP 2

  • 0 Sintomi, visita, diagnostica, cura
    • 0.1 Anamnesi, Sintomi, diagnosi
    • 0.2 Visita, ispezione, analisi
    • 0.3 Diagnostica e valutazione degli indizi
    • 0.4 Cura e guarigione
  • 1 ... 8 Malattie e disturbi in generale
  • 1 Malattie genetiche
  • 2 Malnutrizione
    • 2.1 Fabbisogni e deficienze qualitative
    • 2.2 Fabbisogno e deficienze quantitative
    • 2.3 Composizione quantitativa
    • 2.4 Disturbi nutrizionali e di peso
  • 3 Degenerazioni e lesioni
  • 4 Neoplasmi, tumori e cancro
  • 5 Infiammazioni e reazioni allergiche
    • 5.1 Processo infiammatorio
    • 5.2 Reazioni sistemiche infiammatorie
    • 5.3 Allergie e choc anafilattico
    • 5.4 Misure antinfiammatorie
    • 5.5 Antidolorifici
    • 5.6 Antinfiammatori
  • 6 Autoimmunità
  • 7 Traumi da agenti fisici e chimici
  • 8 Organismi patogeni e infezioni
    • 8.1 Tipi di infezioni
    • 8.2 Sintomi di malattie infettive
    • 8.3 Metodi diagnostici
    • 8.4 Metodi per combattere i germi
    • 8.5 Cura di malattie infettive
    • 8.6 Infezioni parassitarie
    • 8.7 Infezioni di miceti, funghi
    • 8.8 Infezioni protozoiche
    • 8.9 Infezioni batteriche classiche
    • 8.10 Infezioni virali classiche
    • 8.11 Ricksettie e Clamidi
    • 8.12 Prioni
    • 8.13 Vaccinazioni
  • 9 Elenco dei disturbi e delle malattie
  • 10 La morte


Sitografia

alla pagina Malattie e disturbi umani

Links per dei singoli temi vedi sotto i singoli titoli sopraindicati!

Google: ?categoria? ?categoria? ?categoria?

Ricettario Foglietti Med Pop: tzuuihoij

(:pagelist link=Category.tzuuihoij fmt=Site.List#oneline order=title list=normal:)

Conferenze Med Pop:

?conferenza?:
?conferenza?:

Medicina popolare:

forma forma forma forma forma forma

Terapisti complementari CSA

forma forma

it.Wikipedia:



Organizzazioni



Bibliografia



Impressum

(:table width=100%:) (:cellnr rowspan=2 valign=middle align=center:)1a edizione 1999:
Autore: P. Forster a cura di Bianca Buser, Benedetta Ceresa (:cell valign=middle align=right:)2a edizione 2002: a cura di Mario Santoro (:cellnr valign=middle align=right:)3a edizione 2008: a cura di Daniela Rüegg



Commenti

(:description modulo, template, pagina tipo, patologia, terapia, medicina popolare, materia medica, PmWiki:)

(:keywords modulo, template, pagina tipo, patologia, terapia, medicina popolare, materia medica, PmWiki:)

Edit - History - Print - Recent Changes - Search
Page last modified on February 24, 2009, at 10:28 AM