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Disturbi umani II

Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni

Indici I: Diagnostica, Cura, Genetica II: Nutrizione, Degenerazioni, Tumori, Infiammazioni, Infezioni III: Disturbi specifici, Morte

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Categoria: Enciclopedia Patologia Terapia ?

Il presente testo è stato revisionato, illustrato e linkato da Daniela Rüegg in base alla
dispensa Malattie e disturbi umani

Scritti correlati:

CSA: MmP: Sitografia


1.  Malnutrizione

Malnutrizione it.Wikipedia Malnutrizione msd-italia

Malnutrizione in campo medico
è la conseguenza prolungata nel tempo di difetti di nutrizione, ovvero una diminuzione di assunzione o assorbimento di protidi, minerali vitamine o calorie.

E’ il risultato conseguito a causa di:

  • Inadeguata assunzione o anomala assimilazione delle calorie immesse nella circolazione del metabolismo, come ad esempio in seguito a diete dimagranti
  • Eccessivo dispendio energetico;
  • Alterato metabolismo genetico con annesse patologie intrinseche.


1.1  Dati: Fabbisogno sostanziale umano


Fabbisogno quantitativo
sostanziale umano

In merito al fabbisogno esistenziale umano in sostanze essenziali ci sono pochissimi studi scientifici. Per questo motivo, in stati industrializzati, gruppi di esperti elaborano raccomandazioni che riguardano il fabbisogno di dette sostanze. In Italia è competenza dell'istituto INRAN (Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione), in Germania della DGE (Deutsche Gesellschaft für Ernährung), negli Stati Uniti il FNIC RDA (Food and Nutrition Information Center RDA) e così via. Questa procedura di consenso di esperti è sociopoliticamente utile, ma ben distante da conoscenze scientifiche.

Le sostanze essenziali sono sostanze indispensabili che il metabolismo umano non riesce a sintetizzare in quantità sufficiente e che devono quindi essere somministrate con il cibo.
Si presume che ca. 50 sostanze, contenute nei pasti, siano essenziali per la sopravvivenza a lungo termine dell'essere umano:

Una delle tabelle a fianco dà un'idea delle sostanze coinvolte e del loro approssimativo fabbisogno giornaliero; l'altra, a fine illustrativo, dà un'idea delle scorte e degli scambi minerali.



Bilancio sostanziale umano

L'organismo umano si ristruttura continuamente e necessita di energia per le sue varie funzioni (battito cardiaco, respirazione, digestione, movimenti degli arti). Per svolgere questi compiti sono necessari innumerevoli processi biochimici, che a loro volta necessitano di sostanze, ne forniscono, consumano o producono energia.

Inoltre, l'organismo in "tempi buoni" elabora delle scorte che consuma in "tempi meno buoni". Anche questo richiede trasformazioni biochimiche con le relative sostanze. Certe sostanze come p. es. il manganese (Mn) possono essere immagazzinate solo in piccolissime dosi, mentre altre, come p. es. il ferro (Fe), calcio (Ca) o i grassi possono essere immagazzinate in notevoli quantità.

Inoltre, l'organismo per svolgere i suoi compiti deve sintetizzare moltissime sostanze "funzionali" come p. es. enzimi, ormoni, neurotrasmettitori a partire da relative altre sostanze. Tutti questi processi biochimici si raggruppano sotto il nome di metabolismo.

Fra queste migliaia di sostanze, l'organismo non riesce a sintetizzarne ca 50. Deve far capo all'alimentazione. I residui dei processi in parte servono per processi metabolici (strutturali, funzionali o di scorta) susseguenti. Il resto, se contiene ancora energia sfruttabile viene prima chimicamente "bruciato" (metabolismo energetico) e lascia poi l'organismo attraverso feci, urina e sudore.


Funzioni ed economia di sostanze

In contrasto all'opinione pubblica vigente, le sostanze consumate con il cibo non servono principalmente alla produzione energetica, ma alla crescita, allo sviluppo e alla manutenzione dell'organismo. Il metabolismo energetico fa evidentemente parte di queste funzioni ma non è centrale: alla fine di tutti i processi metabolici strutturali, funzionali e di scorta, le sostanze utilizzabili vengono trasformate in energia. Esse sono poche: glucidi, lipidi, proteine, alcool, acidi organici.


Proteine e amminoacidi

Proteine it.Wikipedia Proteine anagen Aminoacidi it.Wikipedia Proteine e Aminoacidi viveremeglio

Le proteine sono composte da lunghissime catene di -NH-C-CO- con uno dei ca. 20 tipi di amminoacidi legato al C (carbonio). La variabilità delle combinazioni di aminoacidi in una catena lunga è immensa. Una determinata proteina (di decine di migliaia di tipi) viene costruita (sintetizzata) dai http://it.wikipedia.org/wiki/ribosomi in base alle istruzioni della corrispondente MRNA.

Gli aminoacidi non essenziali di proteine animali e vegetali (ca. 10), hanno per lo più funzioni strutturali: sintetizzati con l'aiuto di enzimi (proteine funzionali), formano specialmente tessuti organici e tessuto connettivo: muscoli, tessuto connettivo lasso e denso, struttura ossea, ... . Si chiamano "non essenziali", perché il corpo li sintetizza anche a partire da altri aminoacidi o sostanze azotate.

Le proteine, risp. gli amminoacidi essenziali nel metabolismo hanno anzitutto dei compiti funzionali: sono parte di enzimi (proteine funzionali) e di certi ormoni e neurotrasmettitori.

Si stima che il fabbisogno proteico umano sia compreso tra 1 - 1.5 gr/kg di peso corporeo; aumenta in fasi di crescita, gestazione, allattamento e di rigenerazione organica.

Negli alimenti, gli aminoacidi proteici essenziali sono distribuiti in modo eterogeneo. Nell'uovo sono ripartiti proprio secondo il fabbisogno umano per cui è da ritenere un alimento molto importante.

Vedi anche → Valore biologico
Nell'alimentazione umana, le proteine si trovano per lo più:

  • in alimenti animali come carne e pesce, gelatina, insaccati e salumi, ...
  • in prodotti animali come uova, formaggi, latte, iogurt ...
  • ma anche in vegetali:
    • in Fabaceae come fagioli, piselli, lenticchie, soia, ... in dosi paragonabili alla carne e
    • in dosi minori nelle Poaceae come frumento, avena, farro, ... usate per pane e pasta. Ovviamente, a parità di peso le graminacee integrali (più fibre) contengono leggermente meno proteine rispetto alle graminacee brillate.


Lipidi alimentari

Lipidi sinu Lipidi lookfordiagnosis Principi alimentari - Lipidi eat-online


Acidi grassi
saturi e insaturi

I lipidi sono composti da acidi grassi, organizzati in molecole di:

Vedi anche → Lipidi
I lipidi nutrizionali hanno una composizione eterogenea in acidi grassi, sia saturi e che insaturi e molti contengono nel medesimo tempo trigliceridi e fosfolipidi. I fosfolipidi sono nel medesimo tempo ottimi fornitori di fosforo (ossa, ATP, ...) nonché diretto materiale di costruzione per le membrane cellulari.
Vedi anche → Acidi grassi

Gli acidi grassi non essenziali (saturi) servono maggiormente per:

  • il mantenimento delle guaine mieliniche del sistema nervoso centrale e periferico,
  • per la sospensione di organi (p. es. reni),
  • come ammortizzatori e protettori di ossa (p. es. palmi di piedi e mani)
  • come isolatore termico sottocutaneo e
  • come solubile delle vitamine liposolubile A, D, E, K
  • il resto serve per la produzione energetica.

Gli acidi grassi essenziali (insaturi) dei gruppi omega-6 e omega-3 servono per lo più alla sintetizzazione degli ormoni sessuali e di certi ormoni tessutali (p. es. prostaglandine).
Il fabbisogno di acidi grassi omega-9 è sconosciuto mentre per gli omega-6 si stima sia ca. di 1.5 gr/dì e per gli omega-3 di ca. 0.5 gr/dì. Omega-x indica un gruppo di acidi grassi sintetizzabili e deperibili dagli stessi enzimi.

Si stima che il fabbisogno lipidico umano giornaliero sia situato tra 0.8 - 1.2 gr/kg di peso corporeo. I lipidi rappresentano un'ottima scorta energetica (ca. 9 kcal/gr), per cui l'organismo trasforma sostanze energeticamente non direttamente sfruttabili (proteine, glucidi, lipidi, alcool, acidi organici) in "grasso chiaro" (acido palmitinico C16:0) nelle cellule lipidiche (lipociti).

Nell'alimentazione umana, si trovano lipidi un po' ovunque ad eccezione che nella frutta, nella verdura e negli ortaggi bulbosi come patate, carote, ... e funghi.
Da tempi immemorabili la razza umana:

  • estrae grassi puri da animali (strutto),
  • da prodotti animali( burro) e
  • da semi e nocispecie (oli: d' oliva, di girasole, ...) ,
  • oggigiorno anche da margarine vegetali o meno.

Tanti alimenti come nocispecie (noci, mandorle, noccioline, ...), diversi semi, formaggi, uova, carne, pesce marittimo contengono notevoli dosi di lipidi.

In contrasto all'opinione pubblica, grassi animali e oli vegetali si differenziano poco nella loro composizione in acidi grassi, sia essenziali (non saturi) o meno (saturi) come lo illustra l'immagine a fianco.



Glucidi

Glucidi it.wikipediaPrincipi alimentari - Glucidi eat-online

Nell'intestino tutti i glucidi (amidi, zuccheri) per poter essere assorbiti vengono trasformati in monosaccaridi (glucosio, fruttosio, galattosio, mannosio e ribosio). Non si conoscono glucidi essenziali.

I glucidi hanno una funzione strutturale che riguarda la sintetizzazione della matrice basale del tessuto connettivo. Il resto va usato per la produzione energetica nei mitocondri.

La scorta di glucidi nell'organismo umano in forma di glicogene insolubile è intorno ai 100 grammi, ma anche i liquidi corporei (sangue, linfa, liquido interstiziale) contengono piccole dosi insolute. La concentrazione nel sangue si chiama glicemia.

Si stima che il fabbisogno glucidico umano sia 100 - 150 gr al giorno, indipendente dal peso corporeo. Servono per lo più al fabbisogno energetico di eritrociti e neuroni, cellule che non sono in grado di catabolizzare acidi grassi.

I glucidi (carboidrati digeribili) sono contenuti maggiormente in alimenti vegetali: come amidi in ortaggi (patate, ...), graminacee (frumento, ...), leguminacee (fagioli, ...) e come zuccheri in frutta e in certi ortaggi (barbabietole, carote, ...).

Ma anche tessuti animali contengono piccole dosi di amido insolubile, chiamato glicogene: scorta carboidratica in tessuti animali (muscoli, fegato, ...) in dosi di ca. 1... 2 grammi per kg.


Minerali alimentari

Minerali it.Wikipedia

I minerali alimentari hanno moltissime funzioni metaboliche sia strutturali che funzionali. Minerali come calcio Ca, fosforo P, formano la struttura ossea e dentaria.

Un altro gruppo è coinvolto in tutti i processi idroelettrolitici, osmotici e di regolazione acida – basica. Essi sono sodio Na, cloro Cl, potassio K, calcio Ca, magnesio Mg, zolfo S e fosforo.

Un altro gruppo, come il ferro Fe nell'emoglobina o lo iodio J nell'ormone tiroidale è coinvolto in processi biochimici primordiali: trasporto di ossigeno e regolazione del catabolismo energetico.

Gli altri minerali fanno maggiormente parte di specifici enzimi per le più di svariate funzioni metaboliche e immunitarie.

Il fabbisogno minerale giornaliero varia molto a seconda dell'elemento considerato: si esprime da un ordine di grammi per sodio Na, cloro Cl, calcio Ca, sino ad un ordine di microgrammi (millionesimi di grammi) per iodio J, cromo Cr, selenio Se.

Nell'alimentazione umana, i minerali essenziali non sono contenuti in un singolo alimento, ma ripartiti in diversi alimenti sia animali che vegetali. La frutta non contiene rilevanti dosi di minerali; verdura e ortaggi ne contengono pochi tipi; leguminacee e graminacee circa la metà dei vari tipi e i prodotti animali circa l'altra metà. Due, il sodio Na e il cloro Cl, sono facilmente reperibili tramite il sale da cucina.


Vitamine

Vitamine it.Wikipedia

Le vitamine sono sostanze molto eterogenee tra di loro. In genere assistono gli enzimi nel sintetizzare o catabolizzare determinate sostanze. Le vitamine sono "vitamine" per l'essere umano: la vitamina C p. es. non è una vitamina per le mucche, perché (come la maggior parte di piante e animali),è sintetizzata nel loro organismo e quindi per loro non è essenziale.

Il fabbisogno umano delle singole vitamine varia tra milligrammi e microgrammi.
Nell'alimentazione umana, la ripartizione delle vitamine è molto eterogenea. L'uovo le contiene tutte ad eccezione della vitamina C. Gli alimenti vegetali sono carenti di vitamina A (in parte sostituita dalla provitamina beta-carotene), vitamina D, B3 e B12.

ln contrasto all'opinione pubblica, pesce, carne e prodotti animali (uova, formaggio, burro, ...) contengono più vitamine che non frutta e verdura, le quali contengono in dosi rilevanti solo vitamina C, acido folico e biotina.


Annessi

al capitolo Fabbisogno sostanziale umano


Bibliografia

  • Michael Zimmermann, Burgerstein's Handbook of Nutrition, ISBN 1588900622, Thieme Medical Publishers 2001

Voci correlate

Fabbisogno energetico umano Peso corporeo umano Valore biologico Dietologia Alimento Digiuno (fisiopatologia) Dieta (alimentazione) Peso corporeo Micronutrienti


Collegamenti esterni


1.2  Dati: Fabbisogno energetico umano


Dati e affidibilità

Per fabbisogno energetico umano (o fabbisogno calorico) si intende la quantità di calorie che un essere umano dovrebbe assumere per svolgere le sue tipiche funzioni:

Il fabbisogno per le attività fisse tende a diminuire con l'avanzare degli anni, ed è in genere minore per le donne.

Secondo degli studi effettuati esistono innumerevoli indicazioni, basate per di più su formule empiriche, che cercano di approssimare il fabbisogno energetico. Tuttavia questi sono spesso contestati in quanto i dati concreti riguardanti il fabbisogno individuale non sono rilevabili per i seguenti motivi:

  • Il fabbisogno energetico metabolico di base individuale non è determinabile; esso dipende da troppi fattori (connessi al metabolismo individuale) per essere misurato in modo sufficientemente affidabile.
  • Il fabbisogno energetico, durante uno sforzo, non è quantificabile. Non solo perché in una giornata si susseguono fasi di sforzi diversificate fra di loro, ma anche per il semplice fatto che ognuno usa il proprio organismo con un'economia variabile.

Anche i dati apparentemente "scientifici", concernenti il contenuto energetico di alimenti per il metabolismo umano non sono nè affidabili nè applicabili all'individuo per i seguenti motivi:

  • Il contenuto energetico rilevante di alimenti che serve al metabolismo umano è difficilmente misurabile. Inoltre la composizione di alimenti composti da diverse sostanze più o meno digeribili, è talmente variabile, che è impensabile determinare valori per una normale alimentazione (anche di pochi giorni).
  • Non si sa bene quanto, dell'alimento, viene metabolizzato energeticamente e quanta energia lascia il corpo con le feci. Esistono poche verifiche in merito.


Bilancio energetico


Bilancio energetico umano

La prima immagine raggruppa i fattori rilevanti riguardo il bilancio energetico umano.
Si nota l'implicazione di molti fattori:

  • il metabolismo, con tutte le sue variabili individuali, compresi gli stati straordinari e patologici.
  • l'attività e la resa fisica con tutte le sue variabili individuali e giornaliere.
  • la quantità e la composizione di alimenti.
  • l'attività e la resa digestiva.




Le formule approssimanti

Il fabbisogno energetico (calorico) dipende in primo luogo da moltissimi fattori metabolici, di spesa energetica e di alimentazione.


Rate metabolica basilare
(Basic metabolic rate BMR)
in funzione di sesso, peso
ed età (kcal/d)

Rate metabolica basilare
Una grossolana approssimazione per il fabbisogno metabolico basale è data con la formula del Harris-Benedict che tiene in considerazione (almeno) il sesso, la statura, il peso corporeo e l'età:

  • Per donne: BMR = 655,095 + ( 9,5634 * Peso in kg) + (1,8496 * Statura in cm) - (4,6756 * Età in anni)
  • Per uomini: BMR = 66,473 + (13,7516 * Peso in kg) + (5,0033 * Statura in cm) - (6,775 * Età in anni)
  • Per bambini: BMR = 22,10 + (31,05 * Peso in kg) + (1,16 * Statura in cm)

L'immagine, come esempio, da un'idea sulle variazioni della rata metabolica basale BMR, differenziata per sesso ed età:
Si nota che la differenza delle medie statistiche tra uomini e donne è del 10... 15% e con la differenza di età (tra 20 e 70 anni) ancora del 15%. Poi la statistica stessa indica che la metà delle persone è al di sopra e l'altra metà al di sotto di questa percentuale. Questo solo per i dati del metabolismo basale, quindi assolutamente rilevato in un ambiente di ca. 20º C.

Spesa energetica per sforzi fisici


Spesa energetica in movimento

Ovviamente sarà ancora più difficile proporre un'approssimazione attendibile per lo sforzo fisico, il contenuto di alimenti e il rendimento digestivo (energia nelle feci).

Il fabbisogno per lo sforzo fisico è normalmente molto minore. Esistono delle tabelle (di istituti sportivi), che danno un'approssimazione abbastanza fedele. Il problema individuale è dato dal determinare la somma di diversi sforzi in 24 ore e la stima della resa degli sforzi che evidentemente è diversa in persone allenate o meno. E tenendo in considerazione l'abbigliamento e le variabili temperature ambientali, qualsiasi stima risulta aleatoria.

Esempi:

  • Donna statura 1.76, 80 kg, 60 anni, casalinga, dorme ca. 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'480 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 85 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'360 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno giornaliero ca. 2'800 kcal.''
  • Uomo statura 1.76, 80 kg, 60 anni, lavoro sedentario in locale climatizzato, dorme 8 ore; calcoli basilari:
    • Fabbisogno basilare ca. 1'650 kcal/dì;
    • Fabbisogno di movimento ca. 65 kcal/ora * 16 ore ca. = 1'000 kcal/dì;
    • Totale fabbisogno energetico giornaliero ca. 2'700 kcal.''

La stima stessa dimostra, quante imponderabili ci sono, e le rese digestive e di movimento non sono ancora incluse. Meglio risparmiarsi il lavoro, perché il risultato non vale il calcolo.

Valutazione di dati calorici alimentari

  • Tabelle alimentari danno un'idea statistica approssimativa riguardo il contenuto energetico (calorico) degli alimenti. Come detto prima, essendo esse approssimative, non hanno un'affidabilità sufficiente.
  • Anche i consigli dietetici sul fabbisogno energetico individuale non sono affidabili; oggigiorno è impossibile infatti determinare il fabbisogno individuale concreto con strumenti accessibili, al massimo è fattibile un' approssimazione statistica aleatoria della rata metabolica basilare, considerando sesso, peso corporeo ed età. La stima della rate metabolica di sforzo non è fattibile con strumenti accessibili e la resa digestiva non è nota per singole persone.
  • Per quanto detto prima i consigli di personale non adeguatamente preparato concernenti il consumo calorico sono solo delle indicazioni di massima e a volte hanno lo stesso valore di un oroscopo in un giornale.

Resa digestiva
La terza grande sconosciuta è la resa digestiva. Esistono pochissime misure che rilevano l'energia degli alimenti che non viene sfruttata e che lascia il corpo attraverso le feci. Ma pare che le differenze individuali siano notevoli. Specialmente la resa digestiva di "fibre alimentari" non è chiara e dipende molto della flora intestinale individuale e temporanea.


L'appetito: funzione e disturbi


Determinanti dell'appetito

La regolazione energetica, cioè l'equilibrio tra spesa e fabbisogno energetico umano non viene gestita scientificamente, ma dall'appetito. In questa primitiva sensazione sono integrate tantissimi elementi, non solo biologici, ma anche economici e socioculturali, come lo illustra l'immagine accanto.

L'appetito è una delle pulsioni primitive previste a garantire l'autoconservazione. Come tutte le pulsioni può essere compromessa da fatti biologici, pretesti socioculturali / economici ed esperienze personali. Disturbi di appetito si manifestano clinicamente in casi di enorme obesità oppure in casi di eccessivo rilevante sottopeso (anoressia). Ambedue portano a un notevole rischio letale.


Sbalzi di peso "normali"
e patologici (esempio)

Per scoprire se la regolazione energetica (tramite l'appetito) funziona bene, basta osservare il peso corporeo: in adulti, sbalzi oltre ca. il 5% annuo (in su o in giù) sono patologicamente sospetti e vanno analizzati. Sbalzi in su sono un indicatore per un'alimentazione iperenergetica (ipercalorica), sbalzi in giù per alimentazione ipocalorica.



Voci correlate

Digiuno (fisiopatologia) Fabbisogno sostanziale umano Peso corporeo umano Dietologia Caloria


Bibliografia

  • Pschyrembel, Klinisches Wörterbuch, Gruyter, Walter de GmbH, (2004)
  • M. Wabitsch, J. Hebebrand, W. Kiess, K. Zwiauer (Hsgb.), Child and Adolescent Obesity: Causes and Consequences, Prevention and Management (2004)
  • Udo Pollmer, Esst endlich normal, Piper (2005)


Collegamenti esterni


1.3  Malnutrizione medica

Sono trattati i seguenti argomenti:
Ezologia Rischi Sintomi Epidemiologia

Eziologia



Fra le cause più comuni vi sono alcune patologiche come le alterazioni mentali tipo depressione, o infezioni quali la tubercolosi, o neoplasie maligne o ancora cause nosocomiali come la nutrizione parenterale totale.

In determinati paesi nel mondo la malnutrizione è strettamente collegata alle condizioni socio-economiche del popolo, a cui si aggiunge spesso l'estrema giovinezza delle madri. Molti studi sono stati fatti cercando di determinare quali siano i fattori rischio che incidono sulla malnutrizione nei paesi africani, tutti risultano comunque collegati sempre alle condizioni di povertà del luogo e al grado di istruzione della madre.



Rischi

La persona è a rischio malnutrizione se manifesta almeno uno di questi segni clinici:

  • Calo ponderale non intenzionale - > 10% del peso corporeo abituale in pochi mesi
  • Peso corporeo < 90% del peso ideale per l’altezza
  • Indice di massa corporea calcolata < 18,5


Sintomi

Fra i sintomi ritroviamo:

  • Generali - debolezza, l’ anoressia, l’ anemia, le ulcerazioni, diarrea, pigmentazione cutanea, ipotrofia temporale e calo ponderale
  • Cute e similari – capelli fragili, facili ecchiminosi, rash a componente desquamativa alle estremità inferiori del corpo
  • Occhi – cecità notturna, secchezza, oftalmoplegia e macchie di Bitot;
  • Bocca – Glossite, cheilosi, riduzione del senso del gusto, sanguinamento gengivale e flogosi.
  • Neurologiche – disorientamento, neuropatia periferica, atassia cerebellare, perdita del senso di posizione.

Gli esami eseguiti rivelano una ridotta albumina sierica ed un elevato tempo di protrombina
In specifico possono trovarsi vari deficit a seconda del tipo di vitamina assente nella nutrizione del soggetto.


Epidemiologia

Secondo Jean Ziegler (il Relatore speciale delle Nazioni Unite sul diritto al cibo per il 2000 a marzo 2008), nel 2 006la mortalità a causa di malnutrizione rappresentava il 58% della mortalità totale: "Nel mondo, circa 62 milioni di persone muoiono ogni anno per diverse cause combinate. Nel 2006, più di 36 milioni sono morte di fame o di malattie a causa di carenze di micronutrienti."


1.4  Malnutrizione salutistica

I salutisti dei paesi benestanti interpretano spesso "malnutrizione" come sovrapeso come lo dimostra il seguente citato:


"Il termine malnutrizione va inteso nel senso di cattiva nutrizione caratterizzata da eccessi alimentari non nel senso restrittivo usato generalmente come scarsa nutrizione.

Ippocrate diceva “il cibo sia la tua medicina” perché il cibo ha poteri notevoli sull’organismo: se ben dosato consente una vita il più possibile in salute compatibile con il patrimonio genetico e l’ambiente in cui si vive; se usato male, come sempre più frequentemente oggi accade, può portare a degenerazione precoce dell’organismo sovraffaticato e sopraffatto da cibo in eccesso e di cattiva qualità.

Tutti gli automobilisti quando fanno benzina, si preoccupano di specificare quale carburante usare per la loro automobile, consapevoli che un carburante sbagliato può causare anche gravi danni al motore ma non si preoccupano di quello che loro stessi usano come tale, cioè il cibo. Il nostro organismo è certamente molto di più di una serie di pezzi meccanici, ma se malnutrito si ingolfa e perde colpi."

L'argomentazione salutistica anzitutto evita di nominare criteri misurabili e si basa su una deduzione ad analogia. E non avendo criteri si discute a vanvera.


1.5  Malnutrizione e peso corporeo


Peso e mortalità

Paragonando le argomentazioni mediche e salutistiche si nota:

  • il parere medico non include il "sovrapeso" come rischio esistenziale
  • il parere salutistico non include il "sottopeso" come rischio esistenziale

Stando all'argomento è facile combinare le due argomentazioni: secondo il parere medico diventa "esistenzialmente pericoloso" a un BMI < 18.5 kg/m2 che epidemiologicamente corrisponde a una mortalità di 1.5 (50 % più alto della media mortalità M=1 della popolazione). Prendendo la stessa mortalità come criterio "esistenzialmente pericoloso" per il sovrapeso si arriva a un BMI > 45 kg/m2.

Esempio: Persona alta 1.76 m:

  • pericolo esistenziale (M>1.5): inferiore a BMI <18.5 kg/m2 corrisponde a peso <57kg
  • minima mortalità statistica (M=0.85): a BMI 28 kg/m2 corrisponde a peso =87kg
  • minima mortalità estesa (M<1): BMI 20 ... 35 kg/m2 corrisponde a peso 62...109kg
  • pericolo esistenziale superiore (M>1.5): a BMI >45 kg/m2 corrisponde a peso >140kg

L'esempio non è rappresentativo per nessuno (troppo generalizzato), perché non distingue nemmeno l' età, il sesso e la statura corporea. Ma rende probabilmente l'idea delle dimensioni in cui bisogna riflettere per un approccio misurato al tema.

L'uso del peso come criterio per un sospetto medico di malnutrizione non è forse la migliore scelta. Un bravo medico usa ben altri sintomi per un sospetto, ma questi sintomi richiedono estese conoscenze di metabolismo umano e "occhio clinico" non incastrabili in semplici dati.


1.6  Cause di squilibri nutrizionali

Le cause più frequenti per degli squilibri nutrizionali nei nostri paraggi sono:

  • Aumentato fabbisogno in fasi della vita come gestazione, allattamento, infanzia, adolescenza e senescenza. Il fabbisogno individuale è comunque molto variabile. Durante l'allattamento aumenta poi ca. del 50%.
  • Malattie epatiche che causano dei disturbi metabolici e di immagazzinamento (specialmente delle liposolubili).
  • Malattie renali che causano dei disturbi metabolici di smaltimento e di recupero (delle idrosolubili).
  • Malnutrizione causata da diete restrittive, vegetarianismo, ortoressia, anoressia, bulimia, abuso di droghe, ...
  • Assorbimento intestinale difettoso causato da disturbi e malattie dell'apparato digerente come anemia perniciosa, celiachia, Mb. di Crohn, dispepsia e atonia digestiva, diarrea, costipazione.
  • Abuso di lassativi (p.es. aloe, senna, ... ) ed emetici (vomito) che impediscono un corretto assorbimento.
  • Lesioni della flora intestinale (disbiosi intestinale) per infezioni intestinali o uso di antibiotici che impediscono un corretto assorbimento.


1.7  Tipi di malnutrizione

Sono trattati i seguenti argomenti:
Vitaminosi Mineralosi Squilibri in oligoelementi Proteinosi Lipidosi Glucidosi

Di solito una malnutrizione coinvolge una serie delle cinquanta sostanze necessarie per la sopravvivenza umana. È però possibile che mancano solo singole sostanze o sostanze di singoli gruppi. Perciò ha un senso trattare almeno i singoli gruppi. Gli effetti di mancanza o eccedenza di singole sostanze si trovano nelle tabelle sulle funzioni delle singole sostanze: → Sostanze nutritive umane.


Vitaminosi

Fonti nutritive di: Vitamine

Notevoli quantità di vitamine si trovano in:

  • Uova
  • Frattaglie spec. fegato
  • Nocispeci
  • Lievito medicinale

Le vere e proprie avitaminosi (mancanza completa) si incontrano quasi esclusivamente in casi di carestie nei paesi del terzo mondo, mentre le ipovitaminosi e deficienze subcliniche si notano anche da noi. Oltre alle cause citate in "Cause di squilibri nutrizionali" per le vitamine si incontra spesso:

  • Uso di antagonisti vitaminici come p.es. derivati dal cumarino (anticoagulante) che inibiscono il riassorbimento cellulare di vitamina K (voluto per abbassare la coagulazione).

Le ipervitaminosi capitano per eccessiva somministrazione di integratori alimentari. Per le idrosulubili i limiti superiori sono di solito molto alti, perché sono escretate in poco tempo con l'urina. Certi liposolubili, specialmente le vitamine A, D e K, essendo "immagazzinabili" possono accumularsi nell'organismo in quantità che creano serie patologie. Per questo motivo ci vuole la ricetta medica per certi preparati del genere cche superano il fabbisogno giornaliero.

Qualsiasi dei sovracitati criteri può essere un motivo di sospetto per una vitaminosi, che va poi chiarito con esami di laboratorio.


Mineralosi

Fonti nutritive di: Minerali

Notevoli quantità di Minerali si trovano in:

  • Nocispeci
  • Latticini
  • Sale da cucina
  • Cioccolato

Entro determinati limiti quantitativi e temporanei per ogni singola sostanza, grazie a:

  • l'assorbimento selettivo intestinale.
  • I magazzini corporei.
  • L'escrezione misurata e selettiva dei reni.

Come regolatori, l'organismo riesce a compensare sia deficienze sia sovraccarichi di minerali. Oltre questi limiti (siano inferiori o superiori), cominciano seri effetti patologici a livello biochimico e biofisico con larghe portate nel funzionamento di tutti i meccanismi fisiologici.

Cause di mineralosi possono essere tutti gli stati elencati in "Cause di squilibri nutrizionali".
Stress emozionali e fisici così come stress da sovraccarichi alimentari legati perlopiù al metabolismo proteico causano un aumento del fabbisogno di minerali per l'organismo.
Più spesso si incontrano:

  • Iponatriemia in vegetariani: Erbivori hanno una esigenza di NaCl più alti che onnivori e molto più alti di carnivori. Essendo tanti vegetariani anche dei "salutisti" con strane ideologie riguardo il sale, si incontrano spesso dei vegetariani iponatriemici.
  • Iponatriemia in sportivi di competizione e persone anziane che non curano o non riescono a curare l'equilibrio tra l'assunzione di sale e acqua. Rimedio: 1/2 cucchiao da tè di sale in ogni litro di bevanda. Consumo di brodo.
  • ogni tanto deficienze di calcio in sportivi di competizione e persone in terza età (Ca e P) afflitti di dolori cronici. Rimedio: 1'000mg di Ca.
  • ogni tanto deficienze di magnesio in sportivi di competizione e persone in terza età afflitti da patologie cardiache. Rimedio: 300mg di Mg.



Squilibri in oligoelementi

Fonti nutritive di: Oligoelementi

Notevoli quantità di oligoelementi si trovano in:

  • Uova
  • Fiocchi d'avena
  • Frattaglie spec. fegato e reni
  • Cioccolato
  • Lievito medicinale

Le cause principali per degli squilibri di oligoelementi sono elencate sotto → "Cause di squilibri nutrizionali"

Avendo gli oligoelementi delle funzioni vastissime e molto specializzate, la loro deficienza causa sintomi di ogni tipo, ma sindromi abbastanza caratteristiche per i singoli elementi (p.es. anemia, malavoglia, stancabilità, mancanza di concentrazione, ... per la mancanza di ferro: per via del limitato trasporto di ossigeno dai polmoni alle cellule per il catabolismo energetico).

Il sovraccarico della gran parte di oligoelementi (specie dei metalli) invece crea serie patologie sia di ordine funzionale (intossicazioni) che di ordine strutturale (p.es. ferro → emosiderosi: deposito di ferro con aberrazioni tessutali nei diversi organi come cirrosi epatica ...).

Diagnosi di squilibri in oligoelementi
In base a dei sospetti sintomatici si determina la concentrazione dell'elemento sospettato o dei suoi metaboliti nei liquidi corporei (sangue, siero, urina).

La determinazione sintomatica richiede notevoli conoscenze specializzati e sono raramente fatte in mancanza di personale. Si preferisce caso mai una determinazione di una gamma di elementi che è finanziariamente impegnativa e un campo di gran lucro per laboratori complementari e alternativi in nazioni e per persone (spesso ipocondriache) benestanti.

La versione a "buon mercato" tenta di rilevare dati dalla spettralanalisi dei capelli, il che è assolutomente non affidabile perchè entrano elementi dall'ambiente e da cosmetici usati.

Più spesso si incontrano:

  • deficienze di iodio in regioni dove il suolo è privo di questo minerale e in persone che consumano preferibilmente prodotti della loro regione. Rimedio: sale iodato
  • deficienze di ferro in persone strettamente vegetariane, con emorroidi sanguinanti o donne con forti e prolungate mestruazioni. Diagnosi: laboratorio. Rimedio: "Mele chiodate".

Somministrazione di oligoelementi
Gli oligoelementi sono di moda e vanno somministrati maggiormente come "integratori alimentari". Finora, diversi studi in largo stile hanno dimostrato nessun effetto statisticamente rilevante per nessuna patologia, probabilmente perché sono applicate in dosi blande e senza discriminazione diagnostica razionale.

Oltre alla banale cause di malnutrizione per povertà o ideologia anche l'organismo può limitare l'assimilazione intestinale per buoni motivi. Il ferro p.es. è un ottimo substrato per malattie infettive. In regioni altamente infette o nelle ultime settimane di gravidanza, l'organismo riduce l'assunzione di ferro come "prevenzione naturale". Finché non si tratta di deficienze gravi, in questo caso sarebbe un errore medico di prescrivere il ferro.
Lo zinco come altro esempio è un ottimo substrato per diversi funghi e miceti. In caso di aumentato rischio (p.es. di aspergillosi), l'organismo riduce l'assimilazione di zinco nel tratto gastrointestinale per motivi più che buoni.

Una serie di oligoelementi possono essere rimedio in diverse patologie: p.es. Cr, Zn e Mn in caso di diabete. L'applicazione di oligoelementi in dosi terapeutiche richiede precise conoscenze.

Essendo i metalli molto affini all'ossidazione, quasi tutti gli oligoelementi metallici (in dosi ragionate) sono potenti antiossidanti, perché legano radicali liberi. Inoltre certi di loro (come lo zinco), essendo concorrenti di altri metalli pesanti altamente nocivi (come piombo, mercurio) servono (sempre in dosi ragionate) come disintossicanti, perché occupano i loro posti e fanno si che man mano essi vengono eliminati. Somministrati in forma di sali o ossidi, quasi tutti i metalli creano dei disturbi di digestione, perché queste forme sono tossiche. È quindi importante che nel preparato farmaceutico siano legati in forma organica (come ascorbato, orotato, aspartato, citrato, ...).


Proteinosi

Fonti nutritive di: Proteine

Notevoli quantità di proteine si trovano in:

  • Carni
  • Pesci
  • Latticini
  • Uova
  • Leguminosi

Queste deficienze sono rare nei nostri paesi benestanti e si incontrano quasi solo in persone anoressiche e gravemente tossicodipendenti nonché in certe malattie elencate in "Cause di deficienze nutrizionali". Il sintomo guida è l'ascite (idroabdome) in persone al solito sottopeso.
Durature ipoproteinosi si evolvono in → Cachessia e finiscono letale.

Certi rami salutistici consigliano precauzione da iperproteinosi. Non è razionale perché ci sono interi popoli che si nutrono quasi esclusivamente di proteine e grassi (eschimesi, masai) senza che si conoscano particolari patologie in merito.


Lipidosi

Fonti nutritive di: Lipidi

Notevoli quantità di lipidi si trovano in:

  • Oli vegetali
  • Strutto, Burro
  • Formaggio duro
  • Salumeria
  • Nocispeci
  • Pesce marittimo

Sono rare queste deficienze se non per malattie e disturbi descritti sotto "Cause di deficienze nutrizionali". Caso mai, delle estreme mancanze causano capelli fragili, secchi opachi. La mancanza di acidi grassi essenziali causa dei disguidi ormonali sessuali.

Certi rami salutistici consigliano precauzione da iperlipidosi. Non sono motivate, perché ci sono interi popoli che si nutrono quasi esclusivamente di proteine e grassi (eschimesi, masai) senza che si conoscano particolari patologie in merito.


Glucidosi

Fonti nutritive di: Glucidi

Notevoli quantità di glucidi si trovano in:

  • Zucchero da cucina
  • Pane, pasta, piatti graminacei
  • Ortaggio bulbosi
  • Succhi di frutta

Non si conoscono bene i limiti inferiori e superiori dell'assunzione di glucidi dall' organismo umano per il semplice motivo che dei glucidi sono sintetizzabili dall' organismo sia a partire dai lipidi sia a partire dalle proteine (parzialmente funzionano anche dei processi inversi). "Glucidosi" è quindi un termine raramente usato in medicina.

Si stima che per l'organismo la gluconeogenesi non sia troppo impegnativa se riceve la quantità necessaria per il funzionamento di eritrociti e neuroni proprio come glucidi esogeni, il ché corrisponde a 120 ... 150 gr per giorno, corrispondente a 500 ... 600 kCal).

Di una nutrizione molto scarsa di glucidi si conosce la "gran voglia di dolci" dai racconti di popoli quasi carnivori come eschimesi, masai, ..., ma senza notevoli effetti patogeni. Da nutrizioni molto ricche di glucidi invece si sospetta che promuovino la formazione di diabete II senescente.


2.  Disturbi alimentari

it.Wikipedia it.Wikipedia

Sono trattati i seguenti argomenti:
Ortoressia Bulimia Anoressia nervosa Cachessia Obesità


2.1  Ortoressia

Ortoressia it.Wikipedia

Un ortoressico sostituisce i criteri biologici di gusto, olfatto, voglia, piacere, sete, appetito, ... con i criteri ideologici, religiosi, giuridici di giusto e sbagliato.

È un numero in crescita quello di persone megalomani e arroganti che sostengono che l'inventore della biologia abbia sbagliato tutto e che spetta loro dover correggere il tiro.


L'ortoressia (dal greco orthos -corretto- e orexis -appetito-) è una forma di attenzione eccessiva alle regole alimentari, alla scelta del cibo e alle sue caratteristiche. Può essere dovuta ad una paura, a volte maniacale, di ingrassare o di non essere in perfetta salute, e conduce proprio, di norma, a un risultato opposto con conseguenze negative sul sistema nervoso, avvertite con difficoltà dal soggetto colpito e in modo evidente da chi lo circonda.

È classificata come disturbo dell'alimentazione, ma non ancora ufficialmente riconosciuta dal mondo psichiatrico e quindi non ancora presente nel manuale americano. È stata descritta per la prima volta da Steve Bratman nel 1997, dietologo che si autodefinisce ex-ortoressico e che ha formulato un questionario allo scopo di identificare questa psicopatologia.

La psicoanalisi odierna tende a dare sempre più peso a questa forma di mania per le regole eccessive, rivolte in particolare al cibo, ritenendo che si stia diffondendo silenziosamente e coinvolga in maggior misura individui di sesso femminile. \\ Sono stati riconosciuti diversi livelli di ortoressia, a partire da forme più lievi e transitorie fino ad arrivare a situazioni quasi maniacali, ma non sono stati ancora catalogati in termini clinici.

Sintomi e diagnosi


Secondo il seguente test ideato da Bratman, una risposta affermativa a più di 4 domande ci classifica all'inizio della patologia ortoressica, sino a un livello maniacale nel caso di tutte le risposte positive:

  1. Spendi più di 3 ore al giorno riflettendo sulla tua alimentazione?
  2. Pianifichi i tuoi pasti diversi giorni prima?
  3. La possibilità che i cibi che assumi ti facciano ingrassare è sempre più importante del piacere di mangiarli?
  4. Lo stato di ansia nella tua vita è aumentata da quando hai riflettuto sulla tua alimentazione?
  5. Sei diventato più severo con te stesso nei confronti del tuo comportamento quotidiano e alimentare?
  6. La tua autostima aumenta quando ti alimenti in modo corretto?
  7. Hai eliminato radicalmente diversi cibi che ti piacevano in favore di cibi più salutari?
  8. Ti riesce più difficile mangiare fuori casa, in ristoranti diversi?
  9. Ti senti in colpa quando non mangi in modo corretto?
  10. Ti senti in pace con te stesso e in pieno controllo quando mangi in modo corretto?

''


2.2  Bulimia

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Sono trattati i seguenti argomenti:
Descrizione e generalità Come riconoscere Terapie

La bulimia (dal greco boulimía, comp. di bôus 'bue' e limós 'fame'; propr. 'fame da bue') è un disturbo del comportamento alimentare.


Descrizione e generalità


Clinicamente la bulimia presenta episodi in cui il soggetto sente un bisogno compulsivo di assumere spropositate quantità di cibo, correlati da una spiacevole sensazione di non essere capace di controllare il proprio comportamento.

L'episodio bulimico è caratterizzato dall'atteggiamento compulsivo con cui il cibo è ingerito e non dal desiderio di mangiare un determinato alimento. È frequente negli adolescenti e nei giovani adulti. Colpisce prevalentemente soggetti di sesso femminile (90%).Generalmente compare attorno ai 12-14 anni (tarda preadolescenza) o nella prima età adulta (18-19 anni).

Si distinguono due tipi di bulimia:

  • con condotte di eliminazione, che vede il soggetto ricorrere regolarmente a vomito autoindotto oppure all'uso inappropriato di lassativi, diuretici o enteroclismi.
  • senza condotte di eliminazione, che vede il soggetto bulimico adottare regolarmente comportamenti compensatori inappropriati, ma non dedicarsi al vomito autoindotto o all'uso di lassativi, diuretici o enteroclismi.

Gli episodi bulimici possono essere scatenati da alterazioni dell'umore, stati d'ansia o stress. In alcuni casi gli episodi bulimici possono anche essere programmati anticipatamente. Non vengono considerati episodi bulimici quei casi in cui vi è un'elevata assunzione di cibo saltuariamente e in contesti e situazioni particolari, né il continuo "spiluccare" durante la giornata.


Come riconoscere

Il DSM-IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) ne trova le caratteristiche in:

  • Ricorrenti abbuffate: dove per abbuffate si intende il mangiare in un determinato periodo di tempo, una quantità di cibo decisamente maggiore a quello che la maggior parte della popolazione mangerebbe nello stesso tempo e in circostanze simili. Durante queste abbuffate si ha la sensazione di non poter controllare le proprie azioni (si sente di non riuscire a smettere di mangiare e a controllare cosa e quanto si sta mangiando).
  • Atti compensatori ricorrenti ed inappropriati: per evitare l'aumento di peso, vengono utilizzate tecniche come quella del vomito autoindotto (dita in gola), abuso di lassativi, diuretici, enteroclismi o altri farmaci, digiuno o esercizio fisico eccessivo.
  • Le abbuffate, assieme alle condotte compensatorie, devono manifestarsi mediamente almeno due volte la settimana per tre mesi.
  • Valutazione dell'autostima decisamente influenzata dalla forma e dal peso corporei.


Terapie

Per quanto concerne le terapie consigliate per la bulimia si fa riferimento a quelle impiegate per l'anoressia, tranne ovviamente per il regime alimentare. L'approccio terapeutico pluridisciplinare con l'ausilio dello psicoterapeuta, del neuropsichiatra, del nutrizionista, e spesso di altre figure diverse da caso a caso, è attualmente consigliato per contrastare tale patologia.

D'ausilio alle varie forme terapeutiche elencate si evidenzia spesso il ricorso ai gruppi di auto-mutuo-aiuto presenti attualmente anche all'interno di alcune strutture ospedaliere. ''


2.3  Anoressia nervosa

Anoressia it.Wikipedia Anoressia Ospiti MedPop

L'anoressia nervosa è, secondo la classificazione internazionale delle malattie (ICD), uno dei più importanti disturbi del comportamento alimentare, insieme alla bulimia. Ciò che contraddistingue l'anoressia nervosa è il rifiuto di mangiare da parte della persona, con la paura ossessiva di ingrassare. Nelle forme più gravi possono svilupparsi malnutrizione, inedia, amenorrea ed emaciazione.
Le sue origini nosografiche sono molto antiche. Coinvolge nella sua evoluzione funzioni psicologiche, neuroendocrine, ormonali e metaboliche.


Sintomatologia


I criteri standard raccomandati dai manuali psichiatrici per una corretta diagnosi di anoressia nervosa sono:

  1. una magrezza estrema (non costituzionale ma volontaria), con rifiuto di mantenere il peso al di sopra di una soglia minima ritenuta normale (anoressico è un soggetto con peso sotto l'85% di quello previsto in base all'età ed all' altezza e/o l'indice di massa corporea - BMI - inferiore a 18,5);
  2. una forte paura di ingrassare anche in presenza di evidente sottopeso
  3. una preoccupazione estrema per il peso e l'aspetto fisico, che includa sia un'alterazione del vissuto corporeo, sia un'importanza eccessiva data al peso a scapito dell'autostima; o ancora il rifiuto di ammettere la gravità delle proprie condizioni fisiologiche; il non essere soddisfatti del proprio corpo (costituisce il fattore di rischio più elevato)
  4. nei pazienti di sesso femminile, un'amenorrea (sospensione del ciclo mestruale) da almeno tre cicli consecutivi dopo il menarca.

Il disagio psicologico può esprimersi attraverso l'ansia o la depressione, ma in ogni caso chiama in causa legami e modelli culturali.

Sono in corso studi per comprendere quali siano gli impatti di tali disturbi sui familiari dei soggetti colpiti dall'anoressia nervosa.


2.4  Cachessia

Cachessia lapelle


La cachessia è una grave forma di deperimento organico, caratterizzata da progressivo deterioramento di tutte le funzioni metaboliche, con debolezza, anoressia e dimagrimento, con escavazione dei tratti somatici (facies cachettica).

Tale quadro può essere dovuto ad anoressia nervosa, malattie endocrine (per esempio cachessia pituitaria), a tumori maligni e a demenza.

La cachessia nel tumore è un processo passivo, dovuto all'azione depauperante del tumore nei confronti di proteine, lipidi, glucidi, purine, ma anche un processo attivo dovuto ad alcune sostanze anche di origine tumorale (per esempio TNF, tumor necrosis factor).


2.5  Obesità


Definizioni dell'obesità

Obesità MedPop Tutoria


Obesità con leggero
ipercorticosteroidismo
definizione medica
Si definisce obeso: un individuo la cui massa di tessuto adiposo eccessiva è in grado di essere causa o aggravante di malattie. Tra queste figurano le disfunzioni cardiocircolatorie, il diabete, problemi alle articolazioni e la sindrome da apnea notturna.

Questa definizione è carente in quanto in realtà dei termini come eccessivo, in grado di essere causa ... non servono per essere discriminatori in senso medico e necessitano di criteri solidi.


Indice di massa corporea IMC / BMI
BMI → Body mass index

Un criterio medico ben assodato è la mortalità: l'immagine allegata dimostra la mortalità in funzione della perdita di peso corporeo definito in BMI (Body mass index → Indice di massa corporea in kg/m2).
Stabilire dei limiti è sempre unatto aleatorio, ma è razionale e di buon uso medico prendere come limite la mortalità media della popolazione (mortalità M=1).


Peso e mortalità

Esempio: Persona alta 1.76 m:

  • pericolo esistenziale (M>1.5): inferiore a BMI <18.5 kg/m2 corrisponde a peso <57kg
  • minima mortalità statistica (M=0.85): a BMI 28 kg/m2 corrisponde a peso =87kg
  • campo di minima mortalità (M<1): BMI 20 ... 35 kg/m2 corrisponde a peso 62...109kg
  • pericolo esistenziale superiore (M>1.5): a BMI >45 kg/m2 corrisponde a peso >140kg

L'esempio non è rappresentativo (troppo generalizzato), perché non distingue nemmeno l'età, il sesso e la statura corporea. Ma rende probabilmente l'idea delle dimensioni in cui bisogna riflettere per un approccio misurato al tema.


Peso: Mortalità ⋜1

Le immagini presentano all'incirca i limiti di peso secondo età e sesso, a partire dal quale un intervento medico può avere eventualmente senso.

Esempio:
♂ uomo alto 1.76m 50 anni
BMI acritico: 23 ... 27: corrisponde peso corporeo acritico = 1.76*1.76 = 3.1*23 ... 3.1*27 = 71 ... 84kg.
♀ donna alta 1.76m 50 anni
BMI acritico: 23 ... 29: corrisponde peso corporeo acritico = 1.76*1.76 = 3.1*23 ... 3.1*29 = 71 ... 90kg.

Ogni tentativo medico di regolazione del peso corporeo entro questi limiti è ciarlataneria, indipendentemente se si tratta di una proposta universitaria o di un istituto di bellezza! Sono contro l'etica e puramente commerciali o ideologici degli interventi inutili, destinati a fallire e che portano alti rischi di effetti collaterali indesiderati come si vedrà in seguito.


Tentativi di diminuzione del peso

Di tentativi per diminuire di peso ce ne sono di quattro gruppi:

  • impianto di un parassita intestinale come una tenia con tutti gli effetti collaterali di "convivenza" con una tenia.
  • trattamenti medicamentosi con:
    • medicamenti adrenergici come cocaina o anfetamine che inevitabilmente finiscono in tossicodipendenza
    • medicamenti alteranti il metabolismo come la tirosina animale e lo iodio (anche con certe alghe) che a lungo portano all' ipertiroidismo (Mb di Basedow) con tutti i sintomi cardiaci e psichici inerenti
    • medicamenti inibitori di assorbimento intestinale di lipidi che riescono ad indurre una diminuzione di peso a lunga durata del 2 ... 5 % con effetti collaterali scomodi (incontinenza fecale)
  • interventi chirurgici (nastro gastrico) che a lungo riescono a stabilizzare il peso corporeo ma con effetti collaterali abbastanza scomodi e notevoli quote di "incidenti tardivi".
  • diete ipocaloriche che a lungo (ca. due anni) fanno aumentare tutte il peso corporeo di ca.il 2%.

Percorso del peso in cure ipocaloriche

Questo il riassunto di più di cento anni di tentativi e fallimenti in merito: approvato nel "Lancet" nel 2005.

Nonostante questo, le diete ipocaloriche, un vero pericolo propagandistico per la salute pubblica, figurano ancora tra i temi eterni di riviste di ogni genere e molti medici non le reputano un attacco alla loro deontologia, al contrario si fanno complici del "movimento snello".

È e rimane indiscusso che ogni persona ha il diritto sacrosanto di credere e di agire secondo le proprie convinzioni: ognuno si ammazza come vuole e ha il diritto intoccabile (habeas corpus).
Che un medico o un terapista
" lo confermi nell'illusione a lungo frustrante di dimagrire e

  • lo sostiene in azioni del genere stressanti è antiterapeutiche
  • chiamando poi "terapia" queste mosse è impostura d'etichetta e contro ogni deontologia medica.



Mantenimento del peso corporeo

Il peso corporeo varia leggermente nell'arco di un anno di qualche chilo e aumenta in media di qualche etto ogni anno di vita. Sbalzi di peso più ampi (impostati o involontari) in su o in giù sono sintomi da tenere d'occhio e da chiarire dal medico, perché possono essere indicatori di variazioni metaboliche seri.

Se il peso supera il limite della mortalità M=1 si può proporre al paziente le misure per mantenere l'attuale peso corporeo. In queste misure è importante di rilevare i seguenti punti:

  • si mangia quando si ha fame e non si mangia quando manca
  • prendersi tempo per il cibo o non mangiare
  • saziarsi è importante, meglio con pasti che saziano a lungo
  • evitare stati ipoglicemici

Il seguente pro memoria può aiutare in questo tentativo:

.pdf "Regole ... "

Regole per "obesi"

 

Prima di controllare il BMI e dargli troppa importanza, valutare la relazione della circonferenza*

  Evitare che subentri lo stimolo della  fame

Limitare il più possibile l'assunzione di pasti industrializzati

Evitare le regole nutritive dei salutisti

Non seguire mai delle diete dimagranti

Fidarsi dell'appetito, della voglia e del gusto momentaneo

Prendersi tutto il tempo necessario per gustare quello che si mangia

Rispettare i fatti fondamentali individuali*

Genetica, anatomia e fisiologia, metabolismo, gestazione, nascita, infezioni, disfunzioni ormonali, età, matrimonio, figli, ambiente psicosociale, disturbi psichici (mentali, emotivi, d'istinto e di pulsioni)

Adattare lo stile di vita*

Distress cronico, sonno, televisione, ansie, lampade al neon, schermi oscillanti, movimento

Non nutrirsi in modo ipercalorico*

Evitare ipoglicemia* e attacchi di fame

Rispettare densità calorica* e sazietà

Evitare l'assunzione di bibite dolci

Non usare surrogati di zucchero*

Consumare preferibilmente alimenti di stagione, della propria regione e prodotti con un criterio di qualità

Mangiare  variato

Non consultare mai tabelle caloriche

La vita è troppo bella per guastarla rompendosi le scatole con inutili calcoli di calorie





Terapie del "sovrapeso"

Le terapoe del "sovrapeso" sono un lavoro delicato per un naturopata: Al solito si tratta di un lavoro psicosociale che farebbero meglio gli operatori sociali del quel ramo. Visto che non se ne intendono o non lo ritengono di loro competenza tocca poi noi.

Il primo punto è di convincerli, che non si tratta (al solito) di un fatto medico ma di un puro atto di terrorismo sociale sostenuto da "talibani salutisti". Normalmente si riesce a fare questo con le argomentazioni e i dati razionali forniti nei capitoli antecedenti. Se non si riesce, bisogna spiegare che si si sente medico con il mestiere di curare la gente e non di proporre misure antiterapeutiche.

Il secondo punto è di renderli abili di difendersi contro il terrorismo sociale. Questo è più difficile, perché contro il parere pubblico non bastano al solito delle argomentazioni razionali. Certi pazienti sono però molti innovativi a trovare delle battute squalificanti, ironiche, sarcastiche e altre che rendono ridicoli i "talibani salutisti". Si impara ogni volta facendo questo lavoro con un cliente.

Se un paziente lo desidera, bisogna assisterlo di mantenere il peso attuale. Servono molto le regole cui sopra e una cauta elaborazione del testo Obesità.


3.  Degenerazioni e lesioni

In senso clinico questi termini indicano aberrazioni di struttura o funzionamento cellulare come:

  • idropiche: "gonfiamento" di cellule per disturbi di scambio idrico tra cellule e interstizio;
  • lipidiche: accumulo di "grassi" in cellule non previste per questo scopo;
  • ialine: degenerazione di fibre muscolari in "cartilaginose" spesso in seguito a malattie infettive;
  • amiloide: degenerazione di tessuti connettivi in organi diversi; strutture fibrillari polisaccaride-protein-complessi, spesso frutto di infiammazioni o altri disturbi tessutali cronici;
  • neuronali: di cellule nervose e guaine mieliniche del sistema nervoso periferico o centrale.

Le relative nozioni patologiche e terapeutiche si trovano nei capitoli dei relativi sistemi cardiovascolari, circolatori, gestionali e motori del corso "Materie Mediche Popolari". Il loro trattamento richiede delle conoscenze che superano le basi di questo corso.


4.  Neoplasmi, tumori e cancro

Formazione di tessuto "nuovo" in forma spontanea, "smisurata", autonoma, e irreversibile, normalmente legata alla perdita di specifiche funzioni cellulari e tessutali. I tumori si classificano secondo:

  • il comportamento biologico (benigni, maligni, semimaligni);
  • secondo il tessuto primario (epiteliale, mesenchimale, embrionale);
  • secondo proprietà cliniche e patologiche (p.es. carcinoma gastrico tipo ... ).

Ci sono teorie diverse sulla genesi dei tumori. La maggior parte degli autori usa un modello dispositivo-promotore-scatenante che include:

  • una predisposizione (minore o maggiore) genetica, specifica per certi tipi di neoplasmi;
  • promotori che amplificano il rischio di certi tipi di neoplasmi come le sostanze tossiche, i virus, i raggi ionizzanti, ...
  • fattori "scatenanti" come lo stress cronico, le deficienze immunitarie, i traumi, ...

Siamo però ben lontani da una teoria importante per la spiegazione del fenomeno che sembra essere un fatto biologico non solo di animali ma anche di vegetali e che ha probabilmente meno a che fare con la civilizzazione umana che con la natura stessa.

Questo spiega forse anche il fatto che la terapia e la guarigione clinica di certi tipi di tumore negli ultimi cinquant'anni ha nettamente migliorato, mentre altri tipi di tumore dimostrano la stessa mortalità come ai tempi.

Il trattamento clinico consiste essenzialmente di interventi chirurgici, chemioterapia e radioterapia. L'intervento chirurgico, quando è possibile promette almeno una drastica riduzione del tessuto "infetto" e quindi anche una netta diminuzione della crescita. La chemioterapia e radioterapia sono fortemente criticate dal pubblico, perché è lecito domandarsi se il "calvario" giustifichi un successo peraltro incerto. Lo stesso discorso è in atto per la postmedicazione "ormonosostitutiva" di certi tumori.

Come in ogni malattia grave, l'accompagnamento, la dedizione, il sostegno morale e gli altri fattori umanistici nonché la creazione di un ambiente pacifico e la garanzia delle migliori condizioni fisiche, psichiche e sociali è di grande importanza per la convalescenza e la guarigione oppure per una morte dignitosa. Questo non è più un "problema" clinico ma di noi tutti:

  • familiari che inducono sensi di colpa, ansia e vittimismo con la loro bigotteria o che approffittano della sua debolezza per ridurre l'autonomia del malato;
  • benevolenti che stressano con buoni consigli (non richiesti) e l'ultima magia;
  • apostoli di ascesi che tentano di modificare le abitudini dietetiche e altre;
  • colleghi che buttano addosso al malato le loro proprie ansie e fobie;
  • pettegoli che inventano accuse simili al giudizio di un Signore temibile per presunti "peccati" commessi;
  • farisei e giudici che sparano sentenze sul precedente e attuale comportamento;
  • datori di lavoro che trattano il colpito come un emarginato;
  • casse malati che obbligano il malato a delle terapie non desiderate e/o superate;
  • specialisti medici che lasciano degli organismi malnutriti, esausti e bruciati, incapaci di notare le loro pessime condizioni biologiche, non parliamo del rimediare ad esse.

La lista (inversa) contiene una buona parte di quello che possiamo fare noi tutti per favorire la convalescenza. Serve di più che sprecare i soldi per l'ultima cura miracolosa e avere con un'ulteriore delusione.


5.  Reazioni immunitarie



5.1  Infiammazioni

Un'infiammazione è una complessissima reazione immunitaria a un agente esterno meccanico, fisico, chimico, microorganismi o a stimoli provenienti dall'organismo stesso (autogeni) come uremia, necrosi di cellule, ... Il traguardo della difesa immunitaria è di neutralizzare lo stimolo e le sue conseguenze.

Sono trattati i seguenti argomenti:
Processo infiammatorio Indici e reazioni infiammatorie


Processo infiammatorio

Il processo infiammatorio è un complessissimo processo immunitario che coinvolge molteplici meccanismi umorali e cellulari del tessuto connettivo lasso con delle conseguenze sui tessuti parenchimali sia locali che sistemici. Il seguente schizzo riassume grossolanamente i nessi più importanti.


Indici e reazioni infiammatorie

Indici locali e reazioni sistemiche infiammatorie


Processo infiammatorio

Gli indici locali di un'infiammazione sono:

  • Rubor (rossore)
  • Calor (calore)
  • Tumor (gonfiamento)
  • Dolor (dolore)
  • Functio laesa (funzione impedita)

Le reazioni sistemiche (generali) ad un'infiammazione sono:

  • aumentata proliferazione di granulociti (cellule ematiche "granulose"); misurabili nel sangue come "deviazione a sinistra";
  • aumentata sintesi di certe proteine plasmatiche; misurabile come nella velocità di sedimentazione ematica oppure come CRP (C-reactive proteine)
  • accelerazione del metabolismo; misurabile come aumento di temperatura locale e/o corporea, febbre;
  • liberazione di reazioni immunitarie umorali (complementi) e cellulari (linfociti, leucociti);
  • disagio generale come sentirsi ammalato, fiacchezza, ...



5.2  Allergie e choc anafilattico

Se la reazione locale dell'organismo produce agenti per ulteriori reazioni immunitarie, il processo si autoamplifica in una reazione chiamata allergica, un circolo vizioso nel quale la reazione diventa sproporzionata in relazione allo stimolo iniziale, (probabilmente assolutamente innocuo) e può creare grandi disagi.

Se la reazione locale/sistemica circolatoria diventa esagerata si può formare un circolo vizioso chiamato "choc anafilattico" che può essere anche letale in mancanza di un pronto intervento. Spesso è legato a una reazione allergica precedente.


5.3  Autoimmunità

Il sistema immunitario ha sviluppato anticorpi o linfociti specifici, indirizzati verso le sostanze del proprio organismo. Si distinguono in diversi gruppi:

  • quelli indirizzati verso specifici organi come p.es.:
    • tiroide (tireodite),
    • stomaco (anemia perniciosa, gastrite cronica),
    • pancreas (diabete mellito I, giovanile),
    • surrenali (morbo di Addison);
  • quelli tessutali con degenerazioni e sedimentazione di complessi immunitari come p.es.:
    • articolari (artrite reumatoide),
    • reni (lupus eritematodus sistemico),
    • pelle (sclerodermia),
    • muscolo (dermatomiosite);
  • forme mescolate con tantissime espressioni come p.es.:
    • miastenia gravis pseudoparalitica,
    • cirrosi biliare primaria,
    • epatite cronica aggressiva,
    • colite ulcerosa,
    • ev. sclerosi multipla.

La diagnosi clinica cerca autoanticorpi (test di immunofluorescenza).

Per le forme organiche si sostituiscono le sostanze mancanti come misura palliativa (p.es. insulina per diabete mellito giovanile).

Nelle altre forme si cerca di combattere i sintomi con degli antiflogistici (antiinfiammatori come p.es. cortisone, salicilati), antidolorifici o si usano talvolta come ultima spiaggia degli immunosoppressori come p.es. metotrexane.

La medicina popolare conosce altrettanti rimedi sintomatici contro il dolore e le infiammazioni (spesso con meno effetti collaterali) e inoltre si serve di: misure dietetiche, integratori alimentari, enzimi proteolitici che "ammorbidiscono" la reazione autoimmunitaria e/o promuovono la disintegrazione di complessi autoimmunitari. Per dettagli vedi il capitolo sulle infiammazioni. A titolo palliativo e con astuzia e fantasia si scoprono ogni tanto delle combinazioni tra i comportamenti, rimedi e l'approccio mentale che rende gestibile la malattia. Si tratta sempre di soluzioni individuali, di solito scoperte dal paziente stesso e raramente efficaci per un altro paziente.


5.4  Misure antinfiammatorie

Per molte persone i sintomi infiammatori, in primo luogo il dolore, la febbre e l'impedimento funzionale, in un secondo tempo anche il gonfiore, il rossore e il calore locale sono "la malattia". Combattendoli si promette la "guarigione". È evidente che in reazioni smisurate come nello choc anafilattico bisogna intervenire subito, come anche nel caso di allergie si tenta di interrompere il circolo vizioso.

In altri casi invece, specie nelle infezioni acute è assolutamente controproducente voler sopprimere l'infiammazione, perché si va contro il lavoro del sistema immunitario di difesa e di autoriparazione tessutale. Certo, se la febbre diventa delirante, si può abbassarla a livelli sostenibili (un po' sotto i 40 centigradi). Anche il dolore infiammatorio non bisogna sopportarlo eroicamente a lungo. Ma per il resto è preferibile sostenere l'organismo rinunciando a ogni attività e rispettando le sue esigenze di bevande e di nutrizione (fa stato sete e voglia e non quello che un qualche saccente ha dichiarato come sano).

Antiinfiammatori (antiflogistici) sia farmaceutici che "naturali" hanno un loro posto esclusivamente in processi con la tendenza di "perpetuarsi" o che sono già diventati cronici.


Antidolorifici (analgesici)

È trattato il seguente argomento:
Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare

Il dolore ha una dimensione:

  • neurologica in quanto si tratta di segnali nervosi vegetativi ma anche
  • psichica in quanto è percepito (amplificato o ammortizzato) coscientemente influenzando notevolmente le funzioni psichiche sia corticali (di controllo) sia limbiche (emotive).

Trattandosi di circuiti nervosi regolativi che possono sia amplificare sia ammortizzare i segnali originali gli analgesici si servono come meccanismi per alleviare il sintomo:

  • gli oppiacei agiscono inibendo sul sistema nervoso centrale;
  • gli analgesici antipiretici servono per ridurre i dolori di tipo infiammatorio.


Dolore e analgesici nella medicina antica e popolare

La medicina antica e popolare senza saperlo era più differenziata nella classificazione del dolore e usava diverse sostanze (le più antiche medicine) per diversi scopi:

  • gli oppiacei come sedativi di tutte le funzioni vegetative e psichiche;
  • le cannabiacee come distensivi muscolari "euforizzanti" e come inibitori del simpatico neurovegetativo;
  • i derivati della coca come stimolanti del simpatico neurovegetativo;
  • diversi "simpatotonici" come efedra, damiana, ...
  • diversi ansiolitici come scutellaria, ...
  • diversi "vagotonici" (parasimpatotonici) come la lobelia, ...
  • diversi analgesici/miorilassanti/spasmolitici di muscolatura striata come il petasite, ...
  • analgesici locali come aconito, menta, garofano, ...
  • le solanacee (belladonna, giusciamo, datura, ... ) come spasmolitici di muscolatura liscia;
  • diversi fitoormoni come luppolo, ... come calmanti emotivi;
  • diversi antiinfiammatori come spira ulmaria, ... come inibitori di prostaglandine;

e tante combinazioni tra queste sostanze per raffinate sfumature di dolore/stato d'animo.

Anzitutto distinguevano gli stati dolenti tra l'eccitazione / la sedazione, l'infiammazione / la nevralgia, l'iperveglia / l'apatia e l'euforia / il malumore.

Personalmente uso parecchie delle sostanze citate e aggiungo:

  • vitamina B1, B6 e B12 in dosi massicce per dei dolori prevalentemente "nevralici" (p.es. ANCOPIR);
  • enzimi proteolitici in dosi massicce per dei dolori prevalentemente infiammatori.

Aggiungo poi nella fase acuta e secondo i criteri citati:

  • sedativi o stimolanti differenziati per diversi sistemi;
  • rispettivamente combinazioni di tutte due per:
    • aumentare o abbassare il tono neurovegetativo,
    • e/o intervenendo sullo stato d'animo tramite promozione o inibizione di serotonina, norepinefrina, ... ,

tutto secondo il caso individuale e spesso anche correggendo il tiro secondo l'evoluzione.

È evidente che questa parte del mestiere è indicata piuttosto agli "esperti", sia per la complessità che per l'esperienza e per il dosaggio delle varie sostanze.


Analgesici antipiretici moderni

I più noti sono:

  • salicilati (es. ASPIRINA, ASA-TABS);
  • paracetamolo (es. CONTRA-SCHMERZ, PANADOL, TREUPEL);
  • derivati di pirazolone (es. NOVALGIN);
  • derivati di acido antranilico (es. PONSTAN);
  • derivati di acidi acetico, indolico, propionico, di oxicame e diversi (es. VOLTAREN, FLECTOR, BRUFEN).

Gli impieghi, effetti collaterali e interazioni sono rilevabili sui rispettivi foglietti illustrativi.


Integratori alimentari antidolorifici

Vengono coinvolti nei processi di dolori e possono essere i seguenti integratori alimentari:
Dolori in generale antiossidanti, oli eterici, proteine bassomolecolari
mal di testa compl.B, B1, B3, B6, AP, Fe, Cr, PABA
emicrania B6, E, Mg, Se, o-3
crampi B6, Na, Ca, Mg
dolori muscolari, articolari BIO, AP
neuropatie, parestesie compl.B, B1, B6, B12, AP, o-6, o-3, AL, LE, INO
bruciore, torpidità B6
torpidità, formicolio BIO, AP
sindrome del tunnel carpale B2, B3, B6, Mg, o-6
dolori cronici B1, B6, B12, C, E, Se, dl-FA,

Si noti che la maggior parte di questi non servono per i dolori del tipo infiammatorio ma più per dolori "metabolici" e "nevralgici".


Analgesici antipiretici locali popolari

  • Aeth. Caryophylli (chiodo di garofano): potente anestetico locale. Se non reperibile vanno anche impiegati estratti in olio o in alcool. Può creare irritazioni cutanee. Viene anche usato come aggiunta a pomate antiinfiammatorie (1 ... 5%) e ricostituente del tessuto connettivo.
  • Aeth. Menthae (menta): potente anestetico locale "freddo". Usato anche come "Talco mentolato" per dolori da herpes zoster (fuoco di Sant'Antonio) o come infuso (tè) contro il mal di stomaco.
  • Aeth. Lavendulae (lavanda): Calma la pelle irritata e disinfetta nel medesimo tempo. Impiegato (puro) su punture di insetti e ustioni. Mescolato con olio di enotera (1 ... 5%) potente rimedio contro neurodermiti ed eczemi.
  • Tinct. Hb. Spirae ulmariae (regina dei prati): Analgesico sistemico del tipo salicilato (ASPIRINA). Per gli altri contenuti non disturba lo stomaco. Spesso combinato con Petasite o Cannabis.
  • Tinct. Rad. Petasiti: Analgesico e miorilassante sistemico. Spesso usato per dolori del tipo spasmo-dolore come mal di testa e infiammazioni dell'apparato motorio.
  • Tinct. Fl. femm. Cannabis: Distensivo e analgesico sistemico generale. Spesso usato per dolori in stati depressivi e tensivi. Nella preparazione come tintura non ha effetti psicotropici.
  • Extr. Ol. Fl. femm. Cannabis: Applicato localmente come miorilassante e analgesico.


Antinfiammatori

Per le infiammazioni dermiche causate dalle infezioni o dai processi allergici vedi capitolo "Derma" del corso base di "Medicina Medica Popolare".

I due grande gruppi maggiormente usati di antinfiammatori moderni sono i salicilati (come aspirina) e i cortisonici (locali, topici e sistemici). I salicilati sono inibitori di sintesi prostaglandinica (un ormone tessutale mediatore di infiammazioni) mentre il cortisone è un'imitazione sintetica di un ormone surrenale che oltre a importanti funzioni metaboliche dispone anche di proprietà antinfiammatorie.

Fitorimedi antinfiammatori

  • Fol.Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii: applicazione esterna come astringenti, emostatici e antisettici. L'effetto è dato maggiormente delle tannine contenute, le quali promuovono la coagulazione delle proteine (tessutali e di microrganismi, che così muoiono). L'effetto emostatico non è molto forte, ma segue il medesimo meccanismo. Per gli occhi si usa l'applicazione di bustine di tè nero.
  • Arnicae Fl.: solo uso esterno (applicazione interna può causare disturbi cardiaci!). Si usa spesso la tintura diluita nell'acqua fredda o ghiacciata per bende umide ad applicazione locale. Rinfresca il tessuto, abbassa il dolore e stimola notevolmente la microcircolazione locale per lo scambio del materiale di riparazione tessutale.
  • Matricariae Fl.: applicazione esterna come tè (freddo) promuove la coagulazione di ferite e calma l'irritazione locale (non applicare sugli occhi).
  • Calendulae Fl.: Mitiga le irritazioni dermiche e promuove la riparazione cutanea. Usata come infusione (freddo) applicata su bende esterne. Quando una ferita è chiusa, come pomata. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico).
  • Symphyti Rad.: Potente riparatore tessutale superficiale e in profondità. Personalmente preferisco l'estratto in strutto (grasso di maiale, veicolo di trasporto sottodermico). In forma pura può essere applicato anche sulle ulcere e decubiti in alternanza al lavaggio con del tè di camomilla (fredda, granulazione) e Aeth. Lavendulae (disinfettante, cicatrizzante). Con l'aggiunta di diversi oli eterici (Aeth.Caryophylli, analgesico; Aeth. Incensi, inibitore di messaggeri infiammatori; Aeth.Rosmarini, microcircolazione locale) ed eventualmente oli vegetali come Ol. Nigellae (antiistaminico), Ol. Tritici (frumento, antiossidante) diventa un potente antiflogistico-analgesico per infiammazioni interne (artrosi, artrite, reumatismi).


Enzimi proteolitici

Enzimi proteolitici: Sono i migliori alleati nel combattimento non solo contro le infiammazioni croniche ma anche nei processi degenerativi. In Svizzera sono poco noti, raramente pagati dalle casse malati e quindi non fanno parte dello strumentario medico. Inoltre ci vogliono relativamente grosse quantità per un effetto immediato e costano parecchio.

Si tratta di estratti enzimatici di ananas (Bromelaina), papaya (Papaina), pancreas di vitello (tripsina) e altre sostanze coinvolte nei processi infiammatori. Trattandosi di sostanze proteiche che nello stomaco sarebbero "coagulate", bisogna prepararle in modo che resistano ai succhi gastrici, e che vengano assorbite inalterate nell'intestino tenue.

La loro funzione è di sostenere la parte "infiammatoria" del sistema immunitario in modo da terminare efficacemente (e non sopprimere) un'infiammazione di qualsiasi tipo. Un prodotto efficace per i processi prevalentemente infiammatori si chiama PHLOGENZYM, un altro, prevalentemente per processi degenerativi WOBENZYM e un terzo che promuove la disintegrazione di cellule neoplastiche WOBE-MUGOS.


Radicali liberi e antiossidanti

Tutti i processi infiammatori producono grandi quantità di "radicali liberi", sostanze aggressive come "l'acqua ossigenata". Sono corrosive sul tessuto e probabilmente coinvolte nella generazione di dolori. Per questo motivo, in caso di infiammazioni si sono dimostrate utilissime le sostanze "antiossidanti" che "tamponano" i radicali liberi. Le più note e utili sono le vitamine C e E in alte dosi, lo zinco e il selenio.

Gli ordinari processi metabolici come le trasformazioni energetiche e tanti altri producono enormi quantità di radicali liberi e l'organismo dispone di raffinatissimi meccanismi per tamponarli ed escretarli tramite l'urina (p.es. con sostanze azotate residuali del catabolismo di proteine e aminoacidi come l'urea). Si tratta di un miracoloso equilibrio dinamico cellulare, tessutale e organico. L'uso di antiossidanti (sostanze che tamponano i radicali liberi) è attualmente propagato come toccasana per un po' tutti i danni e malanni. Personalmente e come terapista sono prudente con il loro uso: solo a seri indicatori di fabbisogno (degenerazioni, infiammazioni acute, ... ) consiglio il loro uso supplementare. Altrimenti temo di disturbare l'equilibrio tra radicali liberi e antiossidanti organici e di danneggiare più che di sostenere.


Antistaminici e prostaglandinici

Nei processi infiammatori sono coinvolti dei messaggeri tessutali come l'istamina, la prostaglandine e altri, nei processi allergici spesso in misura esagerata (iperreazione). Diverse sostanze "popolari" regolano la produzione di tali sostanze e vongono quindi usate a questo scopo. La più nota è l'ASPIRINA (inibitore di sintesi prostaglandinica) o il suo fitorimedio parallello la Spira ulmaria. Effetti diversi ma nei medesimi processi ha l'olio di enotera (locale e sistemico), usato soprattutto nel contesto di forme allergiche cutanee e neurodermiti, l'olio di nigella che funge da antistaminico, la lavanda e l'incenso che frenano la produzione di altri trasmettitori infiammatori. Altri attenuatori di "infiammazioni" sono il calcio, la vitamina B6 e la metionina (un aminoacido zolfatato) come altre sostanze naturali contenenti zolfo (p.es. aglio, aglio ursino, cipolla, ... )


5.5  Traumi, ferite, avvelenamenti

Sono trattati i seguenti argomenti:
Avvelenamenti Traumi da agenti fisici e chimici Traumi meccanici e ustioni Ferite


Avvelenamenti


((Peter da stilare



Traumi da agenti fisici e chimici

Gli agenti fisici possono essere traumi meccanici o ustioni di calore o raggi ionizzanti (colpo di sole, ustioni di radioterapia). Possono ledere cellule e tessuti direttamente o indirettamente con la variazione del materiale genetico.

Gli agenti chimici possono provocare bruciature con sostanze aggressive (acidi, caustici) fino ad avvelenamenti per inalazione o ingerimento che a loro volta possono ledere cellule e tessuti oppure variare il materiale genetico.

Centro Svizzero d'Informazione Tossologica Tel. 145

Il servizio è aperto al pubblico 24 su 24 ore.


Traumi meccanici e ustioni

In caso di traumi meccanici (botte) e di ustioni, il primo intervento è il raffreddamento per evitare un'ulteriore lesione tessutale calorica o per impedire una smisurata reazione (gonfiore, ematomi).

Ustioni: per almeno 15 minuti in acqua fredda (possibilmente aggiungere cubetti di ghiaccio). Poi medicazione con puro Aeth. Lavendulae (calmante, disinfettante, cicatrizzante o vulnerario) almeno tre volte al giorno. Coprire con la garza. Se l'ustione è estesa o profonda andare al pronto soccorso.

Traumi meccanici (botte) senza lesioni della pelle: Raffreddamento in acqua fredda, se disponibile con spray refrigerante (p.es. Aethylchlorid-Spray; SINTETICA, Mendrisio). Ev. fissare l'articolazione. In caso di sospetto di lesioni muscolari, tendine, di legamenti, di giunture: Pronto soccorso per chiarire la lesione. Poi applicazione di bende umide fredde (acqua con Tinct. Arnicae). Cambiarle spesso.

Poi un'applicazione di Ungt. Symphyti (p.es. Kytta) per sostenere la guarigione del tessuto connettivo.


Ferite

Traumi meccanici con lesione cutanea (ferite): Raffreddamento e pulitura superficiale con acqua corrente. Disinfezione con Aeth. Lavendulae o un altro disinfettante reperibile. Se la ferita è estesa o profonda o sospetti: Pronto soccorso. Controllare l'ultima vaccinazione di tetano.

Poi eventualmente bende fredde:

  • con infuso di Fol. Juglans (noce) oppure Hb.Millefolii, tè nero: astringenti, emostatici, antisettici oppure
  • con infuso di Fl. Matricariae (camomilla): coagulazione
  • con infuso di Fl. Calendulae (calendula): calmante, cicatrizzante/vulnerario.

Disinfettare tre volte al giorno con Aeth. Lavendulae.

Quando la ferita è chiusa, applicazione di Ungt.Rad. Symphyti (riparazione tessutale profonda) oppure Ungt.Fl. Calendulae (calendula, riparazione dermica).


6.  Organismi patogeni e infezioni

Le infezioni sono delle invasioni dell'organismo umano da parte di organismi patogeni (che creano malattie). Una tale invasione (infezione) mette in moto diverse parti del sistema immunitario allo scopo di neutralizzare l'invasore. I tipi di potenziali invasori patogeni sono maggiormente:

  • parassiti
  • miceti (funghi)
  • protozoi
  • batteri
  • virus

D'altronde è sbagliato aprire una battaglia generale (psicotica) contro i microrganismi in quanto:

  • la maggior parte dei microrganismi non trova un ambiente di sopravivenza nell'organismo umano in quanto le condizioni biochimiche umane non permettono la loro procreazione;
  • tanti microrganismi colonizzano la pelle e specialmente le mucose dell'organismo umano con importanti compiti simbiontici (p.es. flora intestinale) e la loro mancanza non solo impedirebbe a un buon funzionamento umano, ma sopprimerebbe importanti difese, poiché essi sono anche potenti concorrenti di microrganismi patogeni. I simbionti formano veri e propri ecosistemi con un delicato equilibrio di specie che solo come ecosistema diventa simbiontico.

6.1  Trasferimento di infezioni

Le malattie trasferibili si distinguono in due tipi:

  • trasferibili da uomo a uomo (p.es. rosolia), sono dette contagiose;
  • non trasferibili da uomo a uomo (p.es. malaria, solo da zanzara anofele), sono trasferibili ma non contagiose.

La malaria è trasferibile ma non contagiosa.


Modalità di trasferimento delle infezioni

  • Con goccioline: trasferimento tramite gocce salivari mentre si parla, si starnutisce, si tossisce. Molto frequente per quanto riguarda le malattie da raffreddamento.
  • Con contatto: diretto da uomo ad uomo o mediante oggetti infetti p.es. difterite, rosolia.
  • Circuito fecale: per mancanza di igiene avviene la contaminazione attraverso le feci, l'urina, il sangue, il pus p.es. tifo e colera.
  • Per inalazione: (contaminazione aerogena). Inalazione di polvere contaminata con le feci p.es. ornitosi.
  • Attraverso il cibo e le bibite infette: erronea conservazione e immagazzinaggio che permette ai germi di procrearsi p.es. botulismo, salmonelle, listeriosi.
  • Attraverso lo scambio di liquidi corporei: riguarda i germi che al di fuori dell'organismo umano non possono vivere. Infezione per trasfusione o ferite della pelle e delle mucose con un contatto diretto p.es. sifilide, AIDS.
  • Spostamento nel corpo: germi che si trovano in un posto fisiologicamente adatto (p.es. intestino) che si spostano in una zona dove il germe diventa patogeno (p.es. vie urinarie) come l'escherichia -coli e altri.


Vie infettive dei germi

Quando riescono a superare le barriere d'entrata come:

  • tratto respiratorio,
  • tratto digestivo,
  • tratto urogenitale,
  • derma, mucose, congiuntiva intatta, ferita o debole.

I germi raggiungono i loro "organi bersaglio" tramite la circolazione sanguigna.


Portatori ed emettitori di germi

Dei portatori di germi possono manifestarsi non ammalati (o non ancora, oppure non più) a causa dei seguenti fattori:

  • tempo di incubazione non ancora passato;
  • decorso muto (senza sintomi o con sintomi aspecifici);
  • immunità specialmente per infezioni con indice contagioso basso e malattie da raffreddamento banali;
  • emettitori costanti di germi dopo un'infezione manifesta o "muta" con susseguente immunità che emettono costantemente germi con le feci p.es. colera, salmonelle, shigelle.


6.2  Diagnosi, Prevenzione, Cure


Sintomi caratteristici

di malattie infettive

Sono trattati i seguenti argomenti:
Temperature normali corporee Tipi di febbre Curve febbrili Brividi Sfebbramento

I sintomi caratteristici sono i brividi e la febbre (che nel caso di batteri si diffonde per via ematica).


Temperature normali corporee

  • Ascellare: al di sotto di 36,8°C.
  • Sublinguale: ca. 0,2°C superiore all'ascellare.
  • Rettale: ca. 0,5°C superiore all'ascellare.


Tipi di febbre

Premessa: la temperatura basale di ogni persona è individuale e diversa!
Temperatura ascellare inferiore a 36,4°C: sottotemperatura

  • temperatura ascellare ... 37,8°C. subfebbrile;
  • temperatura ascellare 37,8 ... 39°C: febbre;
  • temperatura ascellare superiore a 39°C: febbre alta.

NB: in alcune rare infezioni, es. colera, la temperatura può abbassarsi fino a 30°C.


Curve febbrili

Molte malattie infettive sono caratterizzate da curve febbrili tipiche.

  • Intermittente: attacchi febbrili che si intercalano con dei periodi di temperature normali ad intervalli di ore.
  • Remittente: variazione giornaliera di 1 ... 1,5°C; ma non sfebbra completamente.
  • Settica: bassa al mattino e alta alla sera.
  • Continua: variazioni giornaliere minori di 1°C. Tipica del tifo addominale, ornitosi tifoide o polmonare.
  • Ondulante: variazioni giornaliere ad intervalli di ore marcate. Tipica per brucellosi.


Brividi

Sono tipici per certe infezioni prima della fase febbrile:

  • scuotimento grossolano con battito dei denti;
  • forte sensazione di freddo;
  • poi febbre oltre i 39°C.

Normalmente indica la presenza di un germe nella circolazione ematica. Tipico della malaria (ogni 3 ... 4 giorni) e della pielonefrite (infezione renale). I bambini invece dello scuotimento possono avere delle convulsioni febbrili, che mimano una crisi epilettica con movimenti incontrollati degli arti, perdita di conoscenza con occhi girati all'insù e incontinenza.


Sfebbramento

  • Per lisi: lenta e continua.
  • Per cristi: bruscamente, in modo massiccio; può avere ripercussioni sul sistema cardiovascolare.


Metodi diagnostici

Per scoprire dei microrganismi patogeni nel corpo:

  • ricerca col microscopio;
  • culture per aumentare la quantità e testare gli antibiotici;
  • iniezione di materiale sospetto negli animali con l'osservazione della reazione (se si ammalano) p.es. tubercolosi;
  • ricerca di anticorpi nel sangue.


Metodi per combattere i germi

Ignaz Semmelweis, un ginecologo ungherese, ipotizzò, come causa per la setticemia puerperale, le mani infette di levatrici e medici. Dopo accese guerre ideologiche, la medicina sviluppa i seguenti strumenti per combattere i germi patogeni: sterilizzazione, disinfezione, pastorizzazione.


Sterilizzazione

Distruzione di tutti i microrganismi su un oggetto (non solo patogeni). Due metodi:

  • sterilizzazione ad aria calda: 180°C per 30 min.;
  • autoclave (a pressione): 1 bar 120°C per 20 min.

2 bar 134°C per 5 min.

Da notare che il tempo si conta a partire dal momento in cui viene raggiunta la temperatura.

Per l'uso "casalingo" va benissimo una pentola a pressione (con un po' di acqua dentro).


Disinfezione dai germi

Annientare i germi patogeni da evitare le infezioni. L'oggetto non è "sterile". Per disinfettare si usano:

  • spesso ingredienti chimici (p.es. alcool).
  • Anche metodi fisici come:
    • essiccamento;
    • raggi (ultravioletti, raggi X, sole);
    • congelamento.


Disinfestazione dai parassiti

L'annientare parassiti come le pulci con degli ingredienti chimici.


Pastorizzare

Il riscaldamento "mite" per poco tempo (p.es. latte: 85°C per 2 min.). Le spore dei funghi non vengono distrutte, bensì i germi del tifo, paratifo, shigellosi, tubercolosi, ...


Termini tecnici

  • cida: uccide (batteri-, funghi-, ... )
  • statico: impedisce la proliferazione (virus-, ... ).


Cura di malattie infettive

Le malattie infettive, all'inizio del secolo erano la maggior causa della mortalità e ancora oggi lo sono nei paesi "sottosviluppati".

Nei paesi industrializzati sono stati ridotti notevolmente i rischi, grazie a:

  • tenore di vita che rende molto più efficace il sistema immunitario delle persone (fame, freddo, stanchezza, stress esistenziale ... ),
  • condizioni sanitarie e igieniche che hanno ridotto enormemente la quantità di microrganismi nell'ambiente e un'eventuale esposizione ai germi,
  • per le malattie infettive batteriche, l'uso di antibiotici è efficace nel dare un "colpo di mano" al sistema immunitario "sovraccarico" in situazioni d'emergenza critiche.

Molte volte nel mio lavoro come naturopata mi sembra persino "ribaltata" la problematica:

  • il tenore di vita rende noiosa e ideologicamente conflittuale la vita al punto da stressarsi per mancanza di sfida esistenziale e per l'incapacità di adattamento, ciò indebolisce di nuovo il sistema immunitario;
  • l'igiene eccessiva evita all'organismo di formare anticorpi durante l'infanzia ed elimina le barriere fisico-chimiche del sistema immunitario, mentre tante sostanze "sintetiche" devono essere elaborate dall'organismo (prodotti igienici, cosmetici, alimentari, invece dei microrganismi);
  • si tenta di sostituire con i medicamenti il lavoro del sistema immunitario togliendogli la possibilità di diventare calmo ed efficace, rendendolo tendenzialmente ipersensibile, impanicabile e perciò poco efficace.

Le cure delle malattie infettive specifiche sono descritte sotto i relativi capitoli degli organi.

Alcune regole per le malattie infettive:

  • consultare immediatamente il medico se c'è un sospetto di malattie infettive, per le quali è obbligatoria la denuncia (vedi: "Ordinanza concernente la dichiarazione delle malattie trasmissibili dell'uomo", 818.141.1);
  • mai interrompere una medicazione con degli antibiotici: si rischia di facilitare lo sviluppo di batteri resistenti all'antibiotico;
  • nessuna automedicazione con degli antibiotici. Il medico responsabile lo fa solo in caso di accertate infezioni batteriche secondo precisi criteri clinici: clinico-empirico secondo la probabilità del germe responsabile per la malattia ed eventualmente dopo aver diagnosticato il battere e, potendo, dopo averne conosciuto le esistenze.
  • Dopo e durante una cura con degli antibiotici è consigliabile la cura dell'apparato digestivo, perché spesso l'antibiotico indebolisce notevolmente la fauna e la flora intestinale.


Comportamento durante le infezioni

Un'infezione richiede dei notevoli sforzi al sistema immunitario; è quindi controindicato caricarlo ulteriormente:

  • riposo (a letto) per qualche giorno;
  • evitare stress di ogni forma;
  • rispettare le esigenze dell'organismo specialmente i segnali di fame, sete, calore, sonno, tranquillità;
  • concedersi un tempo di convalescenza (riassestamento dell'organismo).


Sostegno alle cure antibiotiche

e alla guarigione dalle infezioni

  • Fino ad una settimana dopo la cura aggiunta di Vit. C (ca. 2 gr/giorno) e complesso Vit. B. Preparato combinato: 2 compr. BEROCCA p.d. (C e B). Zinco 50 mg p.d. per stimolare la fagocitosi.
  • Dopo la cura ripristinare la flora intestinale p.es. con tanto yoghurt e Bioflorin, BACTISUBTIL, MUTAFLOR, OMNIFLORA.
  • Uso di tisane (o altri preparati fitoterapeutici):
    • amaro stomachico
    • nervinotonici
    • leggermente diuretici
    • linfostimolanti

secondo il tipo dell'infezione.

Sono specialmente indicate:

  • urtica dioica diuretica
  • genziana amaro "digestivo"
  • rhiz. hydrastis amaro "mucose"
  • avena nervinotonico
  • Hb. galii aparines linfatico, immunitario
  • echinacea immunitario
  • absinthii amaro,antisettico
  • aglio antisettico

Sostituzione di liquidi (sudore) e di potassio (REKEWAN, brodo di manzo, p.es. Liebig) in caso di diarrea severa e il tè di tiglio (diaforetico).


Autotrattamento di infezioni "banali"

Visto che le infezioni si esprimono generalmente in determinati organi, vengono trattate nei relativi capitoli. In seguito presenterò alcune piante con effetto sistemico nel caso di infezioni.
Innanzitutto sono da rispettare le raccomandazioni dei precedenti due capitoli (comportamento, sostegno).


Fitoterapeutici germostatici
  • mirra germostatico, stim. leucociti
  • eucalipto virostatico
  • Rad. babtisiae tinctoria germostatico, antifebbrile
  • Hb. Tropaeoli germostatico
  • alium virostatico, diaforetico
  • echinacea germostatico, immunostimolatore
  • thymus germostatico
  • absinthii anaflogistico
  • melaleuca, lavanda germicidi (antiinfiammatorio).


Febbre e diaforetici

I diaforetici stimolano il corpo alla sudorazione. Questo processo scarica i reni, eliminando certe "scorie" tramite la pelle. Sono indicati specialmente in caso di infezioni accompagnate da febbre:

  • tiglio diaforetico, diuretico
  • angelica diaforetico, diuretico
  • sambuco diaforetico, diuretico, immunostimolante
  • zingiberis diaforetico, stimolante
  • paprika diaforetico, salivastimolante, stimolante, antisettico
  • menta diaforetico, antiemetico, antisettico
  • eupatorio perfol. diaforetico.
  • hyssopus diaforetico, calmante.


Infezioni acute

In caso di infezione acuta si usa come base un diaforetico e un immunostimolante p.es.:

  • tiglio millefolia diaforetici
  • sambuco echinacea immunostimolante.

Se sono coinvolte le ghiandole linfatiche si aggiunge galium aparines (odore di aglio) e/o calendulae.

Se sono coinvolte le mucose serve Hydrastis e/o Eupatorio perfol.

In caso di irrequietezza si aggiunge camomilla e/o scutellaria.

Se prude la pelle, si lava il corpo spesso con Acquae Hamamelis (astringente).


Infezioni virali persistenti

La seguente ricetta serve spesso:


Absinthii
Rp.: Infezioni virali persistenti
Rad. Babtisiae ("indago", virostatico)
Rad. Phytolaccae decan. (immunostimolante)
Rad. Echinaceae angust. (germostatico, immunostimolante)
Hb. Absinthii (anaflogistico, amaro)
Res. Myrrhae pulv aa ad 100 (germostati, immunostimolante)
m.f. species D.S. Decotto 10 min. 1 c.t. per tazza 3 p.d.

Abbreviazioni


(Si guarisce per non più dover bere questa tisana molto amara e schifosissima, la tintura è meno disgustosa).

Pare che la propagazione di certi virus persistenti venga parecchio impedita dall'aminoacido "lisina", contenuto nelle proteine di pesce, carne, leguminose, spagnolette, formaggi, ... Il fabbisogno giornaliero è di ca. 14 mg per kg di peso corporeo. Terapeuticamente si usa da 0.5 ... 5 gr/dì di L-lisina come aggiunta alimentare.


Disinfettanti

Disinfettanti per le ferite aperte: se non c'è altro, si usa un superalcolico. I "raffinati" moderni usano prodotti a base di iodio (p.es. BETADINE) perché non brucia. Personalmente preferisco Aeth.Lavendulae, perché è altrettanto battericida, fungicida e virostatico, inoltre promuove la rapida e pulita riparazione e cicatrizzazione tessutale. Anche gli astringenti hanno un mite effetto antisettico. Una disinfezione a regola d'arte dopo la pulitura superficiale di una ferita è la miglior prevenzione per complicazioni infettive susseguenti. Finché la ferita non è chiusa, la disinfezione va ripetuta dopo ogni altro intervento (lavaggio, cambiamento bende, ... ) ma almeno due volte al giorno.


Olii eterici contro le infezioni

I seguenti oli eterici sono molto efficaci contro le infezioni. Si consiglia vivamente di non ingerirli, perché sono troppo concentrati. Servono per una terapia locale; vanno spalmati o usati per le inalazioni e, oppure, i gargarismi. Caso mai si ricorra alle piante per fare degli infusi con delle tisane.


6.3  Germi patogeni


Infezioni parassitarie

Le infezioni parassitarie si incontrano soprattutto sul "mantello tegumentario" della pelle, dei capelli (e verranno trattate in quella sede). Si tratta in particolare di insetti (come p.es. pidocchi), ragnetti e le loro larve.

Un altro grande gruppo di parassiti si trova nel canale intestinale come biotopo e saranno trattati nel relativo capitolo (i diversi tipi di "vermi").

La vita dei diversi parassiti umani è spesso molto complessa per quanto concerne la procreazione e la propagazione con delle fasi che passano attraverso i diversi "ospiti" e intermediarie in altri biotopi.

Organismi animali pluri* e multicellulari che creano sintomi patologici poiché:

  • sfruttano sostanze nutritive dell'organismo ospitante
  • secernono sostanze tossiche con il loro metabolismo
  • possono trasmettere dei virus.

Di seguito vengono elencati i più diffusi. È meglio lasciare agli esperti le relative cure, perché possono essere dannose se applicate senza cognizione o da persone che non se ne intendono dovutamente.

Vermi Zecche


Vermi

  • Ascaridi;
  • enterobi;
  • trivuri;
  • trichine;
  • cestodi.


Acari
Sono dei ragni. Il più noto è la scabbia.


Pulci
Insetti che succhiano il sangue umano. Lasciano un "rossore" rotondo con in mezzo un puntino che prude fortemente. Possono trasmettere delle malattie come la peste e servono ai cestodi (tipo di verme intestinale) come "intermediario".


Pidocchi
Insetti di diverse forme (sanguisughe):
  • dei capelli, specialmente nei bimbi, scomodi ma non pericolosi;
  • dei vestiti: possono mediare malattie virali pericolose come:
    • Rickettsia prowazeki.
    • Borrelia recurrentis.
    • Rickettsia quintana.
    • Peste.
  • Pubiche: noiose ma non pericolose.


Zecche

Insetti sanguisughe che possono trasportare la meningo-encefalite. Potrebbe anche essere possibile la diffusione di Rickettsie e Borrelie.


Infezioni di miceti, funghi


Le infezioni micetiche (p.es. funghi dei piedi) sono parecchio divulgate.

I funghi (miceti) sono cellule vegetali (senza clorofilla) con diversi nuclei cromosomici. Da una spora si forma un "filo micelico" che intersecandosi con un altro, forma un "fungo" che produce nuove spore. Le spore sono molto resistenti, il micelio e i "funghi" molto meno.

Le micosi infettano prevalentemente la cute e le mucose, i capelli e le unghie, ma possono infettare, anche i polmoni, le ossa e le meningi fino alla setticemia micotica con esito letale.

Sono trattati i seguenti argomenti:
Dermatofiti (tinea) Micosi "lievitali" Principi di trattamento delle micosi


Dermatofiti (tinea)

Funghi filiformi che infettano la cute, i capelli e le unghie. "Tinea" indica che si tratta di un dermatofito, poi segue la localizzazione (p.es. tinea pedum * mucosi del piede).

Si presenta normalmente come un focolaio rotondo, ovale o irregolare con bordo marcato, ev. più pallido verso il centro. Desquamazione verso il bordo, spesso prurito o bruciore. Luoghi prediletti: ascelle, inguine, pieghe del ventre.


Micosi "lievitali"

Il rappresentante più noto è la candida albicans, naturale flora dell'intestino umano che infetta prevalentemente la bocca, la vagina, il prepuzio creando uno strato biancastro che spesso prude.

Colpiti sono prevalentemente persone che sono:

  • diabetiche;
  • trattate massicciamente con antibiotici che disturbano la flora naturale delle mucose;
  • soggette ad uno stato immunitario debole,
  • partner sessuale di persone infette.


Principi di trattamento delle micosi

  • Ai funghi piace un ambiente caldo e umido su di un substrato alcalino (p.es. piedi ben lavati con del sapone, nelle calze di fibra sintetica, nelle scarpe chiuse d'estate);
  • detestano un substrato oleoso, ambiente secco e piuttosto acido;
  • le spore si propagano sfregandosi con la biancheria e sono eliminabili solo a una temperatura superiore ai 75°C;
  • i fungicidi eliminano il micelio e i funghi, ma non le spore che hanno un periodo di germinazione di ca. 2 settimane. La cura deve proseguire per altre 3 settimane per garantire che vengano colpiti anche gli ultimi "germogli" prima che si formino nuove spore.


Infezioni protozoiche

(proto-: primo, -zoon: bestia). Microrganismi animali monocellulari, possono alternare una riproduzione sessuata ad una assessuata.

Le infezioni più note di protozoi sono:

  • toxoplasmosi gondii (può essere acquisita dal bambino ancora in utero)
  • malaria (diverse forme di plasmodi)
  • diarrea amebica
  • trichomonas vaginale.


Infezioni batteriche classiche

I batteri sono organismi monocellulari capaci di procrearsi per mitosi nell'organismo che li ospita come parassiti. Vivono tra le altre cellule e nell'interstizio tessutale dell'organismo infetto. Il loro effetto patogeno consiste nel fatto che:

  • secernono tossine come prodotto del loro metabolismo (ectotossine) che determinano la sintomatologia specifica p.es botulismo, difterite, tetano;
  • liberano tossine quando si decompongono (endotossine) che creano sintomi come:
  • febbre, choc, leucopenia, iperglicemia che poi è spesso la "crisi di guarigione" dall'infezione.

Bacillus e clostridium sono dei sottogruppi di batteri in grado di ridursi a spore resistenti (come i miceti). Essi possono sopravvivere in condizioni ambientali ostili e con un metabolismo molto ridotto.

A seconda delle forme dei batteri si distinguono in:

  • batteri "sferici" (-cocchi)
    • streptococchi (a catena)
    • stafilococchi (a grappoli)
    • diplococchi (a coppia)
  • batteri bastiformi
  • pastorella come corinebattero
  • batteri spiraliformi
    • spirochete (flessibile, mobile)
    • spirilli (rigidi, immobili).

Infezioni batteriche classiche sono:

  • numerose infezioni locali della pelle (come la Scarlattina)
  • Pertosse
  • Tubercolosi
  • Tifo
  • Salmonelle
  • Dissenteria
  • Colera
  • Tetano


Infezioni virali classiche

I virus sono i "germi" più piccoli. Non sono ancora ritenuti "organismi" perché consistono solo di DNA e RNA con o senza una membrana proteica; si classificano come "unità biochimiche". Non dispongono di un metabolismo proprio, ma necessitano di un "ospite" per procrearsi. Sono i "parassiti di cellule".

Il meccanismo infettivo:

  • il virus si attacca a determinati ricettori sulla membrana della cellula ospite;
  • la cellula "ingerisce" il virus per pinocitosi;
  • RNA e DNA del virus inducono nella cellula ospite la riproduzione virale;
  • i virus riprodotti vengono "esportati" dalla cellula ospite e infettano altre cellule.

La cellula ospite, dopo un po' di tempo, tenta di difendersi contro il "parassita intracellulare" producendo delle proteine come l'interferone e l'interleuchine (che sono virostatici) ed emette queste sostanze anche nel liquido interstiziale (atto "altruistico" della cellula verso il suo ambiente vitale).

Quando l'organismo identifica un tipo di virus, scatta il meccanismo di difesa cellulare con la produzione di anticorpi specifici.

I sintomi di un'infezione virale sono generali in una prima fase (quando il virus si propaga nel sangue). Essi diventano specifici quando il virus raggiunge e si moltiplica nell'organo bersaglio.

I sintomi generali sono:

  • stanchezza;
  • mal di testa;
  • temperatura ev. alzata e brividi;
  • dolori muscolari e articolari;
  • leucopenia (leucociti emigrati dal sangue nel tessuto connettivo lasso per combattere il virus).

I sintomi specifici dipendono "dall'organo bersaglio". Per reazione, normalmente, aumenta il numero dei linfociti nel sangue.

Le famiglie virali più note sono:

  • adenovirus: influenza, naso, gola
  • arbovirus: viene trasmesso da un insetto ematofago (zecche, zanzare)
  • enterovirus: poliomielite
  • herpes-virus: herpes simplex, herpes zoster
  • mixovirus: orecchioni
  • retrovirus: AIDS.

Classiche infezioni virali sono:

  • Influenze
  • Epatite virale
  • Morbillo
  • Orecchioni (parotite)
  • Rosolia
  • Varicella
  • AIDS


Rickettsie e Clamidi

Rickettsia: sono microorganismi tra i virus e i batteri, in quanto obbligatoriamente sopravvivono solo all'interno della cellula:

  • Rickettsia prowazeki maculosa.
  • Rickettsia burneti (febbre Q).

Clamidi: cono microorganismi tra i virus e i batteri parassitari delle cellule (come virus) ma strutturati in modo simile ai batteri:

  • Clamidia trachomatis (tracoma, lymphogranuloma inguinalis).
  • Clamidia psittaci (ornitosi).
  • Altre infezioni genitali e oculari.


Prioni

Prioni sono delle proteine stereometricamente molto simili a delle specifiche proteine animali o umane del sistema nervoso centrale, con delle aberrazioni che impediscono il funzionamento metabolico strutturale. Pare che siano inoltre capaci di una riproduzione autonoma (all'infuori della genetica). Questo li attrezza di un certo potenziale infettivo del quale ci sono solo speculazioni sulle loro vie. Nel complesso ci sono più domande che risposte.

Rappresentano oggi la grande paura pubblica per l'epidemia veterinaria della "mucca pazza" e il suo nesso con il morbo Creutzfeld-Jacobs umano. Ci sono delle ipotesi che altre malattie degenerative del sistema nervoso centrale diagnosticate precedentemente come "degenerativo", in realtà potrebbero essere delle infezioni prioniche.


6.4  Vaccinazioni

Le vaccinazioni sono un validissimo strumento preventivo e biologico:

  • Si offrono con la vaccinazione all'organismo dei germi patogeni inerzializzati (o frammenti di loro) non più virulenti (incapaci di procrearsi).
  • Il sistema immunitario dell'organismo (ignorano della loro innocuità) mette in moto tutti i meccanismi per combatterli (inutilmente).
  • Come effetto di questa "simulazione di difesa" rimangono nel sistema immunitario delle cellule (B-linfociti memorativi) che riconoscono questo tipo di "nemico" immediatamente in future infezioni e fanno scattare entro minuti e ore le relative difese (la prima volta dura da giorni a settimane nelle quali il germe patogeno si procrea indisturbato).

Nei nostri paesi ricchi, igienici e con dei servizi sanitari sviluppati, le vaccinazioni incontrano resistenza in una parte della popolazione per diversi motivi:

  • Sono quasi inesistenti le grandi malattie infettive fruste dell'umanità come la poliomielite, la tubercolosi, il vaiolo, ... che una volta diminuivano e ledevano in epidemie grande parte della popolazione (specie i bambini). Sono diventate quasi inesistenti proprio grazie alle vaccinazioni, ma non sono per niente sradicate.
  • La vaccinazione provoca per natura una reazione immunitaria, normalmente quasi inosservata ma talvolta drammatica, quando un individuale sistema immunitario reagisce al germe inerzializzato "a sbalzo". Da immaginarsi, come avrebbe reagito con il germe virulento! Il caso è però molto raro.
  • Certi germi patogeni (specialmente i virus di influenza) hanno una grande capacità di trasmutazione fino al punto, che il sistema immunitario non li riconosce più "uguali" a quelli della vaccinazione e quindi la vaccinazione si dimostra inutile.
  • Vengono offerte tante vaccinazioni contro delle malattie "banali" e/o di infanzia non problematiche, solo per evitare la scomodità di un disturbo della vita o per evitare "giorni lavorativi persi" (influenza) o per gli ipocondriaci. Questo lede la reputazione del farmaco che è utilissimo per dei casi indicati (senescenti, esposti, convalescenti, ... ).

Come in tanti campi sanitari si tratta di valutare con buon senso "il minor male". Gli apostoli del "non nuocere" lasciano al destino di nuocere purchè loro possano "lavarsi le mani nell'innocenza". È un'etica tanto discutibile, ma come classici farisei si sentiranno sempre nel giusto, anche se amazzano o ledono per negligenza.


©2003 by P. Forster e B. Buser Fr. 19.­

© 2005 P. Forster & B. Buser

via Tesserete, CH-6953 Lugaggia, Switzerland

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7.  Annessi

7.1  Immagini


7.2  Indice originale FTP 2

  • 0 Sintomi, visita, diagnostica, cura
    • 0.1 Anamnesi, Sintomi, diagnosi
    • 0.2 Visita, ispezione, analisi
    • 0.3 Diagnostica e valutazione degli indizi
    • 0.4 Cura e guarigione
  • 1 ... 8 Malattie e disturbi in generale
  • 1 Malattie genetiche
  • 2 Malnutrizione
    • 2.1 Fabbisogni e deficienze qualitative
    • 2.2 Fabbisogno e deficienze quantitative
    • 2.3 Composizione quantitativa
    • 2.4 Disturbi nutrizionali e di peso
  • 3 Degenerazioni e lesioni
  • 4 Neoplasmi, tumori e cancro
  • 5 Infiammazioni e reazioni allergiche
    • 5.1 Processo infiammatorio
    • 5.2 Reazioni sistemiche infiammatorie
    • 5.3 Allergie e choc anafilattico
    • 5.4 Misure antinfiammatorie
    • 5.5 Antidolorifici
    • 5.6 Antinfiammatori
  • 6 Autoimmunità
  • 7 Traumi da agenti fisici e chimici
  • 8 Organismi patogeni e infezioni
    • 8.1 Tipi di infezioni
    • 8.2 Sintomi di malattie infettive
    • 8.3 Metodi diagnostici
    • 8.4 Metodi per combattere i germi
    • 8.5 Cura di malattie infettive
    • 8.6 Infezioni parassitarie
    • 8.7 Infezioni di miceti, funghi
    • 8.8 Infezioni protozoiche
    • 8.9 Infezioni batteriche classiche
    • 8.10 Infezioni virali classiche
    • 8.11 Ricksettie e Clamidi
    • 8.12 Prioni
    • 8.13 Vaccinazioni
  • 9 Elenco dei disturbi e delle malattie
  • 10 La morte


7.3  Sitografia

alla pagina Disturbi umani II

Links per dei singoli temi vedi sotto i singoli titoli sopraindicati!

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Ricettario Foglietti MedPop: tzuuihoij

Conferenze MedPop:

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Medicina popolare:

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Terapisti complementari CSA

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it.Wikipedia:



7.4  Organizzazioni



7.5  Bibliografia



7.6  Impressum

1a edizione 1999:
Autore: P. Forster a cura di Bianca Buser, Benedetta Ceresa
2a edizione 2002: a cura di Mario Santoro
3a edizione 2009: a cura di Daniela Rüegg


7.7  Commenti


7.8  Allegati

Pagine correlate

Pagine nel gruppo Anatomia & Fisiologia umana FTP 1:

Pagine nel gruppo Galenica FTP 4:


Motori di ricerca


Commentbox

alla pagina FTP / Disturbi umani II

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